L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 24 gennaio 2022

Stagflazione 73 - Xi Jinping a Davos l'ha detto, è un errore adesso aumentare i tassi, Jp Morgan conferma e la Fed è obbligata ad acconsentire. Tutto questo è confermato dai tassi sui titoli di stato statunitensi quelli lunghi sono crollati. Per uscirne fuori, dal momento che la narrativa dell'influenza covid si è logorata, sfilacciata, c'è un tana libera tutti ad esclusioni di alcuni paesi testa di legno tipo Nuova Zelanda, Italia, allora bisogna ritornare alla GUERRA classica, che giustifica tutto, da qui l'insensatezza del Regno Unito e Stati Uniti, di arrampicarsi sui specchi per inoltrarci nella bolla dell'Ucraina che a Mosca non interessa affatto, non si vuole far carico del cancro che rappresenta.

I bond dicono che la Fed bluffa sui tassi. Ma l’Ucraina deve evitarci la stagflazione

23 Gennaio 2022 - 11:56

JP Morgan suona l’allarme: non si contrae la politica monetaria in fase di rallentamento. Altrimenti, déjà vu del 2018. Ma serve un booster per il Pil, la «terza dose» della manipolazione: il warfare


Raramente i bond mentono. E solitamente operano da canarino nella miniera dei guai in vista: certi strani movimenti sotterranei sui rendimenti sono come le prime vibrazioni di un sismografo precisissimo ed estremamente sensibile. L’azionario con la sua grossolana sete di rallies, solitamente arriva dopo. A frittata ormai fatta.

E’ per questo che, a tre giorni dalla conferenza stampa di Jerome Powell dopo la riunione del Fomc della prossima settimana, qualcuno comincia ad azzardare un’ipotesi decisamente interessante: la Fed sta bluffando. In sé, tesi che potrebbe lasciare il tempo che trova. E che in molti, alla luce dei rendimenti in salita e dei tonfi di Wall Street (e delle criptovalute), potrebbe leggere come unicamente ascrivibile alla categoria del wishful thinking. Auto-alimentante, nel caso. Perché ad avanzarla è stato il vero decisore del mercato, quantomeno Oltreoceano: JP Morgan.

La quale alla vigilia dell’ennesima riunione spartiacque della Banca centrale ha pubblicato questo grafico,

Andamento dell’Economic Activity Surprise Index Fonte: JP Morgan

dal quale si evince come nelle ultime settimane l’Economic Activity Surprise Index della banca abbia deviato furiosamente in territorio negativo, andando nettamente in under-performance rispetto al consensus degli analisti. Insomma, contrazione. Non certo recessione ma un bel rallentamento. Il quale combinato con l’inflazione al livello massimo dal 1982 ci porta in dote un fantasma di quelli d’antan: la stagflazione, il Bela Lugosi di ogni rappresentazione macabra del worst case scenario in macro-economia.

E questi altri due grafici

Andamento della curva Treasuries 10-30 anni Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Andamento della curva Treasuries 5-30 anni Fonte: Bloomberg/Zeroehdge

parlano ulteriormente chiaro: la curva 10-30 anni dei Treasuries, tradizionalmente il primo sniff out di un mutamento drastico di mercato, ha visto i rendimenti crollare di colpo, mentre ancora più interessante è notare come il denominatore fulcro - ovvero la curva 5-30 anni - oggi sia a soli 30 punti base dal livello che nel 2018 spinse la Fed ha chiudere il suo ciclo di normalizzazione del costo del denaro.

Ed ecco che questo altro grafico

Correlazione fra indice ISM e rendimento del Treasury a 2 anni Fonte: Refinitiv/Stouff Capital

sintetizza il quadro: davvero siamo di fronte a un altro policy error come quello che si sostanziò quattro anni fa? Ovvero, la Fed non ha ancora imparato la lezione base, quella per la quale non si toccano i tassi al rialzo nel corso di un rallentamento economico? C’è però un problema: come si fa con l’inflazione, come la si purga senza intervenire sui tassi di interesse? Al netto di tutte le esotiche teorie monetarie emerse negli ultimi anni di Qe perenne, l’unico modo per scacciare il fantasma della stagflazione è operare sul Pil: una crescita record, un vero e proprio boom, un booster all’economia senza precedenti.

Anzi, questo grafico

Composizione per voci della spesa federale Usa (1940-2018) Fonte: BEA

ci mostra come i precedenti ci siano eccome e anche come la ricetta attualmente in apparente elaborazione sia ampiamente consolidata nella sua efficacia: warfare. La vecchia, cara guerra. Spese militari, cui ovviamente vanno appaiate quelle di contorno: stanziamenti sulla sicurezza interna, cibernetica, tecnologica e industriale. Un diluvio di soldi. Ovviamente da mettere in campo a fronte di una minaccia per il mondo libero che non permette volgari e irresponsabili calcoli di bottega su parametri e vincoli.

Non a caso, la situazione in Ucraina precipita di minuto in minuto. Una chiara e palese escalation di provocazioni e preparativi da tutte le parti, divenuta addirittura sfrontata nelle ultime 36 ore. Prima la Gran Bretagna con la sua accusa verso Mosca di voler insediare a Kiev un proprio uomo alla presidenza, poi lo scandalo del numero uno della Marina tedesca costretto alle dimissioni dopo aver dichiarato in audizione che la Crimea è ormai Russia e che Vladimir Putin merita rispetto.

Un clamore mediatico enorme. E voluto. Perché l’arrivo in Ucraina di tonnellate di armamenti americani, per una volta, non è avvenuto con il favore delle tenebre in uno scalo militare lontano da occhi indiscreti. Ma in favore di telecamere di CNN e Fox. L’americano medio deve sapere. Ora che il Covid non fa più paura e il conto titoli di Mr. Smith comincia a sanguinare sotto i tonfi di Nasdaq e retail stocks, occorre un nuovo catalizzatore che freni i cattivi pensieri della gente verso un’inflazione fuori controllo, un’economia che rallenta fino a stagnare e una Borsa che sfrutta il pivot negativo delle minacce di Jerome Powell per far purgare ai Robinhooders qualche trimestre di eccessi, short squeezes e buybacks.

Ma i bond non mentono. La Fed potrà farlo ancora per qualche riunione, fomentando il panico a colpi di dichiarazioni infiamma-Vix ma tutto ruota attorno alla nuova emergenza. Perché serve altro Qe. Sempre di più. Come i tossici.

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