L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 gennaio 2022

La Rai un servizio non pubblico e solo funzionale al potere politico dominante

RAI e pluralismo
di Salvatore Bravo
19 gennaio 2022

La RAI lancia, come ogni anno, la sua campagna abbonamenti. È il servizio pubblico per eccellenza, in quanto, in teoria, consente a chi non ha voce e potere economico di esprimersi, di contestare e proporre. Senza libertà di parola che la RAI dovrebbe attuare non vi è democrazia, ma oligarchia, pertanto la RAI dovrebbe essere servizio pubblico e non di Stato. Servizio pubblico è dare voce ad ogni cittadino con un’informazione libera ed imparziale. Quest’ultima è un ideale e una pratica “umanamente conseguibile” attraverso la visibilità alle minoranze. Spetta ai cittadini informati, elaborare socraticamente il concetto ed eventualmente schierarsi in modo ragionato e razionale. La RAI non dovrebbe essere TV di Stato, ovvero mezzo mediatico al servizio dei potenti di turno, ma servizio pubblico. Se ogni anno i cittadini della Repubblica pagano l’abbonamento TV è per usufruire della libera ed imparziale informazione che consolida la vita democratica. La RAI è di tutti come la scuola o il servizio sanitario, è uno dei presidi della democrazia. Garantisce la crescita etica e culturale dei cittadini nel rispetto delle differenze. Essa dovrebbe realizzare pienamente l’articolo 211 della Costituzione. Nel codice etico del marzo 2020 così si legge:

Pluralismo

Assumere quale principio fondamentale del sistema radiotelevisivo la garanzia della libertà e del pluralismo nell’accesso ai mezzi di comunicazione, la tutela della libertà di opinione e di espressione per ogni cittadino, come la tutela della libertà d’informazione, l’apertura delle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose e la salvaguardia dell’identità nazionale e della memoria storica del Paese e del patrimonio culturale europeo, delle diversità linguistiche ed etnico‐ culturali, nel rispetto delle libertà e dei diritti garantiti dalla Costituzione. Il pluralismo, nella sua accezione più ampia, deve essere rispettato da RAI nel suo insieme e in ogni suo atto e trovare riscontro evidente nella programmazione; il pluralismo in tutte le sue specificazioni deve estendersi a tutte le diverse condizioni e opzioni che alimentano gli orientamenti dei cittadini: pluralismo nell’informazione, pluralismo politico e modalità di comunicazione, pluralismo sociale, pluralismo culturale, pluralismo etnico e religioso, pluralismo nelle realtà locali, pluralismo di genere ed età, pluralismo associativo.

Diligenza, correttezza, buona fede e lealtà nell'utilizzo dei presidi digitali

(…) Si definiscono “presidi digitali” i sistemi di pubblicazione e diffusione di contenuti accessibili a qualsiasi dispositivo connesso (quali a mero titolo esemplificativo siti internet, blog, forum, social network). Nell’utilizzo dei “presidi digitali” tanto privati che aziendali - fermo il rispetto della libera manifestazione del pensiero garantito dall’art. 21 della Costituzione - occorre tener conto che: • lo spazio virtuale web e social è a tutti gli effetti uno spazio pubblico, in quanto visibile ad un insieme potenzialmente illimitato di fruitori; • qualunque pensiero venga pubblicato, condiviso o linkato può diventare permanente o comunque essere visibile per molto tempo; • la diffusione del pensiero in questo ambito è assimilabile ad una dichiarazione resa con gli altri mezzi di comunicazione di massa; pertanto trovano compiuta applicazione i principi elaborati dalla giurisprudenza anche in tema di diritto di cronaca, critica e satira, ovvero di estrinsecazione del più generale diritto alla libertà di espressione del proprio pensiero ex art 21 (Cost.): in particolare interesse pubblico alla conoscenza della notizia, verità obiettiva della stessa, continenza espositiva ovvero correttezza del linguaggio ecc. • sono applicabili anche alle condotte poste in essere in questo ambito le vigenti norme dell’ordinamento giuridico che prevedono la responsabilità civile e penale in caso di: violenza, minaccia, pubblicazione di contenuti diffamatori o discriminatori, e ancora hate speech, negazione, minimizzazione, approvazione o giustificazione del genocidio o di altri crimini contro l’umanità, diffusione di contenuti pedopornografici o falsi, propaganda terroristica, cyberbullismo, lesione dei diritti di terzi, ecc.”.

Incoerenze

Siamo abituati alla doppiezza e ai comportamenti schizoidi. Se si legge il codice etico e si guarda con occhio critico i programmi RAI, è difficile individuare la coerenza tra ciò che viene trasmesso e le dichiarazioni condivisibilissime presenti nel codice etico. Si assiste ad una schiacciante prevalenza di programmi commerciali simili, e persino più volgari e liberisti, delle TV private. Con il denaro pubblico si insegue un modello televisivo diseducante e schierato con l’edonismo acefalo. La RAI dovrebbe essere un presidio di contenimento del paradigma liberista, invece ne è diventata l’alfiere. I programmi RAI sono cloni che scimmiottano il peggio delle TV private. Dal linguaggio alle immagini tutto declina verso forme di esemplificazione che non incoraggiano il cittadino a formarsi in modo responsabile, ma si incentiva la pubblica stupidità. La parola stupidità deriva dal latino stupor, e dunque indica la passività. Le istituzioni democratiche formano i cittadini alla partecipazione critica, e mai fanatica, esse neutralizzano la pubblica stupidità pronta a ribaltarsi in violenza linguistica e fisica. Se tutto è merce, è inevitabile l’effetto che ciò può avere specie sui più giovani. La Presidente del TG uno Monica Maggioni ha dichiarato che non darà voce ai “novax”: è la RAI di cui non abbiamo bisogno. Il servizio pubblico è la voce di tutti, è cultura del confronto documentato, i cittadini devono essere rispettati nella loro razionalità: sapranno giudicare, non necessitano di forme di paternalismo poco democratiche.

I TG RAI sono colmi di servizi su cantanti e film da vendere, vi è da chiedersi se questo giova alla pubblica opinione o se ci troviamo, ancora una volta, dinanzi all’escrescenza del liberismo pagato con i soldi dei cittadini: i TG sono usati per vendere prodotti artistici, naturalmente è la forza del denaro, si suppone, a determinare la pubblicità al prodotto artistico, e non certo la qualità. All’offerta quantitativa di canali e trasmissioni i cittadini di una democrazia dovrebbero rispondere chiedendo coerenza tra codice etico e palinsesto, e specialmente, si deve giudicare in base a paradigmi la RAI e qualunque espressione mediatica. Senza il giudizio di qualità non vi è che la stupidità di massa, la quale ha in grembo la violenza che si vive ogni giorno. Prima di pagare o aderire all’abbonamento RAI dovremmo pensare che tipo di RAI vogliamo e desideriamo per la crescita delle nuove generazioni e non solo. Il gesto automatico del pagamento va messo tra parentesi e pensato. La mia generazione è cresciuta, anche grazie alla RAI, la quale investiva nella rappresentazione delle grandi opere letterarie che favorivano la crescita etica della Repubblica. I reality hanno preso il posto delle grandi opere: costano poco e garantiscono un facile successo di pubblico. Non si può restare indifferenti davanti ad un’istituzione che è stata grande, malgrado la gestione partitocratica del passato, e che oggi cerca di battere le TV private riproducendo la stessa mortifera logica ed parimente asservita in ogni suo canale agli ordini del governo in carica.

Note

1 Articolo 21 Costituzione italiana:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Nessun commento:

Posta un commento