L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 febbraio 2022

Facebook ha raggiunto il punto di saturazione e comincia a perdere 200 miliardi di capitalizzazione. E perderà sempre di più la sua capacità attrattiva, il declino è assicurato

Bagno di sangue per Meta (ex Facebook): le azioni stanno perdendo il 20%, -200 miliardi di dollari
Per Meta (ex Facebook) sta per iniziare la seduta più drammatica di sempre in borsa. Le azioni sono attese in calo di oltre il 20%.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 03 Febbraio 2022 alle ore 13:37


La seduta di oggi a Wall Street potrebbe rimanere per molto tempo nella memoria degli investitori. Quando ancora deve suonare la campanella a New York, le azioni di Meta, nuovo nome della società Facebook, segnalano un crollo di oltre il 20%. Il prezzo di chiusura di ieri era di 323 dollari, ma nel pre-market non arrivano ai 250 dollari. In termini di capitalizzazione, la perdita sfiorerebbe i 200 miliardi.

Ieri, Meta ha diramato i dati dell’ultima trimestrale del 2021. I ricavi sono stati pari a 33,67 miliardi di dollari, in netta crescita dai 28,07 miliardi dello stesso periodo del 2020. Tuttavia, l’utile per azione è stato di 3,67 dollari, un po’ inferiore ai 3,84 dollari attesi dal mercato. Una delusione che chiaramente non giustificherebbe il tracollo di queste ore. Il vero problema nasce con gli 1,929 miliardi di utenti attivi giornalieri, in calo da 1,930 miliardi del trimestre precedente. Per ammissione della stessa società, si è trattato del primo ripiegamento nella sua storia. Stabili a 2,91 miliardi gli utenti iscritti, invece.

Gli investitori hanno preso spunto da questo segnale per scatenare le vendite, credendo che si tratti di un’inversione di tendenza nella crescita della società. Meta non si rivelerebbe più capace di attirare nuovi utenti, specie giovani, perdendoli a favore di social alternativi come TikTok. Non a caso, stanno risentendo negativamente della notizia anche social già maturi come Twitter e SnapChat e Pinterest.

Azioni Facebook, timori per privacy e concorrenza (e censure)

Altra tegola: Meta lamenta le nuove impostazioni sulla privacy di Apple sui propri dispositivi, le quali non consentirebbero al social di tracciarne gli utenti, con la conseguenza di non potere vendere loro annunci personalizzati. E questo sta diventando un problema strutturale per una società, che ha fatto ad oggi una marea di utili proprio grazie alla targetizzazione della pubblicità per gli utenti.

Più in generale, le azioni Facebook si starebbero riportando ai livelli pre-pandemia, cancellando i forti rialzi avvenuti negli ultimi due anni grazie alle restrizioni anti-Covid. Queste hanno costretto centinaia di milioni di persone a restare a casa, incentivandole a navigare di più su internet e ad acquistare contenuti on demand. Sembra che sia finita un’era. E c’è di più: è da settimane che i titoli tecnologi soffrono in borsa. Dietro c’è il timore del mercato per la fine dell’accomodamento monetario, che avrebbe ripercussioni negative sulle borse, colpendo particolarmente i titoli sostenuti dalla propensione al rischio.

Meta capitalizzava ieri circa 900 miliardi di dollari. Fa parte di un gruppo ristretto di società, indicate con l’acronimo FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google), che in questi ultimi hanno hanno beneficiato dell’abbondante liquidità disponibile sui mercati. Ed essa, a sua volta, ha reso molto generose diverse valutazioni. Come non citare Tesla, che dai massimi del novembre scorso perde più del 26%? E ancora oggi, continua a capitalizzare oltre 185 volte gli utili annualizzati. In pratica, i prezzi si sono portati fin troppo avanti, scontando quasi l’assenza di concorrenza futura su mercati considerati acquisiti una volta per tutte. Ma diversi costruttori stanno virando sulle auto elettriche su impulso dei governi, oltre che della domanda in sé, così come si sono già affacciate nuove realtà social alternative a social come Facebook e più appetibili tra i giovani e giovanissimi. Il crollo atteso di oggi potrebbe segnare l’inizio di una fase tutt’altro che passeggera.

Nessun commento:

Posta un commento