L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 febbraio 2022

La sicurezza di uno stato non può essere garantita infliggendo danni a un altro stato. Questo significa il "principio di indivisibilità della sicurezza" e Sergey Lavrov affinchè fosse chiaro ha inviato a TUTTI i ministri esteri della Nato messaggi in tal senso

L’anno della tigre inizia con un botto sino-russo
Maurizio Blondet 4 Febbraio 2022

Pepe Escobar (traduz. automatica)

L’anno della tigre inizierà, a tutti gli effetti, con il botto di Pechino questo venerdì, poiché i presidenti Xi Jinping e Vladimir Putin, dopo un incontro dal vivo prima della cerimonia iniziale delle Olimpiadi invernali, rilasceranno una dichiarazione congiunta sulla relazioni.

Ciò rappresenterà una mossa cruciale nello scacchiere Eurasia vs NATOstan, poiché l’asse anglo-americano è sempre più impantanato in Desperation Row: dopotutto, l'”aggressione russa” si rifiuta ostinatamente di materializzarsi.

Dopo un’interminabile attesa probabilmente dovuta alla mancanza di funzionari adeguatamente attrezzati per scrivere una lettera intelligibile, la combinazione USA/NATO ha finalmente escogitato una prevedibile, intrisa di gergo burocratico “non risposta” alle richieste russe di garanzie di sicurezza.

I contenuti sono trapelati a un quotidiano spagnolo, membro a pieno titolo dei media NATOstan. Il leaker, secondo fonti di Bruxelles, potrebbe essere ormai a Kiev. Il Pentagono, in modalità di controllo dei danni, si è precipitato ad affermare: “Non ce l’abbiamo fatta”. Il Dipartimento di Stato ha detto: “è autentico”.

Anche prima della fuga della “risposta” della mancata risposta, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov è stato costretto a inviare messaggi a tutti i ministri degli Esteri della NATO, incluso il segretario americano Blinken, chiedendo come capissero il principio di indivisibilità della sicurezza, se effettivamente lo fanno.

Lavrov è stato estremamente preciso: “Mi riferisco alle nostre richieste affinché tutti attuino fedelmente gli accordi sull’indivisibilità della sicurezza raggiunti in seno all’OSCE nel 1999 a Istanbul e nel 2010 ad Astana. Questi accordi prevedono non solo la libertà di scegliere le alleanze, ma subordinano anche questa libertà alla necessità di evitare qualsiasi misura che rafforzi la sicurezza di qualsiasi Stato a scapito della violazione della sicurezza degli altri”.

Lavrov ha colpito il nocciolo della questione quando ha sottolineato che “i nostri colleghi occidentali non stanno semplicemente cercando di ignorare questo principio chiave del diritto internazionale concordato nello spazio euro-atlantico, ma di dimenticarlo completamente”.

Lavrov ha anche chiarito che “non permetteremo che questo argomento venga ‘concluso’. Insisteremo per una conversazione onesta e una spiegazione del motivo per cui l’Occidente non vuole adempiere ai propri obblighi o esclusivamente, in modo selettivo e a suo favore”.

Fondamentalmente, la Cina sostiene pienamente le richieste russe di garanzie di sicurezza in Europa e concorda pienamente sul fatto che la sicurezza di uno stato non può essere garantita infliggendo danni a un altro stato.

La cosa è tanto seria: la combinazione USA/NATO è decisa a distruggere due trattati cruciali che riguardano direttamente la sicurezza europea, e pensano di poterla farla franca perché c’è meno di zero discussioni sul contenuto e le sue implicazioni in tutto il NATOstan media.

L’opinione pubblica occidentale rimane assolutamente all’oscuro. L’unica narrativa, martellata 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è “l’aggressione russa” – tra l’altro debitamente sottolineata nella “risposta” della NATO che non ha risposto.

Vuoi controllare il nostro equipaggiamento tecnico-militare?

