L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

11 dicembre 2021 - Sbattono il no vax morto nel titolo ma in realtà era vaccinato - Enrica ...

11 dicembre 2021 - News della settimana (10 dic 2021)

Trattamenti inumani e degradanti che Assange subirebbe una volta negli Stati Uniti, quindi morte certa. La democrazia occidentale puah, diritti umani in Occidente doppio puah

IL COMMENTO11.12.2021

L'unica sentenza giusta è la liberazione di Julian Assange

Il Regno Unito ha stabilito che il fondatore di Wikileaks potrà essere estradato negli Stati Uniti, proprio mentre làsi tiene il summit delle democrazie e si esaltano la libertà di stampa e i diritti umani: un autentico paradosso

FILE PHOTO: A supporter of WikiLeaks founder Julian Assange posts a sign on the Woolwich Crown Court fence, ahead of a hearing to decide whether Assange should be extradited to the United States, in London, Britain February 25, 2020. REUTERS/Henry Nicholls/File Photo/File PhotoHENRY NICHOLLS

L’Alta Corte del Regno Unito ha stabilito che Julian Assange potrà essere estradato negli Stati Uniti. Il fondatore di Wikileaks, accusato di cospirazione e spionaggio per aver ottenuto e divulgato documenti secretati sulle attività militari statunitensi in Afghanistan e Iraq, rischia fino a 175 anni di carcere oltreoceano ma finora la giustizia britannica si era espressa contro la sua estradizione a causa della sua precaria salute mentale e del rischio di trattamenti inumani e degradanti che potrebbe subire una volta negli Stati Uniti.

La nuova sentenza che ribalta il quadro arriva proprio nella giornata mondiale dei diritti umani e sullo sfondo del summit delle democrazie organizzato in questi giorni dal presidente americano Joe Biden. Un paradosso che è anche inconsapevolmente un campanello d’allarme su come ci sia ancora molta strada da fare sotto questo punto di vista. L’incriminazione di Assange e, ora, la possibilità che venga consegnato nelle mani di quello stato americano che da 11 anni gli stringe le mani al collo con la collaborazione dei suoi alleati, è una delle ombre più lunghe sullo stato odierno della democrazia occidentale. In ballo ci sono molte, troppe cose, come la libertà di stampa, la dignità della persona, il diritto alla salute come priorità a cui poi segue tutto il resto.

Fior fior di perizie hanno evidenziato come anno dopo anno le condizioni di salute di Julian Assange siano andate deteriorandosi. Un quadro che in uno stato all’avanguardia avrebbe dovuto portare alla sua scarcerazione nella migliore delle ipotesi, agli arresti domiciliari nel peggiore. E che invece potrebbe presto risolversi con la sua consegna nelle mani nel suo accusatore, dove le cose non potranno che peggiorare. Assange in tutto ciò non è nemmeno un condannato, ma una persona in attesa di giudizio trattato da anni come il peggiore dei criminali.

Gli Stati Uniti hanno rassicurato i giudici che il fondatore di Wikileaks verrebbe trattato bene una volta nel paese, affermando anche che in caso di condanna sarà trasferito in un carcere della sua Australia. Ma per arrivare all’eventuale condanna ci potrebbero volere anni, duranti i quali Assange resterebbe rinchiuso nelle galere statunitensi da nemico per eccellenza degli Stati Uniti. Abbiamo già visto in passato come vengono trattati questi profili oltreoceano: il caso di Guantanamo, dove si trovano reclusi terroristi e loro collaboratori, è probabilmente il più grande buco nelle democrazia americana, un coacervo di pratiche disumane, torture, violenze fisiche e psicologiche che ricordano più il concetto della pena corporale in vigore fino all’Ottocento che non la sua evoluzione rieducativa dei due secoli successivi.

L’incolumità di Assange nelle mani dello stato americano è a rischio e non si tratta di cospirazionismo, bensì di una lezione imparata da tante altre storie simili precedenti. Lo dice anche la Convenzione contro la tortura del 1984, l’estradizione di una persona verso un altro Stato è vietata qualora vi siano serie ragioni per ritenere che in tale Stato essa rischi di essere sottoposta a tortura. Le rassicurazioni di facciata degli Stati Uniti, che negli anni scorsi non si sono fatti problemi a organizzare piani di rapimento e uccisione di Assange come emerso dalle testimonianze di alcuni funzionari governativi, servono a poco. Il precario stato di salute mentale del giornalista australiano non fa che rendere la situazione ancora più drammatica.

Ma al di là dell’estradizione e della sentenza britannica di queste ore, in questa storia continua a permanere un grande problema, che è quello della libertà di stampa. Assange è un giornalista, da giornalista ha avuto accesso a delle fonti inedite che aprivano uno squarcio importante sul modello democratico americano nelle sue operazioni belliche e, sempre da giornalista, le ha pubblicate. È l’essenza di questo lavoro e in effetti la sua incriminazione non ha nulla a che vedere con la veridicità del materiale, quanto con il semplice fatto di averlo pubblicato. È un’enorme opera di censura quella che si vorrebbe mettere in atto contro Assange, un messaggio a tutti noi a voltare lo sguardo dall’altra parte quando mai dovessimo venire in possesso di documenti delicati e compromettenti. Un grande disegno di deterrenza contro il giornalismo, proprio mentre il presidente Joe Biden apriva il summit delle democrazie dicendo che è prioritario “difendere la libertà dei media e i diritti umani”.

Il modo migliore per farlo sarebbe quello di annullare le accuse contro Julian Assange, colpevole solo di aver fatto il suo lavoro. E di salvaguardare la sua salute sempre più precaria, il minimo sindacale per ogni democrazia degna di questo nome.

