L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 gennaio 2022

L'invasione ha lasciato vuoti che cercano di essere colmati

Afghanistan: investitori russi discutono di progetti nel settore energetico

PUBBLICATO IL 3 GENNAIO 2022 ALLE 19:50 IN AFGHANISTAN RUSSIA

Il vice primo ministro afghano, Abdul Salam Hanafi, ha incontrato una delegazione di investitori russi a Kabul, secondo quanto ha riferito il 3 dicembre l’agenzia di stampa russa TASS, che cita il portavoce dei talebani.

Zabiullah Mujahid, che è anche vice ministro dell’Informazione e della Cultura, ha annunciato l’incontro tra Hanafi e una delegazione congiunta di investitori afgani e russi. I partecipanti avrebbero “discusso in dettaglio dell’estrazione di petrolio e gas, della creazione di raffinerie specializzate, di sistemi di estrazione del gas naturale compresso e liquefatto e degli sforzi per stabilire un cementificio”, come riferito dal portavoce dei talebani su Twitter.

Da parte sua, Hanafi ha assicurato la creazione di “buone condizioni e le relative infrastrutture per gli investitori in Afghanistan”. In tale contesto, i talebani non hanno però specificato chi facesse parte della delegazione congiunta. Inoltre, la stessa agenzia di stampa russa aggiunge che il 21 dicembre 2021, il vice ministro dell’Acqua e dell’Energia del governo ad interim afghano, Arifullah Arif, aveva tenuto un incontro con i rappresentanti dell’ambasciata russa a Kabul. In particolare, le parti avevano discusso della cooperazione con la Russia nel campo dell’energia e delle risorse idriche.

A proposito del rapporto tra la Russia e i talebani, è importante ricordare che, il 13 febbraio 2003, Mosca aveva designato il gruppo come organizzazione terroristica. Tuttavia, negli ultimi anni, i rapporti si sono progressivamente ricuciti, grazie anche ad una comune avversione alla politica estera statunitense. Dopo la presa di Kabul da parte dei talebani, il 15 agosto 2021, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan Kabulov, nonché l’ambasciatore russo a Kabul, Dmitry Zhirnov, avevano speso parole positive nei confronti del gruppo, anche a discapito del precedente governo di Ashraf Ghani. In particolare, l’ambasciatore russo a Kabul ha definito “costruttivi” e “positivi” i colloqui bilaterali con i talebani del 17 agosto 2021.

Nonostante ciò, il ministro degli Affari Esteri russo, Sergey Lavrov, aveva annunciato, lo stesso 17 agosto, che la Russia non si sarebbe affrettata nel riconoscere a livello internazionale il nuovo governo talebano. Il ministro degli Esteri di Mosca aveva quindi esortato l’Emirato Islamico ad avviare “un dialogo nazionale inclusivo, formato da tutte le forze politiche” in campo. Nonostante una progressiva apertura al governo di Kabul, è importante specificare che il Cremlino rimane diffidente nei confronti dell’estremismo islamista, a causa del timore che tali ideologie si diffondano nei Paesi vicini. Al fine di contenere questa minaccia, la Russia ha aumentato la propria presenza militare in Tagikistan.

Intanto, a quasi 5 mesi dalla conquista di Kabul da parte dei talebani, l’Afghanistan deve affrontare una grave carestia e la mancanza diffusa dei beni di prima necessità, accompagnata da una costante crisi di liquidità, con lo Stato che non riesce a pagare gli stipendi da mesi e la siccità che contribuisce ad affamare la popolazione. Le conseguenze sono estremamente difficili e le Nazioni Unite parlano di una “catastrofe umanitaria” in corso in Afghanistan.

Oggi, le posizioni delle grandi potenze riguardo ad un possibile riconoscimento del governo talebano a Kabul sono disparate. Allineata con la Cina, la Russia è favorevole a dichiarare legittimo l’esecutivo ad interim. Invece, la Commissione Europea chiede maggiori garanzie riguardanti la sicurezza nazionale ed internazionale e la tutela dei diritti delle minoranze e delle donne. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno sottolineato in diverse occasioni che il governo talebano verrà giudicato sulla base delle sue azioni.


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