Per l’ennesima volta Mosca ha chiarito che non farà concessioni sulle richieste di sicurezza solo perché l’Impero del Caos continua a minacciare – che altro – sanzioni extra dure, l’unica “politica” imperiale a parte un vero e proprio bombardamento.

Il nuovo pacchetto di sanzioni, comunque, è pronto da un po’ di tempo, probabilmente in grado di isolare Mosca dal sistema finanziario occidentale e/o dal casinò, e prendere di mira, tra gli altri, Sberbank, VTB, Gazprombank e Alfa-Bank.

E questo ci porta a quello che farà Mosca dopo – considerando il prevedibile “atteggiamento estremamente negativo” (Lavrov) del NATOstan. Il viceministro degli Esteri Alexander Grushko aveva già lasciato intendere che la NATO sa perfettamente cosa sta arrivando, anche prima della “risposta” della mancata risposta:

“La NATO sa perfettamente che tipo di misure tecnico-militari possono seguire dalla Russia. Non facciamo mistero delle nostre possibilità e agiamo in modo molto trasparente”.

Eppure i “partner” americani non ascoltano. I russi restano impassibili. Grushko lo ha inquadrato in termini di realpolitik: le misure concrete dipenderanno dai “potenziali militari” che potrebbero essere utilizzati contro la Russia. Questo è il codice per il tipo di armi nucleari che verranno dispiegate nell’Europa orientale e che tipo di equipaggiamento letale continuerà a essere scaricato in Ucraina.

In effetti, l’Ucraina – o il paese 404, secondo l’indelebile definizione di Andrei Martyanov – è solo una pedina umile nel loro gioco (imperiale). Aggiungendo alla miseria di Kiev su tutti i fronti, il capo del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina, Alexei Danilov, ha quasi regalato il gioco (regionale).

In un’intervista ad AP, Danilov ha affermato che “gli accordi di Minsk possono creare il caos”; ha ammesso che Kiev ha perso totalmente la guerra nel 2014/15 e poi ha firmato gli Accordi di Minsk “sotto la minaccia delle armi russe” (falso: Kiev è stata sonoramente sconfitta dalle milizie del Donbass); ma soprattutto ha ammesso che Kiev non ha mai avuto alcuna intenzione di adempiere agli accordi di Minsk.

Quindi Kiev, in sostanza, sta infrangendo il diritto internazionale: gli Accordi di Minsk sono garantiti dalla risoluzione 2022 (2015) del Consiglio di sicurezza dell’Onu, adottata all’unanimità. Anche Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno votato “Sì”. Quindi non è difficile infrangere la legge, a patto di essere abilitati dai “grandi poteri”.

E su quell’invisibile “aggressione russa”, beh, anche Danilov non può vedere “la prontezza delle forze russe vicino al confine per un’invasione, che richiederà dai tre ai sette giorni”.

Evviva i cavalli danzanti

Niente di tutto quanto sopra altera il fatto fondamentale che la combinazione USUK – più i proverbiali chihuahua della NATO Polonia e Paesi baltici – stanno girando come matti cercando di provocare una guerra. E l’unico modo per farlo è rilasciare le false flag. Potrebbe essere a febbraio, potrebbe essere durante le Olimpiadi di Pechino, potrebbe essere prima dell’inizio della primavera. Ma verranno.
E i russi sono pronti.

Il preambolo è stato messo in scena direttamente da Monty Python Flying Circus, completo di Crash Test Dummy, alias POTUS che urla al comico Zelensky che, in un revival mongolo trash, “Kiev sarà licenziata” (al suono di Bring On the Dancing Horses ?) ; uno Zelensky indignato che dice a POTUS di, andiamo amico, fare marcia indietro; e la Casa Bianca che giura che gli Stati Uniti hanno giocato 18 scenari per l'”invasione russa” (Lavrov: 17 sono stati scritti dalla zuppa dell’alfabeto delle informazioni, il 18 dal Dipartimento di Stato)

Segnali all’armamento frenetico e senza sosta del Paese 404: di tutto, dai Javelins ai MANPAD alle costose ondate di “consiglieri” Blackwater/Academi.