Sale velocemente l'inflazione "transitoria" negli Stati Uniti

I prezzi salgono al ritmo più veloce dal 1982... Ma avrebbe potuto essere peggio

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 10 DICEMBRE 2021 - 09:40

Dopo essere salito più velocemente del previsto in 7 degli ultimi 8 mesi, tutti gli occhi sono puntati sull'indice dei prezzi al consumo di questa mattina in quanto questa è l'ultima grande uscita in vista della decisione della Federal Reserve di mercoledì prossimo,dove gli economisti di Deutsche Bank (tra molti altri) si aspettano di raddoppiare il ritmo del tapering. Lo stesso presidente Powell ha rafforzato queste aspettative in una recente testimonianza, fermandosi solo timido nell'annunciare unilateralmente il cono più veloce. Fondamentalmente, ha notato che questa stampa CPI e l'evoluzione del virus erano potenziali ostacoli a un cono più veloce la prossima settimana..

E abbastanza sicuro, l'IPC ha stampato +6,8% YoY - proprio come previsto e il tasso di aumento più veloce dal 1982 ...

L'IPC core - eliminando tutto ciò per cui spendi soldi ogni giorno - è salito al 4,9% su base annua - il livello più alto dal 1991 ...

In un altro colpo per il team transitorio, i driver dell'inflazione erano sempre più ampi, piuttosto che solo in alcune categorie colpite dalla pandemia. Sia i costi dei beni che dei servizi sono aumentati, così come i prezzi del cibo e dell'energia ...

Sotto il cofano, tutto è salito di prezzo...

L'indice dei rifugi è aumentato dello 0,5% nel corso del mese, poiché gli indici per l'affitto e l'affitto equivalente dei proprietari sono aumentati entrambi dello 0,4%; questi aumenti sono stati gli stessi di ottobre. L'inflazione di Nov Shelter è salita del 3,84% a/a, rispetto al 3,38% di ottobre e l'inflazione di Nov Rent è salita del 3,05% a/a, rispetto al 2,70% di ottobre. L'indice per l'alloggio lontano da casa è aumentato del 2,9% a novembre dopo essere aumentato dell'1,4% a ottobre.

Anche gli indici dei veicoli hanno continuato a salire a novembre. L'indice per auto e camion usati è aumentato del 2,5% nel corso del mese, lo stesso aumento di ottobre. L'indice per i nuovi veicoli è aumentato dell'1,1% a novembre dopo un aumento dell'1,4% in ottobre.

L'indice per l'arredamento e le operazioni domestiche è aumentato a novembre, aumentando dello 0,8%, lo stesso aumento di ottobre. L'indice dell'abbigliamento è salito dell'1,3% a novembre dopo essere rimasto invariato a ottobre. L'indice delle tariffe aeree è salito a novembre, salendo del 4,7% dopo essere diminuito negli ultimi mesi.

I futures sui Fed funds stavano scontando un rialzo dei tassi entro la riunione di giugno, insieme a oltre il 70% di possibilità di uno entro la riunione di maggio (e quasi 3 rialzi dei tassi completi scontati entro la fine del 2022), ma in particolare i rendimenti a 2 anni sono scesi sulla stampa CPI in quanto hanno mancato il livello di sussurro del +7,0% ...

E anche le probabilità di rialzo dei tassi nelle SDR sono diminuite modestamente ...

Forse ancora più in particolare, il tasso di accelerazione dell'IPC è a dir poco estremo - l'aumento di 12 milioni da +1,1% a +6,8% è l'accelerazione più veloce dai primi anni 1950 ...

Potrebbe essere stata la campana a morto per la squadra transitoria,con il presidente Powell che si è sforzato di ritirare il termine nella sua recente testimonianza davanti al Congresso.

Infine, notiamo che, nonostante la Casa Bianca si sia orgogliosamente lamentata della crescita dei salari, i salari reali si sono ridotti per l'8 ° mese consecutivo a novembre ... e con esso, il tenore di vita degli americani diminuisce.

Fonte: Bloomberg

Oh, un'altra cosa... Dato l'impennata del livello di inflazione (non transitoria) e il crollo del livello di disoccupazione, se tu fossi un politico monetario della vecchia scuola, facendo affidamento su The Taylor Rule Model, le cose sarebbero un po 'diverse in questo momento. Utilizzando l'IPC Core di oggi (al contrario del Core PCE che non è stato ancora aggiornato), il tasso dei Fed Funds dovrebbe essere al 9,15%...

Fonte: Bloomberg

Torna al lavoro Mr.Powell.

https://www.zerohedge.com/personal-finance/prices-climb-fastest-pace-1982-it-could-have-been-worse?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=338

La censura fatta da Facebook non è fatta sui fatti espressi ma sull'opinione che ha l'azienda di questi. Si contorcono come serpi

Sbalorditivo: il deposito del tribunale di Facebook ammette che i "controlli dei fatti" sono solo una questione di opinione "protetta"

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 10 DICEMBRE 2021 - 11:55

Scritto da Thomas Lifson via American Thinker (enfasi nostra),

Sorprendentemente poca attenzione viene prestata a un'ammissione bomba fatta dagli avvocati che rappresentano la società precedentemente nota come Facebook, Inc., che ora è passata a Meta Platforms, Inc.

In un deposito giudiziario in risposta a una causa intentata da John Stossel sostenendo di essere stato diffamato da un "fact check" facebook utilizzato per etichettare un video da lui come "fuorviante", gli avvocati di Meta affermano che il "fact check" era una "opinione", non un controllo effettivo dei fatti e una dichiarazione dei fatti. Ai sensi della legge sulla diffamazione, le opinioni sono protette dalla responsabilità per diffamazione.

