L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 gennaio 2022

Il passaporto è solo un abuso di potere che serve per sottomettere. I casi di vaccinati contagiati stanno aumentando vertiginosamente. “I dati mostrano chiaramente che quando una persona vaccinata viene infettata può trasmettere il virus […] Il livello di virus nei vaccinati che si infettano […] è esattamente lo stesso rispetto al livello di virus nelle persone non vaccinate”

Splendori politici e miserie scientifiche del Green Pass
di Marco Villoresi
23 gennaio 2022

Il tempo, si dice, è galantuomo. E la verità è figlia del tempo. Il Green Pass, come sappiamo, è entrato in vigore il 6 agosto 2021. Per valutarne la fondatezza scientifica, offro una breve sintesi storica. A beneficio di tutti, spero. Ma in particolare, di coloro che, conoscendo poco o male i dati, hanno avuto anche scarso riguardo alla scansione temporale degli avvenimenti. Dico subito, però, che i dati che adesso rimetterò in fila erano chiari da sempre. E a disposizione di chiunque. Bastava prenderli in considerazione, con scrupolo e onestà. Dissociandosi dalla strumentalizzazione politica. Ed è grave che dati così chiari siano stati misconosciuti da coloro che vengono stipendiati per osservare, studiare ed esercitare un disinibito spirito critico. E, di conseguenza, per promuovere la consapevolezza culturale e civile dei cittadini.

Torniamo alla scorsa estate. Israele, come noto, è il laboratorio della Pfizer: da lì, con buon anticipo, giungono le informazioni sui vaccini a mRNA. Con giubilante cinguettio urbi et orbi, il 15 giugno Roberto Burioni asserisce che la terra di Israele è “libera dal Covid […] grazie ai vaccini”.

Purtroppo, le promesse di salvezza regalate dai tanti apostoli di quello che Ivan Illich avrebbe definito “scientismo narcisistico”, risultano azzardate. Peccati di fede, ma la fede non ha nulla da spartire con la scienza. E difatti, il 17 luglio il Primo Ministro di Israele Naftali Bennet dichiara mestamente che la protezione dall’infezione dei vaccini è “significativamente inferiore” rispetto alle attese.

Nel frattempo, l’Inghilterra, l’altro paese all’avanguardia nella pratica della vaccinazione, sta vivendo la stessa situazione, pur utilizzando Astrazeneca, il siero ormai dimenticato, anche se sarebbe più giusto dire rimosso. Oltre che nei Report della Public Health,da metà luglio in poi sui media inglesi circolano brutte notizie, che fanno il paio con quelle di Israele: i casi di vaccinati contagiati stanno aumentando vertiginosamente. Ma, come in Israele, c’è di più e di peggio: si registrano vaccinati ospedalizzati. E, purtroppo, anche vaccinati deceduti.

Taccio sulle complesse problematiche relative alla sicurezza dei vaccini – sull’affaire AstraZeneca, ad esempio, o sui trucidi Open Days per adolescenti, lascio la parola ai futuri storici della medicina, se non agli storici della morale. A me interessa sottolineare che i dati confermano la validità dei vaccini come buon deterrente contro la malattia grave e la morte. Ma, sin dalla tarda primavera del 2021, mostrano anche che l’immunizzazione è un miraggio che svanisce insieme alle fanfaronesche percentuali sbandierate dai produttori. Dunque, il campo dei potenziali untori si allarga, mettendo i contagiati vaccinati e i contagiati non vaccinati sullo stesso piano. Difatti, pur con colpevole ritardo, il 28 luglio, ecco l’inequivocabile dichiarazione di Anthony Fauci: “I dati mostrano chiaramente che quando una persona vaccinata viene infettata può trasmettere il virus […] Il livello di virus nei vaccinati che si infettano […] è esattamente lo stesso rispetto al livello di virus nelle persone non vaccinate”.

Lascio da parte il fatto che i nuovi studi sull’efficacia dei vaccini forniscono dati ancor più deludenti, prefigurando l’incubo del booster ad infinitum. E anche che molte delle informazioni offerte dalle case farmaceutiche potrebbero essere state maramaldescamente artefatte sin dall’inizio, come sembra suggerire Peter Doshi sul BMJ. Non è mio compito parlare di vaccini. Ne parlo solo relativamente al Green Pass e alle sue deliranti declinazioni. Ne parlo solo per dimostrare cosa fosse in realtà il decreto del 23 luglio 2021: un esercizio di dispotismo, cinico e tracotante, privo di razionale scientifico. La tetra stagione politica e sociale che stiamo vivendo è inaugurata da un “arbitrio”, come lo definì con perfetta excusatio non petita – e, dunque, illuminando la sottintesa culpa – lo stesso Draghi. Ricordo ancora una volta le parole usate nella conferenza stampa del 22 luglio, rammentando anche che nessun membro del governo ha avuto non tanto il coraggio, quanto la dignità di chiedere scusa al paese: “Il Green pass è una misura con la quale i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”.

Per mesi la propaganda in salsa scientista ha fatto finta di niente. Da una parte ripetendo lo slogan della “pandemia dei non vaccinati” – ma bastava guardare le curve epidemiche dei paesi più vaccinati al mondo per capire la bestialità scientifica che ci stavano propinando. Dall’altro, continuando a costruire il nemico interno, il sempre utile capro espiatorio. Mesi di gride manzoniane con i decreti a cascata. E mesi di grida, sempre manzoniane, nel circo mediatico: “dagli all’untore!”. Così, prima che qualche opinionista di rilievo decidesse di correggere con fermezza questa colossale opera di Disinformatia,abbiamo dovuto attendere metà dicembre. Del resto, la variante Omicron, isolata l’11 novembre in Botswana, ha reso ancor più ridicolo il principio di fondo del Green Pass: una farsa invereconda, con le ricadute che conosciamo sulla vita e sul lavoro dei cittadini. Omicron è assai meno pericolosa, ma elude ancor di più la protezione vaccinale. Il CDC (20 dicembre) ha ribadito che i vaccinati possono infettarsi e, pur essendo asintomatici, infettare. E un rapporto dell’Istituto Koch (30 dicembre) ha mostrato che in Germania il 90% dei casi Omicron riguardano persone vaccinate.

I dati che ho rimesso insieme sono impietosi quanto imbarazzanti. Definito “geniale” dal ministro Brunetta, il Green Pass è divenuto sempre più il feticcio di un totalitarismo arrogante e insipiente. Pericoloso per la democrazia, perché teso a compromettere o alienare diritti fondamentali della persona. Pericoloso per la salute pubblica, perché ha paradossalmente favorito il contagio regalando ai vaccinati uno stolido senso di sicurezza. Pericoloso, infine, perché capace di lacerare ancor di più il tessuto economico, sociale e psicologico di un paese stremato e incattivito.

Quando è stato introdotto il Super Green Pass – un “nuovo paradigma”, ovvero “un obbligo non obbligatorio” -, il fine costituzionalista Michele Ainis ha scritto: “Nessuno scandalo, il governo talvolta dev’essere insincero, per non allarmare i cittadini”. D’accordo, nessuno scandalo, chi vuole solidarizzi gongolante con questa grottesca e tartufesca rivisitazione della Ragion di Stato e con un governo che, calpestando il principio di proporzionalità, il più sacro della nostra Costituzione, impone divieti senza fondamento scientifico. Lo scandalo, in effetti, è un altro: è la pecorile distrazione del mondo della cultura, che non è stata meno colpevole e ripugnante della trucibalda connivenza. Mi permetto di ricordare a tutti i liberi cittadini una cosa molto semplice: accettando che l’insincerità della politica si associ all’insincerità degli ‘esperti’ – o alla loro vanità, alla loro stupidità -, rischiamo di preparare la nostra nemesi, per usare un’altra parola cara ad Illich.

Non so se e quando riusciremo a liberarci dalle vergognose discriminazioni messe in opera col Green Pass. Né dalla conseguente follia burocratica. Certo non basterà Amnesty International, già intervenuta duramente. Ma dovremo liberarci anche dallo scientismo cabarettistico. E rispettando l’umile metodo e i tempi lunghi della scienza, verificare quante sciocchezze sono state dette e fatte in nome della scienza. Per chiudere con un po’ di ottimismo, però, segnalo che in un’intervista del 27 dicembre, Andrea Crisanti ha risolutamente affermato che il Green Pass “non garantisce luoghi sicuri”. E, a conferma della sua inutilità, ha perfino asserito che “sono i vaccinati […] che contribuiscono in maniera elevata a diffondere il virus”. Benché tardivo, credo che il grande psichiatra Oliver Saks lo avrebbe definito un “risveglio”. Bene, lo salutiamo con gioia, sperando sia il primo di una lunga serie di risvegli fondati sulla scienza. E non, come nel caso del Green Pass, sul suo osceno pervertimento politicamente e mediaticamente pilotato.

