L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 gennaio 2022

Il generale inverno con i suoi mal di gola, raffreddori, influenza rinforza la bolla narrativa del covid dal momento che i tamponi farlocchi non riescono a distinguerli. Era già tutto previsto e fino alla fine di marzo, quando entrerà con forza e prepotenza la primavera dobbiamo subire le fandonie a getto continuo delle istituzione e dei mezzi d'informazione. Sono anni che gli ospedali, i centri di rianimazione con l'inverno si riempiono all'inverosimile e i malati stazionano sulle barelle non avendo posti letto da assegnare, MA oggi è tutto covid, che la danza continui. Quattro dosi di inoculazione di vaccini sperimentali in un anno ci dicono che questi non sono vaccini. Sono vaccini che non vaccinano

Fallimento vaccinale
di Leonardo Mazzei
27 dicembre 2021

Il 15 dicembre i nostri giornaloni si crogiolavano beatamente del presunto “vantaggio” italiano sul resto d’Europa. Draghi l’epidemiologo, degno successore del Mussolini contadino, lo aveva calcolato in venti giorni o giù di lì.

Secondo costoro, i minori contagi rispetto agli altri paesi europei erano il frutto dell’italico successo vaccinale, un primato da sbandierare ogni dì. Un “vantaggio” da preservare a suon di obblighi e divieti, di sospensioni dal lavoro, di Green pass rafforzato e terze dosi a gogò. Adesso, che di giorni ne son passati solo 10, quel vantaggio è già sfumato del tutto. L’Italia è nelle stesse condizioni della Germania, della Francia e della Gran Bretagna.

Era difficile prevederlo? Assolutamente no. Bastava osservare le curve dei diversi paesi per capirlo, per comprendere in primo luogo la loro assoluta indifferenza alle percentuali di vaccinazione. Solo i pennivendoli che conosciamo potevano scambiare una banale sfasatura temporale per un vantaggio strategico dovuto al sacro siero.

Ristabilita così la verità delle cose, possiamo adesso aspettarci qualche accenno di autocritica? La risposta è no. Siamo ormai di fronte ad una realtà rovesciata, ad una narrazione a geometria variabile che della verità effettiva se ne infischia bellamente. L’unica “verità” ammessa è quella costruita a tavolino dal nuovo regime.

Solo il tempo ci dirà fino a quando questa realtà rovesciata verrà accettata dalla maggioranza delle persone. Apparentemente questa luna di miele tra il potere ed il grosso delle sue stesse vittime regge ancora. Il combustibile della paura non è ancora esaurito e l’useranno fino all’ultima goccia. Tuttavia, ogni cosa ha un limite. E pure l’essere umano fortunatamente ce l’ha.

Quattro punti fermi ed alcune conferme

In un articolo di quindici giorni fa (Vaccini: la propaganda e la realtà), fotografando alcune questioni sulla base degli stessi numeri ufficiali, avevamo messo a fuoco quattro punti fermi:

1) A dispetto del vaccino il virus corre come nel 2020 (adesso perfino di più).

2) Peggio ancora, esso corre maggiormente proprio dove (come in Europa) ci sono più vaccinati.

3) La letalità del Covid è in calo indipendentemente dai vaccini.

4) L’immunità naturale è l’unica che funziona, come ci dimostrano i casi dell’Indonesia e dell’India.

Queste quattro convinzioni stanno trovando puntuali riscontri nell’andamento dell’epidemia di questi ultimi giorni. Qui ci soffermeremo brevemente su alcune conferme, che ci giungono dall’India (riguardo al ruolo dell’immunità naturale) e dai paesi investiti per primi dalla variante Omicron (a proposito del calo della letalità).

Perché in India il Covid non fa più paura”, questo il titolo dato dall’Agenzia Italia (Agi) alla notizia di un’analisi condotta da due medici indiani sulla situazione di quel Paese. Il succo della loro tesi è nel sottotitolo dell’Agi:

«La stragrande maggioranza della popolazione, fin dalla scorsa estate, è stata infettata da qualche variante del virus e l’immunità di gregge della variante Delta è ormai stata raggiunta e superata. Il resto dei non immunizzati costituisce ora una porzione troppo piccola per generare una terza ondata».

Dunque, l’immunità naturale funziona. Ed è l’unica che funziona veramente, smentendo la combriccola dei soliti virologi da talk show che nei mesi scorsi sosteneva che questa era addirittura inferiore a quella (risultata in realtà debolissima ed a tempo) dei vaccini.

Questo fatto ha delle implicazioni notevoli, specie se considerato insieme al netto calo della letalità del virus. Un calo che – l’abbiamo dimostrato nell’articolo già citato – riguarda vaccinati e non vaccinati grosso modo nella stessa misura. Un calo che sembra destinato ad accentuarsi con la variante Omicron, come mostrano gli studi condotti in Sudafrica, Danimarca ed Inghilterra. Sta di fatto che in questi paesi – dove Omicron è ormai nettamente prevalente – la letalità del Covid è adesso pari a quella di una normale influenza.

Ma i dati della Danimarca sono interessanti anche per un altro motivo. In quel paese, i vaccinati (anche quelli con la terza dose) si stanno ammalando – in proporzione alle rispettive percentuali sul totale della popolazione – come i non vaccinati. Secondo uno studio perfino di più. Ecco un altro stupefacente successone delle inoculazioni di massa!

Ma di tutto questo non si parla, mentre si cerca invece di attribuire tutto il merito della minor letalità ai vaccini. Ed in fondo si parla poco (intendiamoci, “poco” relativamente al passato) anche dell’attuale boom dei casi, proprio perché si tratta della prova lampante del fallimento della strategia vaccinale.

Questo fallimento è ormai acclarato, ma quando si riverbererà sulla politica e sul regime tecnocratico che l’ha prodotto? Questo oggi non lo possiamo sapere, ma il fallimento c’è e lo dobbiamo denunciare in tutti i modi. Questo vale soprattutto per l’Italia, Paese scelto come rompighiaccio del disegno del Grande Reset. E vale ancor di più per Draghi, lo squallido personaggio che ne porta la maggiore responsabilità. Che lo sdegno di chi paga la sua politica criminale contribuisca almeno a sbarrargli la strada del Quirinale!

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