L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 gennaio 2022

1 gennaio 2022 - Roberto Quaglia dixit: Discorso populista di fine anno 2021

Euroimbecilandia continua a provocare la Russia, mentre continua a gridare al lupo al lupo. Le sanzioni sono atti di guerra

UE: sanzioni alla Transinstria

https://www.maurizioblondet.it/ue-sanzioni-alla-transinstria/

17 settembre si formalizza la crisi finanziaria, le masse lo devono ignorare, la Fed inonda il sistema di miliardi, il Casinò di Wall Street può continuare a giocare

Almanacco della catastrofe



Mi sembra giusto anche se banalmente rituale salutare l’anno nuovo cercando di fare il punto della situazione e soprattutto di fare una sintesi di quanto detto negli ultimi 700 giorni di cattività virale, durante i quali si è vissuti alla giornata sballottati e avviliti da provvedimenti idioti, sproporzionati, sfacciatamente bugiardi e a volte criminali, lontani dalla tutela della salute pubblica o della preoccupazione umanitaria come Saturno dal Sole e non seguiremo le piste di un virus da laboratorio che provoca una sindrome influenzale e ultimamente un semplice raffreddore. Tutto questo è solo uno scenario dietro il quale si nasconde il tentativo di mantenere in vita un capitalismo che non è più in grado di riprodursi attraverso il lavoro salariato di massa e l’utopia consumistica ad esso associata. L’agenda della pandemia alla fine è stata dettata dalla paura dall’implosione sistemica, dal declino della redditività di un modo di produzione che sta diventando obsoleto con l’avanzare dell’automazione, dall’esaurirsi delle capacità di rapina dell’occidente, ma mano che l’occidente ha perso la capacità di dominio assoluto.

Questo è il contesto per capire come mai le elite al potere solitamente senza scrupoli, abbiano deciso di congelare il profitto globale di fronte a un agente patogeno che colpisce quasi esclusivamente le persone fuori dalla produzione, ossia con 80 anni di media. Si è trattato di un sistema per poter continuare a fare sì che si continuasse a creare denaro dal nulla per sostenere un sistema che ormai gira a vuoto e fa profitti sul debito. Nel 2019 l’economia globale stava soffocando sotto un’insostenibile montagna di debiti. Molte aziende, incapaci di realizzare profitti sufficienti per pagare gli interessi sui propri debiti, si sono tenute a galla prendendo in prestito nuove risorse. Il numero di ” società zombie ” (con redditività in calo di anno in anno, vendite in calo, margini di profitto bassi, flusso di cassa limitato e un bilancio fortemente indebitato) è aumentato ovunque. Il crollo del mercato dei pronti contro termine nel settembre 2019 va collocato in questo fragile contesto economico. Ad ogni modo seguendo le tracce dei soldi, piuttosto che quelle di una scienza abboracciata e dominata dal potere, le sono molto più chiare:

Giugno 2019 : nella sua relazione economica annuale , la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), con sede in Svizzera, la “banca centrale di tutte le banche centrali”, suona i campanelli d’allarme internazionali. Il documento mette in evidenza il “surriscaldamento […] nel mercato dei prestiti con leva finanziaria”, dove “gli standard creditizi si sono deteriorati” e “gli obblighi di prestito garantiti sono saliti alle stelle – riflettendo il forte aumento degli obblighi di debito con garanzia reale che ha aggravato il crisi dei subprime [nel 2008].” Detto in soldoni la pancia dell’industria finanziaria è ancora una volta piena di spazzatura.

9 agosto 2019: la BRI pubblica un documento di lavoro che chiede “misure di politica monetaria non convenzionali” per “proteggere l’economia reale da un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie”. Il documento suggerisce che durante una crisi, il prestito della banca centrale “può sostituire le banche commerciali nel prestito alle imprese” offrendo “credito diretto all’economia”.

5 agosto 2019: Blackrock Inc., il fondo comune di investimento più potente del mondo che gestisce fondi azionari e obbligazionari per un valore di circa 7 trilioni di dollari, pubblica un documento intitolato “Affrontare la prossima recessione”. Questo chiede essenzialmente alla Federal Reserve statunitense di iniettare liquidità direttamente nel sistema finanziario al fine di prevenire “una drammatica recessione”. Ancora una volta, il messaggio è chiaro: “Quando la politica monetaria è esaurita e la politica fiscale da sola non basta, è necessaria una risposta senza precedenti. È probabile che questa risposta implichi un approccio “diretto” “: trovare modi per portare il denaro della banca centrale direttamente nelle mani di donatori pubblici e privati” evitando “l’iperinflazione”.

22-24 agosto 2019: i banchieri centrali dei paesi del G7 si incontrano a Jackson Hole, nel Wyoming, per discutere del documento BlackRock e delle misure urgenti per prevenire l’imminente tracollo. Nelle parole lungimiranti di James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis, ” Dobbiamo solo smettere di pensare che l’anno prossimo tutto tornerà alla normalità”.

15./16. Settembre 2019: La flessione inizia ufficialmente con un improvviso aumento dei tassi pronti contro termine dal 2% al 10,5%). Sono la principale fonte di finanziamento per i trader nella maggior parte dei mercati, in particolare i mercati dei derivati. Una mancanza di liquidità nel mercato dei pronti contro termine può avere un effetto a catena devastante su tutti i principali settori finanziari.

17 settembre 2019: la Fed avvia il programma di politica monetaria di emergenza, pompando centinaia di miliardi di dollari a Wall Street ogni settimana, implementando efficacemente il piano “diretto” di BlackRock. ( Non sorprende che nel marzo 2020 la Fed abbia assunto BlackRock per gestire il pacchetto di salvataggio in risposta alla “crisi del covid”).

19 settembre 2019: Donald Trump firma l’ordine esecutivo 13887 , che istituisce una task force nazionale sui vaccini antinfluenzali, il cui obiettivo è sviluppare un “piano nazionale quinquennale per l’uso di tecnologie più flessibili e scalabili per promuovere e produrre vaccini”. che proteggano contro molti o tutti i virus influenzali.” Questo ha lo scopo di contrastare una “pandemia influenzale ” che “a differenza dell’influenza stagionale […] ha il potenziale per diffondersi rapidamente in tutto il mondo diffondendosi, infettando maggior numero di persone e provocando alti tassi di malattia e mortalità nelle popolazioni non immuni” . Insomma la pandemia era imminente, e anche in Europa erano in corso i preparativi (vedi qui e qui ).

18 ottobre 2019: una pandemia zoonotica globale viene simulata a New York nell’ambito dell’Evento 201 , un esercizio strategico coordinato dal Johns Hopkins Biosecurity Center e dalla Bill and Melinda Gates Foundation.

21-24 Gennaio 2020: L’ incontro annuale del World Economic Forum si svolge a Davos, in Svizzera, dove vengono discussi sia l’economia e le vaccinazioni.

23 gennaio 2020: la Cina timorosa di stare subendo un attacco di guerra biologica impone il coprifuoco a Wuhan e in altre città della provincia di Hubei.

11 marzo 2020: il direttore generale dell’OMS descrive il Covid-19 come una pandemia.

Il resto è storia. Unire i puntini è un semplice e facile esercizio Se lo facciamo, potremmo vedere una narrativa ben definita, il cui succinto riassunto è: i blocchi e la sospensione globale delle transazioni economiche dovrebbero 1) consentire alla Federal Reserve di inondare i mercati finanziari in difficoltà con denaro appena stampato e procrastinate il crollo che trascinerebbe con sé buona parte dell’elite che ordito questo piano con tutti i rischi di iperinflazione connessi; 2) militarizzare la società per prevenire reazioni popolari e introdurre programmi di vaccinazione di massa con relativi passaporti sanitari come pilastri di un regime neofeudale di accumulazione capitalista.

E’ da questa interpretazione che ho maturato in questi anni con l’ausilio di centinaia di articoli, libri, documenti, analisi tra cui, a mio parere, spiccano quelle di Fabio Vighi, docente a Cardiff che meglio di molti altri e di più noti ha saputo unire i puntini. E’ anche da questa visione che può nascere una seria opposizione alle misure pandemiche che in realtà non sono nient’altro che il golpe economico e politico attuato mettendo in campo la paura assoluta per ciò che rimane degli individui, ossia la nuda vita. Troppe persone sono critiche rispetto alle misure pandemiche e ai vaccini obbligatori, ma non riescono ad uscire dal mero contesto sanitario che è un semplice trompe l’oeil, per osservare il panorama reale e dunque non riescono a rendere politico il loro disagio e organizzarsi per difendere la loro libertà da un sistema che non più tollerarla per sopravvivere.