Allora, siccome l’ho citato più volte, seguo Illich anche quando dice che nelle controversie pubbliche bisogna saper “demolire le bugie con le risate”. Forse mi sbaglio… Ma credo che una parte dei cittadini italiani marcati con codice a barre, quanto meno quelli dotati di buon senso e non ancora sopraffatti dal senso comune, vincendo la paura pandemica e l’atavico servilismo… sì, io credo che oggi, riecheggiando una celebre e liberatoria battuta, potrebbero dire in coro al governo di migliori: “il Green Pass è una cagata pazzesca!”. Probabilmente, ci sarebbero ben più di 92 minuti di applausi.

Il porto di La Spezia si riorganizza per andare incontro ai camion fermi in attesa, il governo dorme sonni placidi

Porto di La Spezia: nuova ordinanza limita l’accettazione giornaliera di container vuoti



giovedì 27 gennaio 2022

Il presidente dell'Autorità portuale del mar ligure orientale, Mario Sommariva, ha firmato una nuova ordinanza sperimentale per la gestione dei flussi dei container vuoti all'interno del porto di La Spezia.

L’ordinanza prevede che per tre mesi non potranno essere accettati dai terminal oltre 300 vuoti al giorno.

In particolare ogni terminal – si legge nell’ordinanza – dovrà assicurare la consegna di almeno 25 container vuoti per ogni ora di lavoro, dalle 7 alle 19 e dal lunedì al venerdì, fatte salve eventuali giornate festive infrasettimanali.

Tale livello minimo di servizio potrà essere ridotto solamente in caso di container vuoti da consegnare giornalmente inferiori alle 100 unità; in tal caso il limite minimo è stabilito in 10 container vuoti per ogni ora di lavoro.

I contenitori in eccedenza dovranno essere “spediti”, in orario notturno via gomma o attraverso navette ferroviarie, al retroporto di Santo Stefano Magra.

Si tratta di una soluzione che con cui, insieme alla gestione dei flussi già avviata negli scorsi mesi, l’Autorità portuale punta a evitare code e congestionamenti, che nei mesi scorsi avevano sollevato rimostranze da parte dell'autotrasporto.

Il governo Draghi, lo stregone maledetto/coniglio mannaro/testa d'ariete/vile affarista, fa di tutto per rallentare/fermare l'economia italiana è il mandato che la finanza internazionale gli ha dato

Attese dei camion nei porti: Trasportounito chiede regole nazionali


giovedì 27 gennaio 2022

Trasportounito torna sul problema code nei porti da parte dei tir e chiede al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili l'avvio di un’azione di regolazione dei cicli operativi dei camion nei porti.

“La problematica – sottolinea in una nota Giuseppe Tagnochetti, coordinatore ligure di Trasportounito – non può essere affidata solo alla regolazione, validissima, di singoli presidenti di Autorità di Sistema Portuali, ma deve prendere spunto dalle importanti analisi e iniziative portuali territoriali nonché dai lavori svolti tra operatori dell'Autotrasporto e Committenza al tavolo Nazionale Contenitori, e sfociati in prassi condivise per la regolazione delle attese-camion, per il controllo dei contenitori vuoti e di altri elementi operativi”.

Un camion rallentato o bloccato in porto, ha spiegato l'associazione genera un ritardo alla consegna o ritiro della merce dallo stabilimento e quindi alla capacità di tutta la filiera logistica a fornire servizi all’industria, commercio, operatori economici.
Disciplinare i tempi di attesa al carico e allo scarico

Tagnochetti ha espresso apprezzamento per le ordinanze emanate dal presidente di La Spezia, Mario Sommariva, su tracciamento dell’operatività dei camion, automazione in corso dei varchi portuali e digitalizzazione documentale. "Ma continua a mancare un’azione nazionale e governativa - ha aggiunto - più volte richiesta al ministero che disciplini i tempi di attesa al carico e allo scarico, impegni gli scali alla tracciabilità delle operazioni documentali di carico e scarico e individui parametri standard dei livelli di servizio ai sensi della legge 84/94 superando la visione puramente contrattualistica dei rapporti tra operatori e definendo le singole responsabilità di autotrasportatori e terminalisti, ma anche di spedizionieri e compagnie da cui spesso dipendono i via libera troppo anticipati alle partenze dei camion che causano poi i fenomeni di congestione".

Il vaccino che non vaccina, ti ammali e vai all'ospedale. Il passaporto degli inoculati è inutile ma il governo lo vuole deve creare la divisione tra i cittadini

SPY FINANZA/ Green Pass, Quirinale e Sanremo coprono il nostro commissariamento
Pubblicazione: 28.01.2022 - Mauro Bottarelli
La riunione della Bce di settimana prossima sarà molto importante per l’Italia. Ma l’opinione pubblica sembra non averne affatto contezza

Christine Lagarde, presidente della Bce (LaPresse)

Se a partire dal 1° febbraio – da un giorno con l’altro – non doveste più trovare miei articoli su questa testata, per una volta vi invito a utilizzare unicamente la logica del rasoio di Occam. Con ogni probabilità, infatti, sarò semplicemente rimasto senza notebook o wi-fi. Il pc con cui scrivo, infatti, ha quattro anni e 15-16 ore di utilizzo al giorno. Tutti i giorni. Natale e Ferragosto compresi. Nonostante tutti gli anti-virus e i programmi di re-freshing del mondo, da alcune settimane oltre a essere di una lentezza degna di Rui Costa a fine carriera, emana in maniera fissa un rumore simile a un C-130 in avaria.

Tradotto, sta per lasciarmi. E ne avrebbe anche tutte le ragioni, morendo con onore sul campo. Al netto del crowdfunding che vi invito a lanciare sul mio conto Amazon per garantirmi l’acquisto di un mezzo alternativo che regga i miei ritmi di lavoro e dei miei scongiuri affinché la dipartita sia rinviata, comunque sia dal 1° febbraio io non potrò comunque entrare in un negozio di elettronica. E, ugualmente, se dovessi avere problemi con il totem del wi-fi. Perché non essendo in possesso del green pass, nemmeno base, quei punti vendita mi sono preclusi. In compenso, posso andare a comprare le crocchette per il cane (che non ho) o il pellet per la stufa (anch’essa assente).

Caro presidente della Repubblica appena eletto o in via di elezione, mi rivolgo a Lei: è conscio di essere il tutore di una Costituzione fondata sul lavoro, ma che vede il medesimo diritto negato – quantomeno potenzialmente – al sottoscritto? E a qualche altro milione di cittadini. E non per un errore. Per scelta. Lo ha detto chiaro e tondo martedì sera in un talk show il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri: lo Stato farà di tutto per rendere la vita difficile ai non vaccinati, poiché pericolosi. Se Macron gioca a fare Napoleone, Sileri gioca a fare Macron. Eppure, la poco edificante parabola di smargiassate finite in Procura o con ispezioni del professor Pregliasco dovrebbe invitare alla cautela rispetto a certe minacce nei confronti dei cittadini. Magari non vaccinati, ma con – udite udite – medesimi diritti degli altri. In primis, perché contribuenti. Anche del sistema sanitario, il cui funzionamento dovrebbe essere fra i compiti dell’ineffabile Sileri, uno che ultimamente affronta l’ineluttabilità del Karma con invidiabile spavalderia.

Ad esempio, dovrebbe garantirmi la possibilità di avere un medico di base. Perché mi servono farmaci per il cuore, mi serve l’insulina per il diabete e mi serve il piano che ogni anno la sanità mi richiede a certificazione della mia patologia (le dico un segreto Sileri, ma lo tenga per sé, mi raccomando: dal diabete non si guarisce, te lo porti fino alla bara) [questo si chiama accanimento amministrativa che rende pesante la vita a chi è ammalato per sempre]. Insomma, quasi volessi truffare l’Erario per quelle tre confezioni di aghi da 6 millimetri che mi passa ogni mese. E se anche volessi mettermi in fila all’Asl o Ats o come diavolo si chiama ora per pietire un medico di base, magari dall’altro capo della città, non potrei: perché non ho il green pass, quindi vittima dell’apartheid di Stato. Cosa dice Sileri, non avrei tutto il diritto di denunciarla per omissioni di atti d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e magari – volendo ripagare la sua prosopopea minacciosa con la medesima, paradossale moneta – per tentato omicidio, visto che senza insulina schiatto in due giorni per coma diabetico? Cosa dice, le viene ancora da ridere e aggiustarsi il ciuffo?