Anthony Watts di Wattsupwithche spiega:

Le opinioni non sono soggette a denunce per diffamazione, mentre le false affermazioni di fatto possono essere soggette a diffamazione. La citazione nella denuncia di Facebook è:

Gli avvocati di Meta provengono dallo studio legale Wilmer Cutler Pickering Hale and Dore, con oltre un migliaio di avvocati e più di un miliardo di dollari all'anno di entrate. Ovviamente hanno verificato le implicazioni della questione per i problemi della Sezione 230, la protezione legale che Facebook / Meta hanno dalla responsabilità per ciò che viene pubblicato sul loro sito. Ma come minimo, questo è un disastro di pubbliche relazioni, rivelando che i loro "controlli dei fatti" non sono affatto fattuali e dovrebbero essere etichettati come "la nostra opinione" o un linguaggio del genere che evita la parola "fatto".

Come dilettante, mi sembra che se Facebook inserisce le sue opinioni nei post o le blocca a causa della sua opinione, allora questo lo rende un editore con responsabilità legale per ciò che appare sul suo sito web.

Tecnicamente parlando Facebook coltiva il suo "fact checking" a organizzazioni esterne,di solito gruppi di sinistra. Nel caso del video di Stossel che è stato diffamato, il sito web esterno chiamato"Climate Feedback",che è anche nominato un imputato nella causa.

Watts riassume bene le implicazioni delle PR:

Tali "verifiche dei fatti" sono ora mostrate semplicemente come un'agenda per sopprimere la libertà di parola e la discussione aperta della scienza mascherando l'attivismo dei media liberali come qualcosa di presumibilmente fattuale, nobile, neutrale, affidabile e basato sulla scienza.

Alla luce dell'ammissione di Facebook, è tempo che il Washington Post offra una correzione a questo pezzo di Ethan Porter e Thomas J. Wood, pubblicato meno di un mese fa, intitolato "I controlli dei fatti funzionano davvero, anche su Facebook. Ma non abbastanza persone li vedono".

Il cosiddetto "fact checking" è una frode usata per coprire la censura di opinioni che differiscono da quelle della potente oligarchia della Silicon Valley. E ora abbiamo la prova attestata in un deposito giudiziario da una delle aziende più ricche del mondo, rappresentata da alcuni degli avvocati più elitari del mondo.

l'Inflazione si gestisce basta cambiare il paniere dei beni, è stato fatto in passato, ci si sta attrezzando per farlo ora, "in base ai dati sulla spesa dei consumatori dal 2019-2020" (?!?!), lo faranno in futuro

E proprio così, l'inflazione sta per scomparire?

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
VENERDÌ, DIC 10, 2021 - 02:40 PM

All'inizio di quest'anno, quando l'inflazione era ancora "transitoria", due presidenti della Fed, Powell e Bernanke, hanno fatto commenti che abbiamo scherzato hanno senso solo se la definizione di inflazione viene cambiata:

Purtroppo, i nostri deboli tentativi di umorismo non erano ingiustificati, e come ogni appassionato di storia economica sa che gli Stati Uniti hanno cambiato radicalmente il modo in cui calcolano l'inflazione al consumo nel 1980, un evento ampiamente coperto dall'ex capo economista di AllianceBernstein Joseph Carson su questo sito web in passato (vedi "Inflazione dei prezzi al consumo: fatti vs. finzione ") con la differenza più importante che mentre l'IPC degli anni 1970 includeva l'inflazione dei prezzi delle case, la misura attuale non lo fa. Invece, le pressioni sui prezzi delle case sono state spazzate via dall'affitto equivalente del proprietario volutamente nebuloso che può essere qualsiasi cosa i politici vogliano che sia (ci sono stati altri cambiamenti di definizione, vedi qui, qui, qui qui per saperne di più). La linea di fondo, tuttavia, è che se l'IPC di oggi includesse i prezzi delle case nella sua misurazione, i numeri dell'inflazione attualmente riportati per l'inflazione dei prezzi delle case spingerebbero l'IPC (e l'IPC core) a guadagni a due cifre.

Naturalmente, è politicamente scomodo riferire che la vera inflazione è - basta vedere cosa succede in qualsiasi repubblica delle banane in cui la società è stufa di un'inflazione galoppante. È anche il motivo per cui i politici di entrambi i lati del corridoio sono sempre desiderosi di modificare la definizione di inflazione in modo così leggero (o non così leggero) in modo che sembri essere inferiore a quello che è veramente. Dopotutto, per loro mascherare la realtà è una questione di sopravvivenza politica.

In ogni caso, quello che abbiamo pensato quest'estate fosse solo uno scherzo sembra avverarsi, perché come ha riferito il BLS,a partire dal prossimo mese adeguerà i pesi per il suo paniere dell'indice dei prezzi al consumo, che sarà calcolato "in base ai dati sulla spesa dei consumatori dal 2019-2020". Ahimè, non ci sono ulteriori dettagli su questo argomento critico, anche se faremo qualsiasi scommessa sul fatto che l'inflazione post-revisione diminuirà perché, beh, "aggiustamenti".

Nello stesso comunicato stampa, leggiamo anche che "il BLS ha preso in considerazione interventi, ma ha deciso di mantenere le normali procedure"... qualunque cosa siano. Detto il contrario, il BLS potrebbe non "intervenire" per ora, ma quando la gomma inflazionistica colpirà la strada l'anno prossimo con i midterm che arrivano velocemente e i rating Dems ancora nelle discariche, dubitiamo che il BLS avrà qualche scrupolo a "intervenire".

Per inciso, questo "aggiornamento" potrebbe spiegare la convinzione dietro la dichiarazione di Biden di oggi: in una dichiarazione dopo che è uscito il rapporto CPI bollente ...

... Joe Biden ha detto che nonostante abbia sperimentato l'inflazione più rapida in quasi 40 anni a novembre, gli aumenti dei prezzi negli Stati Uniti stanno rallentando, in particolare per la benzina e le auto.