La7, la televisione all'avanguardia per propinarci quotidianamente la nostra dose di Paura&terrore, che propaganda ancora la VIGILE ATTESA e la Tachipirina. Criminali in video

CORONAVIRUS
Venerdì, 31 dicembre 2021
Covid e gestione dei pazienti malati: quando la comunicazione fa i danni veri
Il professor Richeldi su La7 consiglia ancora di seguire il primo protocollo di cura per coloro che sono colpiti dal virus: Tachpirina e vigile attesa...
L'opinione di Massimo Puricelli


Il Covid e le colpe della comunicazione

Dopo due anni di pandemia la stanchezza della popolazione è evidente. Del resto sono stati due anni non facili. Ma è stata evidente anche la resilienza di molte persone e la voglia di combattere il virus e non di "convivere", perchè, la storia ci insegna, che è necessario giungere alla minima forma di patogenicità, per aumentare l' aspettativa di vita, per migliorare la qualità della vita

Elementi conseguiti lo scorso secolo, allorché furono sconfitte malattie infettive che flagellarono per anni il genere umano. Premesso che l'arma più efficace sono i vaccini, e che non è possibile eradicare il SARS Cov 2 con antivirali e monoclonali, quanto è stato udito ieri sera durante il programma di La7, In Onda, non deve avere più "cittadinanza" comunicativa e sanitaria. I due conduttori, Parenzo e De Gregorio rivolgono una serie di domande all'ospite in studio, il professor Richeldi, primario di pneumologia dell' ospedale Policlinico Gemelli di Roma.

I due giornalisti domandano, visto l'escalation di contagi e il numero abnorme di positivi di questi ultimi giorni, quale sia il comportamento da adottare per i pazienti, con sintomi (febbre, tosse, ecc.) affetti dalla Covid, osservando che l'eminente medico ha tra le sue mani un saturimetro (l'apparecchio medico che misura l' ossigenazione del sangue ovvero se i polmoni riescono ad assumerne in quantità sufficiente dall'aria che si respira).

Risposta del professore, è uno strumento fondamentale per comunicare al proprio medico di base quale sia il valore della propria saturazione, che gli scambi gassosi siano ottimali (valore non inferiore a 92%) e, pertanto, che non vi sia la necessità di recarsi in ospedale visto che non è sussiste una polmonite interstiziale; così, facendo, non si intasano i pronto soccorsi. Nel frattempo, il paziente assume un antipiretico e controlla la situazione clinica.

In sostanza, il professor Richeldi, dopo 23 mesi, ribadisce che è necessario seguire "ancora", il primo protocollo di cura per coloro che sono colpiti dal virus: Tachpirina e vigile attesa... Non credevo alle mie orecchie. La rabbia e l'inquietudine sono salite a livelli parossistici. Nessun cenno del protocollo Remuzzi (intervenire tempestivamente con antinfiammatori prima ancora del esito di positività del tampone), protocollo che ha ridotto notevolmente le ospedalizzazioni; nessun cenno riguardo l'utilizzo degli anticorpi monoclonali attualmente autorizzati dall'AIFA, sottoultilizzati (solo il 10% dei pazienti over 70) tanto che una parte (5200 dosi), prossimi alla scadenza, e non utilizzata, è stata inviata in Romania.

Ma l'aspetto più sconcertante è stata la mancata "reazione" dei due conduttori che non hanno espresso alcuna obiezione, non hanno posto alcuna domanda riguardo l'inutilizzo dei monoclonali, nessuna questione inerente ai nuovi farmaci antivirali prodotti da Mercks (già autorizzati da EMA), da Pfizer (inviati in Israele 20 mila dosi), nulla di nulla, il silenzio totale, anzi espressione di volti sorridenti, e seraficamente hanno cambiato argomento.

Mi fermo qua. Se eminenti professionisti della comunicazione non pongono domande necessarie per migliore la salute dei cittadini e cercare soluzioni opportune e fattibili per sconfiggere il virus, meglio far calare una coltre di silenzio per non cadere nel più becero turpiloquio.

Mattarella Mattarella ma che dici. Hai sempre fatto una figura da peracottaro a differenza di Paolo Savona che si comportò da vero signore, dotato di grande senso di responsabilità a differenza di Lei

Venerdì, 31 dicembre 2021
Mattarella e il discorso di fine anno, Presidente addio: non la rimpiangerò
Verso il discorso di fine anno (e di fine mandato), vota il sondaggio di Affari: come giudichi l'operato del presidente Sergio Mattarella? 
di Paolo Diodati


Sergio Mattarella e il messaggio di fine anno, qui non ci mancherà

Chissà quanti italiani hanno risposto o risponderanno al messaggio che, secondo tradizione, il Capo dello Stato invia a fine anno, a tutti i più o meno regolari abitanti in Italia. Forse nessuno, perché saggiamente, si pensa che le eventuali risposte non sarebbero mai lette. Figuriamoci poi una risposta inviata non per posta raccomandata, assicurata alla sua abitazione, ma scritta a un giornale cartaceo o digitale!

Potrei ricorrere al servizio leggibile in rete "come scrivere a Mattarella". Scrivergli addirittura a casa. Casa che lui definisce, è noto, la casa di tutti gli italiani. Che commovente questa definizione ipocritamente generosa e priva di senso reale. Verrebbe voglia di dare il suo indirizzo a qualche disperato neo-italiano che non sa dove poter dormire riscaldato almeno dal respiro d'un bue e un asinello.

C'è anche il suggerimento di come iniziare: "Egregio Mattarella, ti scrivo...", tanto è anglosassone e democratico il nostro. Pensando all'implorazione inviatagli a ottobre da Davide Casaleggio e restata, sembrerebbe, senza risposta, consapevole quindi della totale inutilità di questa mia, la scrivo lo stesso, quasi per dovere formale e morale, inviandola ad Affaritaliani, rintracciabile quindi, se pubblicata, per chissà quanto tempo, prima di finire al macero.


Ultimo messaggio di fine anno di Mattarella, ecco il riassunto dei 6 precedenti

Caro Mattarella, una tendenza che mi ha dato sempre più fastidio, insospettendomi anche sulle sue reali intenzioni sul bis, è stata la sua sempre più frequente apparizione in TV. All'aumentare del mio dissenso su quello che faceva e diceva, aumentava il senso di fastidio nel vederla sempre più spesso sullo schermo. Mi son chiesto: "Ma è un effetto psicologico nato dal dissenso, o questo sta sempre più esagerando nel mostrarsi in TV?"

Digito allora "presenza mattarella in tv" e trovo immediatamente: "Coronavirus retroscena: rabbia di Mattarella per le 16 apparizioni di Conte in TV in un solo giorno" (Marco Rossi, 29/2/20). E, altro titolo, "Mattarella furibondo contro Conte e Rocco Casalino". La sua irritazione era dovuta anche alla reazione a catena provocata dal comportamento del vanesio Conte. Cominciò a inflazionare il video col suo funereo viso il mai pentito e irrecuperabile Speranza (Premio Asino d'Oro 2019 e candidato al bis) e i giornalisti per interrompere la monotonia delle immagini, tirarono in ballo i presidenti di regione e giù, sempre più in giù, sindaci, assessori, ex-sindaci che dicevano ci fossi stato ancora io, ecc... ecc...

Viene riportato, caro Mattarella, il caso speriamo limite, del piacione, ipernarcisista Conte presentatole, totalmente sconosciuto, dal forse in buonafede, Bonafede. Era una giornata festiva, domenica, quindi tutti chiusi in casa. Stufi di vedere il primatista narciso avvocato di se stesso, fisso in un canale... zac... gl'italiani cambiavano canale e rieccolo... uffà!, altro zac... cambio canale e ... BASTA!... possibile, sempre Conte? Insomma, che nausea per tutti, cambiar canale e ritrovarselo sempre davanti! Per tutti, ovviamente tranne che per quelle, quelli, neutri e tuttofare, che vorrebbero essere sue fidanzate o fidanzati o neutri o tutto fare!

