L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 febbraio 2022

Continua senza soluzioni di continuità la risposta "tecnico-militare" russa alle non risposte degli statunitensi


5 FEBBRAIO 2022

In questi giorni il confine ucraino è infiammato da “politiche di cortile” impettite di reclami e di diritti sul destino di Kiev e la sua sovranità. La tensione è palpabile e vede Mosca mobilitare oltre 100.000 unità dell’artiglieria. Oltre a questo le vere grandi manovre del Cremlino sembrino ora indirizzate a pianificare operazioni con le forze di deterrenza nucleari marittime.


Le risposte di Putin

Tutt’altro che impreparata è la macchina da guerra russa che nelle settimane scorse ha preannunciato l’arrivo di armi segrete che, come riferisce la testata Tass, sono dotate di capacità in grado di lanciare attacchi missilistici contro strutture militari e industriali nemiche, ritenute “strategicamente vitali”.

Nonostante i media si focalizzino sul movimento delle truppe di terra, le fonti aperte del governo russo rivelano invece che Mosca era in realtà già a lavoro sulle manovre di protezione del Mar Nero, in quanto citava chiaramente nel suo documento ufficiale, che la Russia avrebbe risposto prontamente a tutte le “provocazioni straniere”, mediante-politiche di deterrenza, giustificando le sue ragioni testualmente così: “La deterrenza nucleare mira a garantire che un potenziale avversario comprenda l’inevitabilità di ritorsioni in caso di aggressione contro la Federazione russa e o i suoi alleati”. Parole, queste, che Vladimir Putin avrà ben ponderato anche perché forte degli sviluppi interni dei suoi missili Tsirkon che ora sono capaci di raggiungere una velocità Mach 9 e prossimi ad entrare in servizio nelle forze russe.


La deterrenza il nucleare-marittima di Mosca

Anche in virtù di ciò la Marina di Mosca ora flette i muscoli e mostra al mondo la propria efficienza industriale-bellica. Sotto l’ombrello della deterrenza nucleare marittima il Cremlino infatti arma la sua flotta con tre-incrociatori subacquei a propulsione nucleare di ultima generazione, dotati di straordinarie capacità di manovra ed attacco che le narrative editoriali descrivono, addirittura, senza precedenti. I tre gioielli sono il Novosibirsk conosciuto come Progetto 885M, il sottomarino strategico a propulsione nucleare Knyaz Oleg – o meglio detto Progetto 955A – ed un sottomarino diesel-elettrico, noto anche come il Progetto 636.3 Magadan.

L’analisi delle risorse però, rivela qualcosa di più, ovvero che l’industria di Putin abbia consegnato in realtà alla Navy russa non solo incrociatori. Le fonti riportano infatti che gli armamenti in dotazione comprendano anche unità navali d’assalto, un nuovo sistema missilistico ed un super-radar costiero della classe Monolit-Br. Secondo quanto si apprende, la consegna è stata celebrata a bordo del Knyaz Oleg. Questo sottomarino risulterebbe armato di missili balistici ed inquadrato dagli analisti anche con il nome in codice di Borei-A.

Le note dell’intelligence hanno delineato inoltre il profilo del Progetto 885M o meglio denominato Yasen-M. Il rapporto evidenzia la pericolosità dell’armamento e la sua letalità “multitasking”, oltre la particolare capacità dedicata al trasporto di lanciatori universali per l’utilizzo delle armi ipersoniche Tsirkon, dei missili da crociera Kalibr e quelli anti-nave di classe Oniks. Mentre le svariate letterature editoriali “aperte”, riferiscono dei recenti miglioramenti soprattutto nei sistemi di manovra, ai sonar ed a tutti gli apparati di comunicazione che ora portano la guerra sottomarina-russa ad un livello avanzato.


Ma le sorprese del Cremlino non sembrano finire qui, in quanto ulteriori armamenti navali sarebbero pronti a fortificare la deterrenza di Mosca. Le analisi infatti svelerebbero che a completare l’opera, sarebbe in pronta consegna un’ulteriore unità e per giunta la più temuta. L’arma segreta in questione è il Progetto 22350 o meglio conosciuta come l’ammiraglia Gorshkov. Considerata il terrore dei mari, quest’ultima è destinata a divenire il primo vettore di missili ipersonici. Tale unità è concepita infatti per la guerra antisommergibile ed aerea e consta di una struttura stealth, che la rende totalmente invisibile ai radar sebbene abbia uno scafo di 135 metri ed un peso di 5000 tonnellate. Come riporta Tass, infine, la Gorshkov armerebbe anche lanciatori verticali “universali” muniti di ben 16 celle di classe 3S-14 ed è modulata per i missili Kablir.

Proprio in virtù di tutte queste fortificazioni, le politiche sulla deterrenza navale di Mosca sembrano per ora essere accolte a braccia aperte dall’entusiasmo generale e soprattutto dagli analisti russi che descrivono la capacità missilistica ipersonica applicata alla deterrenza marittima come “inarrestabile”. Le dialettiche editoriali locali, infatti, ne celebrano i successi, tanto da spiegare come tali tecnologie possano essere capaci di mettere fuori combattimento le portaerei statunitensi e, nel contempo, come la loro velocità sia in grado di eludere qualsiasi strumentazione d’intercettazione della Nato e quindi poter vincere in un eventuale conflitto futuro.

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