L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 febbraio 2022

C'è un malessere diffuso, la manipolazione dell'influenza covid non convince e le persone sono stanche di angherie e soprusi in nome di una presupposta, ipotetica salute pubblica, quando si è fatto di tutto per non curare e si è intervenuto solo nella fase finale. VIGILE ATTESA e Tachipirina e ostracismo sociale ed economico ai medici che hanno curato con ottimi risultati


Nuova Zelanda, proteste anti-Covid per le strade della capitale Wellington (AFP or licensors)

Nuova Zelanda e Canada, proteste contro le misure anti-covid
I due Paesi alle prese con le restrizioni imposte dai governi a causa della pandemia, sullo sfondo delle incertezze registrate dall’economie nazionali

Guglielmo Gallone – Città del Vaticano
8 febbraio 2021

Questa mattina un corteo di camion e camper ha bloccato le strade di Wellington, capitale della Nuova Zelanda. Il palazzo del Parlamento è stato circondato da centinaia di camion che recavano scritte come «ridateci la nostra libertà» e «la coercizione non è consenso». La protesta è rimasta pacifica, la polizia locale ha detto che non ci sono stati arresti o incidenti gravi.

La situazione in Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda conta poco più di 5 milioni di abitanti. Nelle ultime settimane, i casi di Covid hanno visto un leggero rialzo rispetto al passato: ieri si sono contati 265 nuovi contagi, mentre un mese fa erano 58, secondo la John Hopkins University. Un tasso di incidenza così basso è stato possibile grazie alle regole ferree che la Nuova Zelanda applica da ormai due anni.

A marzo 2020 i confini sono stati chiusi. Ancora oggi, chiunque arriva dall’estero deve sottoporsi ad almeno dieci giorni di quarantena in un albergo controllato dalle forze dell’ordine. Questa situazione durerà fino al prossimo 27 febbraio, quando i cittadini neozelandesi che sono stati vaccinati in Australia potranno rimpatriare senza l’obbligo di quarantena. Da marzo sarà consentito invece il ritorno ai neozelandesi che hanno completato il ciclo vaccinale altrove, mentre dal mese successivo saranno accolti fino a 5.000 studenti provenienti dall’estero. Tuttavia, il resto del mondo non potrà visitare il Paese fino ad ottobre 2022.

Non sono solo le restrizioni a frenare il Covid, però. In Nuova Zelanda il vaccino è obbligatorio per chi lavora in settori come salute, istruzione e difesa. C’è poi l’obbligo di esibire il certificato di vaccinazione per accedere a ristoranti, eventi sportivi e servizi religiosi. Dunque, sul fronte vaccinale il Paese si è posizionato bene: secondo Our World in Data, il 77,4% della popolazione neozelandese ha ricevuto due dosi e il 32,3% anche la dose booster. Il primo ministro neozelandese Ardern, riferendosi ai dati diffusi dal ministero della Salute neozelandese, ha parlato di numeri più alti: «Il 96% dei neozelandesi» al di sopra dei 12 anni «è stato vaccinato, il che ci permette di vivere oggi con meno restrizioni».

Le restrizioni, che pure hanno provocato la reazione di migliaia di cittadini riversatisi nelle strade della capitale, non hanno però inciso sull’andamento dell’economia nazionale. Una serie di misure hanno consentito al Paese di aumentare il numero di occupati e una forte ripresa dell’economia.

La situazione in Canada

Le proteste dei sembrano seguire l’onda di quanto avviene in Canada. Qui anche oggi le strade sono state occupate – e così avviene dal 23 gennaio - da camionisti che hanno bloccato diverse città con i propri mezzi. Lo scorso fine settimana si sono poi aggiunte migliaia di cittadini. Jim Watson, sindaco di Ottawa, capitale del Canada, ha dichiarato lo stato di emergenza a causa delle proteste contro le misure anti-covid. Ieri la polizia ha arrestato e multato diverse persone, sequestrando alcuni veicoli del cosiddetto “freedom convoy”. «La situazione è completamente fuori controllo», ha dichiarato Watson, «siamo numericamente inferiori e stiamo perdendo questa battaglia».

«Stanno cercando di bloccare la nostra economia, la nostra democrazia e la vita quotidiana dei nostri cittadini» ha detto il premier Trudeau in Parlamento a proposito delle manifestazioni, aggiungendo che le proteste «devono finire».

Lo scorso ottobre l’esecutivo ha introdotto l’obbligo vaccinale per i lavoratori pubblici e per chi viaggia all’interno del Paese. A causa della variante omicron, però, il 14 gennaio è stato raggiunto il picco dei contagi con oltre 40 mila nuovi casi giornalieri. Dunque, sono state applicate nuove misure restrittive. Tra queste, è stato imposto ai conducenti canadesi di camion e tir, che rientrano dagli Stati Uniti, di essere pienamente vaccinati o di restare in quarantena per due settimane.

Da Saskatchewan e Manitoba, fino a Toronto e Ottawa, le “freedom convoy” potrebbero paralizzare il Canada ancora per giorni. Tuttavia, per ora le misure governative si sono rivelate efficaci: i contagi sono in calo. Si è passati dal picco dello scorso 10 gennaio (58 mila nuovi casi giornalieri) a poco più di 15 mila nuovi casi di ieri.

Indubbiamente, la condizione economica suscita un certo timore in tutti i cittadini ed alimenta i malumori. Due esempi su tutti. A gennaio il Canada ha registrato un aumento della disoccupazione che, oggi, è al 6,5%. Solo nel mese di gennaio il Paese ha perso 200 mila posti di lavoro. A ciò bisogna aggiungere un fenomeno che, ormai, sta diventando globale almeno in Occidente: l’inflazione. A dicembre 2021 l’indice dei prezzi al consumo è aumentato a un ritmo del 4,8%. È il punto più alto dal 1991.

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