L'articolo di Marco Rossi termina così: "Mattarella ha comunicato direttamente a Conte il suo malumore per la gestione della pandemia e le eccessive presenze in TV". E qui sta la spiegazione per i miei dubbi su espressi, con la conferma dell'immediato contagio che lei, caro Matterella, ha contratto dall'untore narcisista Conte. È esplosa una terribile pandemia ad altissimo tasso di contagiosità, dovuta al HVP-virus (High Video Presence). La reazione a catena, ovvero la pandemia, ha coinvolto alla grande anche lei! È stato un vero crescendo, proprio da allora. Lei, Speranza e le video star Covid, un vero supplizio. E le ovazioni a ogni sua uscita pubblica?

Bis, Bis... non credo occorra un esperto di rituali e meccanismi psicologici di massa: un certo numero di claqueur ben distribuiti in sala (a 16 anni ho guadagnato un bel po' di soldini: che pacchia vedere un'opera a teatro ed essere pure pagati!) . Attacca ad applaudire e a urlare, il capo claqueur. Subito si scatenano i colleghi pagati. Come scimmie quelli del pubblico, per imitazione, sono spinti a fare altrettanto. L'applaudito, inizialmente fermo come un salame, è impacciato. Ovviamente lei sa della claque, ma per alcuni istanti non sa se il teatro risuoni alla grande o tiepidamente all'innesco-invito della claque. Che fa allora? Non sapendo cosa fare, si mette anche lei ad applaudire il pubblico che applaude. Lei sorride compiaciuto, fa inchini, sorride... sorride, applaude e fa segno di sì col capo... e così via con un meccanismo di auto-compiacimento. Evviva... tutti contenti!

Perché, però, ho dissentito sempre più dal suo operato e dalle sue esternazioni? Questo dissentire, le confesso, mi ha reso sempre più insopportabile la sua sempre più frequente presenza in TV, alla fine diventata un appuntamento quotidiano in telegiornali identici: bollettino di guerra, visione di un non vaccinato intubato che implora "Vaccinatevi, vaccinatevi... non fate come me che non mi sono vaccinato", mentre sull'altra metà del video sempre un braccio nudo con l'ago che penetra... poi lei... e infine Speranza a dire le solite, inutili banalità!

E mi sono sempre meravigliato per i sondaggi che la davano ad altissimo indice di popolarità. Una sola volta ho votato per un sondaggio che la riguardava. Domanda a sei possibili risposte sulla fiducia in lei. Ti fidi di Mattarella: moltissimo, molto, abbastanza, non so, poco, per niente. Mi sono precipitato a votare "per niente", temendo d'essere nella percentuale minima degli ingrati. Con questa paura ho aperto gli occhi e... eravamo circa l'89% a non aver la minima fiducia in lei!

Il giorno dopo il sondaggio era sparito! Poi uno pensa male... Parlando di stechiometria delle sue stecche (bisognerebbe usare il neologismo stecchemetria), veniamo al peso dei suoi tantissimi errori. Basterebbe, per dare un giudizio più che motivato sul suo comportamento, ricordare i fatti esposti in questo video da Laura Castelli e che avrebbero dovuto comportare, se non le sue dimissioni allora chieste con la sua messa sotto accusa (impeachment), uno stato di perenne allerta sul suo comportamento. Castelli (M5S): 'Perché Cottarelli va bene e Savona no? Spaventano i temi del governo del cambiamento.'

Se, al posto del poveretto Di Maio, impegnato solo a galleggiare e di Savona che si comportò, nei suoi confronti, da vero signore, dotato, a differenza di lei, di grande senso di responsabilità, ci fossero state persone meno permissive e accomodanti, l'ira più che giustificata della Castelli e di tantissimi italiani, non sarebbe finita in una bolla di sapone. Ci sarebbero da citare tantissime prese di posizione contro la prepotenza che lei fece, e che era davvero indigeribile. Legga solo questa: Marco Travaglio contro Sergio Mattarella: "Cose da pazzi: chi vince non deve governare" Lei impose la sua volontà politica, alla maggioranza degli italiani. A quelli che avevano vinto le elezioni! Lasciandola sempre libero e con lodi totalmente a sproposito sempre e comunque, è arrivato a insistere scorrettissimamente, anche in questioni in cui ha competenza zero: il ruolo della Scienza. Ma questa ulteriore, pazzesca e vergognosa sbandata, sarà il mio "dulcis in fundo"!

È totalmente condivisibile, tralasciando per ora le sue continue bestemmie scientifiche, il giudizio totalmente negativo sui suoi 7 anni di presidenza, espresso da Luigi Bisignani. Luigi Bisignani stronca il settennato di Sergio Mattarella: "Covid e magistrati, complice della deriva assoluta". Analisi indiscutibilmente lucida e basata solo su fatti concreti, sotto gli occhi di tutti.

Solo un esempio: che giudizio dare su un Capo della Magistratura che assiste, senza muover dito, all'uragano Palamara? Eccolo: un duro e inopportuno interventista che non rispetta la volontà degli elettori e un immobilista che lascia marcire l'ambiente in cui potrebbe e dovrebbe intervenire. Disse Cossiga: "La riforma della magistratura si farà solo quando i magistrati inizieranno ad arrestarsi tra di loro." Ci siamo quasi arrivati e lei, Mattarella, continua a non pronunciarsi, lasciando la patata bollente al suo successore. Però continua a parlare di deriva antiscientifica con la competenza di un ignorante dell'entroterra siciliana (la gente di mare ha più scambi col mondo).

E veniamo a noi, caro Mattarella! Ringrazio Affaritaliani per aver dato spazio e la massima evidenza a tanti miei scritti, con apprezzamenti sempre più caldi e sinceri per il suo operato e le sue esternazioni. Così caldi e così sinceri da arrivare a dedicarle, lo scrittoEditoriale 8/9/21

Benigni-Mattarella: "Presidente, resti con noi". Invece dovrebbe dimettersi il solo Marco Mengoni ha seguito l'invito di Benigni, intonando con pathos alla Modugno e a mani giunte, "Resta cu noi, pe' carità, nun c'importa do passato, e si o presente hai incasinato, resta cu noi, cu noi...".

Oltre a chiedere le sue dimissioni, lì s'inquadra opportunamente il comportamento da clown, grondante sfacciata piaggeria, del comico che esaltò una lettera d'amore di Oscar Wilde scritta a un giovanotto, suo momentaneo smisurato amore. Per quella lettera si arrivò a sostenere che i gay sanno amare più degli altri! Avesse mai fatto cenno, il genio Roberto Benigni, alla girandola di amori successivi, sempre smisurati, per ragazzetti e la terribile fine che fece Oscar, incolpando, per la vita dissoluta e priva di ogni morale, i suoi che gli avevano impedito di diventare cattolico!

Andiamo al cuore del giudizio che ho dovuto maturare strada facendo sul suo essere "arbitro e garante della Costituzione", un arbitro che arbitrariamente ha deciso di scendere in campo, pesantissimamente, a favore di una squadra, sfruttando totalmente a sproposito l'autorità di Capo dello Stato in un campo a lui totalmente sconosciuto.

Ecco lo scritto, sempre su Affaritaliani, che la riguarda:

Covid, la vera "deriva antiscientifica" l'ha presa lo Stato...

Appena avrà un po' di tempo libero, rifletta, alla luce della sicurezza che le hanno instillato sull'unico modo di procedere nella tragedia ancora in corso, rifletta su questo illuminante esempio di come procede la Scienza, dovuto ad Hans Reichenbach: "La Scienza procede come un cieco munito di bastone e che si è perso in montagna: prima di fare un passo, tasta col bastone il terreno circostante, per evitare passi falsi, che potrebbero farlo precipitare in un burrone."

Le dicono niente, caro Mattarella, i titoli dei giornali di questi giorni? Parlano di caos, di pandemia di vaccinati, di non sapere come uscirne, di prendersela ancora con i non vaccinati, rendendo ancora più difficile la loro esistenza... Allora, dopo aver tanto ascoltato le sue avventate sparate, posso chiederle di leggere la mia previsione, scritta quasi un anno fa e accettata da un giornale (Affaritaliani) solo il 2/9/21, sulla situazione presente, con la banale soluzione allora come ora, su come uscirne?

Eccola Persecuzione vaccinale: verso una guerra civile... incivile

Lì si sostiene che l'unico modo per uscirne è coinvolgere i medici di famiglia, ancora quasi o del tutto estromessi dalla guerra e mediante la collaborazione con i gruppi di Luca Speciani e i suoi 1025 medici collaboratori, Grimaldi e la sua notevolissima organizzazione, Ippocrate.org e addirittura G. Remuzzi, con il suo prestigiosissimo Istituto Negri che ha curato con successo circa 800 malati di Covid con tecniche da cure a domicilio, ecc...

