L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 gennaio 2022

Scadenza elezioni del Presidenza della Repubblica e poi l'assalto ai risparmi degli italiani e non dite che non l'avevamo detto

SPY FINANZA/ Oro, pensioni, conti correnti: i rischi dopo la corsa del Quirinale
Pubblicazione: 07.01.2022 - Mauro Bottarelli

Le decisioni dell’ultimo Cdm sanno di fine dell’impero in arrivo. E dopo la corsa del Quirinale potrebbe succedere qualcosa di poco gradevole

Il premier Draghi con i ministri Franco e Brunetta al Senato (LaPresse)

Nella storia, mosse disperate come quelle compiute dal Governo nell’ultimo Consiglio dei ministri solitamente anticipano le cadute degli imperi. Quindi, inutile arrabbiarsi. Ho già fissato l’appuntamento dal parrucchiere per il 19 gennaio, ultimo giorno utile prima dell’introduzione del super green pass: il Vietnam parlamentare che dal 24 gennaio mieterà vittime fra i giullari festanti di queste ore merita e richiede il vestito buono e una capigliatura in ordine. Non a caso, Mario Draghi non ci ha messo la faccia in conferenza stampa. A differenza del suo socio, Emmanuel Macron, il quale almeno ha avuto il coraggio di dire chiaramente ai suoi connazionali non vaccinati che intende rendere loro a vita invivibile fino all’ultimo giorno possibile. C’è da capirlo, la frustrazione da qualche parte va sfogata.

Particolarmente divertente sarà contemplare la sparizione di Forza Italia, la quale evaporerà per mano di un contrappasso dantesco, più che per una reazione chimica generata dall’impatto con la realtà: il partito nato sulla spinta dell’anticomunismo più farsesco e da operetta dal Secondo Dopoguerra, sparirà infatti per eccesso di divieti. Dal Polo della Libertà a Pol Pot il passo è stato breve. D’altronde, poi, chi ha bisogno di comunisti veri, quando ci sono liberali come quelli di Forza Italia, tutti cinture nere di restrizioni e controlli? Che brutta fine. Ora, poi, la farsa definitiva – roba da Ionesco – della candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale: capite perché ho prenotato il parrucchiere, qui occorre il taglio delle grandi occasioni.

Vi invito infatti a riflettere su alcuni punti, lineari, quasi elementari. Sillogismi, di fatto. Primo, chi sarà il beneficiario principale dell’apartheid commerciale dei non vaccinati? Amazon. Ovvero, il Leviatano del monopolio, l’antitesi delle piccola impresa commerciale che i nostri eroi di governo dicono a ogni piè sospinto di voler difendere. Oltretutto, colmo dei colmi, mentre abbaiano alla Luna contro il regime fiscale di favore delle multinazionali straniere e dei giganti dell’e-commerce. Se avrà bisogno di un paio di jeans o di sneakers o di mutande, dove pensate che le comprerà un non vaccinato? Su Amazon o su Zalando. E in caso di necessità libri o dvd o piccoli elettrodomestici? Jeff Bezos sentitamente ringrazia. Oltretutto, costano meno e te li portano comodamente a casa, evitando così di entrare in contatto con quegli untori conclamati dei vaccinati con seconda e terza dose. Non lo dice il sottoscritto e non è ironia fuori luogo, lo dicono i dati dell’ISS. Ovviamente, i geni che sostengono la svolta macronista del rompere i coglioni – scusate il francesismo ma è un omaggio all’Eliseo e al suo inquilino – ai non vaccinati come agenda politica sostengono come sia errato il presupposto di partenza di un simile ragionamento. Ovvero, le restrizioni servono a obbligare alla vaccinazione, più o meno surrettiziamente (in base alla linea di demarcazione dei 50 anni), ottenuta la quale il reietto di turno diviene magicamente cigno e cittadino degno di poter andare dal parrucchiere. Poverini, i liberali in Italia hanno bisogno della patente statale per accorciare il ciuffo.

Ora, mettiamo pure che questo accada (già di per sé, materia degna di George Orwell fatto di Lsd) ma se tutto questo ambaradan da Corea del Nord con vista sul Mediterraneo finirà il 31 marzo, allora nessuno dei non vaccinati avrà il tempo necessario per fare tre dosi. Nemmeno due. Quindi, le restrizioni restano. Se invece va oltre il limite temporale del 31 marzo, ovvero la fine dello stato di emergenza (già prorogato in sprezzo di ogni legge, vincolo e mandato), allora forse serve una riflessione ulteriore. Quanto pensano che duri la quarta ondata, quanto ritengono che debba andare avanti l’emergenza pandemica da Omicron? Il nodo è tutto qui. E chiaramente intersecato e intersecabile con la tombola del Quirinale – Rino Formica resta un fuoriclasse, altro che questi parvenu – e con il nome del suo vincitore finale.

