L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 gennaio 2022

e si deve passare alla crescita economica limitata dalla sostenibilità ambientale, quella secondo cui "non ce n'è più abbastanza per tutti", e dalla competizione basata sull'uso sempre più limitato e razionale delle risorse naturali

Se l’Inflazione diventasse Super Green
Cambierebbero i modelli di crescita e di competizione
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21 gennaio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa



Non esiste uno strumento più convincente del prezzo di una merce: quando è basso, siamo tutti ovviamente più disposti a comprarla. Tutto dipende, in fondo, dalla disponibilità di denaro che abbiamo e dalle alternative di impiego, per consumi o per risparmio: questioni di cui gli economisti discutono da secoli.C'è un punto di convergenza, oggi, tra le istanze di coloro che sostengono la necessità di ridurre il "consumo" di ambiente perché la natura, il Pianeta Terra, non riesce a rinnovare le risorse che vengono progressivamente prelevate dall'Uomo per produzione e consumi.

L'aria, l'acqua, i minerali sono risorse finite. Un terreno coltivato senza sosta si isterilisce, ha bisogno di sempre più concime, ma ad un certo punto diviene completamente inerte, rimane solo sabbia e pietra.

Il paradigma della sostenibilità ambientale comporta dunque un limite alla crescita, allo sfruttamento illimitato delle risorse naturali. C'è naturalmente il tema demografico: più la popolazione aumenta, più aumenta il consumo delle risorse naturali.La combinazione della duplice crescita incontrollata, demografica da una parte ed economica dall'altra, porta alla insostenibilità ambientale: questo è il limite di fronte a cui ci si trova.

Il tema del riscaldamento atmosferico, che dipende dall'uso dei combustibili fossili, da cui deriva la prospettiva di una completa decarbonizzazione della produzione industriale, si pone come preminente anche per via delle catastrofi che sarebbero scatenate dal cambiamento climatico indotto dall'attività umana: desertificazione e scioglimento dei ghiacciai polari, innalzamento del livello degli Oceani, sommersione delle Città costiere e via discorrendo. Viene preannunciata una catastrofe che metterebbe a repentaglio la stessa sopravvivenza degli uomini sulla Terra: scompariremmo, come accadde ai Dinosauri.

L'inflazione dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici ha una influenza con il processo di riorientamento della produzione e dei consumi.

Se i prezzi del petrolio, del gas, del carbone e conseguentemente dell'energia elettrica che viene prodotta con questi combustibili diventano stabilmente più cari, non c'è altra soluzione che ridurne i consumi o trovare delle fonti alternative. Fonti naturali rinnovabili come quella solare, eolica o delle maree.

Se, come sta accadendo in questi mesi, aumentano contemporaneamente anche i prezzi di tutti minerali, dal rame all'alluminio, delle derrate agricole come il grano ed il mais, e delle altre coltivazioni come il cotone, è evidente che il sistema è messo sotto stress: bisogna cambiare abitudini di produzione e di consumo. Con l'inflazione a due cifre che stiamo sperimentando, cambia il paradigma di crescita: da quello secondo cui "c'è sempre tutto per tutti" si passa a quello in base al quale "non ce n'è più abbastanza per tutti".

Cambierebbero contemporaneamente i due paradigmi fondamentali, quello della crescita economica e quello della competizione.

Terminata la lunga fase della crescita economica illimitata, quella secondo cui "c'è sempre tutto per tutti", e della competizione mercantilistica basata sulla riduzione dei costi del lavoro, essendo quest'ultimo l'unica "merce" che non ha un prezzo uniforme a livello globale, si passerebbe alla crescita economica limitata dalla sostenibilità ambientale, quella secondo cui "non ce n'è più abbastanza per tutti", e dalla competizione basata sull'uso sempre più limitato e razionale delle risorse naturali.

C'è un limite insuperabile a questa prospettiva: ci sarebbe una redistribuzione caotica delle potenzialità produttive e della ricchezza tra i vari paesi, così come è successo finora con la disponibilità nel sottosuolo delle risorse energetiche. Solo se "qualcuno" fosse in grado di monopolizzare le risorse, acquisendone la disponibilità e stabilendone il prezzo globale, si potrebbe gestire questo processo: ma, più che una utopia, sarebbe un incubo.

Cambierebbero i modelli di crescita e di competizione

Se l'Inflazione diventasse Super Green

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