Tra l'altro, notizia di rilevantissima importanza che nessuno conosce, in base a un mio sondaggio rivolto a persone di alta o altissima cultura, il Ministero ha approvato, il 26/04/21, il protocollo di cure domiciliari presentato dal SIMG (Società Italiana Medicina Generale). Se, a distanza di ben otto mesi, nessuno sa di questa svolta storica che permetterà l'uscita dal tunnel, il "merito" è di nuovo suo e del suo protetto Speranza.

Perché, in una delle vostre comparsate in TV, oltre a dire "Vaccinatevi", non avete detto, negli otto mesi scorsi "Vaccinatevi o almeno informatevi su cosa fare in caso di sintomi del Covid?" Perché non sono stati avvertiti neanche i medici di base, sulla novità del 26/4/21? Il mio medico da chi è stato informato? Indovini un po'! Da me!

Lei aveva ben altro di cui parlare a sproposito. Legga, per esempio, l'articolo sul suo intervento all'inaugurazione dell'a.a. 2021-2022 alla Sapienza di Roma, dopo la Lectio magistralis di Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica, il cui succo è questo: Sergio Mattarella, nel solito intervento come saluto finale, ha dimostrato o di non aver ascoltato tutta la complessa e articolata lectio o di non averci capito molto, recependo solo parole e concetti di suo gradimento. Infatti, sapendo ormai a memoria la canzonetta, diventata canto sacro, ha fatto, per chi non aveva dormito, la figura del peracottaro nei comizi di paese, bestemmiando questa assurdità: "la campagna vaccinale è stata come una specie di referendum sulla scienza, che ha visto l'87% di italiani sottoporsi al vaccino."

Cosa ancora dirle a questo punto? Cosa supera l'indignazione, lo sgomento? Arrossisco per lei, mi vergogno per lei: un presidente che era meglio che continuasse a stare zitto come all'inizio e che ora è diventato, ancora vittima dell'HVP-virus, un insopportabile chiacchierone, un quaquaraquà... Ha voluto dare sfoggio della sua insensata e inopportuna partigianeria, in piena sconfessione delle teorie senza speranza, di Speranza, anche nel saluto per gli auguri di fine d'anno! Col suo leggere a scatti, sguardo fisso e occhi strani che furono definiti, appena asceso al Colle, addirittura rettiliani, ci ha donato la sua ultima, fastidiosissima stecca! Ecco ricambiati gli auguri (e la carognata di ricordare la scena dei camion militari che portavano via le salme)

Ammetto che in questa tragedia non sia facile prescindere dalle esperienze vissute personalmente (un mio cugino sessantenne, d'un paesetto toscano, malato di diabete con livelli glicemici a punte di 450/500 mg/dL, morto nel sonno nel primo lockdown, dichiarato morto per Covid, con nessun altro familiare infettato e primo in tutto il paese e il giovane Flavio La Gioia, morto dopo la seconda dose e dichiarato, dopo, cardiopatico mentre nessuno ne sapeva nulla). Per lui, per suo padre distrutto, mi rivolgo ancora a Burioni, uno dei suoi ispiratori: ho capito bene che le ultime disposizioni prevedono di riservare la vaccinazione solo a chi ha più di 40 anni? O lo dice solo Bassetti? Oppure ho capito male? Se avessi ben capito, Flavio La Gioia ora si sarebbe salvato. Inoltre, caro Mattarella, perché Burioni ha ironizzato con Heather Parisi, chiamandola sua collega ed è stato zitto nei suoi confronti? Doveva addirittura chiamarla Collega Emerito, perché ha superato, per monotonia, partigianeria, stecche gratuite e infezione da HVP-virus, anche i quattro della Sacra Quadrimurti televisiva. Lo scritto che segue, pubblicato a suo tempo su Affaritaliani, dedicato al raffinato signore Burioni, visto il suo gran finale, caro Mattarella, ora è dedicato anche a lei. PD

A Roberto Burioni


quello che disse ai non vaccinati:

"Starete chiusi in casa come sorci!"

Per Flavio La Gioia,

giovane morto il 13 agosto 2021, 3 settimane dopo il vaccino

Flavio, figlio adorato

tanto da far dire al padre,

d'averti partorito lui, esagerato...,

invidioso del ruolo di una madre.

Per lui, doppiamente, eri La Gioia.

Quanto vorrebbero averti in casa,

chiusi come sorci,

ma a goder dalla finestra

dell'amata vista

del mare profumato,

d'un solito sole arrossato.

T'hanno voluto altruista,

ora chiuso in una bara,

giovane, dalla vita amara.

Il vaccino che non vaccina. L'invenzione geniale del tampone farlocco che non distingue il raffreddore, dal mal di gola, dall'influenza. I contagiati non sono malati non sono malati non sono malati devono solo subire le condizioni capestro del governo Draghi, lo stregone maledetto/vile affarista. Il Passaporto dei vaccini sperimentali serve solo a creare odio e Apartheid

30 Dicembre 2021 15:00
Game over Super Green Pass. Istituto Koch: il 96% positivi Omicron in Germania sono vaccinati

Agata Iacono

Il rapporto proviene dall'Istituto più prestigioso europeo - l'Istituto Koch di Berlino - redatto con la prestigiosa collaborazione dell'istituto epidemiologico Pasteur di Parigi ed è stato pubblicato oggi 30 dicembre. E' presto diventato "virale" in tutto il mondo, ma non nella stampa mainstream sempre grazie a quella rete che subisce un attacco liberticida senza precedenti in questo periodo.

Il rapporto, in estrema sintesi, rileva come il 95,58% dei casi di Omicron in Germania abbia completato il ciclo sperimentale vaccinale - e il 28% abbia addirittura la "terza dose". Solo il 4,42% con positività da variante omicron non è vaccinato. In Germania è stato vaccinato ben il 73,9% della popolazione con prima dose, il 70,9 % con seconda dose e il 37,3 % ha già ricevuto la terza dose.

In pratica tutte le misure come il Super Green Pass dei "migliori" che voleva contenere i casi obbligando la vaccinazione in modo surrettizio crollano in modo miserrimo.

La narrazione a supporto della folle gestione del Draghistan implode con i numeri del più prestigioso istituto di epidemiologia d'Europa.

Il nuovo rapporto settimanale di RKI, privo della consueta panoramica tabellare sull'efficacia della campagna di vaccinazione, riguarda una popolazione di 4206 casi testati con variante omicron.

Di questi, ben 2.883 sono vaccinati con seconda dose, 1137 hanno già fatto il booster (il 95,58 %). 186 solamente sono i casi di positivi a omicron non vaccinati.

Mentre Draghistan, totalmente nel pallone, con la popolazione vaccinata in quarantena, il tracciamento saltato, i tamponi che rilevano solo Delta, i siti regionali in tilt, non sa fare altro che imporre quarantene differenziate tra stratificazione vaccinale e divieto ai non vaccinati dai 12 anni in su di utilizzare i mezzi pubblici, andare a scuola o al lavoro, in palestra, mangiare all'aperto e persino giocare a calcetto, gli studi più avanzati evidenziano la totale illogicità di misure discriminatorie e incostituzionali, totalmente inefficaci.

Pfizer ha annunciato che fino ad aprile non avrà un siero neanche sperimentale per arginare questa variante. E qual è la soluzione propagandata da tutti i media? Vaccinare con una terza dose Pfizer. Mentre Draghi manda con il nuovo assurdo decreto in corsia medici con terza dose senza alcuna precauzione, una domanda ci sorge spontanea: i fact checkers di Facebook, i guardiani della "verità" censureranno anche il più prestigioso istituto di epidemiologia europeo?

Africa terra di scontro e di conquista tra Stati Uniti ed Eurasia


31 DICEMBRE 2021

Con la fine della Guerra Fredda, l’Africa sub-sahariana è apparsa come un “problema” estraneo agli obiettivi degli Stati Uniti. L’agenda di Washington pareva focalizzata su Europa, America Latina e Medio Oriente. L’Africa era semmai attenzionata per la sua parte settentrionale, quasi più collegata al Medio Oriente che ai destini del continente di cui fa parte. E l’intera regione, con le sue criticità, le sue crisi e le sue lotte intestine appariva come un luogo enorme, ricco, potenzialmente decisivo ma al contempo troppo problematico e lontano dagli interessi americani. Una contraddizione, visto che nel continente sono presenti e combinati tra loro tutti gli elementi che caratterizzano la lotta tra potenze e la stessa politica estera degli Stati Uniti. Eppure la percezione che si è avuta nel corso di questi recenti decenni è che Washington abbia deciso quasi di non vedere troppo da vicino quanto accadeva in Africa.

