L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 febbraio 2022

Lo spread in Italia è salito in area 165 punti base e il rendimento a 10 anni è prossimo al 2%

BTp agosto 2029, fate attenzione a questo bond
Il BTp agosto 2029 svolge una funzione di segnale per l'intero mercato sovrano italiano. E all'estero lo guardano con estrema attenzione.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Febbraio 2022 alle ore 07:41


Lo spread in Italia è salito in area 165 punti base e il rendimento a 10 anni è prossimo al 2%. Tra alta inflazione USA e atteso rialzo dei tassi BCE entro l’anno, sui mercati finanziari c’è stato il terremoto nelle ultimissime settimane. Torna a tenere banco il tema della sostenibilità del debito pubblico italiano, che preoccupa in patria come all’estero. A tale riguardo, il BTp con scadenza 1 agosto 2029 e cedola 3% (ISIN: IT0005365165) sta svolgendo una funzione di segnale per l’intero mercato sovrano tricolore.

Il chief strategist di Danske Bank, Piet Haines Christiansen, ha nei giorni scorsi ricordato come la vita media del debito pubblico italiano sia di sette anni, per cui per capire quale sia l’evoluzione del suo costo dovremmo guardare al BTp 2029, in quanto della durata residua attualmente di quasi sette anni e mezzo. Il bond offre un rendimento in area 1,45%, drasticamente in rialzo da inizio anno, quando rendeva meno dello 0,80%. Secondo il manager, l’Italia sarebbe a rischio nel caso in cui tale bond salisse di rendimento di altri 150 punti base, vale a dire fino a circa il 3%.BTp 2029 bond “benchmark”.
BTp 2029, bond “benchmark”

Per capire perché, bisogna avere dimestichezza con i numeri del debito pubblico. Il suo costo medio nel 2021 era inferiore al 2,5%. Le nuove emissioni, invece, ci sono costate appena lo 0,1%. Questo significa che la spesa per interessi calerà finché anche le nuove emissioni non offriranno rendimenti in linea con il costo medio o cosiddetto implicito. Ora, il BTp 2029 fu emesso agli inizi del 2019 come decennale e debuttò proprio con un rendimento in area 3%. Tuttavia, si trattava di una scadenza di 3 anni più lunga e, soprattutto, il debito pubblico allora era di quasi 20 punti più basso in rapporto al PIL.In questo momento, lo spread tra BTp e Bund a 7 anni si attesta sotto 135 punti, cioè ben meno di quello vigente sui 10 anni.

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