L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 gennaio 2022

Perché no?

Una ventina di parlamentari pensano a Gratteri come presidente della Repubblica
Di redazione
15 Gennaio 2022
Il nome circola all’interno del Gruppo misto e del M5S: “Serve una persona che non sia solo un conoscitore della Costituzione ma anche garante della legalità”


Nei giorni in cui tutti i partiti cercano un nome per il prossimo presidente della Repubblica, il Corriere della Sera prova a sondare l’umore e a tirare le somme di tutti coloro che potrebbero ricevere dei voti, anche se pochi. Dal Gruppo misto escono fuori diversi nomi – da Rosy Bindi (“avrebbe meritato di più” dice Gregorio De Falco) a Marta Cartabia, passando per Silvio Berlusconi – tra cui anche quello del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

Secondo Rosa Silvana Abate servirebbe “un nome di rottura, un profilo come il procuratore Gratteri. Una persona che non sia solo un conoscitore della Costituzione, ma che sia un garante della legalità, perché nel nostro Paese abbiamo bisogno di legalità”. Ma non è la sola: Elio Lannutti (Italia dei Valori) afferma che “è in corso un ampio confronto con vari esponenti del Gruppo Misto per individuare un nome di alto rilievo istituzionale, e fuori dal mondo dei partiti, su cui ottenere un’ampia convergenza e condivisione. Alcuni dei nomi che circolano sono quello di Nicola Gratteri e del costituzionalista Paolo Maddalena”. A conferma di questo, “8 senatori del Gruppo misto in forma anonima – scrive il Corriere – dichiarano l’intenzione di votare proprio Gratteri”.

Parla di Nicola Gratteri anche qualcuno all’interno del M5S. Otto senatori “critici sulla linea Conte”, interpellati sempre dal Corriere della Sera, hanno indicato il magistrato come candidato ideale: “Puntare su un profilo di questo genere, lontano dai giochi della politica, riporterebbe il Movimento allo spirito iniziale che aveva animato la nostra nascita e che rischia di perdersi se ci impantaniamo nelle trattative con il bilancino con Forza Italia o con il Pd”. Parlando inoltre di “convergenza con i parlamentari che hanno a cuore i temi della legalità”.

Anche se la sua candidatura è altamente improbabile, quindi, mancando inoltre l’appoggio di un partito, il noto magistrato – in corsa per la Procura nazionale antimafia – potrebbe comunque ottenere una ventina di voti. Sembra in ogni caso possibile che, se non ci dovesse essere una convergenza iniziale su un nome condiviso che renda i voti importanti sin dal primo scrutinio, potremmo leggere il suo nome su qualche scheda nelle prime tre votazioni.

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