Questa lontananza dal focus statunitense dai destini africani ha iniziato a subire un sensibile cambiamento a partire dal nuovo millennio. L’impegno Usa in Africa non poteva né può essere paragonato a quello avuto nelle “infinite wars” del Siraq o dell’Afghanistan. Così come non è possibile paragonare la presenza nel cosiddetto “continente nero” con l’impegno militare in Europa o nel Pacifico. Tuttavia, sarebbe scorretto credere che l’occhio di Washington non si sia concentrato anche su questo immenso territorio. E la prova di questo rinnovato interesse verso l’Africa da parte degli Stati Uniti è data da una serie di elementi che, combinati tra loro, danno un quadro molto interessante della sfida tra superpotenze nella regione africana.

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, il disimpegno americano dall’Africa ha subito una netta frenata. Dal 2007, sotto la presidenza di George W. Bush, è stato costituito Africom, il comando per l’Africa delle forze armate americane. Una novità che ha manifestato in modo cristallino l’interesse strategico degli Usa per il continente, a tal punto che il Pentagono ha istituito un comando unico per tutte le operazioni in Africa quando in precedenza faceva parte di tre comandi geografici distinti, tutti concentrati su altri fronti.

La costruzione di un comando per l’Africa è andata in parallelo con un progressivo aumento dell’impegno militare di Washington nel continente. In primis per la guerra al terrorismo di matrice islamica, che rappresenta la piattaforma più importante su cui realizzare (ancora oggi) le principali operazioni belliche nel continente. Dal Corno d’Africa fino alle diverse missioni più o meno segrete in Sahel e in alcune aree dell’Africa equatoriale, gli Stati Uniti, anche nei recenti momenti di maggiore distacco da destini africani, non hanno mai abbandonato il continente. E la morte dei berretti verdi in Niger, uno degli episodi più noti dell’oscuro impegno americano in questa macroregione, è stato un evento che, insieme ai raid contro Al Shabaab in Somalia, ha più attirato l’attenzione degli osservatori su quanto fatto da Washington in queste aree.

L’impegno statunitense in Africa ha poi subito un’ulteriore accelerazione (e anche una sostanziale modifica della sua percezione e degli obiettivi a lungo termine) con l’inserimento del continente nella grande sfida con Cina e Russia. Le due superpotenze “orientali” hanno infatti costruito nel corso di questi ultimi anni una forte strategia di penetrazione in tutta la regione. Pechino attraverso lo sfruttamento dei propri mezzi economici e tecnologici, Mosca soprattutto legano gli antichi rapporti di epoca sovietica alle nuove leve delle materie prime, delle armi e dei mercenari. La risposta americana, in particolare confermata sotto la nuova amministrazione Biden, è stata quella di un ulteriore aumento dell’interesse verso l’Africa. Interesse che, come scritto dall’ambasciatore Charles R. Stith per il Council of American Ambassadors, non è solo militare e politico ma anche economico. Sono infatti in molti, a Washington, a iniziare a credere che l’Africa non sia solo un insieme di problemi insormontabili su cui l’America è tenuta a intervenire in qualità di potenza “benefica”, ma un mercato potenzialmente enorme e che deve essere escluso dall’ambizione di altre potenze in grado di soddisfare le richieste africane.

In questo senso, interessante anche l’allarme rilanciato di recente dall’Economist sul fronte dell’espansione cinese per quanto riguarda i porti dell’Africa. A novembre, spiega la rivista, “il rapporto annuale del Pentagono sulla potenza militare cinese ha individuato 13 paesi in cui, a suo avviso, la Cina ha probabilmente preso in considerazione la possibilità di individuare altre basi. Si va dal Tagikistan in Asia centrale all’Angola sulla costa atlantica dell’Africa.”. Il Wall Street Journal ha di recente confermato i sospetti dell’intelligence Usa su una possibile presenza navale cinese in Guinea Equatoriale. Un’ipotesi che preoccupa il Pentagono non tanto per le ripercussioni sulla sicurezza nazionale, quanto per la possibilità – sottolineata da illustri analisi – che la forza della Marina cinese in acque lontane dall’Asia faccia sì che la Us Navy distolga qualche risorsa dall’Indo-Pacifico.

L’Africa dunque non sarebbe soltanto un immenso territorio di sfida tra potenze per l’accaparramento di risorse, materie prime e mercati, ma anche un enorme diversivo per una sfida mondiale che non conosce confini o territori “vergine”. Questo continente, imperversato da guerre fratricide, tribali, religiose e nazionali, è diventato nel tempo un luogo dove tutte le forze coinvolte nel grande gioco internazionale si contendono aree di influenza. Ma rischia anche di trasformarsi in un immenso e tragico palcoscenico di dispute distanti e che trovano il loro modo di concretizzarsi anche in questa grande area a sud dell’Europa e tra Oceano Atlantico e Indiano.

Follia pura, il mercato delle vacche

L’Austria pensa a un bonus da 500 euro per chi fa la terza dose del vaccino

La Germania classifica l'Italia zona ad alto rischio. In Francia multe alle aziende che non applicano il telelavoro
30 Dicembre 2021

(afp)

L'Austria discute un premio di 500 euro, in forma di bonus spesa, per chi riceve la dose booster anti Covid. Si tratta di una proposta dei socialdemocratici e il governo di Oevp e Verdi si dice pronto a parlarne. Il cancelliere Karl Nehammer parla di un «segnale positivo». Secondo il ministero alla Salute, «è importante trasmettere il messaggio agli indecisi che il vaccino non protegge solo loro ma anche chi gli sta vicino». «Ogni contributo per aumentare il tasso di vaccinazione è utile», aggiunge il ministero. In Austria attualmente è vaccinato il 70,6% della popolazione. Il bonus potrebbe scattare il primo febbraio con l'entrata in vigore dell'obbligo vaccinale.



Il governo tedesco intanto inserisce l'Italia, il Canada, Malta e San Marino nella lista delle zone ad alto rischio Covid a partire da sabato, seguendo le indicazioni del Robert Koch Institut. Lo riporta Dpa. Chi entra in Germania da una zona ad alto rischio e non è completamente vaccinato deve fare una quarantena obbligatoria di dieci giorni da cui può uscire a partire dal quinto giorno con un test negativo.

Le aziende francesi che non rispettano l'obbligo di far lavorare per quanto possibile i dipendenti da remoto, invece, saranno costrette a pagare una multa di mille euro per ogni dipendente e fino a un massimo di 50 mila euro. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elisebeth Borne, in un suo intervento all'emittente tv LCI, sottolineando che la sanzione amministrativa vuole essere una risposta rapida per arginare l'impennata di contagi di Covid-19 dovuti alla variante Omicron. Controlli a tappeto saranno effettuati per accertare che i nuovi provvedimenti varati dal governo siano effettivamente rispettati, in particolare l'obbligo del telelavoro tra 3 e 4 giorni a settimana «quando è possibile». L'esecutivo ha inoltre riattivato una serie di ammortizzatori ed aiuti a sostegno delle aziende: lo Stato si farà carico al 100% dei contributi e spese in caso di riduzione dell'attività.

Eurasia chiama e Cuba risponde

Cina. L'accordo con Cuba estende la Via della Seta sino ai Caraibi, nuovi orizzonti per la BRI

Scritto da Andrea Fais Pubblicato: 30 Dicembre 2021


(ASI) La notizia è stata pubblicata soltanto nel giorno di Santo Stefano ma l'accordo tra Cina e Cuba sull'iniziativa Belt and Road (BRI), meglio nota all'opinione pubblica col nome di Nuova Via della Seta, era stato firmato due giorni prima da Ricardo Cabrisas, vice primo ministro del governo caraibico, e He Lifeng, direttore della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, il più importante organo di pianificazione economica del gigante asiatico.

