L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 gennaio 2022

Fuori tempo massimo. Draghi, lo stregone maledetto/vile affarista/coniglio mannaro è costretto a presentarsi in pubblico, qualsiasi cosa dirà non avrà nessun valore.

Draghi ci ripensa, lunedì 10 gennaio parlerà agli italiani. "Cosa dirà sull'obbligo vaccinale" voci tra governo e Quirinale


08 gennaio 2022

Mario Draghi è stato travolto dalle critiche per non aver speso una parola per spiegare agli italiani le misure pretese senza precedenti nell'ultimo decreto Covid. L'Italia ha imposto l'obbligo vaccinale generalizzato, seppur limitato ai maggiori di 50 anni, un unicum mondiale, e il premier non ci ha messo la faccia. L'ex governatore della Bce, però, impegnato nella corsa al Quirinale, pare ci abbia ripensato e parlerà in conferenza stampa lunedì 10 gennaio, data in cui tra l'altro riapriranno le scuole dopo le feste di Natale.


Draghi torna così davanti ai giornalisti dopo il 22 dicembre, quando la variante Omicron non spaventava più di tanto e si parlava soprattutto dell'elezione del presidente della Repubblica, tanto da definirsi "nonno al servizio delle istituzioni". Da lì in poi, è iniziato il caos. "La maggioranza di unità nazionale non è più la stessa. Il nervosismo nei partiti è andato crescendo" spiega Francesco Verderami sul Corriere confermando i motivi per cui il 5 gennaio Draghi non si era visto. "La scelta di inviare davanti alle telecamere, nottetempo e in esterna, i ministri Bianchi, Brunetta e Speranza, è stata dettata dall'ora tarda e dal decreto ancora in fieri" e "ha rafforzato l'immagine di una maggioranza in conclamata crisi di identità".


Ma cosa dirà Draghi lunedì, quando entreranno in vigore le norme varate dal governo? Il premier difenderà il decreto, che definisce "non è un compromesso politico" ma "una mediazione intelligente". A quanto pare il premier non ha gradito il pressing del Pd sull'obbligo vaccinale per tutti. L'obiettivo del Quirinale è sempre lì, ma anche restare a Palazzo Chigi è possibile solo a certe condizioni. "Io posso reggere solo una maggioranza larghissima" ha confidato Draghi in questi giorni ai suoi interlocutori. E tra i collaboratori del premier serpeggia il sospetto che i partiti sperano di sbarazzarsi presto di lui.

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