"I numeri di oggi riflettono le pressioni che le economie di tutto il mondo stanno affrontando mentre emergiamo da una pandemia globale - i prezzi stanno aumentando ... Ma gli sviluppi nelle settimane successive alla raccolta di questi dati il mese scorso mostrano che l'aumento dei prezzi e dei costi sta rallentando, anche se non così rapidamente come vorremmo", ha detto. Anche il capo dello staff di Biden, Ronald Klain, è intervenuto:

Bene, tutto ciò che i prezzi devono rallentare "quanto velocemente vorremmo", almeno nei rapporti governativi come l'IPC, è che il BLS dia loro una leggera spinta al ribasso.

https://www.zerohedge.com/markets/and-just-inflation-about-disappear?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=338

L'attacco/assedio alle case/risparmi degli italiani è iniziato e Draghi, lo stregone maledetto, ne è il garante sentenzia il Financial Time

L'allarme di Confedilizia: "Così l'Ue rischia di uccidere il mercato immobiliare"

Intervista al presidente Spaziani Testa: la strada dell'efficentamento "non può essere quella degli obblighi e dei divieti"

aggiornato alle 19:5710 dicembre 2021

© AGF - Giorgio Spaziani Testa

AGI - La nuova direttiva europea sull'efficienza energetica degli immobili rischia di avere in Italia "effetti economici e sociali drammatici", perché la strada che porta alla riduzione di emissioni e all'efficientemento energetico "non può essere quella degli obblighi e dei divieti. L'unica via percorribile è quella degli incentivi. Altrimenti il rischio è quello di dare il colpo di grazia a un settore, quello immobiliare, che sta iniziando adesso a riprendersi - e a fatica - dalla crisi".

Ne è convinto Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che a colloquio con l'AGI spiega il perché l'eventuale divieto di vendita o affitto degli edifici che non rispetteranno determinati requisiti "ucciderebbe il settore immobiliare italiano, fatto di un patrimonio che è unico in Europa".

Premette Spaziani Testa: "Considero inaccettabile e di dubbia costituzionalità il fatto che si condizioni un diritto essenziale come quello di vendere o affittare il proprio immobile a una caratteristica dell'immobile stesso".

Tra le proposte della nuova direttiva che la Commissione europea presenterà il 14 dicembre fa discutere soprattutto il divieto di vendita o affitto degli edifici che non rispetteranno determinati requisiti: "Ci sono innanzitutto problemi di legislazione - osserva Spaziani Testa - perché le norme che arrivano dalla Commissione europea, specie quelle relative degli immobili, per essere destinate all'Europa intera, e quindi a Paesi molto diversi tra di loro, spesso si adattano di più alle situazioni degli Stati del nord Europa piuttosto che alla nostra. Questo perché noi abbiamo dei centri storici e degli splendidi borghi e aree interne, spesso spopolate, con immobili che verrebbero deturpati per adattarsi alle nuove regole. Stabilire regole uguali per tutti è un concetto essenzialmente sbagliato".

Fuori dalla norma rimarrebbero solo gli edifici storici, ovvero "quelli vincolati dal ministero dei Beni culturali - spiega - quindi si tratta comunque di una piccola parte del nostro patrimonio immobiliare.

Nel caso la disposizione passasse in Italia si dovrebbero fare moltissime eccezioni.

E se anche queste eccezioni fossero tante, è comunque una norma che andrebbe a danneggiare l'italiano medio, perché i redditi sono quelli che sono, gli incentivi vanno a scemare e la gente non può farsi carico anche di un intervento così importante. Non stiamo parlando certo di cambiare una tapparella - insiste - la situazione è molto più complessa".

Per il presidente di Confedilizia, "gli effetti sarebbero drammatici sul piano economico" perché "un numero enorme di immobili perderebbe il proprio valore sul mercato, e parliamo di milioni di immobili. Tutti coloro che non riuscirebbero ad adeguarsi nei tempi utili resterebbero fuori dal mercato. Se gli edifici sono destinati alla vendita perdono qualsiasi valore, quindi vuole dire uccidere il risparmio. Se sono destinati all'affitto, allora si ridurrebbe l'offerta e quella che resta cresce di canone. Quindi diventa un problema anche sociale nei confronti di aspiranti inquilini".

Certo, conclude, "chi propone queste norme dirà che l'obiettivo è fare pagare di meno le bollette, ma questo potrà essere vero in un'ottica molto in là nel tempo. Ma domani? Cosa succederà domani nessuno se lo chiede".

Stagflazione 65 - La produzione rallenta, l'inflazione "transitoria" persiste

A che velocità marcia (davvero) l’economia italiana


11 dicembre 2021

Siamo in pieno e duraturo boom economico, come sostiene Brunetta, o – dopo il naturale rimbalzo post lockdown – sono già all’opera fattori che stanno provocando un rallentamento? L’analisi di Giuseppe Liturri

A che velocità marcia l’economia italiana? Siamo in pieno boom economico, come sostiene il ministro Renato Brunetta o – dopo il naturale rimbalzo post lockdown – sono già all’opera fattori che stanno provocando un rallentamento?

Venerdì è stata una giornata importante per comprendere lo stato attuale e, soprattutto, le prospettive della nostra economia e i segnali sono misti con tendenza al brutto. E sono l’Istat e Bankitalia a confermarlo.

L’Istat ha pubblicato i dati sulla produzione industriale a ottobre e Bankitalia il consueto bollettino statistico mensile sull’economia italiana in breve.

La prima serie di dati mostra una variazione negativa in ottobre rispetto a settembre pari allo 0,6%. Rispetto a ottobre 2020, siamo a un +2%. Le attese degli analisti, rese note dalla Reuters, erano attestate, rispettivamente, intorno a un +0,4% e +3,3%. Quindi i dati pubblicati hanno ampiamente deluso le attese.

