L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 gennaio 2022

Racconti invernali del 2021/2022 - 2 - Non c'è un fondo nella miseria umana Gorky c'è la descritto nei suoi romanzi

Quanto in basso bisogna cadere?

11 gennaio 2021

Dov' è il fondo? Quanto è profonda questa storia e quanto in basso bisogna ancora cadere? Questa domanda se la pose anche George Orwell che tutti conoscono per i suoi capolavori: "La Fattoria Degli Animali" e il celeberrimo "1984". Orwell ha scritto molti altri libri; io li ho letti tutti in lingua originale e sono tutti molto belli. Orwell scrive benissimo e il suo stile è incredibilmente capace di descrivere le sensazioni in modo da renderle percepibili fino nelle ossa del lettore. Nel suo libro "Down And Out In Paris And London" Orwell ci racconta la sua esperienza diretta con la miseria. Ho letto il libro molti anni fa e ancora mi ricordo molto bene alcuni dei particolari della condizione di estrema povertà in cui Orwell ci racconta di essere sprofondato durante le esperienze e le disavventure che costituiscono la narrazione autobiografica di questo libro che consiglio a tutti di leggere. Il libro mi è piaciuto particolarmente anche perché un po' mi ci sono rivisto. Nel 1990 sono stato per un po' di tempo a Los Angeles. Per me quella è stata un'esperienza molto formativa perché ho avuto occasione di toccare il fondo. All'inizio, finché avevo soldi, tutto era normale, poi quando sono finiti i soldi, ho cominciato a vedere il mondo con gli occhi dei senzatetto, e mi accorsi di come ero totalmente svantaggiato rispetto a loro, che già avevano esperienza e, alcuni di loro, perfino un carrello di supermercato con cui raccogliere lattine per riscuotere i centesimi della cauzione del vuoto a rendere e per portare a giro i propri effetti personali. Un homeless con carrello era già più ricco di uno senza! Fortunatamente avevo già il posto di lavoro assicurato in Italia, avendo vinto il concorso alla Cariplo prima di partire e avevo pure il biglietto aereo di ritorno quindi è stata una cosa di pochissimo tempo e con il cuscinetto comunque assicurato sotto il sedere. Ricordo però, che quando avevo finito i soldi, presi l'autobus per il Beverly Hilton, sede della ormai defunta TWA per cercare di spostare il biglietto di ritorno anticipandolo quanto fosse possibile, ma non mi venne concesso. Fu allora che toccai il fondo. Senza ormai più soldi iniziai a cercare del cibo fino al punto in cui mangiai un pezzo di pane rovistando nel cassonetto. Da lì ho capito perché raramente i senzatetto sono magri: perché nell'immondizia, si trova un sacco di cibo e viene fatto istintivamente di abbuffarsi, non sapendo se si troverà altro cibo il giorno dopo. La mia specialità era entrare nei bar e svuotare i cestini di popcorn. Cosa che però si può fare solo finché si ha un aspetto decoroso e non si desta nell'occhio entrando nei locali. Poi c'era un fruttarolo dal quale compravo sempre le banane che alla fine mi regalava quelle nere che non poteva più vendere e ad oggi, gli sono sempre grato, anche perché me le dava volentieri e sentivo in lui dell'affetto nel farmi quel dono. L'affetto sincero si percepisce e riscalda il cuore. A Los Angeles, le uniche opportunità di racimolare del denaro che si presentavano erano nello spaccio di cocaina e nella prostituzione omosessuale. Opportunità ovviamente da me declinate. Niente altro. Tutti i lavori erano presidiati da manovalanza messicana disposta a tutto. Guardando intorno a me con gli occhi diversi, ho iniziato a notare che ogni idea per poter avere anche degli spiccioli era già stata contemplata e messa in atto da qualcun altro, Ho fatto caso che le piante erano state sradicate dalle aiole per venderle, ho iniziato a notare i vetri rotti delle auto saccheggiate. Un tizio che percorreva le vie con lo stereo a spalla che vendeva "magic number" ovvero numeri di carte di credito rubate dai tabulati, inutili nell'era dove lo shopping online ancora non esisteva, ma che qualcuno, soprattutto europei, compravano per poter telefonare a casa. La fila interminabile di persone davanti a Hollywood per farsi assegnare una particina in qualche film, e i sorrisi della gente essere in realtà contrazioni facciali alla "I Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo: "Ridi Pagliaccio, ridi del duol che t'avvelena il cor"! Una cosa ho capito definitivamente da quell'esperienza: quando si tocca il fondo è impossibile risollevarsi: è la fine! Se non altro perchè non si può neanche lavarsi il corpo o mettersi un vestito buono per andare ad un colloquio di lavoro senza puzzare di urina. Anche Orwell nel romanzo sopra citato, fa un'esperienza del genere. Sicuramente Orwell ha voluto provare sulla sua pelle cosa volesse dire "toccare il fondo". Perché lo abbia voluto fare resta una domanda alla quale non si può rispondere con certezza, perché bisognerebbe chiederlo a lui, ma si può ipotizzare che Orwell abbia voluto fare quella esperienza per capire in prima persona il mondo che le élite di cui faceva parte stavano preparando per il futuro dell'umanità e che avrebbe successivamente descritto nei dettagli nel romanzo distopico 1984.
La progressione verso il basso, magistralmente descritta nel libro sopra citato, raggiunge il suo culmine quando Orwell stesso ammette di aver toccato il fondo. Ricorre all'espressione inglese "gone to the dogs", che è proprio utilizzata per descrivere l'estremo e più infimo grado di indigenza. Per rinfrescare la memoria, mi sono fatto un giro qui alla discarica alle Bahamas, il paese dove mi trovo adesso insieme a mia moglie che è originaria di qui.


