L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 febbraio 2022

Catena d'approvvigionamenti, l'invenzione dell'invasione dell'Ucraina, transizione ecologica senza logica di Euroimbecilandia, immissione di liquidità nel sistema finanziario da parte delle banche centrali = inflazione "transitoria"

I prezzi delle materie prime sono alle stelle e la colpa è delle banche centrali

Il boom dei prezzi delle materie prime ha sempre meno a che vedere con la pandemia e sempre più con la pazza politica delle banche centrali

di Giuseppe Timpone , pubblicato il 10 Febbraio 2022 alle ore 10:37


Petrolio, alluminio, gas e persino le tonnellate di CO2 scambiate alle aste europee sono alle stelle. I prezzi delle materie prime stanno aggiornando i massimi storici, paventando tassi d’inflazione più duraturi ed elevati di quelli finora stimati. In settimana, il prezzo dell’alluminio è salito al nuovo record massimo, superando di gran lunga la soglia dei 3.200 dollari per tonnellata. Su base annua, sfiora una crescita del 60%. Nel frattempo, il Brent resta sopra 90 dollari al barile, mentre il gas oscilla sempre intorno agli 80 euro per megawatt-ora in Europa, a +325% in un anno. E le emissioni inquinanti si comprano sul mercato Ets a quasi 97 euro per tonnellata, mai così tanto e ad oltre +150% annuale.

E’ difficile sintetizzare la follia di questa fase. L’economia mondiale non si è ancora ripresa del tutto dalla pandemia, eppure i prezzi delle materie prime corrono come se avessimo superato ogni prospettiva di crescita immaginabile. Invece, l’Eurozona è a rischio stagnazione nel primo trimestre proprio a causa del boom dei prezzi di gas e luce. Il potere d’acquisto delle famiglie si riduce e molte imprese si vedono costrette a fermare gli impianti per gli alti costi di produzione.

Prezzi delle materie prime sostenuti dalle banche centrali

C’entrano i colli di bottiglia provocati dalle restrizioni anti-Covid, specie in Asia. C’entrano anche le tensioni geopolitiche tra Russia e Occidente sull’Ucraina. In un certo senso, c’entra anche la transizione ecologica avventata che sta facendo salire la domanda di determinate materie prime, riducendo la produzione di altre. Ma la responsabilità principale di quel che sta accadendo è in capo alle banche centrali. Dal 2008, tengono azzerati i tassi d’interesse e acquistano obbligazioni per iniettare liquidità sui mercati e sperare così di reflazionare le economie.

Con la pandemia, sono riuscite a centrare l’obiettivo, coadiuvate dai governi con stimoli fiscali ingenti. Il mix tra sussidi a pioggia e tassi a zero o negativi ha fatto esplodere la liquidità disponibile tra famiglie e imprese. La domanda è ripartita quasi immediatamente dopo le restrizioni anti-Covid, mentre l’offerta arranca ancora oggi. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi. Se fino alla pandemia, l’eccesso di liquidità restava confinato al circuito finanziario, creando bolle azionarie e obbligazionarie, dal 2020-’21 sta beneficiando anche i prezzi delle materie prime, esplosi letteralmente nel giro di pochi mesi. E tramite di essi, i prezzi al consumo di beni e servizi stanno lievitando anche a doppia cifra come non accadeva da diversi decenni.

Adesso che l’inflazione è tornata in pompa magna, le banche centrali stanno esitando ad alzare i tassi e a ritirare gli stimoli monetari. Fingendo di credere che si tratti di un fenomeno temporaneo, nei fatti lo accentuano e lo rendono strutturale. Esse sono consapevoli che passare da oltre un decennio di “easy money” a una condizione più restrittiva provocherà l’insostenibilità dei debiti accumulati da imprese e governi poco efficienti. E ciò genererà instabilità finanziaria e malcontento sociale. Tanto per essere chiari, tassi più alti faranno costare di più l’indebitamento di stati come l’Italia e spingeranno i governi ad attuare politiche di austerità fiscale, cioè tagli alla spesa e aumento delle tasse. Lo scontro tra rigoristi e cicale in Europa tornerà in auge e così anche i dubbi sulla tenuta dell’euro.

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