L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 gennaio 2022

“Produciamo armi, abbiamo circa 800 basi militari al di fuori degli Stati Uniti – più basi che missioni diplomatiche (Le uniche basi militari russe al di fuori dell’ex Unione Sovietica sono in Siria). […] Parliamo di un ordinamento internazionale basato su regole, ma lo rispettiamo solo se le regole le facciamo noi, esonerandoci spesso dalla loro applicazione”. Washington Post

mondo
29 gennaio 2022


Mentre aumentano le tensioni in Ucraina, la crisi vive un piccolo giallo: nella telefonata tra Zelensky e Biden di giovedì, il presidente ucraino avrebbe detto a quello americano che la situazione non è grave come sostiene e che la Russia non minaccia un’imminente invasione. A riferire la divergenza è addirittura la Cnn, che ha ricevuto l’informazione da un funzionario ucraino che assisteva al colloquio.

Le divergenze e il gelo

Tale resoconto contrasta con il comunicato della Casa Bianca, che racconta di una valutazione concorde sul fatto che l’esercito russo avrebbe attaccato presto grazie al terreno “congelato”.

Una vera sciocchezza quest’ultima, dal momento che il gelo favorirebbe i difensori attestati a presidio piuttosto che gli attaccanti, che devono muoversi velocemente, ma tant’è, la propaganda ormai può fare a meno della verosimiglianza potendo contare sull’asservimento dei media.

Ovviamente la Casa Bianca ha smentito la Cnn, ma oggi il New York Times ribadisce che “i funzionari ucraini hanno criticato aspramente l’amministrazione Biden venerdì per i suoi minacciosi avvertimenti di un imminente attacco russo, dicendo di aver inutilmente diffuso l’allarme”.

E riferisce anche le dichiarazioni di Zelensky: “Continuano a sostenere questo tema”, riferendosi ai “ripetuti allarmi” Usa. “E lo rendono più forte e acceso possibile. Secondo me, è un errore”.

Già, un tragico errore, che però non viene corretto. Anzi, per soffocare l’emergere di valutazioni opposte, il Pentagono ha dichiarato che i russi avrebbero incrementato ancor più la loro minaccia, rendendo ormai pronte all’invasione le forze stanziate ai confini ucraini, come se davvero ciò potesse avvenire da un giorno all’altro (tre giorni fa, infatti, il Pentagono aveva dichiarato non c’erano “indicatori” in tal senso).

La variabile Cina

Convitato di pietra di tale tensione, oltre all’Europa, anche la Cina, alla quale, secondo la Reuters, gli Usa si sarebbero rivolti per una mediazione con Mosca. Non sappiamo valutare la veridicità della notizia, mentre val la pena riportare un’altro aspetto della crisi, sempre riguardante la Cina.

Così sul Global Times: “Se gli Stati Uniti provocano la Cina o la Russia, l’altro non sarà indifferente”. E nel testo si legge: “Quando si tratta di resistere alla pressione degli Stati Uniti, la Russia non è sola. La maggior parte del popolo cinese è disposta a vedere il governo cinese assistere la Russia”.

Insomma, gli Stranamore del Pentagono stanno giocando con una guerra globale, di cui beneficiano anzitutto i produttori d’armi Usa, come riferisce un articolo di Responsibile Statecraft dal titolo: “I CEO di Big War: c’è caos nel mondo e le nostre prospettive sono eccellenti”.

Peraltro, come accaduto in passato, una bella guerra, oltre che provare a rilanciare l’egemonia Usa nel mondo, farebbe da volano all’economia al collasso, ma sarebbe utile anche a ripristinare la presa del Potere sui cittadini, dal momento che quella provocata dalla pandemia va allentandosi.
Morire per Kiev?

Sulla crisi, un’interessante nota del Washington Post: “Il problema è che gli Stati Uniti non sanno esercitare bene l’arte della diplomazia. Ancora inebriati dall’idea di essere l’unica superpotenza mondiale dopo il crollo dell’Unione Sovietica, non scendiamo facilmente a compromessi; ci aspettiamo di fare a modo nostro”.

“Produciamo armi, abbiamo circa 800 basi militari al di fuori degli Stati Uniti – più basi che missioni diplomatiche (Le uniche basi militari russe al di fuori dell’ex Unione Sovietica sono in Siria). […] Parliamo di un ordinamento internazionale basato su regole, ma lo rispettiamo solo se le regole le facciamo noi, esonerandoci spesso dalla loro applicazione”.

Quindi, dopo aver ricordato come gli Usa abbiano rigettato senza esitazioni le richieste russe riguardo l’allargamento della Nato a Est, spiega: “Questa posizione è sciocca. Tre presidenti degli Stati Uniti – Barack Obama, Donald Trump e Biden – hanno già chiarito che gli Stati Uniti non hanno interesse nazionale a impegnare le truppe statunitensi per difendere l’Ucraina o la Georgia”.

“È improbabile che la NATO ammetta questi due Paesi […]. Eppure siamo pronti a ingaggiare battaglia insistendo sul fatto che l’Ucraina ha il diritto di aderire a un’alleanza militare difensiva che richiede agli Stati Uniti di difenderla”.
Gli artigli dei falchi e i dettagli segreti

In realtà, quel che sognano gli Stranamore Usa è di fare dell’Ucraina un nuovo Afghanistan per Mosca, attirando l’attacco russo e usando milizie agguerrite per avviare una guerra partigiana senza fine, grazie al supporto arriverebbe dai Paesi confinanti l’Ucraina dove sono stanziate le forze NATO. Calcolo alquanto inquietante per le tante variabili a rischio escalation.

Ma negli Usa non ci sono solo falchi. Purtroppo per Biden l’Ucraina è una spina nel fianco da quando si è vantato di esser riuscito a insabbiare un’inchiesta della magistratura ucraina sul figlio. Precedente che lo rende vulnerabile agli artigli dei falchi.

E però, resta un’analisi di Ria novosti – che purtroppo non ritroviamo più, pardon – che raccontava come nella conferenza stampa in cui Blinken sintetizzava i contenuti della risposta Usa alle proposte russe, interpellato sull’ingresso dell’Ucraina nella NATO aveva risposto alquanto nervosamente, dichiarando che nel testo c’era quanto gli Usa affermano da anni, cioè che tale adesione non si può negare.

Sul punto Ria ricordava come gli Usa avessero chiesto alla Russia di non divulgare la loro risposta. Così che l’analista di Ria si domandava, giustamente: se si ribadiva una posizione già espressa pubblicamente, perché la richiesta di riservatezza? Forse che nello scritto ci sono dettagli di rilievo?

Sempre su Ria, oggi: l’ambasciatore degli Stati Uniti in Russia “gli Stati contano sui continui contatti tra Lavrov e Blinken” per disinnescare la crisi. E la disponibilità al dialogo con la Russia espresso dal Segretario della NATO Stoltenberg. Vedremo.

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