L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 febbraio 2022

il diritto è solo la legge del più forte, il privilegio scalza il diritto

Il diritto del più forte
di Salvatore Bravo
11 febbraio 2022

La razza padrona continua la sua corsa, nulla al momento sembra formare il potere neofeudale. La razza padrona governa l’ordine del discorso, nega ogni principio logico e trasforma ogni occasione in mezzo per imporre il dominio del plusvalore assoluto. Il modo di produzione capitalistico produce solo denaro e finanza. L’irrazionale è la nuova dimensione del plusvalore, ovvero le leggi logiche e razionali sono violate, per cui il diritto è solo flatus vocis. I sudditi devono seguire l’ordine del discorso deciso dagli oligarchi, non devono avere voce, devono solo obbedire.

Negli ultimi giorni le cronache riportano un caso avvenuto in Francia su cui regna il silenzio dei media generalisti. Un anziano signore francese è venuto a mancare a seguito della vaccinazione anticovid, l’assicurazione sulla vita si è rifiutata di pagare il risarcimento ai famigliari, in quanto la vaccinazione non è obbligatoria e specialmente il vaccinato era consapevole dei rischi. L’avvocato di famiglia Carlo Alberto Brusa ha denunciato il caso sui social. Per la legge la compagnia assicurativa legittimamente non ha eseguito il pagamento, in quanto il vaccinato accettando il rischio ha commesso un atto comparabile al suicidio.

La campagna vaccinale con i suoi trombettieri spinge alla vaccinazione, ma se vengono lesi gli interessi dei potentati economici, si colpevolizza la vittima e nello stesso tempo si fa appello all’autodeterminazione del soggetto che liberamente ha rischiato. La logica è sempre dalla parte del più forte, se si seguono le tracce del denaro si trovano i padroni delle parole e delle leggi. Se si muore, a seguito della vaccinazione, non si ha diritto a risarcimento, ma se si muore, perché non si è vaccinati si è comunque colpevoli. Da più parti in Italia nelle TV generaliste, gli oratores del potere ripetono che coloro che non si vaccinano e finiscono in terapia intensiva sono colpevoli di aver rifiutato i vaccini, per cui devono pagarsi le cure. Dopo decenni di sostanziale assenza della dimensione pubblica della ragione e la riduzione di ogni evento a calcolo, il potere è ben conscio di ottenere il consenso, in quanto ha addomesticato i popoli alla sola dimensione del calcolo astratto. Dinanzi al denaro si sta in religioso silenzio, anziché porre domante. I diritti universali sono, in tal modo, erosi dai parametri economici. Si profila una nuova colpa per togliere diritti e rafforzare il controllo e il dominio dei poteri forti. Torna in mente la fabula del lupo e dell’agnello di Fedro, in cui l’agnello qualsiasi cosa dica o faccia è sempre colpevole, perché il finale è già scritto dal lupo. Stiamo assistendo ad una controrivoluzione totalitaria, in cui le oligarchie usano il diritto per negarlo, è un’operazione inedita e spaventevole il cui scopo è un’autentica restaurazione neofeudale, in cui il diritto è solo la legge del più forte. Il diritto è espressione di una razionalità condivisa e, dunque, è universale. Il nuovo diritto è ad una dimensione, è sempre dalla parte delle oligarchie, pertanto non è più diritto, ma privilegio insindacabile ed indiscutibile. La colpevolizzazione dei malati covid non vaccinati è l’incipit per l’eliminazione del diritto universale e sociale alla salute. Sarà il principio del merito a stabilire se i cittadini, ormai plebe, abbiano il diritto di accedere alle cure, ovvero solo se saranno passivi esecutori degli ordini del potere potranno accedervi. La democrazia finisce nella violenza verbale che taglia i diritti, e divide i cittadini in gruppi mobili in lotta con le oligarchie che gestiscono proficuamente tensioni e lotte, ed in tal modo incamerano plusvalore e sono protetti dalle critiche e dalla verità. Si avvicinano tempi in cui la cittadinanza sarà a punti e il diritto sarà una momentanea elargizione. La costituzione ottriata ritorna tra di noi e mostra il suo vero volto: il privilegio scalza il diritto, per cui la precarietà lavorativa sarà completata dalla precarietà giuridica.

Il ricatto potrebbe essere la legge che sostanzia l’intero sistemo giuridico e si traduce in una continua estorsione verso i “cittadini” sempre più “sudditi e spaventati”. La necessità di un’opposizione forte e capace di giungere ad una sintesi non è rimandabile, se si continuerà a dividersi su obiettivi, o ancor peggio, a causa di narcisismi non vi sarà futuro per i popoli, ma avremo solo plebi al traino delle oligarchie saccheggiate e offese in nome del nuovo diritto che conosce solo la legge del più potente. Stiamo assistendo ad una sperimentazione, stanno comprendendo fin dove possono spingersi, sta a noi tutti dare un segnale politico, prima di finire alla catena. Nel frattempo dovremmo rileggere la fabula del lupo e dell’agnello di Fedro per comprendere il pericolo attuale:

“Un lupo e un agnello, stimolati dalla sete, erano giunti a uno stesso ruscello. Più in alto stava il lupo, molto più in basso l'agnello.

Allora il primo, prepotente e spinto dall'insaziabile gola, addusse un pretesto di contesa: "Perché - disse - mi hai intorbidito l'acqua mentre bevevo?"

E l'agnello timoroso: "Ma scusa, o lupo, come posso fare quello di cui ti lamenti? L'acqua scorre in giù dalle tue alle mie labbra".

E l'altro, vinto dalla forza della verità: "Sei mesi fa - riprese - hai detto male di me".

Rispose l'agnello: "Ma se non era ancora nato!"

"Tuo padre allora - replicò - disse male di me". E senza dire altro, afferra il povero agnello e lo mangia ingiustamente.

Questa favola è stata scritta per quegli uomini che con falsi pretesti opprimono gli innocenti”.

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