L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 gennaio 2022

A dispetto dei nostri carcerieri, ho bisogno di cambiare film. Dobbiamo andare a lavorare in campagna, si con questo freddo, e tutto si ricompone e la realtà esplode con gioia mandando al macero la bolla in cui ci vogliono trattenere con forza

20 JANUARY 2022

Voglia di un altro film che non sia questo


Forse vi stupirò con questo post di "discontinuità", ma voglio uscire da questo  film da incubo sempre uguale che dura da  più di due anni. Ho come l'impressione di vivere in una sorta di  ergastolo interiore. Quando passo per la strada la gente non parla più della vita vera, ma del Virus e delle "dosi". Per questo quando martedi sera Rai Movie trasmise "Un mercoledi da leoni" (Big Wednesday), un vecchio film di John Milius uscito nel 1978  di cui già possiedo il DVD, ho ignorato tutte le trasmissioni di attualità, compreso Giordano che pure fa il suo dovere. Sarà perché stanno impedendo lo sport e le attività motorie a bambini, adolescenti e adulti, ma un film che esalta salute ,bellezza e giovinezza, spavalderia, vigore dei corpi e ardimento, ha catturato la mia attenzione. E' la storia di tre amici  il biondo Jack, Leroy (detto Spaccatutto) e Matt un grande campione con il vizio del bere; del mare e delle spiagge californiane, vicenda  che si ambienta nelle comunità dei surfisti. Il surf venne battezzato dallo scrittore Jack London  che lo scoprì alle Hawaii uno sport da re, perché ti permette di cavalcare sulle onde.  Non si dice forse "essere sulla cresta dell'onda" per indicare il trionfo e il successo?  Il film invece che in tempi (o capitoli) si suddivide in 4 mareggiate e questa è un'idea registica geniale. La prima mareggiata era del 1962, la seconda nel 1965,  la terza nel 1968 e la quarta ed ultima nel '74. Mareggiate che avvengono in 4 stagioni  della vita che corrispondono a quattro determinate frazioni temporali: estate 1962 – autunno 1965 – inverno 1968 e primavera 1974. In poco più di dieci anni, che non casualmente coprono la fase più importante del conflitto Vietnam-Usa. Ma è  anche un decennio storico della loro vita. 



A ben vedere,  vera protagonista del film è l'Amicizia virile tra i tre ragazzi che tra cavalcate di surf  sui cavalloni, crescono,  si innamorano, qualcuno si sposa, qualcun altro, divorzia,  attraversano la guerra del Vietnam e  un ragazzo della combriccola (Waxer)  vi muore; si inseriscono nella società , ma non abbandonano mai gli amici, i ricordi e gli incontri sulla cresta delle onde della loro spensierata giovinezza. Non è il solito film spiaggiaiolo  e balneare  all'Italiana con i Jerry  Calà, ma un vero e proprio romanzo di formazione dall'adolescenza all'età adulta. Gli incontri sembrano casuali sulle spiagge californiane in un 'epoca   felice dove per incontrarsi non avevano bisogno dei telefonini, le escursioni in auto dalla California al Messico in cerca di avventure, ragazze, musica e sbronze di birra. Non mancano i party domestici a casa di Jack con la lotta tra gli "imbucati" alla festa e i regolarmente invitati che finisce in una goliardica scazzottata. La rimpatriata dei tre amici nel '74  sembra avvenga per caso, quando ormai i ragazzi sono  diventati dei giovani uomini e hanno ciascheduno la propria vita.  In realtà avevano bisogno di ritrovarsi quando la mareggiata del '74 cresceva e cresceva gonfiandosi  a dismisura quasi a creare montagne di mare altissime e inaccessibili. L'appuntamento di un destino sportivo che li unisce quasi inconsciamente in un momento topico perfetto e irripetibile. Attraversano la spiaggia, nella scena finale,  come tre guerrieri armati della fatidica tavola di legno.  In alto sul picco della falesia altri aspiranti guerrieri guardano i tre Avventurieri del mare  sparire tra le onde  selvagge e procellose come cavalli galoppanti ebbri di vita,  onde che si susseguono con fragore le une alle altre, in un biancheggiar di spume che li travolge, li scaraventa in alto e li sommerge  e poi li fa riemergere.  Ben lo sapeva Bear (Orso), personaggio comprimario, ma figura-chiave del film, l'artigiano costruttore di tavole che conosceva da che parte tirano i venti e come si formano le mareggiate individuando l'altezza delle onde e la loro frequenza. Bear è il personaggio più anziano  del gruppo, molto rispettato nella comunità dei surfisti, capace di individuare i profili  psicologici dei veri campioni. Qui la trama filmica. 