Signori, volete capirla che alle porte c’è qualcosa di decisamente serio? Persino Israele ha eliminato, dalla sera alla mattina, il green pass. Israele, il laboratorio vaccinale a cielo aperto del mondo intero. La ragione? Il vaccino contro Omicron è inutile, la gente si infetta comunque. Quindi, tanto vale riaprire la società ed evitare almeno di stroncare l’economia, unendo al danno anche la beffa. Detto chiaro e tondo. Se non vi fidate del sottoscritto, digitate le parole chiave in qualsiasi motore di ricerca e cercate fonti a vostro modo di vedere più autorevoli. Il resto dell’Europa sta facendo altrettanto, via i divieti e convivenza con il virus. Ovviamente, rispettando le misure minime di cautela – le solite, da almeno due anni – che prevedono mascherina, igienizzazione frequente e un minimo di distanziamento. Le stesse che la retorica vaccino-centrica del Governo ha spinto il 90% degli italiani a gettare nel wc il giorno dopo l’iniezione: il risultato è sotto gli occhi di tutti, le strade di Milano sembrano vivere in un perenne 16 di agosto come nel giorno della marmotta. Vuote. Traffico ai minimi. Bar e ristoranti deserti, negozi in cui si sente l’eco del respiro dei commessi, nonostante i saldi. E dal 1 febbraio, ancora peggio. Qualche milione di italiani si voterà totalmente, anima e corpo, ad Amazon. E sarà costretto a farlo per forza. Il sottoscritto compreso.

Perché dopo aver precluso la vita sociale, a una persona cosa resta? I libri, la musica, la televisione. Tutti diversivi irraggiungibili fisicamente a livello di approvvigionamento, in base ai nuovi divieti. Niente librerie, niente negozi di musica, niente punti vendite per tv, lettori dvd, abbonamenti a pay-tv, telefonia. Quelli sono lussi che merita solo chi si è vaccinato. E poi, magari, infettato. Agli altri tocca fare tutto on-line. Jeff Bezos ringrazia sentitamente. I dipendenti in carne e ossa che verranno licenziati da negozianti e catene stroncati del tutto dall’e-commerce un po’ meno.

In compenso, almeno la scuola è salva. Anzi, mica tanto, visto che le classi in DAD ormai sono la norma e l’istruzione in presenza più rara di un Gronchi rosa. E poi, come mai per chi fa la terza dose il green pass non avrà scadenza, sarà illimitato? Forse il Governo ha deciso che il regime attuale diventerà norma anche extra-Covid e si è scordato di dircelo e di farlo votare al Parlamento? Non eravamo di fronte a un’emergenza sanitaria, quindi temporalmente legata alle strette necessità di vittoria sul virus? Perché, nel pieno del bailamme totalizzante della corsa al Colle, si è trovato il tempo di riflettere sulla nuova natura ad libitum del green pass per i vaccinati con booster? Forse perché oltre al 10% di non vaccinati, questo Governo sta riuscendo nel miracolo di far deragliare l’economia e far incazzare anche il 90% di chi si è fatto inoculare il siero due o tre volte, ma, magari, è risultato positivo e si è pure ammalato con sintomi? Sarà per questo che stringono i cordoni ai non vaccinati, forse per rilanciare la campagna del dagli all’untore per evitare che parta quella del dagli al cialtrone?

I dati parlano chiaro. E non tornano. Quanti morti per altre patologie si stanno conteggiando nella Spoon River quotidiana e mediatica dei bollettini ansiogeni? Perché rispetto alla media Ue, da noi si muore come le mosche. Qualcosa non va. E ripeto, lo dicono i numeri. Certo, ora c’è una settimana di Sanremo, quindi il Governo (ammesso che resista all’operazione Quirinale) potrà contare su un’altra occasione di distrazione di massa. Poi però si cominceranno a tirare le somme. A partire dalla riunione Bce del 2-3 febbraio. E ci vorrà un Amadeus in forma smagliante per evitare che la gente si preoccupi di quanto deciso a Francoforte, ve lo assicuro. Perché il prezzo per uno schermo anti-spread che non veda il nostro differenziale a 300 entro San Valentino sarà alto. Molto alto. Alle soglie del commissariamento dei conti.

Perché, come vi dico da mesi, il miracolo Pnrr va già riscritto. L’inflazione ha mandato a carte e quarantotto tutte le belle prospettive che vi erano contenute all’interno e, paradossalmente, il doping da credito di imposta del superbonus ha innescato l’overdrive rispetto a quanto ci spetta. I tempi si allungano.

Il Parlamento non ancora ratificato la riforma del Mes (chissà come mai?) e in Europa cominciano a perdere la pazienza: non a caso, a Roma stanno pensando di contattare Federica Sciarelli per avere notizie della seconda tranche dei miracolosi 209 miliardi del Recovery Fund. Sta accadendo tutto sotto il nostro naso, en plein air ma magicamente avvolto dalla nebbiolina azzurra e stordente dell’infodemia sanitaria. Non lo dico per me, ognuno si gratta le proprie rogne da solo. Ma per voi, liberi e vaccinati: svegliatevi, prima che sia tardi. Perché in questi giorni di tour de force quirinalizio, una sola cosa di reale è emerso dalle chiacchiere intercettate a microfoni spenti, in arrivo dal fronte Pd: Qui viene giù tutto.

Siamo al conto alla rovescia di Suburra. Ma se vi basta la Schadenfreude sanitaria di sapere quelli come me esclusi dall’acquisto in negozio di un nuovo notebook per accettare la Troika, divertitevi.

Eurasia chiama e Iran, India, Cina, Pakistan, Uzbekistan, Sri Lanka, Bangladesh, Afghanistan, rispondono. Esprimono la volontà di unirsi anche al Qarar, Oman ed Emirati Arabi Uniti

I PORTI IRANIANI SI APRONO ALLA CINA
27 Gennaio 2022

(Foto: Notizie Geopolitiche / ML).

di Silvia Boltuc * –

I termini del piano di 25 anni stipulato fra Teheran e Pechino fino ad ora non erano stati resi noti. La mossa della Cina di aprire il suo primo consolato in Iran e le dichiarazioni riguardo il piano di investimenti nella regione del Makran rivelano parte della strategia cinese che mira ad un insediamento massiccio di aziende cinesi nell’area e di collegare i porti iraniani, in particolare quello di Chabahar, alla Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta). Il piano prevede il coinvolgimento di una delle repubbliche dell’Asia centrale come corridoio che favorirà il transito delle merci cinesi.
Il porto iraniano di Chabahar, situato nel Golfo dell’Oman, è un progetto nato dalla collaborazione trilaterale fra i governi di Iran, India ed Afghanistan. Questa infrastruttura avrebbe consentito all’Afghanistan uno sbocco sul mare per i suoi commerci e lo avrebbe collegato ai corridoi che coinvolgono le merci indiane in transito attraverso l’Eurasia, rendendo il paese stesso un corridoio importante. All’India, che ha investito ingenti risorse in questa infrastruttura e la gestisce, il porto fornisce una rotta alternativa al Pakistan per il suo export verso Kabul e le repubbliche dell’Asia centrale per poi raggiungere i mercati di Russia ed Europa. Va sottolineato che le merci dirette in India possono attraversare il Pakistan ed essere consegnate al confine, ma nessuna merce indiana può essere esportata percorrendo questo corridoio. L’Iran ha realizzato con Chabahar il suo primo porto in acque profonde collocato fuori lo Stretto di Hormuz e lontano dalle problematiche legate alla sua sicurezza. Inoltre, attraverso questa pregevole infrastruttura il paese si rilancia come importante snodo per l’import-export regionale ed internazionale.
Il progetto, grazie al ruolo chiave che ricopre per i commerci indiani, ha ottenuto l’esenzione dalle sanzioni all’Iran applicate dall’alleato statunitense di Nuova Delhi attraverso l’istituzione di una zona economica libera.
Il crollo del governo Ghani in Afghanistan ha cambiato gli equilibri gettando in un primo momento un’ombra sul porto che perdeva uno dei suoi attori chiave. In attesa di un eventuale e tutt’altro che certo coinvolgimento del nuovo governo ad interim afghano, che pure si è dimostrato interessato a perseguire alcuni progetti dei precedenti governi (un esempio è il TAPI), anche per l’India le cose stanno cambiando.
Nuova Delhi puntava allo snodo portuale per frenare l’espansionismo cinese, cosa che gli è valso l’appoggio e l’allineamento strategico di Washington, e di monitorare le manovre di Pechino all’interno del Mar Arabico. Le necessità contestuali e l’uscita di scena del governo afghano precedente hanno ribaltato la situazione fornendo l’accesso alla Cina ed ai suoi investimenti, al punto che si sta discutendo di collegare il porto iraniano con il porto pakistano a guida cinese di Gwadar, che nelle intenzioni iniziali era la diretta concorrenza.
La cooperazione tra Cina ed Iran si amplierà grazie al patto strategico di 25 anni siglato dai i due paesi. Il lancio di un nuovo consolato cinese, il primo in Iran, nella città portuale di Bandar Abbas promuoverà gli investimenti di Pechino sulla costa iraniana del Golfo di Oman, in particolare offrirà supporto alle numerose società cinesi che prevedono di aprire nella regione. Sotto la presidenza di Rouhani l’Iran aveva già annunciato l’intento di sviluppare la costa del Makran al punto che si era discusso dell’impatto che il turismo internazionale avrebbe potuto avere sulla cultura locale. Pechino avrà un ruolo primario nel suo sviluppo, avendo già un accordo multimiliardario di 40 anni con il Pakistan per la parte della regione che afferisce al Belucistan pakistano ed il porto di Gwadar ed essendo già presente nelle zone di libero scambio di Chabahar e Bander Abbas e dal 2016 nei poli industriali iraniani di Jask e di Hormozgan.
I porti iraniani entreranno quindi a pieno titolo nella Belt and Road Initiative di Pechino e Teheran riceverà 400 miliardi di dollari di investimento per progetti infrastrutturali.
La Cina ha sicuramente valutato l’opportunità attraverso Chabahar di collegarsi al corridoio russo Nord-Sud (INSTC). Nuova Delhi, infatti, spinge affinché il porto sia parte integrante del corridoio. A tal proposito, ad ottobre il ministro degli affari esteri indiano Jaishankar è volato in visita in Armenia, paese che già fa parte del corridoio, per discutere dell’inserimento del porto come snodo bilateralmente vantaggioso.
L’Iran, sempre più deciso a rilanciarsi come hub logistico ed energetico leader nella regione, ha nuovamente manifestato la sua disponibilità ad accogliere anche gli investimenti delle compagnie uzbeke nei porti settentrionali e meridionali del paese, compagnie che l’anno scorso in seguito ad un accordo quadro con Pakistan, Stati Uniti ed Afghanistan, sembravano aver preferito le rotte attraverso questi paesi.
L’Uzbekistan ha proposto di istituire un centro logistico nel porto di Chabahar. La seconda riunione del gruppo di lavoro trilaterale tra India, Iran e Uzbekistan sull’uso congiunto del porto di Chabahar si è tenuta virtualmente il 14 dicembre 2021. La strategia iraniana è quella di stabilire una rotta per il transito delle merci dalla Cina occidentale utilizzando la rete ferroviaria dell’Uzbekistan ed il trasporto marittimo attraverso il Mar Caspio. Teheran è altresì pronta a sviluppare una rotta di transito per l’Uzbekistan attraverso i vicini stati arabi meridionali, tra cui Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti.
Infine, l’India ha sottolineato l’interesse di Sri Lanka e Bangladesh, che possono utilizzare il porto iraniano di Chabahar attraverso i porti indiani per unirsi al corridoio di transito Nord-Sud (INSTC).
In conclusione, il porto iraniano che rientrava in una strategia volta a minare l’espansionismo cinese, al punto da portare Washington ad esentare l’area dalle sanzioni, è divenuto uno snodo fondamentale della Belt and Road Initiative e potrebbe nel breve periodo essere collegato al porto pakistano di Gwadar.
L’India, che aveva investito nel porto come parte delle sue strategie anticinesi ed antipakistane, nonostante i recenti sviluppi trae comunque importanti benefici in termini di collegamento e di commerci. Attraverso Chabahar, infatti, si collega al corridoio Nord-Sud, e può accedere ai mercati dell’Asia centrale, russi ed europei.
L’Iran diviene a pieno titolo uno snodo fondamentale dei più importanti corridoi regionali, nonché un importante hub energetico e logistico. Ora più che mai per il paese è importante finalizzare un nuovo accordo sul nucleare per riprendere le proprie esportazioni di oil & gas con acquirenti del calibro di Cina ed India grazie alle rinnovate strutture portuali ed ai depositi di stoccaggio strategicamente costruiti nei loro pressi.
Articolo in media partnership con SpecialEurasia. Per maggiori informazioni sull’Iran è possibile consultare la sezione dedicata Iran.

