L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 febbraio 2022

Le colpe sono della politica, del governo, del Parlamento che fa ingrassare le mafie

Gratteri: ''Di mafie non si parla, ma stanno drogando l'economia''

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Il Procuratore capo di Catanzaro a "Di Martedì": "Oggi delinquere è ancora conveniente. La colpa? Di politica, governi e Parlamento"

L'evoluzione delle mafie, il rapporto con la politica, gli affari, il radicamento nel territorio nazionale ed il controllo degli appalti fino alle mire sui fondi del Pnrr. Di tutto questo ha parlato ieri sera il Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, ospite a "Di Martedì", trasmissione de La7 condotta da Giovanni Floris.
Il quadro che ne emerge è agghiacciante, specie se si considera che oggi, nonostante l'argomento giustizia sia al centro di discussioni politiche, di mafia non si parla nel dibattito pubblico. Il motivo è semplice secondo Gratteri: "La mafia uccide sempre meno, la mafia è sempre meno visibile e fa meno impressione all'opinione pubblica. E allora, se non fa impressione all'opinione pubblica, la stampa e la televisione non ne parlano, il problema non esiste". Eppure oggi i clan "stanno drogando l’economia legale, fanno saltare le regole del libero mercato, e non è cosa da poco".
Successivamente Gratteri ha ribadito l’allarme già lanciato più volte nel recente passato sul forte interesse che i clan hanno per i fondi del Pnrr (per l'Italia sono previsti 191,5 miliardi di euro, ndr): "Si stanno organizzando, si stanno attrezzando e ne stanno discutendo in modo concreto". E poi ancora: "In base ad uno studio della Guardia di Finanza è emerso che sono spariti 4 milioni e mezzo. Dove finiscono i soldi? Vanno nelle tasche dei mafiosi, di chi ha fatto la truffa aggravata. Questa è una truffa aggravata".


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Il problema ulteriore è che "almeno il 50% di questi processi non si celebrerà e non arriverà in appello". Il motivo, ha aggiunto, è che parliamo di reati "dove non è previsto l'arresto. E poiché, ad oggi, nei tribunali si fanno solo i processi con detenuti, questo processo andrà in coda. Il motivo? Sono talmente tanti i processi e talmente pochi i magistrati che non si possono fare tutti i processi. Con il decorrere dei termini di custodia cautelare è necessario dare una corsia preferenziale a processi con detenuti. E così le truffe aggravate sono quei reati che vanno in coda".
Ma di chi è la colpa se non si interviene contro certi reati?
Secondo Gratteri "c'è un concorso di colpe. La responsabilità principale è della politica, dei governi e del Parlamento che non creano delle norme proporzionate e proporzionali alle realtà criminali". "Oggi - ha spiegato - Fare una truffa aggravata, anche per milioni di euro, vuol dire al netto una condanna a 2-3 anni di carcere, se e quando si celebrerà il processo. Quindi il gioco vale la candela. A chi non ha rossore, e a chi ha superato i freni inibitori, conviene. Rischia due tre anni di carcere a fronte di milioni di euro. Cosa sono rispetto a importare mille chili di cocaina dove, se ti prendono, ti fai 20 anni di carcere?". Successivamente ha aggiunto: "Fino a quando sarà conveniente delinquere questo tipo di reati si faranno perché il rischio è bassissimo. Perché la sanzione è minima".


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Il legame con il potere
Altro argomento è il rapporto che le mafie hanno avuto, ed hanno, con il potere.
"Le mafie - ha ricordato Gratteri rispondendo al quesito di Floris - hanno sempre cercato accordi con uomini delle istituzioni. Possiamo dire sin da prima dell'unità d'Italia. Pensiamo alle elezioni comunali di Reggio Calabria, quando l'aristocrazia ha assoldato dei picciotti per condizionare il voto. O pensiamo agli inizi del Novecento. La classe dirigente, aristocrazia e borghesia, ha sempre pensato di poter usare la picciotteria, che era la struttura arcaica di quelle che poi diventeranno mafie, pensando di dare soldi o dar benefici per una prestazione di opera: 'Tu mi picchi i candidati e li vessi per condizionare il voto. In cambio ti do i soldi'. Così non capendo che in quel modo gli dava legittimazione. E ancora oggi, mentre noi parliamo, questo trend sta sempre più crescendo e si ripete da ormai un secolo e mezzo".
Come? "I candidati politici, soprattutto nelle ultime 48 ore, quando hanno la paura di non essere eletti, sono disposti a fare accordi e patti col diavolo".
Il magistrato ha dunque ricordato come "le mafie non sono né di destra né di sinistra. Le mafie puntano sul cavallo vincente. La storia ci ha insegnato questo. E' ovvio che chi fa le liste sa perfettamente che tizio può portare ottomila, cinquemila o seimila voti, spesso attraverso un prestanome. Non direttamente un mafioso o un faccendiere".
Gratteri ha quindi ricordato la mancanza di responsabilità politica ogni volta che un soggetto politico entra in qualche indagine giudiziaria. "Se lo beccano attraverso un'intercettazione telefonica o ambientale, o vi è un collaboratore di giustizia che spiega da dove derivi un certo pacchetto di voti, ci sarà la frase classica: 'Abbiamo fiducia nella giustizia. Sicuramente tizio dimostra la sua innocenza. E si va avanti'".


