L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 gennaio 2022

Riconoscere le incongruenze, riscontrare le contraddizioni, smascherare il senso politico nascosto da quello sanitario, è stato un nocciolo di cui non si sono potuti liberare e che oggi offre rifugio, strumenti, esperienza ai risvegliati sempre più numerosi. La bolla narrativa è logora, sfilacciata e non regge alla verità che avanza tranquilla a dissipare le nubi e obnubilamenti

Poker d’assi
di lorenzo merlo
29 gennaio 2022

Sempre più persone trovano indigesto il menu governativo

Screditare. Deridere. Colpevolizzare. Censurare. Se ci fossero le carte da gioco governative, questi sarebbero i quattro semi del mazzo.

Ora che stanno emergendo collegamenti che le sinapsi imbambolate di molti prima non potevano portare alla consapevolezza, la partita di narrazioni in corso si dimostra gestita da un banco barato.

Nonostante le censure e il dileggio per un banale dissenso, per una elementare critica, che fin dalla prima ora i cosiddetti “ciarlatani”, “terrapiattisti”, “terroristi”, “indegni di cure” e “di parola”, “apoti” perfino, hanno denunciato, a partire dai primi tempi della protopandemia, la maggioranza delle persone non ha avuto lo spirito necessario per avvertire lo stridore di fondo della gestione governativa messa in campo.

Non si tratta di negare il diritto di sorpresa – che tutte le reazioni ammette – a chi si è trovato di fronte allo tsunamico problema dell’infettività del virus.

Piuttosto di precisare che tutte le reazioni intellettuali e politiche avverse alla linea governativa erano null’altro che la risposta di coloro che quello spirito l’hanno avuto, nonostante il terrore elargito a piene mani dai premier, dai loro e non loro esperti, dalla stampa inginocchiata al verbo del male e, soprattutto, dallo scientismo, vulgata della scienza, vero principio attivo del sortilegio.

Si tratta di osservare la gestione dello tsuvirus, di riconoscerne le incongruenze, di riscontrarne le contraddizioni, di smascherare il senso politico nascosto da quello sanitario. Di unire i puntini, mescolati al marasma del si salvi chi può, utili per ipotizzare intenti che non hanno nulla a che vedere con l’infezione potenziale. Disegni economico-governativi, differenti da quello di una affannata rincorsa verso il recupero della normalità.

Se è vero che l’overdose di imbambolamento divanesco è in corso di smaltimento diffuso, una crescente disintossicazione delle sinapsi sta portando alla superficie delle coscienze gli elementi necessari per vedere finalmente come il baro giocava la partita del terrore.

Un’evoluzione certo utile che abbisogna però di un’assunzione di responsabilità da parte di questi risvegliati dell’ultima ora, affinché la loro nuova consapevolezza non sia soltanto un opportunistico cambio di casacca, affinché per primi dichiarino di essere caduti nella trappola tesa dalla narrazione dominante.

La minoranza di ciarlatani, di quelli che devono pagarsi le cure, di quelli quotidianamente dileggiati dalla stampa, ha finora fatto fronte alle peggiori infamie totalitaristiche – o come devo chiamare ciò a cui abbiamo assistito in questa sbandierata democrazia, reggia di un’élite telecomandata? – e ha bisogno dell’autentica adesione alle critiche che da sola portava alla gestione dello stato di emergenza. Non di grotteschi ripensamenti, come ho letto sul web: Draghi non ha mentito dicendo che i tra vaccinati si sta sicuri e che chi non si vaccina muore, ha semplicemente evitato di dire che così si ritiene al momento.

Chiunque si stia scrollando da dosso il fango che i veri giornalisti – così cercano di presentare se stessi, nonostante riempiano le pagine di vergogna monosinfonica, di offensiva pubblicità, di click dedicati a video di uomini comuni – hanno profuso, non dovrebbe limitarsi a contemplare gli interrogativi che gli insorgono. Dovrebbe affermarli secondo capacità e ambito in cui si muove.

Ma non per convincere qualcuno, la consapevolezza non è trasmissibile, la razionalità è un refolo che non spinge nessuna vela. Solo per esprimerla quando se ne presenta l’opportunità, invece che tacerla. Leggi europee, Costituzione e Parlamento sono diventati carta da culo ministeriale e giornalistica. Con il discredito, la derisione, la colpevolizzazione e la censura hanno messo sul tavolo il poker contro la reazione popolare, incapace di rendere plausibile le menzogne governative. Vediamo se riusciranno ad invalidare anche la recente sentenza del Tar del Lazio (1) che sospende la circolare del Ministero della Salute relativa alla “vigile attesa, fans e paracetamolo”, in quanto “si pone in contrasto con l'attività professionale così come demandata al medico nei termini indicati dalla scienza e dalla deontologia".

Con i pusillanimi non si fanno eserciti. Di qualunque stirpe li si voglia intendere. Ma se la paura che ha stretto le persone dentro il buco nero della menzogna finirà il problema non si pone.

Note
(1) Iter istanza cautelare/sentenza TAR:
- 09.12.2020: nota AIFA sulla “vigilante attesa, fans e paracetamolo” (poi inserita nella circolare ministeriale del 26.04.2021);
- 09.02.2021: ricorso ordinario del Comitato Terapia domiciliare Covid (codice di registro TAR: 01557/2021);
- 04.03.2021: istanza accolta dal TAR, ordinanza;
- 08.07.2021: ricorso ordinario del Comitato Terapia domiciliare Covid (codice di registro TAR: 06949/2021);
- 20.07.2021: udienza pubblica del TAR;
- 04.08.2021: camera di consiglio del TAR;
- 07.12.2021: udienza pubblica del TAR;

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