* International Affairs Specialist, Managing Director SpecialEurasia.

Perché inoculare il vaccino che non vaccina ai bambini? Il farmaco sperimentale certamente non ferma le rare morte, forse è opportuno orientarsi verso le cure

Alberto Villani/ “Decessi per Covid tra bambini sono rari, ma vaccino è fondamentale”
Pubblicazione: 26.01.2022 - Carmine Massimo Balsamo
Covid, il pediatra Alberto Villani a Repubblica: “Il virus può essere cattivissimo anche per i bambini. Sulla variante Omicron…”

Il professor Alberto Villani a Uno Mattina

Il vaccino ai bambini è fondamentale per evitare i decessi: categorico Alberto Villani. Intervenuto ai microfoni dei colleghi di Repubblica, il primario di Pediatria dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ha tenuto a fare chiarezza: la morte per il virus è un evento estremo tra i più piccoli, così come le cure in terapia intensiva, ma il Covid «può essere cattivissimo anche per i bambini».

«Abbiamo il dovere di rassicurare le famiglie e allo stesso tempo di spiegare che non è possibile prevedere in origine l’esito finale della malattia», ha evidenziato Alberto Villani, ribadendo che quando il numero di soggetti positivi al Covid si amplia a dismisura i rischi aumentano. La colpa non è esclusivamente della variante, «quanto la sua contagiosità»: «Con l’attuale numero di contagi aumentano anche i ricoveri, le rianimazioni e i decessi».

ALBERTO VILLANI SUL CONTAGIO TRA I PICCOLI

Per quanto concerne i sintomi dell’infezione da Covid per i bambini, Alberto Villani ha rimarcato che nella stragrande maggioranza dei casi se la cavano con forme molto lievi, dalla febbre alla tosse, passando per il raffreddore. Attenzione però: «Possono subentrare problemi respiratori o la Mis-C, la sindrome infiammatoria multi organo tipica dell’età evolutiva che a sei-otto settimane dall’infezione porta a una situazione talmente critica da richiedere in due casi su tre la rianimazione a causa di disturbi cardiologici e del sistema nervoso». Alberto Villani ha successivamente citato le miocarditi, che hanno conseguenze più serie rispetto a quelle innescate dalla vaccinazione, e ovviamente il long Covid, che «colpisce il 5-7% di coloro che hanno contratto l’infezione e a distanza di tempo presentano astenia, stanchezza cronica, disturbi gastro-intestinali, sintomi di interesse neuro-psichiatrico».

I vaccini non vaccinano, questo dicono i dati provenienti da Israele, ti ammali e vai all'ospedale forse ti intubano. Quattro dosi in un anno un pò troppo per essere un vaccino è un farmaco sperimentale

Covid Israele oggi, rallenta contagio ma aumentano casi gravi



di Adnkronos

(Adnkronos) - Rallenta il contagio in Israele, dove nelle ultime 24 ore sono stati confermati 76.017 nuovi casi di coronavirus contro gli 83.613 del giorno precedente. Lo riferisce il ministero della Sanità, sottolineando però che sono in aumento i casi gravi di Covid-19. Negli ospedali israeliani sono infatti 888 i pazienti Covid ricoverati, tra cui 187 intubati. La percentuale dei positivi sul totale dei test effettuati è del 21,83 per cento, quasi la stessa del giorno precedente.

26 gennaio 2022

4 inoculazioni in un anno dicono che il vaccino non vaccina e insistere è demoniaco nonché stupido. Gli ebrei sionisti nel cul-de-sac

Covid: Israele estende la quarta dose agli over 18 a rischio
E a chi lavora in ambienti con forti possibilità di contagio

© ANSA/EPA

Redazione ANSAGERUSALEMME
26 gennaio 202223:44NEWS

(ANSA) - GERUSALEMME, 27 GEN - Il Ministero della Salute israeliano ha annunciato mercoledì sera che la quarta dose di vaccino anti-Covid sarà estesa alle persone a rischio con età superiore ai 18 anni.

Il direttore del ministero della Salute Nachman Ash ha autorizzato la somministrazione del secondo booster sia alle persone ad alto rischio a causa di malattie che per quelle che lavorano in un ambiente a rischio, ha affermato il ministero in un comunicato stampa.

Questa decisione, si legge ancora nella nota, è stata presa in considerazione dei risultati efficaci della quarta dose, somministrata in Israele dall'inizio del mese a persone di età superiore ai 60 anni. La somministrazione di una quarta dose del vaccino Pfizer consente di moltiplicare gli anticorpi da 3 a 5 volte rispetto alla terza dose e, secondo il ministero, ridurrà il numero di contagi.
Il comitato medico del ministero aveva raccomandato la somministrazione della quarta dose a tutta la popolazione sopra i 18 anni, ma il direttore del ministero per il momento l'ha autorizzata solo ad una certa categoria di persone a rischio.

I vaccini che non vaccinano obbligano nella Repubblica Ceca a creare associazioni parallele dei medici che non sostengono la narrazione ufficiale e cercano la verità

Troppe menzogne: nascono ordini dei medici alternativi



Ecco finalmente un esempio da seguire e proviene dalla Repubblica Ceca dove i camici bianchi che non ne possono più delle imposizioni e delle bugie degli ordini dei medici, regolarmente a libro paga delle aziende farmaceutiche da loro come in tutto il mondo occidentale, hanno fondato un’associazione medica parallela. In questo organismo sono confluiti membri regolari della Camera medica ceca (ČLK) che hanno un’opinione diversa sulla questione del Covid rispetto al presidente Kubek. L’obiettivo principale della nuova camera è avviare una discussione medica vera sulla pandemia e sulle vaccinazioni proprio quella che viene accuratamente evitata con il sostegno attivo della politica e dei media: lo scopo finale del nuovo organismo e dunque quello di dimostrare ai cittadini che in medicina si deve sempre cercare la verità e che le affermazioni dogmatiche, come si sta via via confermando, sono molto pericolose per tutti.