La vicinanza tra i due Paesi non è certo una novità. Pechino e L'Avana, anche per effetto della storica amicizia tra i partiti comunisti alla guida dei rispettivi governi, hanno sempre mantenuto rapporti particolari, specie dopo la caduta dell'Unione Sovietica nel 1991. L'accordo del 24 dicembre scorso, che segna l'effettiva attuazione del Memorandum d'Intesa siglato nel 2018, mette così nero su bianco i contenuti e i progetti strategici della cooperazione bilaterale nel quadro della BRI in materia di infrastrutture, tecnologia, cultura, istruzione, turismo, energia, comunicazioni e biotecnologie [ACN, 25/12/2021]: tutti ambiti di sviluppo che, come riporta il Global Times, si intersecano con i piani già pensati da Cuba nel breve e nel lungo periodo.

Intervistato dallo stesso tabloid quotidiano cinese in lingua inglese, Zhou Zhiwei, ricercatore di studi sull'America Latina presso l'Accademia Cinese di Scienze Sociali, ha osservato nei giorni scorsi che le due economie mantengono una forte complementarietà: «Cuba è ricca di risorse minerarie e petrolifere ed è la principale fonte di nichel per la Cina. Il Paese ha anche un vasto potenziale di sviluppo nei settori dell'agricoltura e del turismo».

Dopo l'ingresso dell'Avana dello scorso ottobre nel partenariato sull'energia della BRI, che intende promuovere la transizione energetica nei 32 Paesi associati, anche il capitolo green ha assunto grande importanza nella cooperazione bilaterale. Secondo Zhou, infatti, oltre alle fonti tradizionali c'è molto spazio anche per quelle pulite dal momento che Cuba si è data l'obiettivo di raggiungere una quota del 24% di energie rinnovabili sul totale nazionale entro il 2030.

Guardando anche alla recente normalizzazione dei rapporti con il Nicaragua, che lo scorso 10 dicembre ha definitivamente riconosciuto la Risoluzione ONU 2758 del 1971, chiudendo le relazioni diplomatiche con Taiwan, la strategia di Pechino in America Centrale si sta facendo sempre più ambiziosa, destando seria preoccupazione alla Casa Bianca. La mossa del governo sandinista - che si aggiunge alle analoghe decisioni di Costa Rica (2007), Panama (2017), Repubblica Dominicana (2018) ed El Salvador (2018) - rafforza la posizione cinese in una regione storicamente condizionata dall'influenza economico-commerciale e dalle interferenze politico-militari di Washington sin dagli inizi del secolo scorso, specie a partire dall'apertura del Canale di Panama (1914), che ancora oggi connette l'Atlantico al Pacifico.

Nel 2013, Managua aveva approvato il progetto preliminare di Hong Kong Nicaragua Canal Development Investment (HKND), società guidata dall'imprenditore cinese Wang Jing, che avrebbe dovuto realizzare un canale artificiale transoceanico in Nicaragua, alternativo proprio a quello di Panama. Poco dopo il progetto si è fermato, principalmente per i timori legati al potenziale impatto ambientale dei lavori, ed è rimasto in sospeso. Nel frattempo, però, l'edilizia infrastrutturale in Cina ha fatto passi da gigante, in termini sia di tecniche di costruzione che di eco-compatibilità, con tante imprese che potrebbero essere interessate a partecipare se il governo locale riconsiderasse l'idea.

Ad esclusione delle Isole Vergini Americane e di Porto Rico, territori autonomi (non incorporati) degli Stati Uniti, sono 20 le nazioni indipendenti che compongono la regione: 7 continentali e 13 insulari. Nel 2019, il loro PIL aggregato ha raggiunto circa 541 miliardi di dollari, facendone potenzialmente la 22a economia al mondo, alle spalle della Polonia ma davanti alla Svezia. Come nel resto dell'America Latina, anche qui il SARS-CoV-2 ha colpito duramente le comunità e le economie locali, ma il ritorno alla piena funzionalità delle catene di approvvigionamento potrebbe generare una decisa ripresa nei prossimi tre anni e, soprattutto, stimolare nuovi investimenti da parte dei principali attori dell'Asia Orientale, interessati ad incrementare le loro relazioni coi Paesi posizionati dall'altra parte del Pacifico.

Nonostante la pandemia, l'iniziativa Belt and Road continua ad avanzare alla ricerca di nuovi partner: non solo in Asia, in Europa Orientale e in Africa Orientale ma anche nelle Americhe e in Oceania, dove la Cina è ancora ai ferri corti con l'Australia del primo ministro Scott Morrison ma mantiene buone relazioni con la Nuova Zelanda. Pechino e Wellington hanno già firmato nel marzo 2017 un Memorandum d'Intesa che contempla anche lo sviluppo di un percorso di cooperazione e scambi per sostenere la BRI, con varie opportunità previste per Wellington, tra cui proprio quella di fungere da corridoio tra la Cina e l'America Latina [NZCC, Belt and Road Initiative - A Strategic Pathway].

Altri spunti per il futuro della cooperazione tra il gigante asiatico ed il resto del mondo sotto le insegne della BRI provengono dalla pubblicazione di un nuovo rapporto dal titolo High-Quality Belt and Road Cooperation: Partnership on Connectivity, presentato lo scorso 17 dicembre, in occasione dell'ultimo vertice - aperto dal ministro degli Esteri Wang Yi - del Comitato Consultivo del Forum Belt and Road per la Cooperazione Internazionale (BRF). Il Comitato è un ente no-profit fondato nel 2018 per rafforzare ed incrementare il livello del dibattito nel quadro del forum stesso, lanciato nel maggio 2017 quale principale piattaforma di cooperazione in seno alla BRI e suddiviso a sua volta in una serie di sotto-forum dedicati alle diverse aree di intervento.

Il rapporto raccoglie i risultati e le indicazioni emerse dai vertici 2019 e 2020 del Comitato Consultivo, fornendo anche un resoconto dei primi otto anni di vita dell'iniziativa, da quando il presidente Xi Jinping la propose pubblicamente per la prima volta durante una visita ufficiale in Asia Centrale nel settembre 2013. Già prima della pandemia, la BRI si era notevolmente evoluta nel tentativo di restare al passo coi tempi e con le esigenze globali. Il secondo BRF (luglio 2019) aveva visto Xi elaborare un nuovo concetto e una nuova visione per il futuro dell'iniziativa, sulla scorta di quanto già stava avvenendo all'interno del Paese.

La cooperazione di alta qualità indicata nel comunicato congiunto dei leader partecipanti al Forum seguiva in pratica il nuovo corso del mercato cinese, dove un modello di sviluppo in rapida trasformazione stava già passando da un'economia trainata dall'export, basata su quantità e velocità, con un ritmo di crescita a doppia cifra, ad un'economia trainata dai consumi interni, fondata su qualità e nuova normalità, con un ritmo di crescita compreso tra il 6 e il 7%.

Stando a quanto concordato quasi due anni e mezzo fa, i pilastri della cooperazione di alta qualità sono tre:
  1. Il principio della consultazione estensiva, degli sforzi comuni e dei benefici condivisi tra tutte le parti [al di là delle dimensioni geografiche o economiche di ciascun Paese];
  2. L'approccio aperto [a tutte le parti interessate, senza esclusivismi, basato sulla costruzione di un ambiente per il commercio e gli investimenti non discriminatorio], sostenibile [infrastrutture, tecnologie e finanza green, impegno per il contrasto ai cambiamenti climatici e protezione degli ecosistemi] e trasparente [lotta alla corruzione];
  3. La ricerca di uno sviluppo caratterizzato da un elevato standard [armonizzando la richiesta della conformità a norme e standard internazionali col rispetto della legislazione nazionale e del quadro normativo di ciascun Paese partner], centrato sui bisogni delle persone [conferendo priorità a riduzione della povertà, creazione di posti di lavoro e miglioramento complessivo delle condizioni di vita dei Paesi coinvolti] e sostenibile [a tutto campo, cioè a livello economico, ambientale, sociale, fiscale e finanziario, in coerenza e connessione con l'Agenda 2030].
L'ultima riunione del Comitato Consultivo del BRF ha sottolineato l'importanza dell'idea lanciata da Xi Jinping lo scorso settembre durante il suo intervento in videoconferenza alla 76a Assemblea Generale dell'ONU, quando il capo di Stato asiatico ha introdotto l'Iniziativa per lo Sviluppo Globale (GDI). «Dobbiamo incoraggiare partenariati di sviluppo globale più equi e bilanciati, creare maggior sinergia tra i processi multilaterali di cooperazione allo sviluppo ed accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile», aveva detto Xi in quell'occasione.

