L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 febbraio 2022

Ivermectina viene riabilitata. A quanto l'utilizzo formale contro l'influenza covid?

Reuters si converte all’Ivermectina?



Non stupisce di certo che un nuovo studio clinico della società farmaceutica giapponese Kowa Co in collaborazione con l’università medica di Tokio, giunto in fase III, attesti l’efficacia dell’Ivermectina su tutte le varianti del virus, omicron compreso e anzi presenti un’efficacia virale ad ampio spettro: già in India, in Messico e in molti Paesi africani l’efficacia di questa sostanza era stata confermato sia nei fatti che in numerosissimi studi. Del resto nello stesso Giappone, pur senza una specifica approvazione, è stata ampiamente usata. Ciò che invece sorprende è che di questi risultati ne dia notizia l’agenzia Reuters, notoriamente parte della Trusted News Initiative, ambigua concentrazione di potere mediatico nata nel 2019 per “curare” le elezioni americane, ma poi buttatasi toto corde nel sostenere la narrazione pandemica e naturalmente quella vaccinale. In questo senso Reuters si era guadagnata un posto d’onore nel soffocare le notizie sull’ivermectina e ancora nell’agosto del 2021 i fact checker dell’agenzia arruolati come remore per navigare con lo squalo mettevano in guardia contro questa sostanza che in realtà è di utilizzo assai comune, non ha mai dato reazioni avverse ed è nell’elenco dell’Oms come uno dei cento farmaci essenziali. Tuttavia è molto nocivo per i profitti da vaccino.

Riporto tutto questo perché la Reuters vive una situazione particolarmente esposta visto che è uno degli organi di stampa planetari con maggiori conflitti di interesse in questo campo: James C. Smith è stato il suo capo in testa fino a febbraio 2021. mentre attualmente è il presidente della Reuters Thompson Foundation, il principale proprietario dell’agenzia di stampa. Smith è anche membro dell’Economic Council del Forum di Davos ed è anche membro del Consiglio di amministrazione di Pfizer dal 2014. Come sia possibile che grandi centri di informazione vangano gestiti da persone che hanno anche interessi personali di questo tipo è un mistero, almeno rispetto alla leggenda del giornalismo indipendente, ma proprio il fatto che la Reuters adesso abbia in qualche modo cambiato atteggiamento dimostra che qualcosa si va muovendo dentro la narrazione. non sarò forse che il nuovo farmaco anti covid annunciato da Pfizer ha un meccanismo d’azione in gran parte identico a quello dell’ivermectina, pur costando cento volte tanto?

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