L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 gennaio 2022

La crisi economica, grazie all'influenza covid, la guerra nascosta, falcidia le obbligazioni degli stati vorrebbero emergere

Obbligazioni emergenti in stato di stress, c’è aria di default sugli Eurobond
Periodo non facile per il mercato delle obbligazioni emergenti e, in particolare, per quelle emesse dal Ghana, che meno di un anno fa stupiva
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Gennaio 2022 alle ore 16:06


Pessima partenza per il Ghana in questo primo scorcio di nuovo anno. Le obbligazioni emergenti in dollari dello stato africano hanno ripiegato mediamente del 10% in dieci giorni dopo avere segnato un pesante -14% nel 2021. Gli investitori si stanno tenendo sempre più alla larga da Accra, temendo che prima o poi il governo sia costretto a dichiarare default. Eppure, soltanto un anno fa il paese sorprese con l’emissione del primo Eurobond africano zero coupon (ISIN: XS2325742166). Scadenza 7 aprile 2025, debuttò sul mercato dei capitali come un quadriennale a un prezzo superiore a 78 centesimi, mentre ieri risultava sceso a 65 centesimi, pur in recupero dai minimi delle sedute precedenti.

Cosa sta succedendo di preciso? Il governo non sembra in grado di tagliare il pesante deficit fiscale al 12,1% nel 2021 e che punta a contenere al 7,4% del PIL quest’anno. Il problema è che non riesce né a tagliare la spesa pubblica, né ad aumentare le entrate. Per questo, gli spread sono saliti sopra i 1.000 punti base rispetto ai Treasuries. E questa è una soglia di allarme, che caratterizza i mercati in condizioni di stress finanziario e alla vigilia di una possibile ristrutturazione del debito sovrano.

Obbligazioni emergenti “spazzatura” del Ghana

Di fatto, a questi tassi il Ghana non può più rifinanziarsi sui mercati internazionali. Il mancato accesso agli Eurobond pone un grosso interrogativo su come il paese onorerà i suoi impegni allo scadere dei prossimi bond. Con riserve valutarie ancora congrue, ma destinate ad assottigliarsi, i 27 miliardi di dollari di debito pubblico estero sono percepiti sempre più a rischio. I rating non fanno che segnalarcelo: B- per S&P, B per Fitch e B3 per Moody’s.

Queste sono obbligazioni emergenti “spazzatura” e con outlook negativo nel caso di Fitch e Moody’s.

Pensate che il solo debito denominato in valuta estera ammonta a quasi il 50% del PIL. Complessivamente, è salito all’81,5%, un livello altissimo per un’economia ancora povera. Il dato pone il risalto l’azzardo di chi meno di un anno fa finanziò il Ghana acquistando il suo Eurobond senza cedola. Non solo si è così esposto ad una forte volatilità del prezzo, ma oltretutto rischia di giungere alla scadenza senza avere incassato un dollaro di interesse e con la probabilità di vedersi decurtato il capitale nominale.

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