L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 febbraio 2022

Il Canada ha liberato il mondo occidentale a esprimere dubbi, per altro che la maggioranza delle persone istintivamente ha sempre avuto, sulla bolla della narrazione covid

Canada, anche l’Alberta si libera dai mandati vaccinali



La lotta paga eccome, al contrario di quanto voglia far credere un’intera letteratura delle resa che si è imposta dopo la caduta del muro di Berlino e che viene incessantemente ricordata: in Canada la battaglia dei camionisti che ha trovato simpatie persino nella polizia ha aperto gli occhi a molti e così lo stato di Alberta dopo quello di Saskatchewan, ha annunciato una graduale eliminazione dei mandati vaccinali. E a quanto è dato di sapere, è solo questione di tempo perché altri seguano l’esempio. Il primo ministro dello Stato di Alberta, Jason Kenney, ha detto che “Ora è il momento di iniziare a imparare a convivere con il Covid, queste restrizioni hanno portato a una terribile divisione. Non possiamo rimanere sempre in stato di emergenza dobbiamo cominciare a guarire”. E’ già stato formulato un piano in tre fasi che cominciando dall’eliminazione delle mascherine delle scuole entro il primo marzo porti all’eliminazione della maggior parte delle restrizioni. Certo non senza che Kenney si sia lasciato una vita d’uscita per quanto riguarda il passato : “La minaccia di covid per la salute pubblica non supera più l’impatto dannoso delle restrizioni sulla salute pubblica”. In realtà il vero impatto negativo è stato quello delle famose “misure” come ormai si va scoprendo, ma nessuno vuole ammettere di aver sbagliato o di aver agito in malafede.

Ad ogni modo il cambiamento di atmosfera non è tanto questione del fatto che i camion occupino ormai da una decina di giorni la capitale Ottawa mentre il premier Trudeau che in una canzone è chiamato Il vigliacco del cottage evita qualsiasi confronto e nemmeno è causato del blocco del ponte tra Ontario e Michigan che rischia di interrompere i rifornimenti di materiali per l’industria automobilistica: la pressione reale che i camionisti stanno esercitando è marginale rispetto alla liberazione psicologica che la loro lotta ha provocato. Essi rappresentano la reificazione di una protesta che fin dall’inizio della narrazione pandemica e vaccinale è stata demonizzata ed è stata perciò auto censurata negli stessi individui che pure non trovavano una logica nella narrazione: di fronte a qualcosa che i media che non possono nascondere le persone hanno capito di non essere sole, che i loro dubbi non erano peccati mortali e che le verità dei media erano menzogne rituali e vuote. Ecco perché i poteri pandemici cercano di stroncare qualsia forma di protesta e massimamente quelle che non possono essere nascoste o minimizzate o criminalizzate come ormai sta avvenendo sempre più spesso, magari ad opera di agenti dei servizi o come in questo caso dove camionisti e agricoltori sono stati appaiati ai terroristi. Ma senza successo perché la follia dell’accostamento era grottesca e chiara a tutti e così anche il tentativo di rubare i soldi delle raccolte in favore della protesta o le suppliche a non aprire di nuove sono state rintuzzate.

Ribellarsi si può, essere critici non è peccato mortale, ecco il messaggio che arriva dai convogli dei camionisti e questo è certo un bello smacco per chi da decenni ha diffuso una cultura della bandiera bianca che viene ammainata solo per le rivolte determinate dall’imperialismo e destinate ad aprire nuovi territori di rapina. Di certo il reset sociale viaggia sui jet privati, non sui camion.

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