L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 febbraio 2022

Non è una guerra ma un’operazione militare speciale. Ha solo un significato, smilitarizzare l'Ucraina, impedirgli l'accesso al mar Nero, dare acqua alla Crimea che i criminali di Kiev hanno per anni negato alla popolazione

La Russia offre petrolio con sconto record e getta l’amo nello stagno delle sanzioni

25 Febbraio 2022 - 06:00

Né Usa, né Ue colpiscono il ramo energetico con le nuove restrizioni. Di fatto, ammettendone la dipendenza. In compenso, bando su un export che solo per l’Italia vale 12 miliardi. Missione Tafazzi?


Non fossero coinvolte vite di civili innocenti, ci sarebbe davvero da ridere. Fra Nato, Ue e Usa, i tempi di reazione all’offensiva russa sono tali da configurare uno scenario ipotetico degno di Groucho Marx: in attesa di decidere quando incontrarsi, l’esercito russo infatti potrebbe tranquillamente arrivare alla periferia di Lisbona. Difficile prendere seriamente un atteggiamento simile.

Ancora di più, al netto di quanto emerso dalle riunioni d’emergenza di ieri: né l’Europa, né la Gran Bretagna, né gli Usa hanno attivato le uniche due voci di sanzioni che realmente potrebbero far male a Mosca. Ovvero, embargo energetico ed estromissione dal circuito di pagamenti SWIFT. Troppo alto il rischio di gettare del tutto la Russia nelle braccia della Cina, la quale oggi ha fatto capire a tutti che aria tiri nel fronte di polarizzazione opposto a quello atlantico: Pechino infatti ha dichiarato di comprendere le reazione russa. Praticamente, una bandiera rossa di pericolo simbolicamente innalzata su Taiwan. Alla fine, a fronte di un’escalation bellica che nel giro di 24 ore potrebbe veder capitolare Kiev e l’attuale governo, praticamente un blitz con pochi precedenti nella storia bellica moderna, gli alleati non hanno trovato di meglio che colpire alcuni comparti dell’export, fra cui quello hi-tech e le banche con assets superiori al trilione di dollari. Insomma, il solletico.

E la conferenza stampa di Joe Biden si è di fatto sostanziata in un clamoroso boomerang, poiché al quasi nulla posto sul tavolo a livello sanzionatorio, il presidente Usa ha fatto seguire un poco edificante messaggio agli alleati europei: Le forze armata statunitensi non combatteranno in Ucraina. Insomma, a conti fatti Washington ha deciso che non vale più la pena di morire per Kiev. E attenzione, perché un proxy della capitolazione totale potrebbe sostanziarsi già nei giorni prossimi, gridando al mondo come il Re della ritorsione senza precedenti sia in realtà nudo. E decisamente spaventato.

Questo primo grafico

Controvalore in migliaia di barili dell’import Usa di petrolio russo Fonte: Bloomberg

mostra come la scorsa settimana le importazioni Usa di petrolio russo abbiano toccato la media di 106.000 barili al giorno, mentre l’ultimo dato mensile a disposizione – quello di novembre 2021 – parla addirittura di 17,8 milioni di barili fra greggio degli Urali e prodotti derivati che hanno raggiunto gli Usa. Insomma, tutti hanno bisogno del petrolio di Mosca. Persino gli Usa. Ma ecco che questo secondo grafico

Correlazione fra valutazione del barile di petrolio e prezzo alla pompa negli Usa Fonte: Bloomberg

mette ancor più in prospettiva lo scenario: con l’inflazione al 7,5% che sta già erodendo il potere d’acquisto degli americani, rimasto orfano dei municipi sussidi anti-Covid, il prezzo del carburante alla pompa negli Stati Uniti è in traiettoria per raggiungere il range record di 4,5-5 dollari al gallone. Il tutto alla vigilia della bella stagione, fra spring breaks universitari e vacanze estive all’orizzonte. E, soprattutto, con il voto di mid-term a novembre.

Ed ecco il proxy. Stando a quanto riportato da Reuters, tre acquirenti internazionali di petrolio russo ieri non sono stati in grado di aprire lettere di credito presso banche occidentali per coprire i loro acquisti. Insomma, il timore di sanzioni ha messo forzatamente in pausa gli acquisti di crude russo da parte di grandi compagnie come Chevron, Exxon, Shell e BP o trading houses come Trafigura e Vitol. Detto fatto, questo grafico

Andamento dello sconto praticato sul crude russo rispetto al Brent Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mostra quale sia stata la risposta della Russia all’impasse, apparentemente tale da aver spinto Hugo De Stoop, chief executive di Eutonav, a dichiarare che attualmente non sfioriamo nemmeno con un dito un cargo che sia anche solo in odore di contatti con Mosca: 9.80 dollari di sconto sul crude del Urali rispetto al Brent, 10 volte il discount medio degli ultimi anni.

Quanto resisterà il mercato a questa tentazione, dopo il bazooka sanzionatorio occidentale rivelatosi una pistola ad acqua? Non ci vorrà molto a scoprirlo. E a quel punto, persino l’ultima pirandelliana maschera di ipocrisia occidentale sarò caduta. Esattamente come Kiev, la cui resistenza è durata un battito d’ali. Mentre la Nato faticava a far combaciare gli orari per le conference calls. Attenzione, perché stante il tipo di reazione della Cina all’accaduto, il grado di umiliazione con cui l’Occidente uscirà da questo snodo epocale potrebbe divenire pietra di paragone e asticella del potere negoziale futuro. Nemmeno a dirlo, fra i vasi di ferro di Usa-Gb da un lato e Russia-Cina dall’altro, quello di coccio che rischia di frantumarsi è l’Ue. Già ora, perché quelle sanzioni farsesche e senza coraggio vanno a colpire solo piccole e medie imprese che operano con la Russia. E con 26 miliardi di interscambio commerciale e 12 miliardi di export, l’Italia piangerà molto.

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