L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 febbraio 2022

La finanza internazionale predatoria si sente garantita da Mattarella Mattarella e può tranquillamente avere la prospettiva di spolpare l'Italia in maniera definitiva

Spread e mercati, ecco cosa accade con il bis di Mattarella al Colle
Occhi puntati sullo spread tra i BTp e i Bund a partire dalla mattinata di oggi, dopo che il presidente Mattarella ha ottenuto il bis
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 31 Gennaio 2022 alle ore 08:45


Il presidente Sergio Mattarella succede a sé stesso. Un esito non molto sorprendente, date le divisioni tribali nel nostro Parlamento. E stamattina, il primo segnale sui mercati è positivo: il rendimento del BTp a 10 anni è sceso di ben 7 punti basi all’1,28%, ai minimi dal 6 gennaio. A questo punto, anche lo spread con i Bund della Germania è destinato a stringere in area 130 punti.

La rielezione di Mattarella rassicura gli investitori. Essa garantisce il governo Draghi, in quanto il presidente è stato l’artefice della sua nascita esattamente un anno fa. E prospetta un Quirinale con la barra dritta su Europa e mercati anche per i prossimi anni. Inoltre, la speranza di molti è che in Parlamento si creino le condizioni per una successione a favore proprio del premier Mario Draghi nel prossimo futuro.

Ad ogni modo, da qui a un anno non cambierà nulla sul piano istituzionale. Draghi rimarrà a Palazzo Chigi e Mattarella al Colle. Il primo potrà continuare a garantire l’Unione Europea sull’implementazione delle riforme per ottenere i fondi europei del Pnrr. Lo spread era schizzato fin sopra i 145 punti nelle passate sedute, sui timori che Draghi rischiasse di non essere eletto presidente della Repubblica e finisse persino fuori da Palazzo Chigi.
Spread giù fino a dove?

Certo, appare obiettivamente difficile una discesa dello spread verso i 100 punti dell’autunno passato. La sua impennata era stata determinata anche da altri fattori concomitanti, tra cui l’annunciata stretta delle condizioni monetarie della BCE e le tensioni geopolitiche con la Russia. L’inflazione non potrà che continuare a salire fino ad almeno la metà di quest’anno, a causa dell’esplosione dei prezzi delle materie prime e dei colli di bottiglia tutt’altro che risolti.I mercati pretendono rendimenti nominali più alti per acquistare BTp e altri bond percepiti rischiosi, mentre stanno rifugiandosi nuovamente nei “safe asset” come i Bund per sfuggire alle tensioni scatenate dai venti di guerra in Ucraina.

Due settimane fa, il Bund a 10 anni era riuscito per poco a portarsi in territorio positivo sul piano del rendimento. Non accadeva da quasi tre anni. Venerdì scorso, però, chiudeva la seduta a -0,05%. Questa corsa ai titoli tedeschi tiene relativamente alto lo spread, sebbene non sfugga a nessuno quanto esso sia superiore in Italia ai livelli di Spagna e, ancora di più, del Portogallo. In quest’ultimo dovrebbe stringere ulteriormente in area 60 punti sul tratto decennale dopo le elezioni politiche di ieri, alle quali ha trionfato per la terza volta di fila il Partito Socialista del premier Antonio Costa.


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