Il fondatore dell’associazione medica alternativa, Miroslav Havrda, molto noto nel Paese, dice di aver perso il rispetto per Milan Kubek, presidente dell’Ordine quando ha iniziato a diffondere fanatiche fantasie di morte se le persone non si fossero vaccinate. Ha anche denunciato ripetutamente persone sane e non vaccinate che era state gravemente danneggiate dalle misure del Corona e che per questo hanno polemizzato allo scoperto. E ha anche affermato che la vaccinazione avrebbe significato la fine della pandemia pandemia: o ha mentito o ha sbagliato in maniera talmente clamorosa che non può certo continuare ad essere un punto di riferimento. La notizia di questa secessione ha un qualche rilievo per almeno due motivi importanti: gran parte della narrazione mistificatoria ha potuto affermarsi grazie anche alla complicità di ordini e associazioni mediche che spesso sono diventate una leva per evitare e tacitare qualsiasi discussione, specialmente in merito alle cure che oggi si stanno rivelando salvavita, ma che sono state invece messe all’indice. Ora evidentemente questa situazione e il ruolo indecente svolto dalle burocrazie sanitarie, avide di mettere le mani sugli enormi profitti pandemici, sta creando un punto di rottura per cui l’efficacia della propaganda è destinata a perdere mordente. La seconda notizia importante è che una fetta di popolazione, minoritaria, ma agguerrita, non sovrastata né dalla paura, né dallo spirito gregario a nessun costo vuole arrendersi alle evidenti menzogne di chi specula sulla salute umana. E men che meno ai disegni politici che si intravedono fin troppo chiaramente dietro la narrazione virale. Dunque per il potere si pone un problema su come continuare su questa strada e sulla convenienza a creare una frattura cos’ grande nella società.

Miroslav Havrda nell’annunciare la formazione di questo ordine alternativo dei medici ha detto che “I non vaccinati sono mentalmente aggiornati per combattere le restrizioni illegali – ma i vaccinati stanno cominciando a rendersi conto di essere stati ingannati e stanno valutando con molta attenzione se è il caso di ricevere una terza, quarta o quinta dose di richiamo, quando molti esperti in questo paese e in tutto il mondo che sostengono il modo migliore per prevenire malattie gravi è contrarre una malattia lieve sotto forma di un’infezione variante omicron”. E vista l’enorme infettività di Omicron e la sua mitezza i test massicci annunciati dal ministero della sanità saranno solo una perdita di miliardi senza senso e senza alcun costrutto.

Ovviamente se ordini dei medici alternativi cominciassero a nascere anche in altri Paesi, come Havrda ha intendere che sta accadendo, la narrazione sarebbe colpita a morte e colerebbe a picco in poco tempo.

Il vaccino non vaccina, ti fa ammalare e muori così succede negli Emirati Arabi Uniti, vaccinati al 100%

Wed 26-01-2022 21:38 PM
Gli Emirati Arabi Uniti annunciano 2.369 nuovi casi COVID-19, 1.201 recuperi, 4 decessi nelle ultime 24 ore


ABU DHABI, 26 gennaio 2022 (WAM) - Il Ministero della Salute e della Prevenzione, MoHAP, ha annunciato di aver condotto oltre 500.146 test COVID-19 aggiuntivi nelle ultime 24 ore, utilizzando apparecchiature di test medici all'avanguardia.

In una dichiarazione, il Ministero ha affermato il suo obiettivo di continuare ad espandere la portata dei test a livello nazionale per facilitare l'individuazione precoce dei casi di coronavirus ed eseguire le cure necessarie. Come parte della sua intensa campagna di test, MoHAP ha annunciato 2.369 nuovi casi di coronavirus, portando il numero totale di casi negli Emirati Arabi Uniti a 833.201.

Secondo il Ministero, le persone infette sono di varie nazionalità e si trovano in condizioni stabili e ricevono le cure necessarie.

MoHAP ha anche annunciato 4 decessi a causa di complicazioni COVID-19, portando il numero totale di decessi nel paese a 2.228.

Il Ministero ha espresso le sue sincere condoglianze alla famiglia del defunto e ha augurato agli attuali pazienti COVID-19 una pronta e completa guarigione. Ha invitato tutti i membri della società a collaborare con le autorità sanitarie, ad aderire alle istruzioni e alla distanza fisica per garantire la salute e la sicurezza di tutti.

MoHaP ha anche notato che altri 1.201 individui si erano completamente ripresi da COVID-19, portando il numero totale di recuperi a 771.624.

Tradotto da: Hussein Abuel Ela.

WAM/Italian

Negli Stati Uniti pare che il vaccino che non vaccina lascia strascichi non belli

Informatori medici militari: “L’esercito americano si sta ammalando a causa dei vaccini Covid, mai così tanti eventi avversi”.
Maurizio Blondet 27 Gennaio 2022

Esiste un motivo per questo? Perché non hanno paura di indebolire le proprie forze armate e minare la sicvurezza nazionale? A quale follia obbediscono?

Dati, trasparenza e sorveglianza. Questo è ciò che è mancato nel più grande esperimento sugli esseri umani di tutti i tempi durante questa pandemia. Ora, informatori medici militari si sono fatti avanti con quello che sostengono sia forse il set di dati più accurato e rivelatore sulla sicurezza dei vaccini che si possa trovare.

I politici e i media pro-pharma sostengono che lo strumento di farmacosorveglianza del CDC “VAERS” non sia abbastanza attendibile per innescare indagini sugli effetti dei vaccini perché chiunque può presumibilmente inserire una segnalazione di evento avverso da vaccino. Pertanto, tutti i segnali di sicurezza riguardanti VAERS vengono ignorati, c’è da dire che tale sistema è stato messo in atto come contentino per il pubblico e per assolvere i produttori di vaccini dalla responsabilità.

Bene, ora alcuni informatori militari si stanno facendo avanti per presentare dati che, se verificati, segnalerebbero preoccupazioni di sicurezza estremamente inquietanti sul vaccino che fanno sembrare i dati VAERS un gioco da ragazzi.

Lunedì, durante l’audizione di cinque ore del senatore Ron Johnson su un“COVID-19: Second Opinion”, l’avvocato dell’Ohio Thomas Renz, che ha rappresentato cittadini che hanno citato in giudizio gli obblighi sui vaccini, ha presentato i dati del DOD dal Defense Medical Epidemiology Database (DMED) che dipinge un quadro incredibilmente inquietante sulla salute dei militari in servizio nel 2021.

In una dichiarazione giurata che Renz prevede di utilizzare in tribunale federale, i dottori Samuel Sigoloff, Peter Chambers e Theresa Long – tre medici militari – hanno rivelato che c’è stato un aumento del 300% dei codici DMED registrati per aborti spontanei nell’esercito nel 2021 rispetto alla media quinquennale. La media quinquennale era di 1.499 codici per aborti spontanei all’anno. Durante i primi 10 mesi del 2021, erano 4.182. Come ha spiegato Renz in un’intervista con TheBlaze, questi medici hanno analizzato i numeri di centinaia di codici dal 2016 al 2020 per stabilire una media quinquennale di base. Questi codici sono risultati generalmente per disturbi e lesioni che la letteratura medica ha stabilito come potenziali eventi avversi dei vaccini.

Renz ha dichiarato che i numeri tendevano ad essere notevolmente livellati in tutti gli anni precedenti, incluso il 2020, il primo anno della pandemia, ma prima che i vaccini fossero distribuiti. Poi nel 2021, i numeri sono saliti alle stelle e i dati del 2021 non includono nemmeno

mesi di novembre e dicembre. Ad esempio, alcuni funzionari della sanità pubblica ipotizzano che il COVID stesso ponga le donne a più alto rischio di aborti spontanei. Ma il numero di codici di aborto spontaneo registrati nel 2020 era in realtà leggermente inferiore alla media quinquennale (1.477).

Il database ha tutti i codici ICD sia per le visite ospedaliere militari che per le visite ambulatoriali. I dati presentati da Renz finora provengono tutti dalla query dei dati di diagnosi ambulatoriale.

A parte il picco nelle diagnosi di aborto spontaneo (codice ICD O03 per gli aborti spontanei), c’è stato un aumento di quasi il 300% delle diagnosi di cancro (da una media quinquennale di 38.700 all’anno a 114.645 nei primi 11 mesi del 2021). C’è stato anche un aumento del 1.000% dei codici diagnostici per problemi neurologici, che è aumentato da una media basale di 82.000 a 863.000!

