L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 febbraio 2022

Gli Stati Uniti fanno di tutto per distruggere il tessuto industriale di Euroimbecilandia aiutati dagli stessi euroimbecilli con la scusa dell'Ucraina

La Russia è l’ultima speranza dell’Europa



Capisco che molti siano stati sorpresi dal post di ieri sugli sviluppi della vicenda ucraina nel quale dicevo che un’evacuazione della popolazione civile del Donbass verso la madre Russia, costituisce una vittoria per Mosca: è difficile credere che le immagini dell’abbandono, peraltro censurate dall’informazione occidentale, possano essere collegate a una mossa vincente, eppure è evidente che si tratta di una vittoria strategica. Intanto non c’è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che Washington ha fatto di tutto per provocare in maniera da mandare a monte qualsiasi rapporto tra gli europei e Mosca; sono anzi gli Ucraini che a questo punto devono invadere il Donbass rendendo pienamente legittima una reazione russa anche a distanza. Inoltre l’evacuazione dei civili rende più efficace la resistenza da parte delle milizie secessioniste contro l’esercito esercito ucraino. Non è un caso che immediatamente dopo l’annuncio dell’evacuazione ci sia stata l’esplosione lungo un gasdotto vicino Lugansk, prodotto a quanto sembra da proiettili di artiglieria ucraina: l’evento era probabilmente era già stato pianificato come operazione di falsa bandiera, ma adesso viene utilizzato per confondere le acque e permettere a Biden, niente più di un anziano confuso e abusato, di dire che Putin ha intenzione di invadere, quando invece sono gli ucraini ad attaccare. Non è un caso che giornali e siti americani abbiano dato per prima la notizia dell’esplosione ( che probabilmente si attendevano) rispetto a quella dell’evacuazione.

Ormai la politica occidentale non è che un copione per serie televisive di serie b e dunque efficace per la parte di pubblico meno avvertita : tutto è artificiale e completamente lontano dalla realtà e anzi teso a crearla per raggiungere gli scopi voluti dall’oligarchia di comando. Che cosa abbia fatto scattare il piano di evacuazione comunque predisposta da molto tempo è stata a quanto pare un’informazione proveniente da Kiev secondo la quale il presidente Zelensky stava cedendo alle pressioni Usa per dare il via all’attacco anche perché parte delle truppe dei raggruppamenti di ispirazione nazista come il battaglione Azov avrebbero comunque tentato di sabotare qualsiasi accordo e di provocare il conflitto. Questo ha indotto Putin ad anticipare gli eventi e dichiarare che Mosca non starà a guardare tanto “Le sanzioni saranno comunque comminate. Che abbiano una ragione oggi o che non ce ne siano”. Ma la mossa di portare via la popolazione civile costituisce una novità dentro questa partita di scacchi: Putin così facendo raggiunge tre obiettivi: costringe l’Ucraina a gettare la maschera del potenziale aggredito trasformandosi in aggressore, offre a Francia e Germania il destro se ancora sono capaci di coglierlo, per resistere alle pressioni di Washington sul Nord Stream 2 e rafforza nel contempo il Donbass perché molte delle preoccupazioni per un’invasione ucraina erano legate proprio alla sorte della popolazione civile che si sarebbe trovata a praticamente al fronte. Senza questa arma di ricatto l’armata di Kiev è molto più debole.

Una cosa però appare chiara: che la narrativa occidentale si è trovata a fare i conti con qualcosa che non aveva previsto e va avanti senza riuscire bene ad includere in maniera sensata l’evacuazione dalle repubbliche separatiste che certo non è un atto offensivo. A questo punto è bene mettere le cose in chiaro per quanto ci riguarda da vicino: qui non solo è in gioco l’esistenza stessa di un diritto internazionale che viene negato in radice dalle dottrine statunitensi se non quando esso è usato come pretesto da Washington, ma è anche in gioco l’esistenza stessa dell’Europa come entità economico – politica. Se fossimo costretti dalla commedia ucraina a comprare il gas americano a prezzi stratosferici e accettare l’isolamento dal continente asiatico, non ci sarebbe modo di arrestare un drammatico declino che del resto già incombe. La guerra Usa contro la Russia è in realtà contro l’Europa stessa. Per quanto strano possa apparire oggi la Russia è l’ultima speranza per questo continente che ha un unico, vero nemico e si trova a Ovest non a Est.

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