L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 gennaio 2022

Tic tac tic tac - Gli Stati Uniti stanno cercando di far saltare il tavolo del 10 gennaio, dal momento che la Russia li ha messi di fronte alle proprie responsabilità

06 Gennaio 2022 20:47
Se Il Corriere della Sera parla apertamente di una possibile "guerra in Europa"...
Giuseppe Masala

Davvero molto interessante che il Corriere della Sera oggi abbia deciso di informare la buona borghesia milanese che potrebbe presto arrivare la guerra in Europa.

L'articolo è di Ian Bremmer uno studioso americano di relazioni internazionali ed è molto cronachistico come impostazione e pieno di banalità che tanto fanno comodo ad occidente, come per esempio la cazzata che gli ucraini odiano i russi.

Forse questo è vero per i galiziani di Leopoli ma tutti gli altri direi proprio di no, anzi, sfiderei chiunque compreso un russo a riconoscere un russo di Mosca da un ucraino di Karkhov. L'etnia è quella: sono entrambi russofoni e di cultura russa oltre ad avere mille anni di storia comune. Anzi, il Rus, è nato come Rus di Kiev prima che di Mosca, ma tant'è. Certo agli americani e agli occidentali conviene credere che gli ucraini odino i russi (e dunque se stessi), questo perchè hanno speso cifre colossali, tramite le loro Ong, per creare un'etnia ucraina visceralmente antirussa, questo anche imponendo una "lingua ucraina" (il dialetto galiziano).

Fatto sta che è molto emblematico che su un giornale come quello si dia la notizia di una possibile guerra. E' emblematico oltretutto che un simile articolo esca a pochi giorni dai decisivi incontri tra occidentali e russi che dovrebbero dare una risposta sulle "garanzie di sicurezza" che la Russia vorrebbe da Usa e Nato. Segno, non che ci voglia Metternich per capirlo, che i vertici andranno malissimo al netto delle frasi di circostanza. Già si sapeva questo, ora inoltre si è aggiunto il tentativo di rovesciamento del potere in senso filo occidentale del Kazakhstan con kazaki, russi e serbi (si, anche gli slavi del sud) che accusano apertamente gli occidentali di aver fomentato la rivolta. Che i rapporti tra Russia e Usa-Nato-UE volgano al peggio è evidente, c'è solo da capire se e quando parleranno le armi.

Nessun commento:

Posta un commento