L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 gennaio 2022

Draghi è la testa di legno della finanza internazionale. Mentre gli altri paesi di Euroimbecilandia, compreso il Regno Unito, aprono, il vile affarista chiude. Il suo compito è distruggere l'economia italiana per porla in un vassoio d'argento agli avvoltoi stranieri. Per questo da noi si continua a chiudere, deve continuare la Paura&Violenza

Da Repubblica:

FIRENZE. Il Plaza Lucchesi ha messo in ferie i 45 dipendenti: “Non c’è più nemmeno la cassa integrazione”.

Un terzo dei 390 alberghi della città secondo Confindustria è nelle stesse condizioni a Firenze
Tutto chiuso, hotel fantasma. Come nel 2020 e nel 2021. Stavolta non per il lockdown o per la zona rossa. L’Hotel Plaza Lucchesi si è ritrovato a metà gennaio con appena due o tre camere prenotate su 92 e ha concordato coi clienti una sistemazione in un altro albergo gestito dallo stesso gruppo, appena fuori città. Situazione comune a moltissimi alberghi della città: Confindustria stima che delle 390 strutture in città più di un terzo siano chiuse. Circa 150. Lo avevano annunciato nei giorni scorsi, del resto: chiudere per non morire. «È impossibile sostenere una struttura simile con così pochi clienti. Prima della pandemia i tassi di occupazione degli hotel in zona centrale in bassa stagione erano del 60%, adesso del 3-5%. E i soli costi dell’energia sono mostruosi. Tanto più che ora sono aumentati in maniera vertiginosa: nei business plan alberghieri di una volta i costi delle utenze venivano quantificati intorno al 7-8%, adesso arriveremo almeno al 15. E questo solo per stare all’impatto diretto del caro energia: l’altro giorno mi ha chiamato la lavanderia, che serve decine di grossi alberghi di Firenze, mi hanno detto che sono costretti ad aumentare i costi dell’8% altrimenti non ci rientrano con le spese» racconta Carniani.
«E il fatto è che è la terza volta che succede in due anni. E andremo almeno fino a fine mese, per ora. Che senso ha se non ci sono né prenotazioni né personale per il Covid? Ma quel che preoccupa è che continueremo a non vedere turismo asiatico fino alla fine del 2023 e i flussi americani sono ripresi, ma non allo stesso ritmo. Nessuno sta capendo quanto è grave la crisi delle città d’arte», allarga le braccia Giancarlo Carniani, capo degli albergatori di Confindustria e general manager della struttura, quattro stelle superior, dal 1860 tempio di storia e storie: «Qui nel 1928 è stato scritto “L’amante di Lady Chatterley” di David Herbert Lawrence, qui ha soggiornato il Re Umberto I per vedere i fochi. Di questo posto parlava Pratolini. Qui dormirono Monicelli e Tognazzi quando giravano Amici Miei. Nemmeno durante la guerra la pensione Lucchesi chiuse. Solo con l’alluvione del 1966: ma giusto perché l’Arno ruppe proprio qui davanti».
La grana grossa sono i dipendenti: «Noi ne abbiamo 75 in alta stagione, 45 a tempo indeterminato anche in bassa stagione. In questo momento ho dovuto mettere tutti in ferie, perché la cassa integrazione Covid per il nostro settore non è nemmeno stata prorogata. A differenza della costa che non ha perso quasi nulla gli alberghi di Firenze-Roma e Venezia negli ultimi due anni hanno avuto tassi di riempimento del 40% contro il 90% pre pandemia. Va bene cambiare il modello di turismo ma la politica non capisce quanto sia grave la situazione del turismo nelle città d’arte» si sfoga il manager. E i fondi di investimento internazionali da tempo volano come rapaci sulle prede in difficoltà. Mi chiamano ogni giorno. Me come altri. Agenzie, intermediari immobiliari: nei momenti di difficoltà provano a comprarsi alberghi. Nella maggior parte dei casi sono strutture molto belle con gestioni familiari. E c’è chi cede». Carniani spera di riaprire a febbraio: «Non voglio stare chiuso troppo a lungo. Un albergo non lo puoi spengere. Poi ne paghi le conseguenze». (Fonte: Repubblica (https://firenze.repubblica.it/cronaca/2022/01/22/news/firenze_hotel_fantasma_chiuso_senza_clienti-334742172/?ref=twhl))

Hanno creato un deserto e continuano a chiamarlo Italia.

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