L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 gennaio 2022

Come era prevedibile gli statunitensi fanno finta di non capire

Ucraina. Muro contro muro a Ginevra. I colloqui Usa-Russia partono in salita

Paolo M. Alfieri martedì 11 gennaio 2022
Washington ha sottolineato di non aver ricevuto alcuna «risposta» sulla de-escalation, mentre Mosca assicura di non voler attaccare. La Nato insiste: «Kiev ha il diritto di difendersi»

Il vicesegretario di Stato Usa Wendy Sherman e il viceministro degli Esteri russo Sergeij Ryabkov ai colloqui sull'Ucraina a Ginevra - Ansa

È iniziata in salita ieri a Ginevra quella che è considerata come una delle ultime possibilità di disinnescare la crisi al confine tra Russia e Ucraina ed evitare che il rumore delle armi torni a farsi sentire nel cuore dell’Europa. I rappresentanti di Stati Uniti e Russia hanno preso a confrontarsi per trovare un accordo che getti le basi sia per le future relazioni tra i due Paesi sia per il futuro assetto nel Vecchio Continente, che vede tramontare l’architettura nata dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda. Pochi, però, dopo la prima giornata, gli spiragli di apertura dei colloqui, che saranno accompagnati nella giornata di domani da un meeting a Bruxelles tra Nato e Russia e, giovedì, da una riunione a Vienna dei Paesi dell’Osce, unica occasione in cui sarà rappresentata l’Ucraina.

Secondo Wendy Sherman, vicesegretaria di Stato Usa che ha presenziato ai colloqui di ieri a Ginevra, Washington non ha ricevuto alcuna «risposta» dai russi in merito alla de-escalation sull’Ucraina. Mosca, ha insistito Sherman, «può dimostrare che non ha intenzione di invadere l’Ucraina riportando i militari dislocati a ridosso della frontiera alle loro basi» o far sapere a Washington quale esercitazione è in corso e quale è il suo scopo. E ancora: «Abbiamo fatto capire molto chiaramente che è molto difficile avere una diplomazia costruttiva, produttiva e di successo senza de-escalation». Senza il ritiro dei militari russi dal confine, insomma, per gli Stati Uniti sarà difficile fare passi in avanti nel dialogo. Da parte sua il vice ministro degli Esteri russo, Sergeij Ryabkov, ha assicurato che «non ci sono piani o intenzioni di attaccare l’Ucraina. Non c’è ragione di avere paura di una escalation». Ma gli Usa devono operare «nel modo più cauto possibile» per gestire le tensioni alla frontiera ucraina per evitare «qualsiasi tipo di confronto o aggravamento» della situazione. Secondo Ryabkov, gli Stati Uniti stanno «considerando seriamente» le richieste della Russia per garanzie di sicurezza in Europa e la situazione non è «senza speranza». Usa e Nato, ha avvertito, rischiano di dover affrontare «una situazione della sicurezza peggiore» se non dimostrano interesse nel dialogo con la Russia e nelle sue richieste. Sherman, dal canto suo, non ha dato dettagli, parlando solo di «azioni reciproche» con l’obiettivo di «migliorare la stabilità strategica».

In caso di invasione russa in Ucraina, l’amministrazione Biden pensa a misure punitive in campo finanziario, tecnologico e militare che entrerebbero immediatamente in vigore e che in alcuni casi sono paragonabili al pugno duro adottato contro l’Iran. Esclusa solo la risposta militare. Mosca è invece in cerca di garanzie: no a missili in Europa in grado di colpire la Russia, no a truppe negli ex stati sovietici oggi alleati della Nato, stop all’estensione dell’Alleanza Atlantica, a cui Paesi come l’Ucraina non dovranno mai aderire.

Da parte sua il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha evidenziato ieri che «la Russia continua il suo ammassamento militare al confine con l’Ucraina con forze altamente equipaggiate» (per Josep Borrell «non si può escludere l’ipotesi di un conflitto armato». «Kiev – ha aggiunto Stoltenberg – ha il diritto di difendersi e la Nato sostiene il principio di autodeterminazione dei Paesi per quanto riguarda la scelta delle alleanze e delle misure di sicurezza». Nella riunione Nato-Russia di domani, ha detto ancora Stoltenberg, «ci focalizzeremo sulle questioni della sicurezza europea, sulla trasparenza legata alle attività militari, sulla riduzione del rischio e sul controllo degli armamenti».

Nessun commento:

Posta un commento