L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 gennaio 2022

La Cina raccoglie i frutti per aver sgonfiato le sue bolle in maniera controllata dall'edilizia alle aziende tecnologiche, mentre l'Occidente va incontro alla STAGFLAZIONE

Gli investitori cercano rifugio in Cina
Tra Fed falco, pandemia e rischi di stagflazione o slowflation, i fondi globali stanno allocando più capitale nei mercati azionari e obbligazionari del Dragone. E anche lo yuan si è rafforzato. Il quadro macro è peculiare tra le economie emergenti e non solo, con un'inflazione contenuta e politiche fiscale e monetaria accomodanti a sostegno della crescita

di Roberto Italia26/01/2022 14:55


Tra Fed falco, recrudescenza della pandemia e rischi di stagflazione o slowflation, i mercati stanno vivendo giorni di altissima volatilità. Il nervosismo degli investitori è palpabile e molti sono alla ricerca disperata di lidi più sicuri. C'è chi parla di Treasury americani e di dollaro, chi di oro. Ma, come sottolineato oggi da Reuters, sempre più fondi d'investimento globali stanno pompando denaro nel mercato azionario, obbligazionario e valutario della Cina continentale.

Dopo un 2021 complicato dalla stretta normativa all'insegna della "prosperità comune", gli investitori guardano con interesse i mercati del Dragone scommettendo sulle garanzie di stabilità di Pechino, sull'accomodamento monetario e fiscale e sull'inflazione contenuta (all'1,5% a dicembre). Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, dopo l'8,1% dello scorso anno, l'economia del gigante asiatico si espanderà del 4,8% nel 2022 e del 5,2% nel 2023. Un contesto macro totalmente diverso rispetto a quanto sta succedendo altrove, Stati Uniti su tutti, senza dimenticare quanto sia incerto l'esito della crisi immobiliare in corso.

Riguardo all'equity, David Dali, responsabile della strategia di portafoglio della società di asset management Matthews Asia, la Cina è la "destinazione preferita in assoluto" nel 2022 tra i circa 30 mercati azionari emergenti investibili. "Riteniamo che le valutazioni cinesi costituiscano alcune tra le meno rischiose e più attraenti da trovare nei principali mercati", ha aggiunto Dali. Il gestore ha citato vari fattori a supporto della sua tesi, tra cui ostacoli normativi meno stringenti, prontezza del governo a stimolare l'economia e un disegno politico preciso all'insegna del mantenimento della stabilità in un anno largamente atteso per la conferma del terzo mandato del presidente Xi Jinping, un evento senza precedenti nella storia moderna cinese. Dello stesso parere è anche Fidelity International. "Il cambio di rotta nella politica cinese è molto chiaro. E i dati recenti offrono segnali di stabilizzazione dell'economia", ha affermato Zhou Wenqun, gestore di fondi della società.

La prova di tale ottimismo da tori sta negli afflussi netti esteri nell'azionario del Dragone tramite il noto schema Stock Connect, che ha raggiunto una media giornaliera record pari a 413 milioni di dollari durante le prime tre settimane del 2022, secondo Morgan Stanley. Lo shopping estero di inizio anno si è concentrato nei settori bancario, dei materiali e dei beni capitali, ha spiegato la banca statunitense, evidenziando che i titoli più ambiti sono stati China Merchants Bank, Nari Technology e Ping An Insurance Group. I flussi sono stati robusti in realtà anche nel 2021, con un record di 67 miliardi di dollari investiti attraverso il canale Connect in azioni onshore. Tuttavia, ciò non è bastato a sostenere l'indice blue-chip della Cina continentale Csi 300, che ha perso l'anno scorso il 5,2%, in contrasto con i guadagni a due cifre delle borse americane ed europee.

La Cina sta richiamando capitale straniero anche sul fronte del reddito fisso, sullo sfondo di una divergenza di politica monetaria tra la Fed e la Banca Popolare Cinese (Pboc), che la scorsa settimana ha ridotto nuovamente il costo del denaro su diverse scadenze. I mercati obbligazionari generalmente performano male durante un ciclo di rialzo dei tassi d'interesse, soprattutto se aggressivo. Tuttavia, in Cina "pensiamo che il ciclo di allentamento della Pboc sia solo alle fasi iniziali", ha affermato Paula Chan, senior portfolio manager di Manulife Investment Management, che prevede ulteriori tagli dei tassi all'orizzonte. "Le preoccupazioni per l'inflazione in Cina non sono così allarmanti come in altri Paesi e le sue obbligazioni offrono una buona copertura", ha aggiunto. In un contesto macro di stabilità, infine, si sono verificati forti afflussi di denaro estero vero il valutario cinese. La divisa ha toccato questa settimana i suoi massimi contro il dollaro da inizio 2018 e si rafforza anche oggi. Il cross biglietto verde/yuan onshore viaggia a 6,3219, quello contro lo yuan offshore è a 6,3258.

Come sottolineato dagli strategist di Ubs due settimane fa, la Cina è storicamente stata immune ai rialzi dei tassi d'interesse reali negli Stati Uniti. Una situazione peculiare e ovviamente vantaggiosa per il Dragone rispetto alle altre economie in via di sviluppo. Infatti, gli afflussi di capitale estero nei mercati emergenti al di fuori della Cina hanno "subìto una brusca battuta d'arresto", ha affermato l'Istituto di Finanza Internazionale (Iif). Lo scorso dicembre questi mercati hanno registrato la fuoriuscita di 9,6 miliardi di dollari, rispetto a all'entrata di 10,1 miliardi in Cina. L'azionario del gigante asiatico ha attirato 12,5 miliardi, facendo la parte del leone tra le economie in via di sviluppo. Per i mercati emergenti ex Cina, "riteniamo che l'outlook sia peggiorato dalla variante Omicron e dalle aspettative di un dollaro più forte e tassi di interesse americani più elevati", ha puntualizzato l'Iif nel suo ultimo rapporto sul monitoraggio dei flussi di capitale. "Gli investitori vedono la Cina rimbalzare più rapidamente rispetto ad altri mercati emergenti". 

Nessun commento:

Posta un commento