L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 febbraio 2022

Euroimbecilandia non si smentisce punisce l'Ungheria e la Polonia

Perché su Ungheria e Polonia l’Europa ha sbagliato tutto. Parla Friedman




Nel mezzo di una crisi gravissima tra Russia e Ucraina, che potrebbe minacciare la sicurezza europea, Bruxelles punisce la Polonia e l’Ungheria, due paesi importanti per il contenimento di Mosca. Secondo l’analista George Friedman, l’Europa è “piacevolmente cieca” di fronte ai veri pericoli

George Friedman, scienziato politico ungherese naturalizzato statunitense, ha scritto su Geopolitical Futures (la rivista online di geopolitica che ha fondato) un articolo per criticare la decisione dell’Unione europea di punire l’Ungheria e la Polonia in un momento di grave crisi con la Russia che potrebbe minacciare la sicurezza dell’Europa stessa.

L’ANTEFATTO

La settimana scorsa la Corte di giustizia dell’Unione europea, respingendo il ricorso di Ungheria e Polonia, ha stabilito che Bruxelles può trattenere i fondi economici ai paesi membri colpevoli di violazioni dello stato di diritto: sia Varsavia che Budapest, in effetti, sono guidate da governi semi-autoritari e poco rispettosi di alcune libertà democratiche.

PERCHÉ È IMPORTANTE

La sentenza della Corte, scrive Friedman, permetterà all’Unione europea di imporre sanzioni contro la Polonia e l’Ungheria e di sospendere i trasferimenti di denaro dal bilancio comunitario a questi due paesi: si tratta di somme ingenti, e di conseguenza importanti per il sostentamento delle economie polacca e ungherese.

Ma non è questo il vero nodo della questione, secondo lui. “Quello che è importante”, spiega, “è che questa decisione, in sospeso da più di un anno, è stata pubblicata nel mezzo del confronto con la Russia sull’Ucraina, in un momento in cui l’Europa ha bisogno di presentare un fronte unito”.

Lunedì il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato lo schieramento di truppe nelle autoproclamate repubbliche separatiste (e filorusse) di Doneck e Lugansk dopo averne riconosciuto formalmente l’indipendenza dall’Ucraina.

“Ora”, prosegue Friedman, “i tribunali sono noti a volte per essere ignari delle realtà al di fuori dell’aula, ma non delle realtà schiaccianti […] La Polonia e l’Ungheria fanno parte della linea che va dal Baltico al mar Nero che assorbirebbe un eventuale attacco russo all’Europa. Probabilmente tale attacco non ci sarà, ma ‘probabilmente’ non è un termine molto rispettato nella storia della geopolitica”.

COSA PENSA LA POLONIA DELLA RUSSIA

La Polonia pattuglia la pianura dell’Europa settentrionale, che Friedman definisce “la principale via d’invasione in entrambe le direzioni”. La Polonia è un paese ostile alla Russia, e questi sentimenti di paura e opposizione a Mosca “sono insiti nel suo DNA”.

Varsavia ha recentemente acquistato carrarmati modello Abrams dagli Stati Uniti per 6 miliardi di dollari; questi veicoli si troveranno a metà tra la Germania (principale economia europea) e la Bielorussia (alleato russo, e nemico della NATO in caso di scontro). In un momento di crisi così acuta, la sentenza della Corte di giustizia lancia alla Polonia un messaggio che per Friedman è sbagliato: i polacchi potrebbero ritrovarsi di fronte al loro “antico nemico” e Bruxelles “non ha l’arguzia di rimandare la sentenza” sul blocco dei finanziamenti.

E L’UNGHERIA?

“La situazione ungherese è l’opposto di quella polacca”, scrive. Alla russofobia di Varsavia si oppone il filorussismo di Budapest: recentemente il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán, ha incontrato Putin e ha dichiarato di essere d’accordo con le sue richieste di sicurezza (il non-allargamento della NATO in prossimità dei confini russi e il ritiro di capacità militari dall’Europa orientale); in cambio, ha ricevuto la possibilità di acquistare gas a un prezzo scontato.

“L’Ungheria non è strategicamente significativa come la Polonia”, precisa Friedman, ma l’Europa dovrebbe “fare il possibile” per scongiurarne l’avvicinamento a Mosca e riportarla dentro l’Europa: “invece ha scelto proprio questo momento per castigare Budapest e minacciare di tagliare i finanziamenti”.

“L’EUROPA È UN POSTO STRANO”

“L’Europa è un posto strano”, scrive Friedman. Le due potenze principali dell’Unione, Francia e Germania, si sono schierate con gli Stati Uniti nella crisi russo-ucraina e sono consapevoli della necessità di irrobustire il fronte orientale della NATO. La Polonia e l’Ungheria sono membri dell’alleanza atlantica. E, in quanto tali, “la Polonia dovrebbe essere sostenuta a tutti i livelli, mentre all’Ungheria dovrebbero essere ricordati i benefici dell’appartenenza così come i suoi obblighi”.

A suo dire, l’Unione europea ha fatto l’opposto: forse perché ignara del pericolo che corre, “ha permesso che in questo momento vengano imposte gravi azioni contro due importanti membri della NATO, uno impegnato a difendere l’Europa e l’altro bisognoso di persuasione”.

L’INSULARITÀ EUROPEA

Riferendosi alla neutralità dei tribunali rispetto a ciò che accade al di fuori delle aule, Friedman scrive che “la prudenza e il senso delle proporzioni imporrebbero il rinvio di un verdetto che va contro le esigenze prioritarie”: ovvero garantire la sicurezza dell’Europa dalla Russia, le cui operazioni militari in Ucraina orientale potrebbero allargarsi all’intero paese e oltre.

“Che le azioni della Russia siano reali o finte non è il punto”, secondo l’analista. “Il fatto è che c’è un’insularità emersa in Europa dal 1991 che sostiene che l’unica cosa che minaccia l’Europa sono le paure esagerate degli americani, e che lo stato di diritto trascende la realtà dei carri armati”. Ma “ci sono pericoli reali là fuori”, a prescindere dal rafforzamento militare russo, e “lo stato di diritto non batte la forza militare”.

“La decisione di pronunciarsi contro la Polonia e l’Ungheria non è il perno della storia. Ma deriva da un sistema di diritto e di governo che è volontariamente e piacevolmente cieco di fronte a ciò che è là fuori”, conclude Friedman.


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