Secondo quanto convenuto dagli esperti che hanno partecipato alla riunione in collegamento da vari Paesi del mondo, queste due iniziative sono destinate a completarsi e rafforzarsi l'una con l'altra, fornendo una spinta ulteriore alla cooperazione internazionale. Tuttavia, sul piatto - come visto - c'è anche altro. L'accordo siglato sei giorni fa con Cuba ed il possibile coinvolgimento di altri Paesi centramericani potrebbe cambiare definitivamente gli equilibri globali dei prossimi decenni.

Una pandemia che nasce e si protrae sui tamponi farlocchi che non riescono a distinguere il mal di gola, dal raffreddore, da l'influenza. Dispiace e non poco di come hanno imprigionate le menti di milioni di persone

Flurona, la nuova dea dell’idiozia



Il 2021 finisce fra l’alba di un’ultima assurda menzogna e il tramonto di alcune delle precedenti bugie che vengono trasformate e modificate , a dimostrazione che la commedia viene continuamente aggiustata per tenere le persone in stato di confusione e nello stesso cercare di cancellare le tracce del copione che ha guidato l’ultimo anno. Viene da ridere sapendo che il Cdc americano si appresta a togliere qualsiasi valore diagnostico al test pcr, ovvero a quei tamponi che sono lucidamente serviti come arma per creare la pandemia, ma se questo costituisce una liberazione da un’intollerabile impostura, altre ne vengono tirate fuori per dare un senso conseguente a una radicale follia. Ce n’ è una destinata al target più stupido possibile ed è quello che individua la Flurona ossia l’unione tra influenza e covid (fusione di flu e coronavirus) che sarebbe stata trovata in una donna israeliana incinta nell’evidente tentativo di mescolare al fumo qualche archetipo destinato a ficcarsi nella mente.

Ora fino ad ora era scienza consolidata che due infezioni da virus non erano possibili perché l’una prevaleva sempre sull’altra e in effetti la misteriosa scomparsa dell’influenza dalle diagnosi (ma non dalla realtà) di questa malattia era appunto spiegata dal fatto che il coronavirus aveva prevalso sui virus influenzali. Ma non appena Bill Gates ha fatto sapere che ci si orienta verso vaccinazioni periodiche e continuative contro il coronavirus e l’influenza insieme, ecco che dalla scienza medica “a la carte” nasce Flurona, nuova divinità maligna da mettere sugli altari della paura e soprattutto su quello dei guadagni iper miliardari per le multinazionali dei vaccini. I preparati a mRna si sono rivelati pericolosi e inefficaci? Niente paura possono essere recuperati in qualche modo attraverso il matrimonio tra Covid e influenza nel piano fin troppo scoperto di endemizzare la pandemia e farne una specie di rendita infinita per i filantropi, ovvero per i grandi feudatari del nuovo medioevo.

Certo credere alla Flurona dimostra come la narrazione stia sempre più rivolgendosi verso i piani bassi dell’intelligenza, non si azzarda nemmeno a convincere le persone di qualcosa e cerca di colpire gli intestini emotivi con merda già prefabbricata. Anzi visto che adesso le diagnosi di Covid senza tamponi saranno più difficili e contestabili ecco che interviene Flurona a confondere le acque e a permettere di scambiare le comuni ondate di influenza con qualcosa di diverso per cui è necessario obbligare alla vaccinazione. Non so se questo ennesimo tentativo di prendere in giro la gente avrà successo, si direbbe che è davvero troppo anche per gli imbecilli, ma si sa che basteranno 15 giorni di Flurona giorno e notte e anche questa sorta di ircocervo creato a tavolino e magari pompato da qualche virologo televisivo avido dei premi di Big Pharma, potrebbe anche essere creduta.

Il via ai vaccini che non vaccinano. Tossicomania da inoculazione di vaccini sperimentali se quattro volte in un anno sembrano pochi. Follia pura. Continua la caccia ai contagiati attraverso i tamponi farlocchi, che non sono malati non sono malati non sono malati

VACCINAZIONE / ISRAELE
Quattro dosi in un anno, il record di Israele: iniziati i nuovi richiami del vaccino anti-Covid

A Tel Aviv l'avvio della nuova campagna di immunizzazione: priorità ai pazienti più a rischio. Poi dovrebbe toccare agli over-60


A quasi un anno dall'avvio della campagna d'immunizzazione contro il Covid-19, in Israele c'è già chi ha ricevuto la quarta dose del vaccino: a poche ore dal 2022, le dosi sono state somministrate allo Sheba Hospital, situato a Ramat Gan, un sobborgo di Tel Aviv, ai pazienti più vulnerabili, come quelli che hanno subito trapianti di cuore, come racconta il Times of Israel. È il primo Paese al mondo ad aver avviato già il quarto richiamo.

Il via libera era arrivato il 30 dicembre dal direttore generale del ministero della Salute, Nachman Ash, nel mezzo dei timori per la variante Omicron. La priorità sarà data a pazienti immunodepressi, ai residenti delle case di riposo e ai pazienti nei reparti geriatrici. Il primo ministro Naftali Bennett ha annunciato che il quarto richiamo potrebbe essere presto allargato a tutti gli israeliani con più di 60 anni e al personale sanitario.

"La somministrazione di una quarta dose valuterà il possibile aumento degli anticorpi e la comparsa di effetti collaterali e dirà se riduce o meno il rischio di infezione", ha affermato Gili Regev-Yochay, direttore del dipartimento di malattie infettive dello Sheba Hospital. Israele ha anche ricevuto giovedì la sua prima spedizione di pillole anti-coronavirus da Pfizer, poiché il numero di infezioni continua ad aumentare. Le autorità hanno identificato giovedì 4.916 nuovi casi di Covid-19 su circa 157.000 test effettuati. Il dato sui contagi giornalieri è un record dal 27 settembre, sottolinea Ynet, che riporta i dati del ministero della Salute. L'indice R è arrivato a 1,71. I pazienti Covid ricoverati in ospedale con sintomi gravi sono 93.

La Russia riscatta De Donno, riconosciuta la sua superiorità morale e competenza medica. In Italia l'istituzioni, i mezzi d'informazione, la donna che ha sparso odio (Lucarelli) l'hanno assassinato

 BYOBLU24

CURA DE DONNO: LA RUSSIA APPROVA FARMACO DA PLASMA IPERIMMUNE

La terapia ora farà parte di quelle considerate salvavita in Russia dopo essere stata dichiarata sicura ed immunizzante.

A registrare e produrre il primo farmaco a base di Covid-globulina è l’azienda statale russa Rostec grazie ad un processo di selezione del plasma di persone che hanno già avuto un’infezione da covid-19.

Il farmaco contiene anticorpi contro il virus e aiuta l’organismo a superare la malattia permettendo al sistema immunitario di creare rapidamente i propri anticorpi.

La somministrazione impedisce alla malattia di assumere una forma grave. Secondo lo studio portato avanti da Rostec, infatti, in 7 pazienti su 10 trattati anche con globulina Covid il rischio di sviluppare una forma più grave della malattia è notevolmente diminuito. 

Nel 70% dei casi, la terapia ha impedito lo sviluppo di complicanze come tempesta di citochine, insufficienza renale, complicanze tromboemboliche, sviluppo di sindrome da distress respiratorio acuto, danni polmonari estesi o peggioramento dei sintomi clinici.

“Lo sviluppo di questo farmaco espande significativamente le capacità dei medici russi nella lotta contro il Covid-19. Ora il loro arsenale contiene entrambe le possibili forme di immunizzazione contro il coronavirus: quella attiva, il vaccino, e quella passiva, l’immunoglobulina”, ha affermato l’amministratore delegato di Rostec Sergey Chemezov.

Peccato che in Italia chi aveva indicato nella terapia con plasma iperimmune una via per la lotta al Covid-19 sia stato attaccato, deriso e lasciato solo.

Parliamo di Giuseppe De Donno. Sempre in prima linea nell’ospedale di Mantova il dottore aveva provato a far accendere i riflettori su questa terapia già nel 2020.

De Donno si è tolto la vita lo scorso luglio. 

Un gesto compiuto forse per il dolore che la sua intuizione non venisse riconosciuta come protocollo utile nella battaglia al covid. Nonostante i numerosi casi di persone guarite con il plasma iperimmune, la cura è sempre stata sminuita, considerata inefficace, dagli stessi colleghi del dottore a cui faceva eco la stampa.

