L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 febbraio 2022

Gli Emirati Arabi Uniti rimpolpano le casse della banca centrale turca che sta praticando una politica monetaria suicida con un'inflazione a gennaio del 48,7%

La Turchia è riuscita a fare il pieno di ordini con il bond islamico in dollari
L'emissione di un sukuk, un bond islamico, ha fatto incassare alla Turchia 3 miliardi di dollari, a fronte di ordini più che tripli.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 18 Febbraio 2022 alle ore 16:05


Mercoledì di questa settimana, la Turchia ha raccolto sui mercati internazionali ben 3 miliardi di dollari attraverso l’emissione di un nuovo bond islamico a 5 anni. Gli ordini hanno raggiunto quota 10,75 miliardi, più che triplicando l’importo offerto. Il successo dell’operazione è stato reso possibile grazie all'elevata domanda arrivata dagli investitori degli Emirati Arabi Uniti. Il “sukuk”, stando alla denominazione utilizzata per descrivere questa tipologia peculiare di obbligazioni, ha scadenza a 5 anni e offre cedola fissa del 7,25%. Alla vigilia dell’emissione, si parlava di un tasso d’interesse tra 7,5% e 7,625%.

Il bond islamico funziona grosso modo così: l’obbligazionista riceve una remunerazione sulla base dei guadagni che il debitore riesce a realizzare investendo il capitale raccolto. Questo in conseguenza del divieto imposto dalla religione islamica di prestare denaro dietro interessi. Con questo meccanismo, si cerca di coniugare la necessità del mercato di reperire capitali e quella degli obbligazionisti di ricevere un rendimento, entrambi formalmente senza infrangere la “sharia”.

L’operazione di questa settimana evidenzia il legame sempre più stretto tra Ankara e Abu Dhabi. Agli inizi del mese, la banca centrale turca ha ricevuto dalla controparte emiratina 4,7 miliardi di dollari attraverso un contratto “swap”. Ha così potuto rimpinguare le proprie riserve valutarie, salite in una sola settimana di 5,8 miliardi a 16,33 miliardi. Le riserve nette, tuttavia, a fine gennaio ammontavano a soli 7,55 miliardi, dato minimo da 20 anni a questa parte. L’istituto sta “bruciando” i dollari in cassa per sostenere la lira turca, travolta dalle vendite negli ultimi mesi. Nelle ultime settimane, il tasso di cambio contro il dollaro risulta stabilizzato attorno a 13,50. Ieri, viaggiava poco oltre 13,60.

Bond islamico un successo, ma criticità restano

A proposito, ieri ha tenuto invariati i tassi d’interesse per la seconda volta consecutiva al 14%, nonostante l’inflazione a gennaio sia salita al 48,7%, ai massimi dal 2002. Tra settembre e dicembre, il governatore Sahap Kavcioglu li ha tagliati dal 19%, scatenando un collasso del cambio (-44% nel 2021) e l’esplosione dell’inflazione. Per evitare di acuire tali fenomeni, l’allentamento monetario è stato sospeso. Gli analisti si aspettano che si tratti di una pausa e non di un’inversione di tendenza. D’altronde, la banca centrale è ormai priva di credibilità. Il successo registrato dal bond islamico appena emesso non deve farci perdere di vista la politica monetaria disfunzionale praticata in questi anni su volontà del presidente Erdogan, nemico giurato dei tassi.

Probabile che Kavcioglu desideri attendere fino alla tarda primavera prima di riprendere a tagliare i tassi, cioè quando l’atteso afflusso dei turisti stranieri aumenterebbe l’ingresso di valuta estera. Non è detto che accada, né che basti. Le tensioni geopolitiche in Europa potrebbero tenere alla larga proprio i cittadini russi dal viaggiare quest’anno, infliggendo un duro colpo al turismo anatolico. Ad ogni modo, la banca centrale ha svelato al mondo di non credere alle sue stesse dichiarazioni ufficiali. Se fino a qualche mese fa era convinta che tagliare i tassi fosse la giusta risposta al boom dell’inflazione, perché arrendersi?

La scorsa settimana, l’agenzia Fitch ha tagliato il rating dei bond turchi da BB- a B+, intravedendo rischi fiscali dalle politiche del governo. Questi ha tra l’altro annunciato il taglio dell’IVA dall’8% all’1% sui generi di prima necessità e interventi contro il caro bollette. Fenomeni comuni al resto del mondo, ma acuiti dal collasso della lira turca, a sua volta provocato dal taglio dei tassi. Per non parlare del nuovo schema sui depositi bancari in lire, che nei fatti maschera un rialzo dei tassi a carico dei contribuenti.

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