Alla discarica si trovano infatti anche i cani: "the dogs"


proprio come nel modo di dire inglese citato anche da Orwell, da cui trae ispirazione. I cani sanno che alla discarica, nei sacchi dell'immondizia, si trovano residui di cibo. I sacchi più succulenti sono quelli dei ristoranti, pieni di avanzi di ciò che poco prima si trovava sui piatti dei clienti. In quei sacchi, anche un umano disperato, può trovare un qualcosa da mangiare, prima che le mosche e la putrefazione lo rendano marcescente. Ho osservato i cani, le mosche, il fumo dei sacchi bruciati, e anche dove eventualmente trovare da dormire in quel luogo: la carcassa del rottame di un'auto, cartoni e plastica in cui avvolgersi, oppure una grotta. Come in California, è meglio essere un senzatetto in un posto caldo, almeno non si muore di freddo. Perché parlo di queste cose? Perché penso che sia opportuno essere mentalmente preparati ad affrontare anche questo tipo di situazione, sempre ovviamente augurandoci di non doverci arrivare. Un po' come nel film "Un Povero Ricco" con Renato Pozzetto. Un film molto istruttivo nonché divertente. Personalmente ho provato sia la miseria (in quella brevissima situazione a Los Angeles a vent'anni), che il lusso in varie occasioni che la vita mi ha regalato, ma la mia vita ideale è sempre stata quella della semplice serenità economica. Una qualità di vita decorosa e piacevole, che mi sono ritagliato e che spererei di riuscire a conservare. Come molti di noi, il bello della vita risiede nell'armonia degli affetti di famiglia, nel lavoro e nel passare del tempo spensierato con gli amici. Purtroppo, questa serenità di vita, tipica del ceto medio lavoratore, è esattamente il bersaglio di questo micidiale Grande Reset economico che sta sgretolando il terreno sotto i nostri piedi con lo scopo di distruggerci. Un GRANDE RESET ECONOMICO che viene annunciato a Davos dal World Economic Forum a gennaio nel 2020, proprio pochi giorni prima della comparsa sul palcoscenico globale del micidiale virus. Nella sigla W.E.F. è da notare la parola economic. Si tratta infatti di un'organizzazione privata che riunisce le massime autorità e potenze economiche le quali si confrontano sul tipo di modello economico che fa più comodo a loro, per poter conservare ed aumentare la loro potenza economica e il controllo totale sulle risorse sia umane che fisiche del pianeta. Risorse umane che adesso essi reputano in eccesso e risorse fisiche che essi hanno deciso di rendere sempre meno disponibili proprio a quelle risorse umane che sono ritenute da loro inutili e inquinanti. Le potenze economiche del World ECONOMIC Forum hanno così stabilito di rimodellare l'intera struttura sociale dell'umanità decidendo che il ceto medio soprattutto italiano e occidentale deve sparire, livellandosi al livello più basso della scala economico-sociale, insieme agli altri miliardi di cani da discarica che popolano il pianeta.

Come attuare questo piano è ormai visibile a tutti: innanzitutto con la distruzione del potere di acquisto della valuta monopolio della banche. Nelle mie precedenti newsletter e nel mio libro ho parlato in modo molto approfondito riguardo al sistema con cui le banche, dall'inizio della crisi volutamente iniziata, abbiano creato dal nulla migliaia di miliardi di nuovo debito con lo scopo di mantenere il sistema funzionante e di accelerare il processo di trasferimento di ricchezza, svilendo, proprio grazie alla stampa di valuta senza fine, il valore facciale del risparmio privato del ceto medio. A questo proposito può essere utile rileggere questa newsletter:

ANDREA CECCHI NewsletterATTENZIONE ALLO STIMOLO
Avrete sicuramente sentito questa parola migliaia di volte. In tutte le trasmissioni e in tutti i commenti economici, non si fa che parlare di stimolo: “Piani di stimolo” – ”Bisogna stimolare l’economia” – “Lo stimolo fiscale” - “ Stimolo economico” - “ Iniezioni di stimolo monetario”. Insomma, pare proprio che il mondo economico non possa esistere se…Read more
7 months ago · 16 likes · 26 comments · ANDREA CECCHI

Nessun commento:

Posta un commento