Pensate che se Mario Draghi traslocasse al Colle più alto, la Lega resterebbe un istante in più in un governo liberticida a guida PD, oltretutto dopo la levata di scudi di ieri in Consiglio dei ministri e la polverizzazione finale di M5S in atto? Con un’opposizione che, a quel punto, vedrebbe anche il partito di Salvini accanto a Fratelli d’Italia in Parlamento, allora ci sarebbe da divertirsi. E, soprattutto, ecco spiegata la mia quasi certezza rispetto all’impietosa e umiliante fine politica di Forza Pyongyang, al secolo Forza Italia. Con coté anticipatorio di campagna acquisti da parte di Lega e FdI e conseguente esodo biblico dagli azzurri da qui al 31 marzo: i più furbi hanno già provveduto, in tempi non sospetti, fiutando l’aria da fine impero e deriva da Nerone fra i suonatori di cetra. Insomma, Brunetta e soci si godano gli ultimi giorni. Perché all’orizzonte si staglia il profilo di una sindrome 30 giugno, visto che persino le SA, servili e fedelissime squadracce del Fuhrer, furono eliminate, quando divennero inutili e ingombranti per il Reich.

Se invece Mario Draghi restasse a palazzo Chigi, la questione cambierebbe. Ma per quanto già possa immaginarmi ministri, virologi embedded e giornalisti plaudenti sottolineare come le ultime restrizioni per i no-vax abbiano fatto abbassare la curva dei contagi, resta un fatto: quest’ultima sta già scendendo drasticamente anche nei Paesi dove non è stato imposto alcun obbligo o restrizione, dal Regno Unito ai Balcani. La Romania dell’apocalisse in testa. Come si fa, se per caso Omicron smette di contagiare e, magari, con i primi teporini di inizio marzo decidesse addirittura di tramutarsi da ondata a peto? Cosa giustificherebbe certe norme liberticide di lungo termine? Forse la volontà di finire il lavoro cominciato da Pd prima e Governo Renzi poi nel fare strame dei diritti dei lavoratori e della Costituzione? Se sì, probabilmente inizierebbero i problemi. Quelli seri. E nemmeno il parafulmine del Whatever it takes potrebbe più evitarli, perché a quel punto la Cgil dovrebbe prendere una decisione fra smettere di flirtare con il Governo o ritrovarsi senza iscritti, persino in quello SPI che la tiene ancora in vita. Perché signori, alla fine, è lì che vogliono arrivare. Anzi, devono arrivare. Perché i patti con l’Europa rispetto al Recovery Fund sono chiari. A loro, quantomeno. Mentre a noi tutte le clausole e postille non le hanno mai rese note.

D’altronde, non avendo affrontato seriamente il tema in Parlamento, è difficile poter chiedere conto. Magari anche di quanto contemplato nel famoso Patto del Quirinale con la Francia. Il quale, ad esempio, pare nascondere un clamoroso scoperchiamento del vaso di Pandora, come esplicitamente ammesso dal professor Quadrio Curzio nel suo articolo del 4 gennaio per l’Huffington Post. Il titolo? Decisamente poco incline alle interpretazioni: Il piano Draghi-Macron sui debiti sfrutti il Mes e le riserve d’oro. La tesi? Utilizzare le riserve auree di tutti i Paesi europei come fondo per aumentare la potenza di fuoco del Mes, in modo tale da interfacciare le necessità di capitale per un concambio dei bond oggi detenuti dalla Bce. Tradotto in parole povere, mettere l’oro in pegno affinché il vituperato meccanismo europeo emetta MesBond per finanziare prestiti, stante l’attuale e ridicola disponibilità di soli 400 miliardi.

Peccato che la Germania abbia appena rimpatriato con quattro anni di anticipo il proprio oro depositato all’estero: a vostro modo di vedere, lo metterà di corsa a garanzia del nostro debito, oltretutto con un’inflazione ai massimi da 20 anni che sta già scatenando i ghostbusters teutonici alla caccia del fantasma di Weimar? Ovviamente, no. Ovviamente, la ricetta sarà invece quella lanciata lo scorso maggio da Wolfgang Schaeuble dalle colonne del Financial Times: un bel Redemption Fund nel quale solo i Paesi con ratio debito/Pil eccedente il 60% metteranno riserve auree e di valuta pregiata a garanzia dei loro eventuali buffi sulle scadenze.Tradotto ulteriormente, stanno pensando di giocarsi l’oro della patria per evitare la Troika. E per non farsi sgamare, tengono occupata la gente con le restrizioni dal parrucchiere.

Il passo successivo? Chiaramente, la riforma previdenziale, poiché i conti pubblici già oggi scricchiolano. E quando le casse di Stato sono vuote ma i conti correnti privati pieni, scatta la tentazione da 9-10 luglio 1992 dei vasi comunicanti: un bello scippo sui conti correnti. Non ci credete? Pensate a una cosa, l’ultima. Mentre i non vaccinati compreranno tutto su Amazon, risultando totalmente tracciabili, gli altri dovranno mostrare il green pass per entrare ovunque: negozi e centri commerciali compresi, oltre ai servizi alla persona. Chi gestisce operativamente il Green Pass? SOGEI. Tradotto, l’Agenzia delle Entrate. Solo un caso che questa alzata di ingegno restrittiva sia saltata fuori dal cilindro – e totalmente inattesa – in quasi contemporanea con il nuovo tetto all’utilizzo del contante, i 1.000 euro entrati in vigore il 1 gennaio? Rifletteteci. Io non potrò andare dal parrucchiere ma anche voi vaccinati non siete messi meglio: stato di polizia, a ogni latitudine dell’ambito di cittadinanza. Anche fiscale. Garantito da un entusiasta e sorridente ministro Brunetta e dall’intero stato maggiore di Forza Italia, il vero partito anti-tasse e liberale. Sarà una risata che li seppellirà.

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