L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 gennaio 2022

Gli Stati Uniti/Nato soffiano sul fuoco sul fronte ucraino per far aumentare le bollette del gas e dell'elettricità ricattando gli euroimbecilli ad allinearsi ai suoi voleri, MA potrebbe essere un boomerang

La crisi in Kazakistan lancia l’allarme sul caro bollette in Europa
Il 2022 inizia con il problema del caro bollette, destinato ad aggravarsi con le tensioni esplose nel Kazakistan. Lo scenario è allarmante.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Gennaio 2022 alle ore 07:57


Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il ritiro delle truppe dal Kazakistan a distanza di pochi giorni dal loro ingresso per operazioni di “peace keeping”. La verità è che dopo che il governo di Amaty ha represso nel sangue le proteste, costate la vita a 164 persone, non c’è al momento più alcun bisogno di una presenza russa nello stato asiatico. Ma gli avvenimenti di questi giorni lanciano un grave allarme geopolitico e con ripercussioni potenzialmente catastrofiche sul caro bollette.

Il Kazakistan è considerato sin dalla sua indipendenza dall’Unione Sovietica del 1991 il cortile di casa di Mosca. Ad oggi, era stato un paese molto stabile, grazie al trentennio di Nursultan Nazarbaev al potere. Senza alcun preavviso e ragioni plateali, il paese è sprofondato nel caos per il caro benzina deciso dal governo. Il presidente Qasym-Jomart Toqaev ha accusato non meglio precisate “ingerenze straniere” nella tentata destabilizzazione politica di queste settimane. Il riferimento è esplicito agli USA, che da mesi si trovano ai ferri corti con la Russia sull’Ucraina.

Washington accusa Mosca di voler invadere Kiev. Il Cremlino respinge le accuse, ma continua a tenere alta la tensione al confine ucraino con lo spostamento di migliaia di soldati. Il presidente Joe Biden ha minacciato “sanzioni mai viste” nel caso in cui l’occupazione avvenisse. Nei fatti, però, ha parzialmente le mani legate dagli alleati europei, i quali dai russi dipendono per le forniture di gas. In questi mesi, il caro bollette è diventato l’incubo di imprese e famiglie nel Vecchio Continente, con prezzi esplosi per via della bassa offerta di gas naturale disponibile.

Incubo caro bollette con scontro USA-Russia

L’altro ieri, il direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia, Faith Birol, ha accusato la Russia di tagliare senza ragione apparente le forniture di gas al solo scopo di ricattare l’Europa sul piano geopolitico.
Gazprom incide per un terzo delle importazioni continentali. Nel quarto trimestre del 2021, ha tagliato le forniture del 25% su base annua, facendo schizzare i prezzi della materia prima anche di dieci volte e contribuendo a provocare una grave crisi energetica europea. Se solo il colosso russo attingesse alle sue riserve, pari al 10% dei consumi europei, le forniture salirebbero del 30%, ha calcolato Birol.

Perché Gazprom, che ovviamente smentisce dalla mattina alla sera di ricattare l’Europa, sta tenendo semi-chiusi i suoi rubinetti del gas? Come arma per convincere Bruxelles a non seguire la Casa Bianca sul dossier Ucraina. Putin vuole archiviare la lunga storia post-sovietica, di fatto annettendo Ucraina e Bielorussia e ricreando una nuova Urss. Inaccettabile per l’Occidente, il quale non può permettersi, però, un caro bollette estremo. Con la differenza che gli USA posseggono petrolio e gas, l’Europa no. In Kazakistan, è probabile che sul fuoco delle proteste abbiano soffiato apparati legati a potenze straniere, che oltretutto nel paese hanno effettuato ingenti investimenti, specie nel comparto energetico. A quale scopo? Ad avvertire Putin che se cercherà di annettere l’Ucraina, fronteggerà l’instabilità laddove non si aspettava, cioè in uno stato con cui condivide ben 7.000 km di confine.

Putin, però, non è uomo che accetta a cuor leggero i “miti” consigli dei nemici. Può darsi che decida di rilanciare chiudendo ulteriormente i rubinetti del gas per l’Europa, così da mettere in allarme Bruxelles e indurla a non solidarizzare con Washington. Sarebbe uno smacco per Biden, il quale a novembre rischia di perdere il controllo del Congresso alle elezioni di medio termine e che in patria soffre di estrema impopolarità a neppure un anno dal suo insediamento. Una partita a poker tra due grandi potenze mondiali, che si gioca sulla pelle dei consumatori europei. Con il rischio che il caro bollette di questi mesi sia niente rispetto a quello che ci attende più in là.

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