L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 gennaio 2022

Draghi, stregone maledetto/coniglio mannaro/vile affarista, è un uomo inutile, non ci serve

SPY FINANZA/ La “religione” della moneta che aiuta la crisi infinita
Pubblicazione: 18.01.2022 - Giovanni Passali
Il ventennale dell’euro è una buona occasione per riflettere sui danni causati dalla “religione della moneta” e dai suoi dogmi applicati in modo ideologico

Lapresse

Evviva! Buon anniversario a tutti! Quale anniversario?! Come, quale anniversario! Il ventennale dell’euro, che per la prima volta abbiamo avuto nelle nostre tasche giusto vent’anni fa, il primo gennaio del 2001. Come dite? Non ne parla nessuno? Beh, che volete, i fanatici di allora dell’euro hanno ben poco da festeggiare, no? Vi ricordate chi disse: “Lavoreremo un giorno in meno ma guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più?”. Sì, sì, va bene: lasciamo stare chi lo disse e guardiamo al contenuto. Non mi pare si lavori un giorno in meno, in compenso è aumentata la durata degli anni al lavoro, quindi si lavora più a lungo. E che dire degli stipendi? A causa dell’inflazione, 1 euro del 2001 oggi dovrebbe valere 1,28, ma gli stipendi non sono aumentati del 28%, quindi ci siamo impoveriti. Insomma, un disastro.

E che dire del campione che ha gestito l’euro e la politica monetaria nel suo momento più difficile, il dragone Mario Draghi? Grandi fuochi d’artificio, con il suo celebre “whatever it takes”; ma dopo tanto clamore (si trattava di una conferenza stampa) e tanto fumo, dov’era l’arrosto? Sì certo, l’arrosto è stato il fiume di liquidità prodotto dalla Bce, per tentare di salvare l’euro, ma a discapito di chi? Cos’ha prodotto alla fine?

Alla fine, ormai possiamo dirlo, ci troviamo con una crisi non finita (una crisi infinita?) e la distruzione dell’economia reale, stipendi con sempre meno valore e difficoltà lavorative sempre maggiori. E non si è mai tenuto conto di uno degli effetti collaterali più devastanti nel lungo periodo: la difficoltà e l’incertezza lavorativa ha portato al crollo della natalità e a una cronica debolezza per la crescita economica del Paese, insieme a una cronica crisi del sistema delle tutele sociali (pensioni, sanità, tutele per le fasce deboli, ecc.).

Ma cos’è andato storto? Qualcuno lo sa dire? Perché che si facciano degli errori non è uno scandalo, ma che non vi sia un giudizio, che non vi sia una critica diventa uno scandalo perché così non si potranno mai correggere gli errori. E questo è precisamente il nodo cruciale. Allo stesso modo della crisi finanziaria 2000-2003, la grande crisi iniziata nel 2007 non ha portato alcun correttivo, alcun freno alla speculazione cattiva che ha scatenato quelle crisi. E finché permane quella speculazione senza freni (ribattezzata anche col nome di turbo-capitalismo), tutti i bilanci di tutti gli Stati e di tutte le banche sono a rischio, perché la malattia è nel denaro stesso generato a fiumi dal sistema delle banche centrali. Un denaro generato senza freni se si tratta di salvare banche o istituzioni finanziarie, ma mai generato per salvare piccole imprese o posti di lavoro o per mettere in sicurezza un sistema pensionistico in sofferenza.

Questo è il sistema che rende i ricchi sempre più ricchi, qualsiasi sia il tempo, mentre le fasce deboli della popolazione sono esposte alle intemperie e ai capricci di chi comanda. E questo è il sistema che Draghi ha difeso con il suo celebre “whatever it takes”, “costi quello che costi” e chi se ne frega di chi paga il conto, chi se ne frega dei contribuenti su cui alla fine si fa sempre cassa.

E il fatto che Draghi sia stato messo alla guida del Governo è stata una delle scelte più scorrette (nessuno lo ha eletto) e sbagliate che si potessero fare. Un personaggio che è abituato a decidere da solo e a non prendersi le conseguenti responsabilità non può essere adatto a guidare un Paese come l’Italia, dove la mediazione è la regola e se questa è la regola da tanti decenni non è un caso. Molti osservano, in senso spregiativo, che quello italiano non è un popolo; si tratta di un’osservazione per tanti aspetti corretta e in senso positivo è corretto affermare che quello italiano è un insieme armonico di tante popolazioni locali. Il detto “governare gli italiani non è difficile, è inutile” in senso positivo significa che non puoi imporre dall’alto un ordine generico e aspettarti che, dal nord al sud, venga rispettato alla lettera, in modo uniforme. Ciascuno interpreterà e applicherà quell’ordine a modo suo, secondo la sua cultura e la sua indole, perché le varie popolazioni locali in Italia sono ricchissime di cultura e di originalità e pensare che questa non influisca sulle applicazioni concretamente di una direttiva generale è semplicemente un’illusione. E ovviamente questa “creatività” tipicamente italiana è vista da chi governa non come una ricchezza ma come una maledizione, una disfunzione, un degrado della democrazia (accusa tipica di chi non sappia essere democratico).

