L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 gennaio 2022

Austria - siamo al mercimonio, terza dose in cambio di cinquecento euro da spendere per la spesa

Mandeville regna in Europa
di Salvatore Bravo
16 gennaio 2022

In Austria si incentiva la terza dose con premi da cinquecento euro da spendere per la spesa. Non è un dato secondario per comprendere la visione dell’essere umano dell’Europa unita. Il neofeudalesimo liberista ha la sua visione dell’essere umano: l’umanità è motivata solo dal calcolo in denaro. Sarebbe il caso di usare il termine neofeudalesimo liberista, poiché il liberismo presuppone la pluralità di soggetti in competizione e uno Stato minimo e neutro che non entra nella vita dei cittadini. Siamo di fronte, invece, a poche multinazionali che detengono il potere economico e politico al punto da usare gli Stati per i loro interessi oligarchici. Siamo in pieno neofeudalesimo con i popoli ridotti a plebe consumante. Se per incentivare la terza dose si fa leva su un buono da cinquecento euro e non sull’informazione, è evidente il disprezzo verso l’umanità: il popolo è trattato come plebe a cui si offre l’incentivo economico, perché incapace di comprendere il significato scientifico e politico della campagna vaccinale. La plebe non ha progetti politici, la temporalità dei servi è limitata alla crapula immediata, pertanto si offre un incentivo che svela la visione antropologica del neofeudalesimo.

Si tratta di un calcolo animalesco, in quanto è finalizzato all’utile immediato e al godimento di beni da consumare in tempo breve. Si ottiene un doppio risultato si rafforza il dominio sulle coscienze della plebe e nel contempo si usa il consumo del “premio” per rafforzare l’economia degli oligarchi. Se l’Europa avesse al centro la dignità dell’essere umano, come afferma, ciò non sarebbe possibile. In Europa regna Mandeville con la sua Favola delle api, una visione antropologica pessimistica e funzionale alla visione del neofeudalesimo liberista. In Mandeville l’essere umano è un essere capriccioso e vizioso che si nutre degli stessi e che ambisce ad un naturale edonismo illimitato da cui si sviluppa l’economia e il benessere economico in generale. La morale dell’opera di Mandeville si può riassumere in poche parole: chi ambisce all’età dell’oro deve imparare a vivere in povertà, di sole ghiande, per cui il paradiso coincide con il vizio e con gli eccessi da cui le api traggono il loro stesso miele: il plusvalore che ricade su tutti in una festa generale. L’unico parametro utilizzato per giudicare un sistema sociale è il parametro della quantità. Le api consumano, e non ambiscono che al consumo, pertanto in esse non vi è intelligenza teoretica o metafisica, ma solo un pragmatismo che le induce ad accumulare senza una visione politica profonda del vivere sociale. Il salto dall’umano al disumano è splendidamente descritto dall’autore inglese. L’Homo oeconomicus che l’Europa attuale incentiva e sostiene è in continuità con la cultura anglofona ed empirista. La distruzione delle lingue nazionali non è finalizzato solo alla lingua unica del mercato, ma ha lo scopo di imporre la cultura empirista con la relativa antropologia. Nessuna metafisica, nessuna verità, ma l’essere umano ha un unico desiderio consumare beni e copulare in modo liquido, pertanto l’intera organizzazione sociale e legislativa deve sostenere l’homo oeconomicus e il consumatore seriale, il quale è irrazionale, poiché la sua razionalità è limitata all’ottenimento di benefeci utili nell’immediato. L’immediatezza del calcolo indebolisce fino a cancellare la mediazione dell’io idealistico e metafisico, per cui l’utile ricopre un arco temporale breve e finalizzato alla soddisfazione temporale in tempi strettissimi. Manca la dimensione del futuro e del passato, il presente coincide con l’atto del godimento-consumo. La morale della Favole delle api è esplicita in tal senso e sembra parlarci del tempo presente:

“MORALE

Abbandonate dunque le vostre lamentele, o mortali insensati! Invano cercate di accoppiare la grandezza di una nazione con la probità. Non vi sono che dei folli, che possono illudersi di gioire dei piaceri e delle comodità della terra, di esser famosi in guerra, di vivere bene a loro agio, e nello stesso tempo di essere virtuosi. Abbandonate queste vane chimere! Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti. La fame è senza dubbio un terribile inconveniente. Ma come si potrebbe senza di essa fare la digestione, da cui dipendono la nostra nutrizione e la nostra crescita? Non dobbiamo forse il vino, questo liquore eccellente, a una pianta il cui legno è magro, brutto e tortuoso? Finché i suoi pampini sono lasciati abbandonati sulla pianta, si soffocano l’uno con l’altro, e diventano dei tralci inutili. Ma se invece i suoi rami sono tagliati, tosto essi, divenuti fecondi, fanno parte dei frutti piú eccellenti. È cosí che si scopre vantaggioso il vizio, quando la giustizia lo epura, eliminandone l’eccesso e la feccia. Anzi, il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtú da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa. Per far rivivere la felice età dell’oro, bisogna assolutamente, oltre all’onestà riprendere la ghianda che serviva di nutrimento ai nostri progenitori”.

Naturalmente il sistema oligarchico attuale ha abbracciato la postura pessimistica anglofona, in quanto è organica ai suoi interessi economici. Si è naturalizzato un sistema economico giustificandolo con una sovrastruttura adeguata ad esso.

Se l’essere umano fosse solo vizioso, non vi sarebbe la necessità di una campagna stringente e pervasiva per convincerlo che l’esistenza è solo attività di consumo. L’ateismo nichilista del neofeudalesimo è costruito scientemente mediante l’asservimento di accademie, mezzi di informazione e di intrattenimento che devono condizionare per incidere sulla natura umana, la quale è razionale e comunitaria. Tanto più la campagna di condizionamento è violenta quanto più si può dedurre la presenza di resistenze a tale assimilazione e mutamento antropologico. La violenza è l’indicatore che l’essere umano, malgrado condizionamenti e manipolazione resiste ed esiste: tutto può ancora accadere, la storia non è conclusa, ma potremmo essere all’inizio di una nuova consapevolezza. Stiamo hegelianamente attraversando il negativo, gli esiti finali sono tutti da scrivere. Le solitarie resistenze disperse in Europa sono il sintomo che l’essere umano è razionale e metafisico, non può tollerare di vivere per i soli consumi, ha necessità di senso, altrimenti la sua vita trascorre in uno stato depressivo. Non dobbiamo disperare del presente, perché ci ha offerto esempi di resistenza e umanità da cui possiamo trarre motivazione per continuare a vivere e lottare per la dignità di ogni singola persona.

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