L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 febbraio 2022

Più le anime sono belle e più sono pericolose ed ipocrite

Basta anime belle



Ho sempre odiato le anime belle, perché il loro scopo non è altro che difendere se stesse, non lasciare che la contraddizione delle cose le sfiori, che il mondo le contamini ed le costringa a scegliere e ad agire. Sono quelle che compiangono le vittime, ma quando esse si ribellano, quando questo le costringe a scegliere, allora trovano immediatamente ragioni per i colpevoli; sono contro il tiranno, ma non appena esso viene ucciso ecco che si pongono il problema se sia giusto o meno: dicono di amare la libertà, ma quando essa viene compromessa trovano qualunque ragione per i secondini. L’essenza dell’anima bella è non agire e cercare di mettere tutto in equilibrio per evitare di dover scendere in campo, per non essere turbata, per costruire una propria pace egotica, per nascondersi nella grotta ipocrita dei buoni sentimenti. Così negli anni hanno sempre discettato sui diritti del lavoro, ma in ogni momento chiave hanno trovato sempre le giuste ragioni per i padroni; hanno marciato per la pace, ma poi hanno trovato qualunque pretesto per trovare un’oncia di giustizia nelle guerre dell’imperialismo; si sono lamentati per anni della distruzione della sanità e del potere di Big Pharma per poi cancellare tutto e trovare buono e giusto qualsiasi arbitrio, per chiudere gli occhi di fronte a qualsiasi assurdità e indebita imposizione. Per paura o per semplice vigliaccheria o per incapacità di giudizio?

Si potrebbero fare migliaia di esempi perché trent’anni di storia italiana non sono che una espressione di anime sempre più belle e di realtà sempre più brutte. E ora ecco che esse esprimono dubbi e contrarietà contro la Russia perché è stata costretta a compiere un’azione militare per evitare pulizie etniche, peraltro assolutamente annunciate da vari caporioni nazisti foraggiati con i soldi occidentali e dunque anche con il loro obolo così fermamente antifascista: immediatamente gli uomini con la svastica sono passati se non dalla parte della ragione da quella comprensione, perché si può compatire la vittima finché rimane tale, ma guai se si ribella. La forma di perenne ingiustizia dell’anima bella è trovare l’equidistanza laddove non ci può essere.

E nemmeno si accorgono che questa atarassia è sfruttata dal potere che si sono esercitati a non vedere per non essere costretti ad agire contro di esso. Tanto che alla fine ne divengono i più fedeli e acritici servi. Ciò che si interpreta con bello è solo un cancro dell’anima che si costruisce dei vaghi fini universali per evitare di muoversi e di agire, come diceva Hegel si tratta di “una fuga davanti al destino”. Ma questo finisce sempre per bussare alla porta di chi ha tentato solo di costruirsi un rifugio usando i detriti degli ideali. Ed è quello il momento in cui bisognerebbe trasformarsi in anime vere.

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