L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 27 febbraio 2022

Più passa il tempo e più le porcate che i governi hanno fatto sull'obbligo vaccinale escono fuori. Ancora esiste il diritto di rifiutare una procedura medica e il diritto alla libertà religiosa

L’Alta Corte della Nuova Zelanda annulla l’obbligo di licenziamento per mancato rispetto dell’obbligo di vaccinazione: “Non è palesemente giustificato”
Di Sabino Paciolla|Febbraio 26th, 2022|

Un articolo di Ethan Griffiths e Caitlan Johnston pubblicato su NZ Herald. Eccolo nella mia traduzione.

Alta corte della Nuova Zelanda Photo-NZME

Una causa presso l’Alta Corte che metteva in discussione la legalità degli obblighi di vaccinazione Covid-19 per i dipendenti della polizia e delle forze di difesa è stata accolta, con la corte che ha determinato che l’obbligo [di vaccinazione] del governo è un’incursione ingiustificata nella Carta dei diritti.

In una decisione rilasciata oggi, il giudice Francis Cooke ha stabilito che ordinare agli agenti di polizia di prima linea e al personale della Difesa di essere vaccinati o di affrontare la perdita del loro lavoro non era una violazione “ragionevolmente giustificata” della Carta dei diritti.

L’avvocato della polizia e del personale della Difesa al centro del ricorso chiede ora che i lavoratori sospesi tornino immediatamente al loro lavoro, dicendo che molti hanno dato decenni di servizio alla loro comunità e sono ancora impegnati nel loro lavoro.

La sfida, presentata da un gruppo di dipendenti delle forze di difesa e della polizia, ha messo in discussione la leggittimità di fare un ordine ai sensi della legge sulla risposta alla salute pubblica Covid-19 per richiedere la vaccinazione per i dipendenti di prima linea.

La sfida è stata sostenuta da un gruppo di 37 dipendenti interessati dall’bbligo [di vaccinazione], che hanno presentato dichiarazioni scritte alla corte.

Il ministro delle relazioni e della sicurezza sul posto di lavoro Michael Wood, il vice commissario di polizia Tania Kura e il capo del personale della NZDF, il brigadiere Matthew Weston, hanno presentato degli affidavit per difendere l’obbligo [di vaccinazione].

Allo stato attuale, 164 persone della forza lavoro complessiva della polizia di quasi 15.700 sono state colpite dal mandato dopo aver scelto di non essere vaccinate. Per la NZDF, l’ obbligo [di vaccinazione] ha colpito 115 dei suoi 15.500 dipendenti.

Il gruppo si è basato su due aspetti della Bill of Rights – il diritto di rifiutare una procedura medica e il diritto alla libertà religiosa.

Per quanto riguarda l’argomento della libertà religiosa, un certo numero di coloro che hanno presentato osservazioni hanno fatto riferimento alla loro obiezione fondamentale a prendere il vaccino Pfizer, dato che è stato testato sulle cellule derivate da un feto umano.

Il giudice Cooke ha concordato con l’affermazione, dicendo che “l’obbligo di ricevere il vaccino a cui una persona si oppone perché è stato testato su cellule derivate da un feto umano, potenzialmente un feto abortito, comporta una limitazione alla manifestazione di un credo religioso”.

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