L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 gennaio 2022

e dopo l'influenza covid l'Ucraina Paura&terrore senza soluzione di continuità

Ucraina, un racconto per zombie



Non c’è alcun dubbio che dentro il vuoto politico e culturale dentro il quale sono state gettate le popolazioni occidentali, l’isteria è la forma vincente di comunicazione e dunque può veicolare qualunque cosa senza che la vittima se ne accorga: lo sappiamo bene dalla pandemia, ma lo sappiamo anche dalla follia antirussa che sta attraversando l’occidente, costruita davvero sul nulla e tutto per uno scopo preciso e immediato ovvero fare in modo che Washington si possa sottrarre al dovere storico di sottoscrivere accordi di pace e di disarmo con la Russia, senza essere smascherata come guerrafondaia e fonte, assieme alla Nato, di caos e di morte. Da una decina di giorni viene dato per certo dall’informazione dei bari che Mosca voglia invadere l’Ucraina e perciò si straparla di sanzioni epocali se questo accadesse. Cosa se ne dovrebbe fare Putin di un Paese che l’occidente ha letteralmente distrutto, senza più un’economia e ridotto all’estrema povertà, lo sa soltanto il cielo. Senza dire che anche militarmente la Russia non alcun bisogno di invadere l’Ucraina per difendere le repubbliche secessioniste, visto che può scompaginare a distanza le grandi unità ucraine e perciò annullare il vantaggio che esse hanno sulle truppe del Donbass.

Ad ogni modo Washington sta cercando di spingere Kiev ad attaccare per poter poi accusare la Russia, il tutto naturalmente sulla pelle degli altri e con il rischio che questo inneschi un conflitto nucleare. Del resto alla Casa Bianca c’è solo un anziano rimbecillito con l’auricolare che fa e dice cosa gli viene suggerito da una cupola di potere, in gran parte la stessa della pandemia, che in questo momento potrebbe trarre vantaggio da un azzardo che distragga l’attenzione dal disastro vaccinale, dall’inflazione galoppante, dalla crisi sistemica che sta avanzando e che essa stessa ha scientemente provocato perché del disastro del sistema potesse essere accusato un virus e non l’ideologia neo liberista. La narrazione sull’imminente invasione russa è talmente falsa che le stesse autorità ucraine, di fatto sotto il controllo Usa, iniziano a manifestare insoddisfazione per la campagna di propaganda lanciata intorno a questa tragica favola. Il segretario del consiglio nazionale di difesa Danilov ha dichiarato due giorni fa “Oggi non vediamo alcun motivo per affermare che ci sarà un’offensiva su vasta scala da parte della Federazione Russa”. Ha anche affermato che non vi è alcuna partenza attiva dei rappresentanti delle ambasciate straniere dall’Ucraina altra commedia con la quale si sta preparando la tragedia. Lo stesso presidente Zelensky ha assicurato ai suoi cittadini che la situazione nell’est del paese è sotto controllo: “Non c’è motivo di farsi prendere dal panico”. “Stiamo lavorando per una completa attenuazione della situazione attraverso un accordo pacifico”. E il ministro della Difesa ucraino Reznikov fa eco: “Posso assolutamente affermare che fino ad oggi le forze armate russe non hanno creato un gruppo di sciopero in grado di effettuare una forte invasione dell’Ucraina”.

E tuttavia la zombificazione totale, con i suoi martellamenti psichici a reti unificate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, fa sì che si crede all’ inevitabilità dell'”aggressione russa”. L’Europa che davvero si sta rivelando peggiore di qualunque perversa immaginazione, si aggrega e prende lo spunto per cercare di vietare l’informazione russa come è del resto si addice a una satrapia di oligarchi e aizza le opinioni pubbliche come se i cittadini europei non fossero le vittime designate in caso di allargamento del conflitto. Ma si intuisce che sotto l’imperturbabilità del canagliume di Bruxelles, le sirene di allarme stanno suonando, tanto che il presidente della Croazia, Zoran Milanović, dopo il capo della marina tedesca, ha rotto il fronte dell’unanimismo bellico e ha detto parole di scandalo per i chierici della Nato: “La Croazia non invierà truppe in caso di escalation. Al contrario, richiamerà tutte le truppe [dalla NATO], fino all’ultimo soldato croato!”. E dire che Milanović è membro del partito socialdemocratico croato, fortemente europeista, ma egli ha sottolineato che il conflitto in Ucraina “si sta verificando alle porte della Russia e che la Nato deve tenere conto degli interessi di Mosca”

Pure ovvietà che tuttavia violano l’ortodossia del conflitto in Ucraina secondo cui la Russia non può avere legittimi interessi di sicurezza ed è dunque un’eresia proporre di raggiungere una soluzione diplomatica. Di fronte a questo marciume nel quale ci di batte tra venditori di siringhe, signori della guerra, falsi malati e speculatori viene la tentazione di sperare in una guerra che spazzi via tutto questo, se proprio non si riesce a mettere fine all’ isteria di massa. Dopotuto meglio morti che zombi.

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