Alcuni altri numeri che non ha menzionato all’udienza ma che ha fornito nell’intervista sono i seguenti:
  • infarto miocardico –aumento del 269%
  • Paralisi di Bell – aumento del 291%
  • malformazioni congenite (per i figli del personale militare) – aumento del 156%
  • infertilità femminile – aumento del 471%
  • embolie polmonari – aumento del 467%
Tutti questi numeri sono ricavati dalle visite ambulatoriali dei militari. Renz ha specificato che gli aumenti sono stati rilevati anche nei pazienti ospedalizzati. Una delle dichiarazioni giurate di uno dei medici militari afferma quanto segue: “È mia opinione professionale che i maggiori aumenti dell’incidenza dei casi sopra discussi di aborti spontanei, tumori e malattie fossero dovuti a “vaccinazioni” COVID-19″.

Secondo Renz, è stata l’effettiva esperienza clinica dei tre medici nominati e di diversi medici rimasti anonimi che li ha portati a indagare sulla DMED, dove figurava un numero incredibilmente alto di disturbi estremamente insoliti per giovani soldati in perfetta salute prima del lancio dei vaccini.

Uno degli informatori attesta di essere seriamente preoccupato di vedere giovani soldati con improvvisi tumori metastatici, malattie autoimmuni e disturbi cardiaci e circolatori che hanno causato l’abbandono di vari programmi di addestramento. “Questi medici sono stati motivati ad esplorare i dati DMED a causa dell’incredibile aumento dei casi di patologie che stavano riscontrando empiricamente”, ha affermato l’informatore, che ha prestato servizio nell’esercito per molti anni. “Alcuni medici in tutta la forza (tutti i rami) sono stati intimiditi dagli ordini per non eseguire l’intero spettro di test e aderire alle normative, che implicitamente dirigono il lavoro completo per le reazioni avverse alla vaccinazione EUA. Sarà richiesto ad altri medici militari di farsi avanti e condividere le proprie esperienze, al fine di accertare l’enormità di queste accuse e generare un’indagine nella massima misura”.

Renz afferma di avere un video con due testimoni che mostra l’intero processo di download di questi dati dal database ed è pronto a presentarli in tribunale. Ha inoltre dichiarato che questa è solo “la punta dell’iceberg”, poiché i codici sono aumentati esponenzialmente per numerose altre categorie di patologie.

È importante notare che questi numeri non rappresentano il numero di singole persone con diagnosi di vari disturbi, ma il numero di codici di diagnosi utilizzati nella totalità in un dato momento. Ad esempio, qualcuno che ha un ictus ovviamente accumulerà numerosi codici ICD neurologici nel corso di un anno con più visite ambulatoriali e ospedaliere. Tuttavia, il confronto con i dati dei cinque anni precedenti, mostra chiaramente un picco inconfondibile di disturbi.

Se questi numeri saranno verificati nei prossimi casi giudiziari senza che qualcuno inquini

e prove, ci troveremo davanti a un quadro scioccante rispetto alla sicurezza dei vaccini, il che indicherebbe che non solo i segnali di sicurezza VAERS erano qualcosa da considerare, ma anche che sono molto sottostimati. L’esercito è una popolazione definita, finita e strettamente controllata e monitorata. E’ composto da induvidui prevalentemente giovani e sani. Se le accuse di danni neurologici, cardio e oncologici che pendono sui vaccini saranno verificate, i militari sarebbero la fascia di popolazione più rivelatrice per scoprirlo, e i loro dati sono i più affidabili e indiscutibili.

DMED è un programma di sorveglianza epidemiologica progettato con l’esplicito scopo di rilevare picchi di malattie e lesioni e per assicurarsi che l’esercito sia pronto al combattimento.

Riguarda la sicurezza nazionale ancor più della salute pubblica. Perché i militari non hanno allertato immediatamente il CDC di questi dati? Sul sito web del sistema sanitario militare, la Armed Forces Health Surveillance Division (AFHSD) è descritta come “la risorsa epidemiologica centrale per le forze armate statunitensi, che conduce la sorveglianza medica per proteggere coloro che servono la nostra nazione in uniforme e alleati che sono fondamentali per i nostri interessi di sicurezza nazionale”.

Come hanno potuto segnali di sicurezza tali, essere ignorati dalla Defense Health Agency (DHA), e come è stato possibile non rivelarlo al grande pubblico?

Perché gli analisti della salute pubblica militare non hanno comunicato con i medici militari sui picchi scioccanti nelle diagnosi di quest’anno e perché non hanno pubblicato alcuna analisi che lo spieghi?

Il senatore Ron Johnson durante l’udienza di lunedì, ha messo in guardia il DOD che sarà meglio per loro se non cancelleranno nessuno dei dati. “Il Dipartimento della Difesa, l’amministrazione Biden è in allerta. Questi documenti devono essere preservati e deve essere aperta un’indagine”, ha dichiarato Johnson. Renz ha testimoniato durante l’udienza che alcuni dei dati sulla miocardite sono improvvisamente calati, rispetto ai primi numeri rilevati dai medici l’anno scorso.

Anche se questi aumenti sconvolgenti non dovessero avere nulla a che fare con i vaccini, non è importante che il nostro governo indaghi su quello che sembra essere un catastrofico declino della salute della nostra forza combattente in servizio attivo? Dopotutto, i dati DMED sono stati progettati proprio per questo scopo. “Un documento di ricerca si può basare solo su questi dati”, ha riferito uno degli informatori. “È stato progettato proprio per questo scopo. La quantità di punti che potresti interrogare è quasi illimitata”.

La linea di fondo secondo Renz è che l’onere della prova è sul governo, non sul personale militare né sui cittadini. Se i produttori sono esenti da responsabilità e gli unici dati di sicurezza farmacologica che abbiamo sono completamente ignorati, allora come si possono risolvere i problemi di sicurezza?

ùSecondo l’avvocato dell’Ohio, se i vaccini sono davvero sicuri ed efficaci, allora il Pentagono non dovrebbe avere problemi a spiegare la fonte di questi giganteschi aumenti di numerose malattie. La trasparenza è la cura più potente di una pandemia di segretezza.

Ti mandano la D I G O S a casa se racconti fati contrari alla bolla narrativa sull'influenza covid

Sequestrato lo smart a Sacchetti. Leggete la motivazione…
Maurizio Blondet 27 Gennaio 2022

Da Cesare Sacchetti

Carissimi, purtroppo stamattina non ho avuto un piacevole risveglio. Mi sono svegliato con gli uomini della Digos che sono venuti ad eseguire un decreto di sequestro del mio cellulare. La mia “colpa” è stata quella di aver fatto il mio lavoro di giornalista libero e indipendente e di aver riportato ciò che fonti qualificate mi hanno detto in merito alle condizioni di salute di Mario Draghi.

I magistrati che hanno avviato questo procedimento mi contestano una “prevedibile istigazione ad una reazione nel contesto eversivo antigovernativo NO VAX” per via della pubblicazione di “notizie false”. Sarebbe interessante sapere che razza di reato è quello che presume una immaginaria reazione nel contesto eversivo antigovernativo NO VAX , e soprattutto sarebbe altrettanto interessante sapere perché quello che ho scritto sarebbe falso visto che il diretto interessato non ha detto nemmeno una parola al riguardo.

Fino a prova contraria, avere delle opinioni e riportare delle notizie che in nessun modo contengono un incitamento alla violenza, è consentito in uno stato di diritto. Mi rendo conto però che non siamo in uno stato di diritto, ma in un regime. Scriverò un articolo dettagliato in merito a questa vicenda e lo pubblicherò nel mio blog e nel mio canale Telegram. Vi chiedo di avere pazienza perché non ho la disponibilità del mio telefono cellulare e per un po’ userò il computer. Quello che vi chiedo di fare è di non lasciarvi andare in nessun modo allo sconforto. Queste intimidazioni finiranno molto presto. La giustizia sarà ristabilita. Se questo regime pensa di intimidirmi e intimidirci così, si sbaglia di grosso. La nostra determinazione e resistenza potrà soltanto crescere e diventare ancora più forte.

Il vaccino che non vaccina ti ammali e vai all'ospedale. i vaccini acqua fresca le morti continuano come deve continuare la VIGILE ATTESA e Tachipirina secondo anche il Consiglio di Stato

Speranza adempie nel modo più soddisfacente al compito che gli è stato assegnato

Qui la dimostrazione che la vigile attesa ha funzionato.

Confronto morti covid tra Italia e Giappone.

confronto-giappone

Gli Stati Uniti rispondono mandando tonnellate di armi all'Ucraina

Lavrov, Nato e Usa non rispondono su questione principale
'Sull'inammissibilità di un'ulteriore espansione a est'

© ANSA/EPA

Redazione ANSAROMA
27 gennaio 202210:53NEWS

(ANSA) - ROMA, 27 GEN - Le risposte fornite dagli Usa e dalla Nato non contengono "alcuna reazione positiva sulla questione principale", cioè "l'inammissibilità di un'ulteriore espansione della Nato a est, il dispiegamento di armi da attacco che potrebbero minacciare il territorio della Federazione Russa".

Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, citato dalla Ria Novosti (ANSA).