La scena finale, quella  del fatidico Big Wednesday con la mareggiata più alta di tutte e quattro, sembra una vera e propria sequenza per eroi mitologici greci.  Mentre i  tre  giovani  attraversano la spiaggia per intraprendere l'eroica impresa, dall'alto della falesia i neofiti aspiranti surfisti li guardano  con ammirata apprensione, con le loro tavole rovesciate in verticale come armi. Li guardano e imparano, ricevendo il testimone. E il testimone non mancherà alla fine quando Matt compie la sovrumana impresa di cavalcare un'ondata mastodontica che lo scaraventa in alto e poi lo travolge  fratturandogli una gamba, immediatamente soccorso dagli altri due amici Jack e Leroy. Quando esce dalle onde un ragazzo sconosciuto sulla spiaggia , le offre la tavola nuova appena lustrata da Bear, ma Matt consapevole che il suo tempo sta finendo la regala a lui, pregandolo di farne buon uso da campione.  

"Ma se il respiro di Dio è il vento che dà la forma alle nuvole (e alle onde) allora i tre sono destinati a ritrovarsi nel Big Wednesday della primavera del 1974, il giorno di una mareggiata memorabile. Le immagini dei cavalloni altissimi e dei piccoli corpi che si ostinano a sfidarli creano un groppo in gola allo spettatore che sa quanto è labile il confine tra la vita e la morte. Il ciclo delle esistenze si apre e si chiude rinnovandosi: Jack Matt e Leroy si ritrovano a sfidare le leggi della natura sapendo di avere lasciato una testimonianza generazionale che ha fatto epoca (“abbiamo fatto epoca”). Non si può vivere nel passato ma si può fare in modo che i bei ricordi non rimangano alle spalle. I tre escono dalle porte dell’Eden con il muto sorriso di chi ha compreso: questi giovani dei sono diventati uomini"




"John Milius trasforma la prateria in oceano e i cavalli in tavole da surf e indirettamente disegna un ritratto generazionale di eroi western travolti dalle onde della vita. L’estate del 1962 si apre con il simbolico passaggio attraverso le porte del Paradiso: con una memorabile inquadratura dal basso Milius accompagna i tre protagonisti ad immergersi nei sogni liquidi, piccoli sovrani di un regno ancora non contaminato dall’orrore della guerra. E la guerra non è solo il Vietnam, la guerra è dappertutto: quella delle rivolte dei ghetti neri in televisione, ma anche il conflitto interiore tra la libera spensieratezza di una amicizia virile e la necessità di rientrare nei ranghi in un processo sofferto di normalizzazione" (da "sentieri selvaggi".). 
Ho citato questi due passaggi importanti dal sito  di critica "Sentieri selvaggi", perché non avrei saputo esprimere meglio le mie emozioni da spettatrice. Ci sono film che modificano la percezione di sé stessi e del mondo e deformano il tempo e lo spazio per le opere successive. "Un mercoledì da leoni" non ebbe un grande successo di critica e pubblico al momento dell’uscita nel 1978, ma, per ammissione dello stesso regista, con il passare degli anni ha giustamente raggiunto lo status di film di  culto sempre richiesto e sempre acclamato.  Notevole, la colonna sonora con canzoni di quei tempi diventate  in seguito dei veri   e propri evergreen (The Locomotion di Little Eva, Sherry dei Four Seasons, Will you still love me tomorrow delle Shirelles, What'd I say di Ray Charles),   



Non posso andare al cinema  che adoro e che per me è un vero vizio poiché mi è vietato per colpa di un marchio verde che non voglio avere. Unica consolazione è che in questi ultimi anni, danno delle grandi porcherie inguardabili.   Ma ora cercheranno di impedirmi perfino di comprare dei DVD di film che colleziono con cura, nei negozi che li vendono. Ma io non mi rassegno. E mi sono già messa d'accordo col rivenditore. Compilerò le mie liste di film preferiti, glieli detterò al telefono e  poi passerò a ritirarli. Fatti non fummo a viver come bruti e non di solo cibo, supermercato e farmacie vive l'uomo. A dispetto dei nostri carcerieri, ho bisogno di cambiare film. E in un modo o nell'altro entrerò in un'altra realtà, in un'altra vita e in un altro film che non è quello che ci vogliono propinare.  

S. Sebastiano

https://sauraplesio.blogspot.com

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