L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 febbraio 2022

Il combinato disposto dell'Inflazione esogena, si soffia sul fuoco dell'Ucraina per far aumentare le bollette energetiche, inflazione endogeno il suicidio delle politiche energetiche di Euroimbecilandia sull'obbligo del cambiamento verde

LA FINTA INDIPENDENZA DELLE BANCHE CENTRALI

By Megas Alexandros On 17 Febbraio 2022 6,758


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Vi voglio proporre questo articolo pubblicato sull’Antidiplomatico (autore Gilberto Trombetta), che seppur breve, ripercorre con ottima sintesi, molti dei concetti che ho già avuto il piacere di introdurvi nel recente passato.

La BCE garantisce il debito dei paesi membri esclusivamente nei limiti per tenere in piedi la moneta euro, agendo all’interno del sistema predatorio che vede proseguire la sua perenne finalità, sul sentiero tracciato del trasferimento di ricchezza dalle tasche di tanti a quelle dell’èlite. Mentre quando parliamo della necessità di salvare imprese e famiglie attraverso adeguate politiche fiscali, come per magia, i soldi creati dal “nulla” e la garanzia spariscono all’improvviso.

Stesso fine hanno anche le strategie commerciali che si nascondono dietro agli aumenti dei prezzi dell’energia, che vedono il nostro governo allineato con i colossi monopolisti del settore, nell’accaparrarsi i profitti, spremendo il nostro sistema economico. In poche parole: in modo del tutto fuorviante si attribuisce all’inflazione, quello che nella realta è un aumento surrettizio delle tasse.

Il fenomeno dell’inflazione, che potrebbe benissimo essere gestito attraverso adeguate politiche fiscali del governo, diventa la scusa per far ingrassare i soliti noti.

Buona Lettura.

Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani) per ComeDonChisciotte.org


La finta indipendenza delle Banche centrali

Di Gilberto Trombetta, l’Antidiplomatico.it

Il rendimento dei BtP a 10 anni tocca il massimo degli ultimi 2 anni, sfiorando il 2%, così come quello giapponese. Il cui rendimento è però dello 0,2%. Perché?

Perché mentre la BCE si appresta a terminare il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme, il programma di acquisto dei titoli di stato varato nel marzo 2020 per contrastare la crisi scatenata dalle politiche adottate per affrontare il Covid), la Bank of Japan si impegna invece a comprare illimitatamente titoli di stato a 10 anni allo 0,25% per mantenere prossimi allo zero i tassi di interesse.


Si impegna a comprare ILLIMITATAMENTE i titoli di stato giapponesi.

Cioè la BC del Sol levante svolge il ruolo di prestatrice di ultima istanza per svolgere il suo ruolo primario che è quello di controllare i tassi di interesse e garantire così la sostenibilità del debito pubblico.

Esattamente quello che non fa la BCE.

Questo perché mentre la BoJ lavora per gli interessi del Paese, la BCE è impegnata da sempre a tutelare altri interessi.

Dietro la tutela della stabilità dei prezzi si nasconde infatti la tutela dei grandi capitali a scapito di occupazione e salari.

Perché l’inflazione (quella endogena) la controlli così: mantenendo a un certo livello la disoccupazione (al 10% circa per l’Italia) e deflazionando – cioè tagliando – i salari.
Intanto, grazie al combinato disposto delle folli politiche energetiche imposte dalla UE e dell’incapacità dell’attuale classe politica italiana, i cittadini si trovano a fare i conti con una pericolosa inflazione (esogena).

Pericolosa perché in mancanza dei necessari adeguamenti salariali (vi ricordate la scala mobile?), l’inflazione riduce davvero il potere di acquisto dei lavoratori.

Un fenomeno particolarmente evidente nell’Unione Europea, ma con differenze marcate da Paese a Paese (e qui, come dicevamo, la differenza la fa la qualità della classe politica).

Mentre gli italiani vengono infatti travolti da aumenti energetici per quanto riguarda l’elettricità del 129%, in Spagna l’aumento è del 71% e in Francia appena del 4%.

Come al solito l’Italia risulta un Paese doppiamente penalizzato: dall’appartenenza all’Unione Europa e dalla peggiore classe politica in circolazione.

Di Gilberto Trombetta, L’Antidiplomatico
11.02.2022

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