L’attenzione della scienza da subito si è concentrata solo verso certe strade che l’Europa voleva percorrere a qualunque costo.

La battaglia portata avanti dall’ex primario di pneumologia del Poma di Mantova è stata quella di salvare vite durante l’emergenza sanitaria.  

Purtroppo De Donno, ad un certo punto, ha deciso di abbandonare quella battaglia. Ma questa notizia dalla Russia dimostra la ragionevolezza delle sue tesi. Nemo propheta in patria.

https://www.byoblu.com/2021/12/31/cura-de-donno-la-russia-approva-farmaco-da-siero-iperimmune/

Continua la pantomima al lupo al lupo degli Stati Uniti/Nato e in questo modo non si va da nessuna parte

Biden a Putin, risposta dura se la Russia invade l'Ucraina
Seconda telefonata tra i due leader in un mese

Joe Biden (foto Us Casa Bianca) 

Redazione ANSAWASHINGTON
31 dicembre 2021 16:47 NEWS

Nella sua telefonata con Vladimir Putin, Joe Biden ha espresso "sostegno" per la soluzione diplomatica ma ha messo in chiaro che "gli Usa e i suoi alleati e partner risponderanno in modo risoluto se la Russia invade ulteriormente l'Ucraina" e che "progressi sostanziali" nel dialogo "possono avvenire solo in un ambiente di de-escalation piuttosto che di escalation".

Lo rende noto la Casa Bianca.

"Il presidente Biden ha chiesto alla Russia di allentare le tensioni con l'Ucraina", informa la Casa Bianca dopo la telefonata tra i due leader.

Il commander in chief "ha messo in chiaro che gli Usa e i suoi alleati e partner risponderanno in modo risoluto se la Russia invade ulteriormente l'Ucraina", prosegue la Casa Bianca. Biden "ha anche espresso sostegno per la diplomazia, a cominciare dall'inizio del prossimo anno con il dialogo bilaterale sulla stabilita' strategica, alla Nato tramite il Consiglio Nato-Russia, e all'Osce". Il presidente americano ha infine "ribadito che progressi sostanziali in quei dialoghi possono avvenire solo in un ambiente di de-escalation piuttosto che di escalation".

LA TELEFONATA - "Il dialogo è possibile", dall'Ucraina alla stabilità strategica: è la convinzione comune di Joe Biden e Vladimir Putin nella loro nuova telefonata, la seconda nel giro di un mese, questa volta su richiesta russa. Un'apertura ribadita anche poche ore prima del colloquio da entrambe le parti, per alimentare una possibile atmosfera di disgelo in vista delle cruciali discussioni che dal 10 gennaio si apriranno a Ginevra in tre sedi diverse: i negoziati bilaterali Usa-Russia, seguiti dal consiglio Nato-Russia e dalla riunione Osce. "Sono convinto che ... possiamo andare avanti e stabilire un dialogo russo-americano efficace basato sul rispetto reciproco e sulla considerazione degli interessi nazionali reciproci", ha detto lo zar nel suo messaggio di auguri al presidente americano, ricordando il summit di giugno a Ginevra. "La Russia ha messo le sue preoccupazioni sul tavolo e siamo pronti a discuterle, ci aspettiamo che anche Mosca sia preparata a discutere le nostre e quelle dei nostri alleati, sulla base della reciprocità", ha spiegato in una conference call un alto dirigente della Casa Bianca anticipando le mossa di Biden.

Si comincia a concretizzare il significato della risposta "tecnico militare" russa alle continue provocazioni degli Stati Uniti/Nato

Cosa fa la Russia con i missili ipersonici in Siria



La Russia vuole schierare i missili ipersonici Zircon nel porto di Tartus, in Siria. L’articolo di Giuseppe Gagliano

Secondo Newstrail, la Federazione russa avrebbe intenzione di posizionare i nuovi missili ipersonici denominati Zircon nel porto siriano di Tartus come strumento di deterrenza.

Abbiamo già avuto modo di sottolineare il ruolo strategico che ha l’infrastruttura navale del porto di Tartus per la potenza marittima russa.

Proprio allo scopo di incrementare il sea power, la Federazione russa ha con successo portato a termine i test sui missili ipersonici del mar Bianco dimostrando di poter colpire un obiettivo a 400 km di distanza. Non dimentichiamoci che i missili ipersonici non solo viaggiano a una velocità nettamente superiore rispetto a quelle tradizionali, ma soprattutto viaggiano ad altitudine inferiore e ciò consente loro di eludere i tradizionali sistemi di rilevamento missilistico di preallarme che fino a questo momento sono stati costruiti.

Superfluo sottolineare che gli Stati Uniti stanno facendo di tutto per raggiungere la Federazione russa sviluppando nuovi sensori. La preoccupazione da parte degli Stati Uniti dal punto vista militare è pienamente legittima se si considera che anche la Cina ha testato con successo sistemi missilistici analoghi.

Sempre nel contesto dell’innovazione tecnologica missilistica – ma questa volta antiaerea -, anche in questo ambito la Russia sta dimostrando di essere innovativa con il sistema antiaereo denominato S-500 che è stato ulteriormente testato nell’Artico.

Una delle particolarità di questo sistema è dato dal fatto che è armato con missili missili 77N6, progettati per colpire oggetti fino a 600 km di distanza. L’S-500, inoltre, è stato ideato per proteggere le forze armate russe da possibili danni causati da missili ipersonici. Non solo: ma è anche in grado sia di intercettare dispositivi siti degli strati atmosferici più rarefatti che possono giungere fino ai 100 km dalla terra sia di distinguere l’oggetto identificato tra dispositivo amico o nemico e, in particolare, di distinguere tra un aeroplano, un elicottero, un veicolo aereo senza pilota oppure missili.

L'inflazione si mangia la credibilità delle istituzioni turche

Il piano Erdogan non funziona e i bond della Turchia collassano
Il piano "salva risparmi" voluto e annunciato dal presidente Erdogan non sta risparmiando perdite ai bond sovrani della Turchia.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 31 Dicembre 2021 alle ore 14:03


All’inizio della scorsa settimana, la lira turca crollava ai minimi storici contro il dollaro, portandosi a un cambio di 18,36. Il presidente Erdogan correva ai ripari con l’annuncio di un piano “salva risparmi”, che avrebbe contribuito significativamente a foraggiare un rally immediato e incredibile del 35% del cambio. A distanza di pochi giorni, però, gli stessi bond sovrani della Turchia rivelano che il mercato si fiderebbe assai poco di quel piano.

Ieri, il rendimento a 10 anni era salito in area 24,9%. Era sotto il 20% fino a cinque settimane fa. Il rendimento a 2 anni supera il 23%, quando a metà novembre stava al 17%. Il mercato obbligazionario sta lanciando segnali chiarissimi: la strategia di Ankara di tagliare i tassi d’interesse con l’alta inflazione e sperare che il cambio torni a rafforzarsi non avrà successo. In effetti, ieri per un dollaro sono arrivate a servire più di 13 lire. Piano piano, il rally delle prime sedute successive all’annuncio sta disfacendosi. E la ragione è evidente: poiché la Turchia non riuscirà a domare l’inflazione tagliando i tassi, meglio vendere lire e bond.

Bond Turchia, rendimenti alti e non appetibili

Nemmeno a questi rendimenti le obbligazioni sovrane diventano appetibili. Pensate solamente che quest’anno il cambio perde oltre il 40%. Per un investitore straniero che un anno fa avesse acquistato un decennale turco al 12,5%, le perdite ammonterebbero quasi al 30%. Gli stessi investitori domestici trovano poco conveniente acquistare bond sovrani, quando l’inflazione a dicembre è attesa finanche sopra il 30%. E, soprattutto, di questo passo i prossimi mesi rischiano di essere pesanti per la stabilità dei prezzi.

Non a caso, il collasso sta riguardando in misura molto minore i bond della Turchia in dollari ed euro.
La scadenza in euro a 5 anni si aggira intorno alla pari, pur perdendo oltre il 6% in un mese e mezzo. Sembra che gli investitori domestici si siano messi a caccia di asset in valute straniere forti per cercare di mantenere inalterato il potere d’acquisto dei risparmi. Ma l’assottigliamento delle riserve valutarie, già molto negative al netto degli swaps e delle esposizioni con le banche nazionali, invita alla massima prudenza anche in questo caso. Oltretutto, il piano “salva risparmi” maschera un rialzo dei tassi a carico dei contribuenti, accrescendo i rischi fiscali.