Ecco, l’idea che Draghi potesse combinare qualcosa di buono è (stata) un’illusione perché è uno di quelli che non ha capito che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, perché non otterrai mai quello che ti eri prefisso. Draghi è politicamente colui che con idee semplici pretende di governare situazioni complesse. Il personaggio politico peggiore per governare in tempi di pandemia.

C’è la pandemia? Vaccino per tutti e chi si rifiuta va in lockdown. Il vaccino non c’è ancora? Allora lockdown per tutti. Non si può imporre il vaccino obbligatorio per tutti? Allora si fa per fasce di popolazione, suddivise per tipologia di lavoro e per soggetti che è più facile costringere e meno propensi alla ribellione. E chi non si uniforma viene castigato duramente. E si procede di fascia in fascia: prima i medici, poi gli insegnanti, poi i militari, poi quelli della Pubblica amministrazione, ora gli ultracinquantenni e intanto si è già iniziato con i bambini e con la terza dose per tutti, in un continuo susseguirsi di emergenze e di nuove ondate, senza che il problema sia stato realmente risolto.

In realtà così facendo ha creato mille sacche di resistenza, che non si piegano e non si piegheranno mai. Anzi, iniziano a collaborare fra loro e danno la dimostrazione pratica che un “popolo” italiano c’è davvero, un popolo bizzarro e pittoresco, ma con un cuore grande che, come in tante altre situazioni (come nella più recente dittatura) alla fine avrà la meglio, convinti che, come recitano due notissimi motti, “le bugie hanno le gambe corte” e “la verità prima o poi viene a galla”.

E la verità più semplice e meglio nascosta è la dimensione economico-finanziaria di questa pandemia. Si lascia intendere che la distruzione dell’economia sia una conseguenza della pandemia. Ma non è così e la prova più evidente è la ripartizione dei fondi per le varie categorie.

Dal sito istituzionale del Pnrr si verifica facilmente che la ripartizione è la seguente.

Alla “salute” (che non è precisamente “sanità”) appena l’8% dei fondi: vi sembra un piano da emergenza sanitaria? E come verranno spesi? In infrastrutture che rimarranno nel tempo o in vaccini, in modo da ingrassare i ricchi bilanci di certe aziende?

Appare chiaro che l’obiettivo di un simile piano non è quello di far finire la crisi sanitaria, accentuata da decennali tagli alla sanità e dalla chiusura di circa 200 ospedali, ma di accentuare la crisi economica, creando figli e figliastri, dove mentre il popolo soffre e si impoverisce alcune grandi aziende diventano sempre più grandi e più ricche (tra “Transizione ecologica” e “Digitalizzazione” non è difficile capire quali). E si capisce perché tra gli uomini più ricchi del mondo in molti si sono arricchiti con oculati investimenti in aziende produttrici di vaccini. Durante la vaccinazione, negli ultimi 12 mesi, i 500 uomini più ricchi del mondo hanno aumentato la loro ricchezza di 1.000 miliardi di dollari, mentre 150 milioni di persone scivolavano nella fascia di estrema povertà. C’è bisogno di qualche altra prova? Secondo voi, chi è straricco vuol far finire la pandemia?

Draghi è il campione di quelli che pensano che “la Grecia è il più grande successo dell’Euro” (Monti dixit) e intanto per il 2020 il Pil greco ha segnato un -8% e a quota 184 miliardi è poco superiore al 50% del 2008. Draghi è il campione di quelli che promulgano ed eseguono i “dogmi” della “religione della moneta” e i dogmi si applicano “whatever it takes” (“costi quello che costi”).

Quanto sia pertinente la questione “religiosa” lo mostra Erdogan, in senso opposto ma con risultati identici. Infatti, in Turchia si sta realizzando la distruzione dell’economia per l’ottusa scelta di non alzare i tassi di interesse, per motivi religiosi, perché viene ritenuto immorale il guadagno di moneta operato sul prestito di moneta. Su questo punto le religioni islamica e cristiana convergono, ma occorrerebbe tenere conto della realtà concreta. Anzitutto, è vero che una crisi dell’economia reale non si risolve banalmente con la stampa di moneta o con azioni di politica monetaria (com’è quella sui tassi di interesse). In secondo luogo, è pure vero che non puoi agire (o non agire) sui tassi senza tener conto (o porre un freno) della speculazione sui cambi monetari. E così, mentre Erdogan si ostina nei suoi dogmi, la lira turca precipita nel suo cambio con il dollaro, rendendo sempre più care le importazioni, il cui valore negli ultimi anni è sempre stato superiore all’export.

“Il denaro deve servire e non governare!” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium n. 58), altrimenti “Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole” (n. 56). Ma sembra che economisti e politici di tutte le ideologie abbiano dimenticato le regole più semplici e le lezioni della storia, recente e meno recente. E gli effetti si vedono.

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