A ottobre 2020, mese che già risentiva dei primi rallentamenti di domanda dovuti al ripristino delle misure di contenimento della pandemia, l’incremento su settembre era stato del 1,9%. Altro dato segnaletico dei risultati deludenti di ottobre 2021. Arretrano tutti i tipi di industrie e solo il settore energia segna un +2,3%. Tra i settori di attività di economica, ristagnano l’alimentare, il tessile la fabbricazione di computer e avanzano il settore legno/carta e i prodotti petroliferi.

I settori in arretramento (che sono poi i capisaldi dell’industria italiana) stanno cominciando a sentire il peso dell’effetto combinato di tre fattori:
  1. Scarsità, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e vorticoso aumento del loro costo;
  2. Problemi nelle catene di fornitura internazionale che non sono state ancora ripristinate e anzi, in molti casi, sono state abbandonate a favore di soluzioni geograficamente meno dispersive;
  3. Incremento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas;
Questi fenomeni sono ancora incerti nella loro durata e nella loro intensità ma promettono di incidere negativamente almeno fino a tutto il primo semestre 2022, gettando così anche una pesante ipoteca sulla crescita del prossimo anno.

Ma anche i dati di Bankitalia non lasciano presagire nulla di buono. L’indice ITA-coin che stima il Pil del trimestre in corso, segnala ancora un incremento (rispetto allo scorso trimestre) di poco superiore al 1%. Inferiore alla crescita congiunturale del trimestre precedente, ma comunque apprezzabile. Il problema è che tale indice funziona bene in tempi normali (come quelli pre pandemia) ma perde di affidabilità in questi tempi di variazioni congiunturali molto ampie.

A conferma che il motore della ripresa si è grippato, soccorrono altri tre indicatori pubblicati da Bankitalia:
  1. Clima di fiducia delle imprese industriali;
  2. Giudizio sulle condizioni per investire;
  3. Clima di fiducia dei consumatori.
Tutti e tre sembrano piatti o in lieve declino, dopo la veloce risalita post pandemica.

Se a questi aggiungiamo il nuovo rallentamento del settore ricettivo a causa delle (purtroppo non nuove) misure di contenimento della pandemia, è possibile concludere che meno trionfalismo, più realismo e, soprattutto, un pacchetto di soluzioni efficaci per affrontare la crisi dei prezzi energetici, sarebbero più utili di roboanti proclami che lasciamo volentieri al Ventennio del secolo scorso.

Stronz.te l'inflazione si mangia il potere d'acquisto dei redditi fermi ed immobili e una volta prodotta non ritorna indietro al limite in misura ridottissima

L’inflazione (paradossalmente) ci salverà
L’INFLAZIONE È UNA CALAMITÀ. MA PER ASSURDO, POTREBBE PORTARE UNA CONSEGUENZA BUONA…

di Antonio Rizzo10 Dicembre 2021


La storia spesso procede a sbalzi, dopo decenni di lineare tranquillamente all'improvviso eventi concomitanti proiettano popoli e continenti in nuove dimensioni economiche politiche e sociali. La storia si può leggere attraverso gli occhi delle istituzioni che quasi mai hanno anticipato cambiamenti epocali. Le banche centrali, sin dalla loro creazione non hanno mai previsto tali cambiamenti, spesso li hanno subiti ed altrettanto frequentemente li hanno provocati. Le radici della rivoluzione francese affondano nel fallimento della Banca di Francia del 1716 provocando una crisi che si protrasse per più di 70 anni sino all'ascesa di Napoleone.

Nel 1929 le banche centrali non previdero la crisi e ci ritrovammo il nazifascismo ed totalitarismo comunista come conseguenze ultime. Nel 1970 nessuno vide arrivare la crisi del gold standard che fu definitivamente abolito nel 1971 aprendo la strada a quasi 2 decenni di dollaro basso ed inflazione accompagnata da shock petroliferi. Nel 2007 nessuno vide arrivare la crisi dei subprime che si è trascinata sino al 2011 ed al famoso “whatever it takes” del luglio 2012. Da allora tutte le banche centrali del mondo hanno stampato moneta comprando i debiti degli stati, in pratica finanziando il deficit. Il debito mondiale e la massa monetaria sono esplosi, basti pensare che la moneta ed il debito creato negli ultimi dieci anni sono superiori al totale di tutto quello che era stato precedentemente creato nella storia dell’umanità. La bassa crescita e l’aumento costante di produttività sono stati un alleato prezioso nel tenere sotto controllo l’inflazione, cioè la perdita di fiducia nella moneta e di fiducia nel debito.

La pandemia ha accelerato la creazione di debito ed incentivato la stampa di moneta, il virus teneva a bada i consumi e con essi i prezzi ed il gioco si pensava potesse durare all'infinito. All'improvviso ci siamo svegliati con un virus sempre più debole ed i prezzi sempre più alti: Usa +6.1%, Europa +4.1, Germania +5.2, Italia +3.1, Francia +2.8. La Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea ci dicono che l’inflazione è “transitoria” e che quindi non c’è bisogno di allarmarsi. Al contrario la banca centrale Usa ha tolto la parola “transitoria” dal suo vocabolario e si accinge a ridurre gli acquisti dei titoli.


Chi ha ragione? Vista la mia scarsa fiducia nella capacità previsive delle banche centrali tenterò di ragionare come un uomo comune ignaro di complessi modelli econometrici. Supponendo che l’inflazione torni a zero a partire dal 2023 e si mantenga così per dieci anni se compro un Btp per recuperare lo stesso potere d’acquisto ci metterò circa tre anni, se compro l’equivalente tedesco al termine dei dieci anni avrò perso almeno l’8%, quello francese il 3%.

