L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 gennaio 2022

Cacciari non ha retto, ma ci sta

“Ma dove mi sono andato a Cacciari…”
di Nico Maccentelli
11 gennaio 2022

Massimo Cacciari evidentemente ha compreso di essersi infilato in un cul de sac, ossia che sarebbe stato trattato come un paria dai media, da tutto il mondo culturale, accademico, della politica con le sue posizioni “no vax”. Per cui l’exit strategy che ha scelto è socratica. La potete leggere qui.

Nella marcia indietro dichiara di essersi fatto la terza dose e invita alla vaccinazione tutti quanti, perché le leggi anche se sono sbagliate, vanno seguite come fece Socrate. Questo in sintesi.

Un dietro front indecoroso, una toppa che è peggio del buco, che poi tanto buco non era: diciamo allora una toppa su un tessuto intonso? Sì, perché il filosofo veneziano ex operaista ne aveva ben donde di argomenti da vendere e tutti molto centrati, da bravo esponente di un liberalismo che non si lascia ingabbiare da un sistema distopico che sta calpestando i più elementari diritti della persona, civili e sociali.

Ma tant’è che il buon Cacciari ha ecceduto nel legalitarismo per sembrare più prussiano del re di Prussia. Dunque dov’è l’errore? L’errore sta nel fatto che quando un popolo è vessato da un potere totalitario diviene legittimo il diritto alla Resistenza.

Come ha spiegato il professor Ugo Mattei, giurista e anche lui protagonista con Cacciari e Agamben di un convegno in streaming proprio su questi argomenti, Dossetti non riuscì a inserire nella Costituzione questo principio, poiché gli fu risposto che era già implicito nella nostra Carta costituzionale.

Ed è su questo diritto del popolo a combattere regimi iniqui e le loro leggi liberticide che è nata la dichiarazione di costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale. Certo, un diritto implicito poiché ve lo immaginate Cacciari applicare dopo le leggi fascistissime e dopo la legge razziale contro gli ebrei, questo suo poco nobile principio? Avrebbe preso la tessera del fascio? Avrebbe denunciato il collega semita? Lo dice la legge no?

Le leggi sbagliate vanno trasgredite, così come le ingiustizie sociali vanno combattute. Certo, ci sono delle gradazioni, dei livelli di accettazione come di Resistenza, delle forme di lotta a seconda di fasi e situazioni. Mi pare però che in questi ultimi due anni in Italia (e non solo qua) si sia passati il segno. E su una cosa cosa Cacciari si è rimangiato quanto sostenuto finora: implicitamente dire che occorre obbedire alla legge ingiusta non è solo uno sbaglio in generale, ma in particolare significa considerare normalità ciò che è un vulnus tremendo anche per la peggiore delle democrazie borghesi. E che furbescamente ci stanno facendo passare per normalità. Qui casca l’asino, cioè il Massimo: seguire al vulgata di regime.

Sostenere l’idea di Cacciari è nel costume secolare italiota: le eterne indecisioni, l’aspettare per vedere come va, lo schierarsi col più forte. Gli italiani hanno scritto pagine straordinarie nel Risorgimento come nella Resistenza, ma anche vili e stolte soprattutto da parte delle classi dirigenti. Questo costume oggi più che mai va rotto con il diritto e la forza dal basso di una rivolta sociale. Quando si perde la libertà, poi riconquistarla costa tanto, tanto sangue, tanto sacrificio di vite umane. E’ quello che sta accadendo oggi in una strada che non ha ritorno e che può essere solo percorsa per trovare una nuova alba dove non ci sia più posto per il neoliberismo e i personaggi ignobili come i nostri governanti. Ma neanche per i vili.

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