L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 febbraio 2022

La contrapposizione necessaria per semplificare non tiene conto dell'unicità della totalità del continente Eurasiatico di cui l'Europa è solo una penisola che sempre più perde la sua centralità in favore di una dimensione allargata in cui è situata

La questione anglosassone
di Pierluigi Fagan
24 gennaio 2022


La nostra civiltà è detta “occidentale”, un concetto tra l’altro formatosi piuttosto tardi, compiutamente solo l’indomani della Seconda guerra mondiale e che ha anche una versione geopolitica, detta “atlantica”. Si tratta dell’insieme messo a sistema tra Europa occidentale ed anglosfera, quest’ultima composta da UK, USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda. Si noti come tre di queste componenti siano isole, mentre i due nordamericani possono ritenersi qualcosa di simile a due condomini di isola continentale avendo oceani e mari su tre lati e solo un innocuo confine di terra che va a stringersi al lato sud. Tra l’altro, i due oceani a lato est ed ovest sono quelli a volume maggiore sulla Terra.

Il vantaggio di esser isolani si mostrò con chiarezza in uno di quegli snodi di potenziale storia controfattuale che fu l’assalto all’Inghilterra da parte della potenza egemone del tempo, la Spagna, in quel del 1587. Se l’assalto spagnolo dell’Invincibile Armata avesse avuto successo, la storia avrebbe preso tutt’altro corso, con una Inghilterra cattolica, pienamente europea, senza la successiva sequenza di Guerra civile e Gloriosa rivoluzione, che diede il via al moderno sistema di ordinamento occidentale da parte del fatto economico.

Tale ordine è detto anche “capitalismo” sebbene ciò porti ad equivocare le relazioni tra l’economico ed il politico dando l’idea erronea che il primo ordine sia talmente potente da subordinare di per sé il secondo dimenticando che senza la Gloriosa rivoluzione non sarebbe proprio esistito nulla di ciò che chiamiamo capitalismo nelle forme occidentali che hanno segnato la successiva storia. Ad ogni modo l’assalto, com’è noto, fallì e la storia è poi andata com’è andata.

Il vantaggio di esser isolani, porta però con sé un rischio: il rischio di esser isolati. Dalla teoria del “pivot/Heartland” che inaugura la disciplina geopolitica con l’opera di un inglese (tra l’altro tra i fondatori e direttore della London School of Economics) alla teoria del “rimland” di un americano, fino al concetto stesso della NATO (tenere dentro gli americani, fuori i russi, sotto i tedeschi), gli isolani anglosassoni hanno come imperativo strategico unirsi e dominare strategicamente quanta più Europa gli è possibile, evitando questa si configuri mai come soggetto a sé stante, pericolo che sanno in realtà privo di concreta attualità.

L’entità in potenza più pericolosa come potenziale avversità a questa impostazione è la Germania, a sua volta parte di un celebre incubo geopolitico anglosassone, la Gerussia ovvero una formazione di sistema binario con tecnologia tedesca ed energia, spazi e forza militare russa. Questo è il motivo per il quale, sebbene a molto risulti incomprensibile dal punto di vista strategico, gli USA non puntano a dividere russi e cinesi come si dovrebbe e come già fecero ai tempi di Kissinger-Nixon. Certo si dovrebbe dal punto di vista di pura logica strategica ristretta, ma a logica allargata questo significherebbe aprire a libere relazioni tra Europa e Russia, da cui l’incubo minore della Gerussia e quella maggiore dell’isolamento.

Così s’inquadra la noiosa diatriba in corso sull’Ucraina che si sta arruffando di giorno in giorno, lì dove si corre pur sempre un certo (moderato) rischio di passare dall’attuale farsa alla possibile tragedia e dove, come minimo, si ricorda agli europei quanto fragile sia la loro condizione di staterelli post-storici dediti al pacifico gerontocomio del libero mercato.

Ecco così che il capo della Marina tedesca Achim Kay Schönbach, partecipando ad un innocuo think tank in India, si è lasciato andare al libero pensiero non calcolando che in quegli ambiti è d’obbligo la presenza di occhi ed orecchie molti vigili. Il video della sua esternazione è finito su twitter, scandalo, dimissioni immediate. Ma cosa mai aveva detto il marinaio sassone?

Ce lo dice Dario Fabbri (minuto 11.13) ora titolare della rubrica mattutina di commento di RAI RadioTre Mondo, la migliore rassegna quotidiana di cose geopolitiche. In breve, l’ammiraglio sosteneva che l’idea che la Russia volesse invadere l’Ucraina è una pura scemenza, la questione della Crimea è persa in partenza e tanto vale farsene una ragione, la Russia vorrebbe solo rispetto ed apertura a libere relazioni con l’Europa come meriterebbe e come, in fondo, sarebbe interesse della stessa Europa se questa non fosse una macedonia di vocianti inutilità soverchiate dal potere direttivo strategico anglosassone. L’ammiraglio (vice in realtà) riconosce nella Russia il crisma della cristianità e pensa che i cristiani avrebbero un obiettivo interesse a far squadra contro gli asiatici confuciani.

Data la notizia inquadrata in uno scenario storico quale quello accennato, poniamo una domanda. Un italiano, magari anche critico e speranzoso di veder un giorno la propria società non ordinata per come è ordinata, per chi tiferebbe in questa diatriba? Meglio esser colonia degli anglosassoni che ci proteggono da una SuperGermania non più solo potenza economica ma potenza a tutto tondo unita in amorosi sensi coi russi o diventare ancelle della SuperGerussia in un disegno euroasiatico anti-anglosassone ed anti-cinese? Meglio servi di un potere lontano o di un potere vicino? E se non piacesse questa alternativa che sembra esser un di male in peggio stile padella-brace, cos’altro dovrebbe pensare un italiano o un francese o uno spagnolo che sogna un modo di stare al mondo diverso dall’attuale?

Potrete continuare a scrivere e dibattere quanto volete contro il capitalismo o il neoliberismo, ma fino a che non vi porrete questa domanda dandogli adeguata risposta, state facendo solo intrattenimento. Se non vi ponete il problema delle condizioni di possibilità, che sono geopolitiche poiché per far qualsiasi cosa ci vuole la potenza per poterla fare, non si potrà produrre alcun cambiamento.

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