Se guardo all’aumento delle bollette energetiche, +40% e della farina +28%, insieme ad una serie di aumenti generalizzati superiori al 15% faccio fatica a credere che questo non si ripercuota sui listini prezzi del 2022. Se parlo con amici imprenditori mi confermano che aumenteranno i prezzi, e perché non dovrebbero farlo? L’iper pubblicizzato Pnrr promette un fiume di miliardi, la maggior parte a debito, nei settori più disparati. Gli Usa hanno lanciato un piano di investimenti in infrastrutture per 1,2 trilioni di dollari e la Cina continua ad allargare i cordoni della borsa. Perché un imprenditore dovrebbe assorbire l’aumento dei prezzi delle materie prime?

Stagflazione 64 - Stati Uniti, l'inflazione "transitoria" a novembre al 7%

FOCUS INFLAZIONE/ I campanelli d’allarme con un tasso al 7%

Pubblicazione: 10.12.2021 - Giovanni Ricci

Oggi sarà diffuso il dato sull’inflazione di novembre negli Stati Uniti. Ci si avvicina ai valori iniziali di un’inflazione moderata

(Pixabay)

Per il dato inflattivo Usa che verrà pubblicato oggi e riferentesi a novembre 2021 in tendenziale sull’anno, si stima un tasso del 7,0-7,1%, con valore minimo non sotto al 6,7%. Il Consensus Bloomberg di operatori di mercato è al 6,7% annuo, quindi decisamente rialzista anche tale view; di fatto, quindi, soprattutto i dati elaborati dal sottoscritto dell’inflazione tendenziale stimata lambiscono i valori iniziali di un’inflazione moderata, la quale ha inizio dal tasso pari al 7,5% circa. Con l’inizio di un’inflazione moderata cominciano le prime significative modificazioni e cioè la componente di effetti reali dell’inflazione assume caratteri sensibili e le sue tracce lievi scompaiono.

In parole povere, fenomeni reali dell’inflazione esistono anche a tassi dell’1%, ma sono aspetti di così lieve entità che di fatto sono trascurabili e quindi l’inflazione la si può trattare come un fenomeno monetario e basta, cioè aumento generalizzato dei prezzi dei beni e dei servizi. Per aspetto reale del fenomeno inflattivo, si intende invece la modificazione sensibile e importante che avviene sui prezzi relativi dei beni e dei fattori, e da tale punto di vista più alta è l’inflazione e più tale variazione è diffusa e profonda nel tessuto economico.

Se, ad esempio, il barattolo di vetro ha avuto un’alterazione sensibile di input produttivo, costando molto di più, più del 12% ad esempio del barattolo di plastica, per le imprese diventa molto più conveniente produrre barattoli di plastica e in tal senso iniezioni o meno di liquidità e manovre sui tassi di interesse hanno poco effetto. Ciò spiega il perché le autorità monetarie siano in grado di recuperare e gestire il fenomeno inflattivo da sole, fino al valore centrale di un’inflazione moderata e anche leggermente più basso, parliamo cioè del 9-9,5%, dato che le stesse non hanno né il controllo delle abitudini di consumo e di vita delle singole persone, né tantomeno il controllo dei settori industriali e delle singole imprese.

Allo stesso modo, da un punto di vista complessivo, quando le inflazioni superano il valore del 10% le stesse manovre di inasprimento delle Banche centrali in merito ai tassi di interesse diventano esse stesse inflattive (l’equazione matematica che quantifica tali conclusioni è quella di Irving Fischer). In queste situazioni devono attivarsi le autorità di bilancio pubbliche che per porre fine all'inflazione devono agire sulla domanda complessiva di consumo e degli investimenti con le manovre finanziarie pubbliche: a dirsi, se c’è troppa inflazione va ridotta la spesa pubblica, fino ad azzerare eventuali disavanzi.

Ma se il fenomeno inflattivo è più persistente e pericoloso, sarebbero necessarie ulteriori politiche: gli interventi regolamentari. Uno, famosissimo per noi italiani, è l’abolizione che venne fatta del meccanismo della scala mobile, implementando la innovativa politica dei redditi, e questa fu la vera chiave nel domare il fenomeno inflattivo degli anni ’80 in Italia. In questi contesti, il ruolo delle autorità monetarie con i loro strumenti della liquidità e dei tassi di interesse, si ridefinisce nel senso di trovare il percorso di rientro, da un’alta inflazione, il meno accidentato e austero tra i tanti possibili, mitigando il più possibile i disagi di cittadini e imprese.

Fatti tutti questi agganci teorici ritorniamo al perché della stima di un’inflazione al 7,0-7,1% per gli Stati Uniti:

– Persistenza di turbolenze di politica internazionale che non fanno rientrare le variazioni di tanti fattori dell’offerta da caratteristiche esogene verso gestioni controllabili. Le più importanti sono le tensioni con la Russia sul fronte petrolio e sul fronte Ucraina, seguono le querelle con la Cina di tipo soprattutto economico, che hanno in Taiwan una simbologia potente ed evocativa di variazioni di altri scenari strategici, ma non operativi in modo reale al momento.

– Allarmi di nuove mutazioni del Covid-19, preoccupanti in quanto resistenti ai vaccini rendendoli di fatto obsoleti. La notizia della variante sudafricana ha portato a un calo di 9 dollari al barile del petrolio in poche ore, un’enormità in quanto questi sono movimenti che ricordano il precipizio del prezzo dei futures negativi da marzo 2020 in avanti. Solamente che oggi la differenza è l’atteggiamento preparato e già progettato dell’Opec + che è pronto in tal modo a riduzioni più che compensative della produzione, aprendo veramente nei fatti all’arrivo generale di una temutissima stagflazione.

– Modificazioni delle aspettative degli operatori che stanno diventando sensibili e diffuse, dai consumatori, ai lavoratori fino alle imprese. Si sa con maggiore chiarezza ora che la difficoltà ad abbattere il tasso di disoccupazione attuale non dipende più esclusivamente dal Covid (come ipotizzato fino a qualche settimana fa), ma anche dalla presenza di un crescente salario di attesa; poi, i consumatori che anche per le festività natalizie osservando lo scenario complessivo stanno iniziando a implementare una dinamica dei consumi meno ordinata e più compulsiva: tutto e subito.

