L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 febbraio 2022

e l'inflazione si mangia il reddito

Il primo green bond dell’Italia è stato un flop: -16% dall’emissione
L'Italia emise meno di un anno fa il primo green bond per favorire la transizione ecologica e da allora sul mercato è andata malissimo
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 11 Febbraio 2022 alle ore 07:43


Meno di un anno fa, il Tesoro emise il suo primo green bond, un BTp con scadenza 1 marzo 2045 e cedola 1,5% (ISIN: IT005438004). Subito dopo essere stato quotato sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana, il titolo chiudeva ben sopra la pari. Ieri, il prezzo risultava collassato in area 85,50 centesimi, segnando una perdita di oltre il 15% in neppure undici mesi.

Il green bond è un titolo del debito perfettamente simile a un BTp ordinario, con l’unica peculiarità che i capitali raccolti sono destinati a finanziare iniziative legate alla transizione ecologica, cioè per l’abbattimento delle emissioni inquinanti. Il crollo della quotazione si riflette nell'aumento del rendimento netto offerto: da 1,22% nel marzo 2021 al 2,18% di ieri. Un aumento dello 0,96%, che equivale a circa il 20% cumulato in più fino alla scadenza, tenuto conto del periodo trascorso dall'emissione ad oggi.

Green bond, rendimento in netto rialzo

Ai rendimenti di ieri, il green bond sovrano italiano non copre neppure la metà dell’inflazione annuale di gennaio, salita al 4,8%. Se guardiamo, invece, al target BCE del 2% per il medio termine, riusciremmo a stento a compensare la perdita del potere d’acquisto, sebbene l’imposta di bollo dello 0,2% sul conto titoli manterrebbe il bilancio in negativo.

Le attuali quotazioni sono le più basse dall'emissione del green bond. Risentono della lievitazione dei rendimenti di mercato, con lo spread BTp-Bund a 10 anni salito fino a 160 punti base. Lo stesso titolo tedesco decennale viaggia ormai sopra lo 0,20%; fino a poche sedute fa offriva ancora un rendimento negativo. Ieri, poi, è stato pubblicato il dato sull'inflazione USA a gennaio, salito ulteriormente al 7,5%, ai massimi dal 1982 e in rialzo dal 7% di dicembre. A questo punto, il mercato si attende una stretta ancora più vigorosa negli USA per quest’anno, con un costo del denaro destinato a salire all’1,50-1,75%, cioè di 150 punti base da oggi, implicando sei rialzi dei tassi da 0,25% ciascuno. E già inizia a prendere corpo un settimo rialzo. Al board di marzo, con ogni probabilità la Federal Reserve interverrà con un aumento dello 0,50%.

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