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A quel punto Floris ha chiesto cosa avviene se poi quel soggetto diviene deputato o senatore. E la risposta è stata secca: "Le mafie non fanno sconti e non fanno credito. Se tu prendi i voti sicuramente devi poi dare conto. Non esiste il concetto di gratis. Come si dà conto? Soprattutto nelle pubbliche amministrazioni. Più piccolo è l'ente più facile è aggredirlo per le mafie e la criminalità organizzata. Una forte accentuazione del decentramento del potere o della pubblica amministrazione porta a un maggiore controllo delle mafie".

La Santa come centro di contatto
Gratteri, nel corso dell'intervista in cui è intervenuta anche la professoressa Elsa Fornero, ha ripercorso anche i momenti storici in cui la 'Ndrangheta ha fatto il salto di qualità nel contatto con la politica. "Dovremmo tornare al 1969-70 quando la 'Ndrangheta ha creato la Santa. E' la prima dote della società maggiore che consente la doppia affiliazione: essere 'ndranghetisti e entrare nelle logge massoniche deviate. Quindi lì, avere contatti diretti con i quadri della Pubblica amministrazione e con il mondo delle professioni". La 'Ndrangheta, secondo il magistrato, è stata intelligente nel momento in cui "non ha aderito allo stragismo in blocco". "Ha fatto dei favori a Cosa nostra tipo l'omicidio del sostituto procuratore generale di Cassazione Scopelliti e l'uccisione di due carabinieri a Scilla, ma altre famiglie di élite di 'Ndrangheta non hanno aderito allo stragismo perché la 'Ndrangheta ha sempre cercato accordi con le istituzioni ed uomini delle istituzioni. E lo ha potuto fare perché ha creato questa figura del santista che è stata devastante. Una figura che non è stata capita per quarant'anni, colpevolmente, da investigatori, magistrati studiosi, storici, politici e quindi il legislatore".


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La burocrazia nella Pubblica amministrazione
Altro argomento affrontato è quello della burocrazia. "Non tutto è mafia nella pubblica amministrazione - ha denunciato Gratteri - Ci sono molti dirigenti e funzionari che sono entrati in un ente come bidelli, con tutto il rispetto per i bidelli, come uscieri e come autisti, che non sono in grado di scrivere una delibera, di scrivere un atto, di parlare o scrivere in lingua italiana. Molta gente è incapace e inidonea alla funzione".
Di questo vulnus la mafia approfitta in maniera importante. "C'è gente che in modo sistematico e scientifico è lì ed è la cinghia di trasmissione - ha proseguito Gratteri - Ed è quella che prepara la camicia e prepara ciò che serve per la delibera". Quindi il magistrato ha ricordato come la legge Bassanini abbia paradossalmente facilitato le mafie.
"Attraverso la Bassanini, il sindaco può scegliere il tecnico comunale ed il segretario comunale. Quindi se il capomafia concorre all'elezione del sindaco concorrerà anche alla scelta del segretario comunale e del tecnico comunale. Una volta eletto il Sindaco, come minimo ci sarà una variante al piano regolatore. Quindi una zona agricola diventerà zona B2. Per un lavoro di somma urgenza si chiamerà sempre la stessa impresa. Per una frana di dieci metri cubi si faranno fatture di mille metri cubi".


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Il Procuratore ha poi evidenziato come nella partita tra mafia e Stato oggi vi sia un pareggio, "perché le mafie sono sempre più ricche. Al nord sono radicate da decenni. Da settant'anni la 'Ndrangheta è in Liguria. Dagli anni sessanta è in Piemonte. Il primo comune sciolto per mafia è un paese dell'hinterland di Torino. Attorno a Milano ci sono decine di locali di 'Ndrangheta. La Ndrangheta non è infiltrata, ma radicata".
Ed infine ha concluso: "Ci sono migliaia di persone che si ribellano in Calabria. Migliaia di persone credono in noi. Noi siamo l'ultima spiaggia per loro. Siamo l'ultima speranza. Ci mancherebbe pure. Io sono il primo ad andare nelle scuole il pomeriggio e spiegare la non convenienza a delinquere. Ma noi adulti dobbiamo fare i conti con la realtà. Il sistema giudiziario non è proporzionato alla realtà criminale. Bisognerebbe innalzare l'asticella. Nel rispetto della Costituzione si dovrebbe rendere non conveniente delinquere".

VIDEO Riguarda l'intervento: www.la7.it/dimartedi

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