– Le piccole e medie imprese che non reggono più all’interno della propria organizzazione di costi l’incremento di prezzi dei fattori energetici e di molte materie prime; non sperimentano nemmeno un’ordinata produzione data ancora la strozzatura sulle forniture di tanta componentistica; c’è poi l’effetto di razionamento di lavoratori e in subordine di lavoratori qualificati dovuti alla presenza di salario d’attesa, prima richiamato.

– Il ruolo del petrolio in sé sia come maggiore fattore esogeno di variazione, sia come proxy col suo prezzo dell’intero fenomeno inflattivo in concomitanza con una data dinamica quantitativa e qualitativa di altri e importanti fattori di offerta (continuamente da osservare e modellare); oltretutto, sta iniziando una “guerra del petrolio”: la politica di Biden nel cercare di contrastare l’Opec +, che è a mio parere fallimentare e pericolosa, già solamente con le azioni iniziali.

Al momento la Fed e Wall Street, e anche la Bce, hanno come schema di fondo il seguente: la ripartenza post-Covid determina strozzature all’offerta per il ripristinarsi della domanda globale, e quindi il successivo riequilibrio, è un percorso che facilmente può essere accompagnato da fenomeni inflattivi; resta come incognita il solo comportamento del virus Covid-19, incognita intesa nel senso della strategia più efficace per debellarlo in maniera sostanziale; ma per ciò che è stato riportato prima c’è a questo punto la preoccupazione di ritrovarsi a breve di nuovo di fronte a problematiche di contenimento del virus più stringenti rispetto alle giornate odierne.

Vanno però evidenziati distinguo importanti: oramai la Fed sta assumendo sempre più toni cautelativi e dubbiosi in relazione all’immagine di sopra, con conseguente cambio di strategia se necessario ed esternazioni dello stesso Presidente Powell di abbandono dell’ipotesi di transitorietà dell’inflazione, mentre la Bce si dimostra ancora sostanzialmente fiduciosa nei proclami, anche se l’eurosistema rumoreggia di voci preoccupate, e in tal senso è da tenere in debita considerazione la valutazione densa di rischi della Bundesbank.

Infine, Wall Street inizia a mostrare fenomeni di isteresi finanziarie, e un tipico campanello d’allarme è dato dalla quotazione dell’oro che segue sia un movimento fibrillato (forti scossoni in su e in giù senza direzioni precise e visibili), sia una tendenza a “svendere” oro, che è del tutto innaturale in relazione agli scenari prossimi.

Il mio dissenso da tale visione di fondo – comunque da me non negata nella sua essenza – è che si sono aggiunte le variabili di politica internazionale citate prima, più forti e inaspettate del dovuto, non attese insomma. Inasprimento della tensione strategica e militare mondiale con la Russia, competizione economica con la Cina più difficile e difficoltosa che inizia a tracimare nello scenario politico; e queste cose le ha liberate il Covid-19 secondo me. Scoperta sul campo da parte degli Stati Uniti di non avere una chiara visione dei propri interessi strategici e del proprio ruolo; un esempio per chiarire: ma la democrazia è ancora esportabile e assoluta oppure no?

In sostanza, un clima turbolento e nebbioso.

La Russia difende i suoi confini con sistema elettronici gli aerei statunitensi/Nato sono avvertiti

10 Dicembre 2021 22:18
L'arma russa che trasforma i caccia F-35 in rottami metallici

La Redazione de l'AntiDiplomatico


Di solito si tende a considerare i caccia F-35 statunitensi come i velivoli capaci di dare agli Stati Uniti la superiorità nei cieli. Però questa è un’idea che mostra una certa ‘vecchiaia’. Cina e Russia hanno le contromisure adatte per fermare i raid dei caccia stealth individuandoli e mettendoli finanche fuori uso.

Secondo il sito web di Sina Military, i piloti statunitensi di aerei F-35 lamentano problemi di comunicazione e malfunzionamenti nei sistemi di bordo dei loro aerei quando si avvicinano ai confini occidentali della Russia.

I sistemi di bordo dei caccia da combattimento di quinta generazione F-35 dell'aeronautica statunitense sono andati fuori servizio a causa dell'interferenza creata dai sistemi di guerra elettronica Murmansk-BN. I caccia stealth statunitensi subiscono frequenti guasti del loro equipaggiamento avionico sul Mar Nero e sul Mar Baltico. I sistemi di interferenza della guerra elettronica delle forze armate russe iniziano a mostrare un notevole impatto sui caccia stealth dell'aeronautica statunitense, come evidenzia Sina Military.

Gli esperti della pubblicazione cinese presumono che gli F-35 cadano semplicemente sotto gli attacchi dei potenti sistemi di guerra elettronica russi Murmansk-BN schierati nelle regioni di Murmansk e Kaliningad, nonché in Crimea. I sistemi possono disabilitare i sistemi elettronici a distanze superiori a 3000 chilometri.

In precedenza, la NATO si è ripetutamente lamentata dei sistemi di guerra elettronica a lungo raggio della Russia schierati sul territorio russo. Se usati a piena potenza, i sistemi potrebbero rovinare completamente il costoso equipaggiamento avionico a bordo dei caccia F-35, trasformando gli aerei in nient'altro che rottami metallici.

Il sistema Murmansk-BN copre l'intera gamma delle onde corte con frequenze da 3-30 MHz comunemente utilizzate da navi da guerra e aerei. Durante la scansione di vaste aree e la rilevazione di sorgenti di emissioni radio, i trasmettitori di Murmansk-BN iniziano a disturbare i segnali radio a banda stretta, impedendo così al nemico di scambiare dati.

