L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 gennaio 2022

Mentre le televisioni dietro ordine dei decisori politici continuano la loro campagna di Paura&terrore quotidiano arrivano da più parti sempre più segnalazioni che il vaccino che non vaccina stimola il sistema immunitario ad attaccare le proprie cellule e da qui gli aumenti dei morti. Si avanzano ipotesi di correlazione con l'inoculazioni dei vaccini sperimentali

Danni autoimmuni: la mortalità da vaccino sta esplodendo



Ci sono prove crescenti che un significativo eccesso di mortalità ha iniziato a svilupparsi nel 2021 in quasi tutti i Paesi occidentali salvo alcuni, come l’Italia, dove la particolare fragilità dei sistemi sanitari colpiti da mancanza di fondi e da incredibili ruberie hanno portato a vere e proprie stragi con le quali il virus parainfluenzale c’entra ben poco. Ma nel complesso se le vaccinazioni con i preparati di ingegneria genetica funzionassero si dovrebbe osservare una sotto mortalità rispetto all’anno 2020, il che non è il caso come una recentissima ricerca dimostra. L’eccesso di morti, tuttavia, solleva la questione di cosa lo causi e ora uno studio suggerisce che quasi tutti i destinatari dei preparati a mRna che sono morti entro sette giorni o sei mesi dalla vaccinazione probabilmente sono deceduti per danni autoimmuni causati dal vaccino. Lo studio, dal titolo ” Sui vaccini Covid: perché non possono funzionare, e prove irrefutabili del loro ruolo causativo nei decessi dopo la vaccinazione” è stato pubblicato dal dott. Sucharit Bhakdi e il Dr. Arne Burkhardt, entrambi scienziati con sede in Germania, persone ampiamente note nei loro campi di ricerca e i risultati sono stati presentati a un simposio interdisciplinare sulla sicurezza della vaccinazione Covid il 10 dicembre.

Secondo la pubblicazione, 14 dei 15 pazienti vaccinati e deceduti dopo l’iniezione, sebbene la loro morte non sia sta collegata al vaccino avevano danni autoimmuni in vari organi, rivelando uno dei più frequenti e letali tra gli effetti avversi del vaccino. Tra l’altro solo quattro dei 15 pazienti erano stati trattati nell’unità di terapia intensiva per più di due giorni prima della loro morte, mentre la maggior parte dei pazienti non è mai stata ricoverata in ospedale cosa che rende improbabile un ruolo degli interventi terapeutici sugli esiti post-mortem “. La risposta immunitaria fatale si verifica principalmente perché il sistema immunitario vede le cellule che producono la proteina spike SARS-CoV-2 come una minaccia e cerca di distruggerle: “I vaccini fanno sì che le cellule profonde del nostro corpo esprimano la proteina spike virale, cosa che naturalmente non dovrebbero mai fare. Qualsiasi cellula che esprime questo antigene estraneo viene attaccata dal sistema immunitario, sia dagli anticorpi IgG (il tipo più comune di anticorpo presente in tutti i fluidi corporei) sia dai linfociti T citotossici che proteggono il corpo dalle cellule e dalle cellule cancerose, quelle infettate da agenti patogeni proteggono. Questo può accadere in qualsiasi organo.”

Le autopsie di queste persone che erano di un’età compresa tra i 28 e 95 anni, hanno mostrato che il cuore è stato attaccato in 14 casi su 15, i polmoni in 13 casi, il fegato, la tiroide, le ghiandole salivari (sindrome di Sjogren e il cervello in due casi. Allo stesso tempo, c’erano patologie comuni in ” tutti i tessuti colpiti di tutti i casi ” , compresa l’infiammazione e la morte dei piccoli vasi sanguigni a causa dell’abbondanza di linfociti T killer nei vasi e nei tessuti che li circondano. Le prove di ” auto attacco immunologico non hanno precedenti ” , hanno scritto i ricercatori e “poiché la vaccinazione era l’unico denominatore comune in tutti i casi, non c’è dubbio che fosse la causa dell’autodistruzione in questi individui deceduti. Dal momento che i vaccini raggiungono i linfonodi prodotti dai linfociti, cioè i globuli bianchi, queste cellule possono anche essere “addestrate” a produrre una proteina spike. Questo a sua volta li rende il bersaglio dell’attacco autoimmune, che mina la capacità del sistema immunitario di contenere tutti i virus e batteri potenzialmente mortali che sono sempre presenti nel corpo umano.”

Questa diminuzione dell’efficienza del sistema immunitario rende le persone più deboli a molte malattie, tumori compresi. Il capo della compagnia assicurativa OneAmerica con sede a Indianapolis ha riferito che il tasso di mortalità tra le persone in età lavorativa ( dai 18 ai 64 anni) è aumentato di un incredibile 40% rispetto ai tempi pre-pandemia: “Attualmente stiamo vivendo il più alto tasso di mortalità che abbiamo visto nella storia di questo settore, non solo in OneAmerica”, ha affermato Scott Davison, amministratore delegato della società, durante una conferenza stampa online tenutasi la scorsa settimana. In realtà ormai diverse ricerche danno inquietanti indicazioni sull’aumento di mortalità da vaccino o comunque in concomitanza con le campagne vaccinali. C’è per esempio Un recente “pre-print” di uno stimato ricercatore della Columbia University, Spiro Pantazatos, che analizza sia i dati europei che statunitensi, segnala una formidabile correlazione temporale, territoriale e per fascia di età tra l’andamento delle vaccinazioni e gli eccessi di mortalità; ci sono i dati dall’istituto di statistica inglese. Il matematico inglese Norman Fenton, professore alla Queen Mary University di Londra, ha avanzato quella che probabilmente rappresenta l’unica spiegazione possibile per tali anomalie: è noto che i vaccini espletano la loro efficacia dopo almeno 14 giorni dalla somministrazione, pertanto è verosimile che l’ONS abbia catalogato come “non vaccinati” i deceduti entro i 14 giorni dalla prima dose e come “vaccinati con una dose” i deceduti entro i 14 giorni dalla seconda dose.

Si tratta di cose già dette e completamente ignorate dalle burocrazie sanitari e dalle autorità politiche che si limitano alla negazione pura e semplice a garantirsi di rendere difficoltosa la ricerca per esempio evitando il più possibile le autopsie, come del resto avviene fin dall’inizio della pandemia.

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