L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 febbraio 2022

La multinazionale Ericson (Svezia) ha pagato i terroristi mercenari tagliagola dell'Isis e non sono stati i soli


19 FEBBRAIO 2022

Per mantenere le proprie posizioni in Iraq, alcuni suoi impiegati avrebbero pagati anche miliziani dell’Isis. È sorta un’autentica bufera attorno all’azienda svedese Ericsson, il gigante delle telecomunicazioni presente in almeno 180 Paesi. A rendere noti i fatti è stato lo stesso Borje Ekholm, amministratore delegato del colosso scandinavo. In particolare, tra il 2011 e il 2019 alcuni dipendenti di Ericsson non si sarebbero fatti scrupoli di elargire fondi ai terroristi pur di non avere problemi sotto il profilo lavorativo. E così, per il movimento delle proprie merci o per mantenere i propri contatti nel territorio, i responsabili locali hanno finito per finanziare cellule terroristiche.

Un’indagine già partita nel 2019

Per la Ericsson il danno di immagine è importante. Ekholm, nel rivelare i dettagli, ne è ben consapevole. Ma non aveva altra scelta per non aggravare ulteriormente la situazione. Era da almeno tre anni che quanto accaduto in Iraq non costituiva affatto un mistero per i quadri dirigenziali della multinazionale. Nel 2019 un’inchiesta interna aveva accertato i casi di corruzione e di finanziamento a favore di organizzazioni vicine all’Isis. I network svedesi si erano messi sulle tracce dei rapporti stilati dalla stessa Ericsson e così alla fine Ekholm ha deciso di rivelare i risultati dell’inchiesta interna prima dell’emersione autonoma dello scandalo. Il massimo dirigente dell’azienda ha svelato quindi che, seguendo l’indagine interna, sono saltati fuori pagamenti i cui destinatari non è facile identificare ma che, con molta probabilità, hanno rapporti con il terrorismo. Preoccupati dall’avanzata dell’Isis e quindi dall’impossibilità di operare in alcune regioni dell’Iraq, dipendenti legati ad Ericsson hanno quindi elargito fondi a personalità sospette in cambio del via libera per i propri affari.

A dire la verità, come sottolineato da Ekholm, l’inchiesta interna non ha dimostrato il diretto coinvolgimento di impiegati della società ma ha comunque svelato una “protezione” garantita alla Ericsson grazie alla corruzione. Tutto il materiale saltato fuori dall’indagine interna del 2019 sarebbe adesso stato girato al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, con il quale proprio in quell’anno aveva già patteggiato il pagamento di un miliardo di Dollari a seguito di alcune irregolarità rintracciate in Cina, Vietnam e Gibuti. Anche in quei casi si trattava di corruzione, ma non legata al terrorismo. Adesso le autorità Usa stanno indagando e svolgendo ulteriori accertamenti, almeno secondo quanto dichiarato da Ekholm. Il quale infatti non ha potuto aggiungere altro. Resta da capire però come mai un rapporto interno del 2019 in cui sono stati attestati casi di corruzione è rimasto per tre anni nei cassetti. E soprattutto occorre accertare qual è stata l’entità. Quanto cioè Ericsson complessivamente ha fatto entrare nelle casse dell’Isis per avere strada spianata in Iraq.

I risvolti per la società

Giovedì, giorno dell’annuncio ufficiale di Ekholm circa l’ammissione delle responsabilità di Ericsson, l’azienda ha perso in borsa non pochi punti percentuali. E quindi anche non pochi soldi. A preoccupare è però soprattutto il danno di immagine. In una fase in cui il colosso svedese era in fase di rilancio, una notizia del genere potrebbe spiazzare clienti e investitori. La scommessa di Ekholm è stata quella di dimostrare massima trasparenza rivelando i risultati dell’inchiesta interna e specificando, per l’appunto, che nel 2019 già la stessa società aveva avviato proprie indagini. Tuttavia il problema permane. Specialmente se le autorità Usa dovessero scoprire ulteriori novità e nuovi casi di corruzione.

La questione però non riguarda soltanto Ericsson. Quanto scoperto dall’azienda svedese mostra come non sempre l’occidente si è comportato in modo impeccabile durante l’era del califfato. Vale per l’Iraq, così come per la Siria. Mentre da un lato in Europa ci si indignava nel vedere le immagini delle decapitazioni, delle barbarie e delle persecuzioni contro le minoranze, alcuni attori non si sono fatti scrupoli nel voltarsi da un’altra parte. Pur di salvaguardare gli affari o i legami con il territorio, si è pagato oppure interloquito con i membri dell’Isis. Una circostanza che pesa, e continuerà a pesare, sulla coscienza di una parte del mondo occidentale.

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