Murmansk-BN è in grado di disturbare le comunicazioni tra navi da guerra, aerei e satelliti. Il sistema è anche in grado di bloccare il flusso di informazioni dai satelliti a specifiche unità di combattimento, disabilitando così i satelliti di ricognizione bersaglio dal guidare il missile al suo bersaglio.

Insomma, la tanto sbandierata superiorità statunitense nei cieli, sembra essere un’idea vetusta e ormai archiviata.


https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-larma_russa_che_trasforma_i_caccia_f35_in_rottami_metallici/27922_44316/

La stampa la punta più avanzata dell'estremismo dell'ideologia dei vaccini sperimentali, esprime bene la sua malattia tutti no-vax, cosa che non rispetta ragionamenti e dubbi

09 Dicembre 2021 22:28

Accademici derisi e censurati. Dove sta esattamente la piega anti-scientifica?


Si è tenuto ieri a Torino il convegno sul ‘Green Pass’ e la scellerata gestione pandemica italiana che ha sancito la nascita della «Commissione dubbio e precauzione». Tra i principali esponenti ci sono i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben, il giurista Ugo Mattei, l’accademico, dirigente e autore televisivo Carlo Freccero.

La stampa mainstream ha, come sempre accade, stravolto il senso del convegno e bollato tutti i partecipanti come complottisti no-vax.

Gabriele Guzzi, pur non essendo d’accordo con la totalità delle tesi esposte durante il convegno, sottolinea con ingiusti termini i toni inaccettabili, per un paese democratico, dei media mainstream. Vi riproponiamo il suo post Facebook.

—————————

di Gabriele Guzzi

Ho ascoltato l'intero evento di Torino di ieri.

C'erano medici, ricercatori, epidemiologi, virologi, ematologi, giuristi, filosofi.

Hanno detto tutti cose giuste? No.

Ma hanno partecipato ad una discussione con dati e argomenti razionalmente fondati.

Alcuni di loro hanno citato ricerche pubblicate sulle più importanti riviste scientifiche del mondo.

Oggi, leggo sul Corriere dei "deliri del negazionismo", sul Foglio delle "follie di Cacciari e Associati, tra negazionisti e nuovi guru" , sulla Stampa di "no vax e argomentazioni anti-scientifiche".

Nel frattempo, apprendo che Facebook ha censurato la diretta dell'evento.

La piega anti-scientifica e irrazionalista non stava ieri a Torino ma nei principali quotidiani nazionali.

Deridere e marginalizzare studiosi, limitare il pluralismo, escludere la critica, censurare un pensiero sul principale mezzo di formazione dell'opinione pubblica contemporanea (che è purtroppo Facebook), fare squadrismo informativo contro ricercatori, l'uso schifoso del termine negazionista, è l'essenza della deriva anti-democratica e anti-scientifica che questi mesi hanno tragicamente mostrato.

Va tutto bene cari amici?

Il tampone farlocco individua i contagiati, CHE NON SONO MALATI. Il delirio labirintico legislativa fa il resto e tra confinamenti, arresti sociali, ulteriori tamponi farlocchi e vita sociale impedita si chiudono le scuole

10 Dicembre 2021 11:00
Procida, da "isola Covid Free" ad emblema di delirante fallimento

Francesco Santoianni

Altro che “Isola Covid free” come si millantava a maggio dopo aver vaccinato la stragrande maggioranza della popolazione di Procida. Ora l’isola diventa una specie di lager dopo la sbalorditiva ordinanza della ASL:

<<In considerazione dell'aumento progressivo e costante dei casi Covid in ambito scolastico, con numerosi focolai e di conseguenza numerose classi sia in quarantena che in sorveglianza con testing – si legge sulla comunicazione, protocollata con la data di 9 dicembre 2021 – si dispone la quarantena domiciliare fino al 22/12/2021 (individuando il periodo di 14 giorni a partire dal 7/12/2021, ultimo giorno di frequenza scolastica) di tutte le classi dell'istituto.>>

Ma perché mai chiudere a casa gli oltre 800 ragazzi e bambini della scuola Capraro se solo alcuni tra questi sono risultati positivi? Lo spiega qui la dirigente della ASL che ha firmato la disposizione: <<alla luce della riscontrata frequente tendenza, nella popolazione in età scolare, ad incontri per varie attività extrascolastiche.>>

Al di là dell’allarmismo per spianare la strada al vaccino ai bambini ci sarebbe da domandarsi in quale Stato di Diritto una ASL può decretare gli arresti domiciliari per 800 persone “colpevoli” in potersi incontrare con coetanei. In attesa di qualche interrogazione parlamentare, riportiamo qui la piccata reazione del sindaco di Procida che, comunque, si direbbe disposto ad immolare alle vaccinazioni i bambini dell’isola pur di non perdere l’alloro di “Isola Covid Free”:

<<Abbiamo pianificato per domani un incontro con le forze dell'ordine del nostro territorio per il coordinamento delle attività di controllo sull'emergenza covid. Bisogna alzare ancora la soglia di attenzione e comportarsi tutti di conseguenza.

Ciononostante, pur capendo il momento di massima allerta, non condivido i provvedimenti che vengono presi andando oltre quanto prevedono le regole stabilite. Se ha un significato l'estromissione dei sindaci dalle decisioni sulle chiusure delle scuole, è perché i provvedimenti devono essere dettati da uno stringente esame tecnico.

Secondo le circolari, si dispone la quarantena solo quando ci sono contatti diretti con i positivi. Sono fiducioso che l'Asl farà le valutazioni del caso, fornendo la corretta interpretazione del provvedimento emesso qualche ora fa. Anche perché è obiettivo dei sanitari aumentare le vaccinazioni, coinvolgendo i più piccoli a partire da domenica 19 dicembre. Il covid corre di più tra i non vaccinati, nella nostra realtà ne abbiamo un esempio concreto.>>