Nuova Zelanda, nonostante due aumenti dei tassi d'interesse l'inflazione continua a mordere

PUBBLICATO: 27 GENNAIO 09:50
Nuova Zelanda: tasso d'inflazione salito su massimi dal 1990

Secondo quanto comunicato da Statistics New Zealand, nel quarto trimestre 2021 il tasso d'inflazione è salito in Nuova Zelanda al 5,9% annuo dal 4,9% precedente (3,3% nel secondo), contro il 5,7% del consensus di Bloomberg.


Secondo quanto comunicato da Statistics New Zealand, nel quarto trimestre 2021 il tasso d'inflazione è salito in Nuova Zelanda al 5,9% annuo dal 4,9% precedente (3,3% nel secondo), contro il 5,7% del consensus di Bloomberg. Il dato si attesta sui massimi dal 7,6% del secondo trimestre 1990. Su base sequenziale i prezzi al consumo sono invece cresciuti dell'1,4% contro il 2,2% del terzo trimestre (1,3% nel secondo) e l'1,3% atteso dagli economisti.

(RR - www.ftaonline.com)

Eurasia comincia ad esercitarsi

Iran, Russia e Cina: esercitazioni navali congiunte nell’Oceano Indiano
By Redazione Africa ExPress on Gennaio 27, 2022

Esercitazioni navali congiunte: Iran, Russia, Cina

Dubai, 26 gennaio 2022

Da quando l’intransigente presidente iraniano Ebrahim Raisi è entrato in carica lo scorso giugno, ha consolidato i legami con Cina e Russia.

Il 17 settembre Teheran è entrata a far parte dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Organizzazione di sicurezza dell’Asia centrale guidata da Mosca e Pechino).

Esercitazioni navali congiunte: Iran, Russia, Cina

L’organismo intergovernativo è stato fondato il 14 giugno 2001 dai capi di Stato di sei Paesi – Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan – che, fatta eccezione per l’Uzbekistan, facevano già parte dello Shanghai Five, anche noto come Gruppo di Shangai. Con l’adesione dell’Uzbekistan, il nome è stato cambiato in quello attuale.

Dal 2005 l’Iran era presente nell’organizzazione con lo status di osservatore, solo nel 2021 è stata approvata la sua adesione, fortemente sostenuta da Mosca, come membro permanente.

All’inizio di gennaio il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian si è recato in Cina mentre il presidente iraniano Raisi ha incontrato il suo omologo russo a Mosca per rafforzare i legami con Putin. Già lo scorso luglio, all’annuale parata della Giornata della Marina russa di San Pietroburgo, era presente anche una nave militare iraniana.

A sinistra, il presidente russo, Vladimir Putin con il suo omologo iraniano, Ebrahim Raisi

In qualità di osservatore, dal 2019 l’Iran ha partecipato a due esercitazioni navali congiunte con Cina e Russia. La terza è in corso in questi giorni. Nelle foto fornite venerdì 21 gennaio 2022 dall’esercito di Teheran, si vedono diverse imbarcazioni da guerra iraniane nell’Oceano Indiano insieme a flotte militari russe e cinesi.

La TV di Stato iraniana ha riferito che 11 delle sue navi sono state raggiunte da tre imbarcazioni russe, tra cui un cacciatorpediniere, e due diversi natanti della marina militare cinese. Anche la Guardia Rivoluzionaria iraniana sta partecipando all’esercitazione, denominata 2022 Marine Security Belt.

Le manovre militari coprono un’area molto estesa di circa 6.500 miglia quadrate (circa 17.000 chilometri quadrati) nel nord dell’Oceano Indiano, ed includono simulazioni di combattimenti notturni (come tiro bersagli aerei), simulazioni di salvataggio di una nave in fiamme e varie operazioni militari finalizzate alla liberazione di una nave dirottata.

E’ una tre giorni di esercitazioni tattiche ad alto livello che mira a rafforzare in mare la presenza iraniana, e, come specificato in una nota, è volta a: “rafforzare la sicurezza nella regione ampliando la cooperazione multilaterale tra i tre Paesi per sostenere congiuntamente la pace mondiale”.

Il vaccino che non vaccina, ti ammali e vai all'ospedale. Tre inoculazioni in un anno non è vaccino ma un farmaco sperimentale

Covid: 155.697 positivi, 389 le vittime
Tasso stabile a 15%,ancora calo intensive e ricoveri


Redazione ANSAROMA
27 gennaio 202217:40NEWS

(ANSA) - ROMA, 27 GEN - Sono 155.697 i nuovi contagi da Covid nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute.

Ieri erano stati 167.206.

Le vittime sono invece 389, mentre ieri erano state 426.
Sono 1.039.756 i tamponi effettuati, ieri erano stati 1.097.287. Il tasso di positività è al 14,97%, stabile rispetto al 15,2% di ieri. Continuano a calare intensive e ricoveri ordinari. Sono 1.645 le terapie intensive, 20 in meno di ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 125. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 19.853, ovvero 148 in meno rispetto a ieri. (ANSA).

giovedì 27 gennaio 2022

Nella competizione globale non conta tanto la propria forza ma la debolezza altrui. A parte il fatto che la Nazione è dilaniata dall'interno

American Super Strike!
Indipendenza energetica, zero manifattura, tanti servizi e dollaro forte
26 gennaio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


L'anno si apre con grandi incertezze per tutti, ma la situazione statunitense sembra essere comparativamente la migliore di tutte, soprattutto rispetto all'Europa. E' ben vero, innanzitutto, che negli Usa l'inflazione picchia duro, con il +5,4% su base annua registrato a dicembre, ma il tasso di disoccupazione è sceso al 3,9%: un livello bassissimo rispetto alle percentuali registrate in Europa e soprattutto in Italia, simile a quello del febbraio del 2020, dunque alla vigilia della pandemia di Covid-19, quando era stato del 3,5%.

Merito della politica monetaria espansiva e di quella fiscale estremamente generosa, con gli interventi di emergenza che erano stati varati nel 2020 durante la Presidenza Trump, cui si sono aggiunte le iniziative della Presidenza Biden.

I risultati del primo anno alla Casa Bianca sono presentati con toni trionfalistici:

  • più di 200 milioni di americani completamente vaccinati
  • 6,4 milioni di nuovi posti di lavoro in un anno, record di tutti i tempi
  • l'approvazione dell'American Rescue Plan e della Bipartisan Infrastructure Law, per la riduzione in via di emergenza della povertà infantile e della disoccupazione ed intervenendo in modo strutturale per creare posti di lavoro, fornire acqua potabile, migliorare strade, aeroporti e ferrovie
  • la più veloce riduzione dei sussidi di disoccupazione mai registrata prima, con i beneficiari ridotti in un anno da 18 a 2 milioni
  • il più basso livello di povertà infantile in assoluto, riducendolo del 32%, e raggiungendo così il più basso numero di famiglie che dichiarano di "non avere nulla o abbastanza per dar loro da mangiare"
  • il raddoppio delle vendite di auto elettriche
  • altri 5 milioni di Americani con la polizza sanitaria, favoriti dall'Affordable Care Act che consente di pagare un premio minimo di 10$.
Il quadro internazionale è caratterizzato da:

  • una alta inflazione, generalizzata, trainata dai prezzi dell'energia, da quelli delle materie prime e dei prodotti agricoli
  • forti preoccupazioni per le strette monetarie da parte delle banche centrali, in primo luogo della Fed
  • incertezze sulla ripresa economica per via della perdurante necessità di controllare i contagi
  • tensioni geopolitiche in Europa, per via della crisi in Ucraina
  • perdurante complessità della gestione del comparto immobiliare cinese.
La posizione americana è comparativamente migliore rispetto a quella dei suoi competitori per una lunga serie di motivi:

Non soltanto ha raggiunto la completa indipendenza energetica, ma è divenuto un Paese esportatore netto. Con gli attuali prezzi di mercato, è diventato competitivo anche il trasporto via nave del suo LNG (gas naturale liquefatto). L'aumento dei prezzi mondiali dei prodotti energetici ha dunque migliorato la competitività del gas americano.
La produzione agricola interna è straordinariamente rilevante, tanto da farne uno dei principali Paesi esportatori al mondo. Se è ben vero che i prezzi di questi prodotti salgono dappertutto, negli Usa non ci sono i problemi di approvvigionamento dall'estero che invece incombono ad esempio sulla Cina, per non parlare dei tantissimi Paesi dell'Africa: e si tratta di grandi esborsi in valuta, quasi sempre in dollari.
Gli aumenti dei prezzi delle altre materie prime, soprattutto dei minerali necessari per le industrie manifatturiere, dal rame all'alluminio, fino al litio, influenzano poco la produzione americana. Nel 2020, il peso percentuale sul Pnl americano della industria manifatturiera è arrivato appena al 10,9%, quello delle produzione automobilistica ad un miserrimo 0,7%. Il settore tessile è quasi inesistente, con lo 0,1%.
L'economia americana vive di servizi: tanto per essere chiari, il settore commerciale della vendita al dettaglio delle auto vale l'1,1% del Pnl, molto più della produzione automobilistica che vale lo 0,7% segnalato sopra. Il settore dell'Informazione vale il 5,6% del Pnl, mentre il comparto FIRE (Finance, Insurance, Real Estate) vale addirittura il 22% del Pnl: più di un quarto dell'economia americana è dunque assolutamente impermeabile all'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime: è un vantaggio comparativamente immenso rispetto alle economie della Cina e della Germania che sono focalizzate sulla manifattura industriale, trasformando in prodotti finiti i minerali importati.
L'America esporta servizi, soprattutto in campo tecnologico e finanziario, mentre importa gran parte dei prodotti della manifattura dall'estero: e saranno i produttori esteri, dai cinesi agli italiani, ai tedeschi a doversi fare carico dell'aumento delle materie prime ed a dover competere tra di loro per continuare a vendere in America.
L'aumento dei tassi di interesse da parte della Fed aumenterà l'afflusso di capitali sul dollaro, rendendo più difficile la vita delle imprese e dei Paesi indebitati in dollari che si trovano al di fuori degli Usa, e che quindi non possono beneficiare della dinamica economica statunitense.
Le tensioni in Europa, per via della situazione sempre critica in Ucraina e per la dipendenza dal gas russo non sono minimamente percepite negli Usa: è la lontana periferia che si dimena.
In Cina, la "fabbrica del mondo" che importa a tal fine enormi quantità di energia e di materie prime, c'è da assorbire lo shock dei prezzi, nonostante le eccezionali cautele che da anni presidiano tutto il sistema degli approvvigionamenti dall'estero. L'aumento della domanda interna, da diversi anni sostitutivo della dinamica dell'export, può sicuramente soffrire di questa situazione: si registra infatti un allineamento delle condizioni creditizie da parte della PBOC, la Banca centrale cinese, mentre permane in sofferenza il settore immobiliare che pesa quasi un quinto del PIL.
Nella competizione globale non conta tanto la propria forza ma la debolezza altrui.

Indipendenza energetica, zero manifattura, tanti servizi e dollaro forte

American Super Strike!

(Foto: Chones)

La disamina dell’Osservatorio sulle Spese Militari Italiane è servita più che altro a mettere in risalto la totale inadeguatezza dell’apparato militare nazionale in un contesto di alta intensità. Allinearsi alla Croazia dimostrando un sano senso del principio di realtà

CRISI UCRAINA: L’ITALIA SE NE RESTI A CASA


(di Tiziano Ciocchetti)
26/01/22

Al netto dei “venti di guerra” che spirano da est, l’opinione pubblica italiana è totalmente concentrata sulle elezioni del prossimo Presidente della Repubblica. Qualche parlamentare intervistato ricorda, in maniera sbrigativa, le possibili ripercussioni di un eventuale conflitto tra Ucraina e Federazione Russa.

La nostra classe politica dovrebbe preoccuparsi di come i nostri assetti militari siano del tutto impreparati ad affrontare un conflitto ad alta intensità, anche se si dovesse verificare per un brevissimo periodo di tempo. Soprattutto servirebbe attingere a fonti che forniscano informazioni attendibili sulle nostre Forze Armate. Alcuni punti di vista sulla Difesa vengono “presi a Vangelo” da certi schieramenti politici, nonostante le palesi inesattezze.

Secondo quanto riportato sul sito, lo scorso 25 gennaio, l’Osservatorio sulle Spese Militari Italiane asserisce che “nell’infausta eventualità di un conflitto armato in Ucraina, l’Italia si ritroverebbe in prima linea con propri assetti militari, terrestri ma soprattutto aerei e navali, che partecipano a missioni NATO a presidio dei confini orientali dell’Alleanza atlantica a un costo complessivo attuale di circa 78 milioni di euro”. Considerazione quanto mai opinabile visto lo scenario operativo che si potrebbe verificare.

Il comunicato prosegue descrivendo gli assetti dell’Aeronautica Militare: “l’Aeronautica Militare schiera una squadriglia di quattro caccia Typhoon (la Black Storm) e 140 uomini in una base aerea rumena nei pressi di Costanza, a due passi dal confine ucraino: fino ad aprile svolgerà missioni quotidiane di pattugliamento sui turbolenti e affollati cieli del Mar Nero”.


Quattro EFA-2000 con due missili Iris-T (a corto raggio) ciascuno ci sembra, francamente, robetta. Certo, in caso di necessità si potrebbe accedere agli arsenali della NATO, tuttavia parliamo di un numero di velivoli esiguo, senza considerare le poche ore di volo che, generalmente, i piloti da caccia italiani hanno nell'addestramento al combattimento aereo.

Anche la componente navale viene attenzionata dall’Osservatorio: “Il Mar Nero, insieme al Mediterraneo Orientale, è il teatro operativo anche della missione della forza navale permanente della NATO cui la Marina Militare partecipa attualmente con la fregata Fremm Carlo Margottini (foto apertura) e con il cacciamine Viareggio, per un totale di oltre 200 marinai e un costo (finanziamento 2021) di oltre 17 milioni di euro. Nel quadrante Mediterraneo orientale, dove Mosca al momento sta concentrando una flotta senza precedenti, incrocerà nelle prossime settimane anche la portaerei Cavour con F-35 imbarcati, partecipando a un’esercitazione NATO insieme alla portaerei americana Truman e alla francese Clemenceau”.

Il Margottini ha capacità antinave pressoché inesistenti e scarse capacità antisom. Ha inoltre limitate capacità di autodifesa da minacce missilistiche, in caso di conflitto avrebbe ben poche possibilità di rimanere a galla. Per quanto riguarda il Cavour, a questa testata, non risulta che gli F-35B imbarcati sull'ammiraglia della flotta italiana abbiano raggiunto, almeno, la initial operational capability (prevista per il 2024).

L’ultima parte sfiorerebbe il ridicolo, se non fosse un argomento terribilmente serio. L’Osservatorio chiosa sulla componente terrestre del nostro Esercito: “nelle foreste innevate della Lettonia, altro potenziale fronte caldo in caso di confronto militare con la Russia, nell’ambito della missione NATO Baltic Guardian l’Esercito Italiano schiera infine più di 200 alpini della brigata Taurinense con decine di carri armati ruotati Centauro e cingolati da neve. Fanno parte di un Battle Group di oltre 1.200 soldati a comando Canadese con base a nord di Riga. La missione ha ricevuto oltre 27 milioni di finanziamento nel 2021”.


Le blindo Centauro definite “carri armati ruotati”? Tralasciando la non comprensione, da parte dell’Osservatorio, della differenza tra un MBT e una blindo (nonché dei numeri dei mezzi schierati) è bene evidenziare il fatto che la Centauro, in un ambiente operativo saturo di sistemi anticarro (e non solo), avrebbe zero possibilità di essere impiegata. Inoltre, causa le rigide temperature della regione, quasi nessun mezzo sarebbe in grado di mettersi moto, in caso di attivazione urgente. Ricordiamo che la blindo B-1 Centauro venne progettata negli anni ’80 dello scorso secolo come caccia-carri (in sostituzione dei vetusti M-47) ed è cominciata ad affluire ai reparti dal 1992. Per trent’anni non è mai stata aggiornata, sia nell’armamento che nella protezione.

Sulla situazione della componente pesante (brigate Ariete e Garibaldi) tacciamo per carità di patria.

Dopo decenni di completo disinteresse (e di scelte iniziali quanto mai folli), i carri C-1 Ariete ancora operativi sarebbero poco più di trenta. Parliamo comunque di MBT assolutamente inadeguati ad affrontare uno scenario operativo come quello ucraino; per quanto riguarda i Dardo, invece, la situazione numerica è leggermente migliore ma si tratta di mezzi altrettanto inadeguati.

L’unico mezzo all’altezza sarebbe il semovente tedesco PZH-2000 da 155/52 mm (68 esemplari), un sistema moderno in grado di erogare un notevole volume di fuoco a luna gittata (con il nuovo munizionamento Vulcano il braccio operativo supera i 70 km).

Occorrerebbe che la Politica affrontasse il problema! Un polo terrestre pesante tra OTO-Melara e Rheinmetall Italia, al fine di convogliare le rispettive competenze nella realizzazione di mezzi moderni (MBT, IFV), in grado di poter operare in ambienti poco permissivi, potrebbe essere una soluzione?

In conclusione, la disamina dell’Osservatorio sulle Spese Militari Italiane è servita più che altro a mettere in risalto la totale inadeguatezza dell’apparato militare nazionale in un contesto di alta intensità (anche se fosse stato medio la situazione non sarebbe migliorata). Quindi, qualora la situazione nel Donbass dovesse precipitare, sarebbe il caso di allinearsi alla politica dei croati, ovvero - in caso di guerra tra Russia e Ucraina - Zagabria ritirerà le proprie truppe dalla regione.

Foto: Marina Militare / Aeronautica Militare / Esercito Italiano