Allontanandosi dalla farsa, per non parlare di scenari fuorvianti partendo dalla premessa errata di una “invasione”, l’unica mossa razionale che Mosca potrebbe contemplare è quella di riconoscere de facto le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, e inviare un contingente di forze di pace.

Ciò, ovviamente, farebbe infuriare la matrice infestata dai neo-con della War Inc. fino al parossismo intergalattico, poiché annullerebbe tutti quegli elaborati psyop orientati a instillare la paura di Dio sulle vittime ignare del Remixed Khanate of the Golden Horde, bruciando e saccheggiando fino a… le pianure ungheresi?

Poi c’è la delicata questione di come de-nazificare l’Ucraina occidentale: sarà una questione strettamente ucraina, con zero coinvolgimento russo.

Il fantasma di Mackinder è in modalità completamente fuori di testa e contempla con impotenza lo splendore imperiale di decidere di combattere una guerra su due fronti contro il partenariato strategico Russia-Cina. Almeno c’è Monty Python in soccorso: il Ministero delle passeggiate sciocche è stato gloriosamente rianimato come Ministero delle strategie sciocche.

Il posto d’onore va alla telefonata fatta da Little Blinkie al ministro degli Esteri cinese Wang Yi – che contiene tutti gli elementi di un brillante sketch comico. Protagonista con la combo dietro quel codice, “Biden”, pensando che la leadership di Pechino potrebbe influenzare Putin a non esercitare “l’aggressione russa” contro 404. A margine, forse potrebbe esserci qualche discussione sul racket “Indo-Pacifico”.

La trama è andata in discesa quando ancora una volta Wang Yi – ricordi l’Alaska? – fatto la zuppa di pinne di squalo con Blinkie. La chiave porta via: la Cina sostiene totalmente la Russia; sono gli USA che stanno destabilizzando l’Europa; e se dovessero arrivare altre sanzioni, l’Europa pagherà un prezzo terribile, non la Russia, che ovviamente può contare su un serio aiuto dalla Cina.

Ora confrontalo con la telefonata tra Putin e Macron. È stato, per cominciare, cordiale. Hanno discusso della NATO “morta cerebrale” (copyright Macron). Hanno discusso dei proverbiali imbrogli anglosassoni. Hanno anche discusso della possibilità di formare un gruppo paneuropeo – una sorta di anti-AUKUS – con la Russia inclusa, frenando l’influenza dei Cinque Occhi e deciso ad evitare con tutti i mezzi una guerra in suolo europeo. Per il momento sono tutte chiacchiere. Ma i semi che cambiano il gioco sono tutti lì.

Scenari fuorvianti insistono sul fatto che Putin abbia abilmente sfruttato l’ossessione imperiale per l’ascesa e l’ascesa della Cina per ristabilire la sfera di influenza della Russia. Senza senso. La sfera è sempre stata lì – e non si muoverà. La differenza è che Mosca alla fine si è stufata del pesante simbolismo che permea il pasticcio irrisolto 404: l’intreccio tra la cruda russofobia a Washington e il contenimento/accerchiamento della NATO che bussa alla porta.

Metaforicamente, questo potrebbe rivelarsi l’anno delle due – sanzionate – Tigri delle Acque Nere, una cinese, una siberiana. Saranno molestati senza sosta dall’aquila senza testa, cieca al suo stesso decadimento irreversibile e ricorrendo sempre ai pass seriali dell’Ave Maria dell’unica “politica” che conosce.

Il pericolo ultimo, specialmente per i tirapiedi europei, è che l’aquila senza testa non lascerà mai andare il suo precedente status di “indispensabile” senza provocare un’altra guerra devastante. In suolo europeo. Eppure le tigri insistono: a Pechino, prima dell’inizio dei Giochi, faranno l’ennesimo passo per seppellire irreversibilmente “l’ordine internazionale basato sulle regole”.

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