L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 gennaio 2022

e le multinazionali dei vaccini sperimentali si rifiutano di dare i dati

Tamiflu, la truffa di prova prima dei vaccini



Il British medical Journal, la più antica tra le riviste medica e tutt’ora una delle più quotate, sta richiedendo a gran voce che siano finalmente disponibili i dati grezzi delle sperimentazioni dei vaccini a mRna. In un mondo normale questo sarebbe il minimo sindacale, ma invece le aziende produttrici dei sieri genici fanno un’accanita resistenza e dicono di non poter presentare questi dati prima di diversi anni facendo intuire che lo schema utilizzato e osannato da un’informazione truffaldina è lo stesso del famigerato Tamiflu, un farmaco che si rivelò non solo inutile, ma molto pericoloso e tirato fuori in occasione della peste suina del 2009. E’ la stessa rivista inglese a proporre questo paragone, anzi a riproporlo visto che ne aveva già parlato a fine 2020 interpretando la precedente vicenda come un tentativo di infopandemia andata a vuoto. La storia cominciò nella primavera del 2009 quando in un crescendo di allarmi lanciati dall’informazione e rimbalzati attraverso le burocrazie sanitarie si creò il panico tra la gente per la cosiddetta influenza suina (cosidetta perché in realtà si sarebbe dovuta chiamare americana rispetto all’origine, ma questo non era davvero “geopoliticamente corretto”) e il tutto sfociò nel luglio dello stesso anno quando l’Oms dichiarò la pandemia sulla base di pure ipotesi dei soliti esperti avvertendo che “ben 2 miliardi di persone potrebbero essere infettate nei prossimi due anni – quasi un terzo della popolazione mondiale”. Tuttavia diede anche un segnale positivo affermando che per fortuna “I produttori di vaccini potrebbero produrre 4,9 miliardi di vaccini antinfluenzali pandemici all’anno”.

In realtà si sviluppò solo una normale ondata di influenza, forse appena più severa del normale e miliardi di dosi di vaccino nel frattempo comprate dai governi furono buttate via: sebbene non vi siano state inchieste su come si fosse creata questa sindrome pandemica si scoprì in seguito che gli esperti dell’Oms che avevano pompato sui numeri provenivano tutti dal settore delle aziende farmaceutiche private. Ed è in questo contesto che si sviluppò anche la vicenda del Tamiflu, farmaco prodotto da La Roche e che era considerato un anti virale molto efficace contro l’influenza, sebbene in totale assenza di studi indipendenti. I governi ne fecero scorta oltre a quelle che avevano già accumulato in vista dell’influenza aviaria che non ci fu per niente e il farmaco venne ampiamente distribuito . Solo qualche anno dopo gli scienziati della Chochrane Collaboration scoprirono che l’effetto protettivo dichiarato contro l’influenza era sostanzialmente fittizio e che alla fine il “potente” farmaco, peraltro molto pesante per i pazienti, riusciva a ridurre la durata di un raffreddore di mezza giornata nella migliore delle ipotesi negli adulti sani. Né è stato provato che tenesse fede alle promesse del bugiardino e dei media che variarono nel tempo cercando di adattarsi alla sempre più evidente inutilità: non riusciva a ridurre le complicanze, né diminuiva l’infettività delle persone colpite da influenza, né evitava l’ospedalizzazione, né che accorciava il corso della malattia, né salvava dalla morte nei casi di decorso grave in anziani già malati. In compenso però produceva frequenti reazioni avverse anche gravi che colpivano i reni e creavano problemi psichiatrici. Tutto questo si è poi saputo a posteriori, guai a parlar male del Tamiflu nel momento della suina e del suo massimo splendore.

L’analogie con gli pseudo vaccini di oggi è impressionante e l’unica differenza è che allora il gruppo di ricerca Cochrane poté ottenere i dati dello studio fatto per l’approvazione al commercio chiedendo sia pure con molta insistenza all’EMA e al produttore Roche, la documentazione. Adesso invece questa richiesta di avere la documentazione grezza dei cosiddetti vaccini si scontra contro un assurdo muro di granito, segno che mentre un decennio fa la società nel suo complesso aveva ancora qualche difesa immunitaria etica e politica, oggi è marcita a tal punto che la mistificazione non ha incontrato ostacoli ed è servita per fare strage di libertà e di diritti.

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