L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 febbraio 2022

Caccia, usato in questo contesto, è un brutto termine, scatta nella mente, il concetto preda. Non è questo il caso ma si deve avere la capacità di vedere che la risposta "tecnico-militare" che Mosca ha promesso a Washington si stia dispiegando senza che gli occidentali tutti non riescono ancora a vedere il quadro complessivo che la Russia sta tessendo


2 FEBBRAIO 2022

La Nato continua a osservare da vicino i movimenti della flotta russa nel Mediterraneo. Sia le sei navi che hanno fatto il loro ingresso attraverso Gibilterra (e che hanno passato il Canale di Sicilia), sia l’altra parte della flotta, quella che è da diversi anni presente nei porti della Siria.

Dopo le parole di ieri di Vladimir Putin, si cerca di capire fino a che punto il blocco occidentale e la Federazione Russa siano disposti ad alzare il livello della tensione. Il rafforzamento del fronte orientale è evidente. Sia Londra che Washington hanno dato prova di voler blindare i partner europei e in particolare Kiev con l’invio di soldati, addestratori e armi. E mentre le truppe russe continuano a essere al confine con l’Ucraina e in Bielorussia, dai partner Nato si continua a controllare ogni singola mossa di Mosca nell’enorme scacchiere che coinvolge le forze in campo. Ed è in mare uno dei grandi fronti aperti tra i due blocchi.

“Nessuna attività escalatoria”

Per l’Alleanza Atlantica si tratta di un momento delicato. Lo Stato Maggiore della Difesa, in una nota, ha precisato che il transito della flottiglia russa partita dai porti di dai porti di Severomorsk e Baltijsk “non viola la sovranità degli Stati rivieraschi” e che “né le Forze Nato né la formazione navale russa hanno posto in essere comportamenti o volontà escalatorie”. Un comunicato chiaro per evitare fraintendimenti sull’avvicinamento della flottiglia di Mosca alle coste italiane e, in generale, dell’Alleanza. Tuttavia è chiaro che il blocco occidentale guardi molto da vicino – e con estrema attenzione – ai movimenti della Marina russa. Soprattutto perché a poca distanza da quelle unità della Flotta del Baltico e del Nord, si esercitano le navi della Nato in una delle più importanti manovre programmate nel Mediterraneo, le Neptune Strike 2022.

L’esercitazione, che si unisce all’operazione Clemenceau della Marina francese e che coinvolgerà le portaerei Cavour, Charles de Gaulle e Harry Truman, implica che in quello specchio di mare tra il Canale di Sicilia e il Mediterraneo orientale ci sia un assembramento di forze Nato estremamente importante. Forse uno dei più grossi dai tempi della Guerra Fredda. Ed è chiaro che con quel dispiegamento di forze aeronavali, l’avvicinamento di una squadra di imbarcazioni russe unita alla flotta di stanza in Siria – e soprattutto ai sottomarini Kilo – non è un elemento secondario. All’Ansa, un funzionario dell’Alleanza Atlantica ha confermato che “le forze alleate monitorano abitualmente le navi russe che navigano vicino alle acque della Nato” e ha ricordato che “è la prima volta dai tempi della Guerra Fredda che un gruppo completo di portaerei statunitensi passa sotto il comando della Nato”. Un segnale che indica anche il desiderio da parte degli Stati Uniti di coordinarsi con tutto il blocco militare euro-atlantico nell’ottica di un confronto con la Russia che diventa più serrato.

Aerei e vedette: la Nato osserva le mosse russe

Come raccontato da Gianluca di Feo su Repubblica, in queste ore è interessante anche il movimento dell’unità norvegese HNoMS Fridtjof Nansen, “che è la vedetta avanzata della task force guidata dalla portaerei americana Truman“. In base ai siti di monitoraggio, la nave ha tallonato le unità russe per avere un contatto visivo.

Per ora i problemi della Nato sono essenzialmente due: il primo è quella flottiglia di sei navi da sbarco che stanno solcando il Mediterraneo. La seconda è la presenza dei Kilo nel Levante, che da tempo sono attenzionati dalla flotta atlantica e in particolare da quella americana. In questi giorni, i siti che tracciano le rotte dei voli militari (pubblici) hanno rilevato una serie di movimenti di aerei da pattugliamento e antisom proprio nelle acque tra Cipro e la Siria. Un P8 “Poseidon” decollato da Sigonella ha iniziato ad “arare” un tratto di mare non troppo distante dal porto di Tartus. E ieri, scrive ItaMilRadar, un aereo antisommergibile ATR P-72MPA della Marina turca è partito dall’aeroporto di Dalaman per monitorare le acque a sud di Cipro. Incrociando i dati, è possibile pensare che qualche unità russa abbia iniziato a muoversi nelle profondità del Mediterraneo orientale e sia iniziata una “caccia” che in questi ultimi anni è diventata ormai una consuetudine per tutta la regione.

Dove sono dirette le navi russe?

La domanda che sorge spontanea in questo momento è cosa siano intenzionate a fare le unità di Mosca. Le letture possono essere molteplici. C’è chi ritiene che quelle navi classe Ropucha – navi d’assalto anfibio – siano dirette verso il Mar Nero per porre un ulteriore elemento di pressione nei confronti di Kiev. Tanti analisti hanno ritenuto plausibile che uno degli scenari di aggressione russa nei confronti dell’Ucraina potesse avvenire proprio dal fronte meridionale, quello marittimo. E le navi da sbarco, con qualche migliaio di fanti di marina, potrebbero essere uno strumento fondamentale. Ma quelle imbarcazioni potrebbero essere anche “semplicemente” uno strumento di pressing diplomatico nei confronti della Nato: un elemento distrattivo, utile ad aumentare la tensione nel Mediterraneo e evitando che le forze atlantiche possano concentrarsi sull’esercitazione in corso.

Infine, importante è anche osservare i movimenti proprio di quei sottomarini al largo della Siria e di Cipro, perché sempre in quell’area è previsto l’arrivo di altre navi russe provenienti dal Mar Rosso e che fino a qualche giorno fa erano impegnate nelle esercitazioni militari con Iran e Cina tra Golfo Persico e Oceano Indiano. Una concentrazione di unità anche nel Mediterraneo orientale, e proprio durante le manovre di Francia, Italia e Stati Uniti potrebbe essere anche in questo caso uno strumento di “provocazione”, ma anche un modo per rafforzare la presenza navale russa mentre si accende la sfida per i “mari caldi”.

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