L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 febbraio 2022

Vetro, ceramica, cemento, plastica, produzione di laterizi, meccanica pesante, l'alimentazione, la chimica etc.. SCHIANTATE DALLE BOLLETTE ELETTRICHE impongono ai decisori politici la fine della commedia covid e di rimboccarsi le maniche per tentare di arginare la crisi sociale, economica, delle famiglie, delle imprese. A meno che non vogliono la disperazione sociale e che la gente diventi cattiva e violenta che lotta per la propria sopravvivenza. Sono obbligati alla fine di questo tipo di narrazione del covid

In arrivo una stangata in bolletta da 13 miliardi per le imprese

Secondo le stime della Cgia, nel primo trimestre le aziende saranno chiamate 14,7 miliardi in più rispetto al 2019 in energia elettrica e gas

aggiornato alle 10:3112 febbraio 2022

© Mirco Toniolo/Errebi / AGF
- Azienda per la lavorazione della plastica

AGI - Nel primo trimestre di quest'anno "si stima che le imprese saranno chiamate a pagare, rispetto al 2019 (anno pre-pandemia), ben 14,7 miliardi di euro in più di energia elettrica e gas. Togliendo a questo importo 1,7 miliardi di misure di mitigazione introdotte dal Governo nelle settimane scorse, le aziende dovranno farsi carico di un extra costo pari a 13 miliardi: una vera e propria stangata". Lo sottolinea la Cgia di Mestre che definisce il prossimo intervento annunciato dal governo "ancora insufficiente".

Secondo l'associazione degli artigiani, "con aumenti che in alcuni casi sfiorano anche il 400 per cento, i settori energivori sono più a rischio degli altri". In particolare, per quanto riguarda il consumo del gas, la Cgia segnala "le difficoltà che stanno colpendo le imprese del vetro, della ceramica, del cemento, della plastica, della produzione di laterizi, la meccanica pesante, l'alimentazione, la chimica etc.

Per quanto concerne l'energia elettrica, invece, rischiano il blackout le acciaierie/fonderie, l'alimentare, il commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.), alberghi, bar-ristoranti, altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, etc.). Le difficoltà, fa sapere l'Ufficio studi della Cgia, "colpiscono molte imprese e conseguentemente anche tanti distretti produttivi che sono il motore dell'economia e dell'export del Paese".

I più in difficoltà, secondo l'associazione, sono: Cartario di Lucca-Capannori; Materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova; Metalli di Brescia-Lumezzane; Metalmeccanico basso mantovano; Metalmeccanico di Lecco; Piastrelle di Sassuolo; Termomeccanica Padova; Vetro di Murano.

Anche Tir, pescherecci e agricoltori, sottolinea ancora la Cgia, "sono allo stremo. A preoccupare il mondo del lavoro non sono solo i rincari di luce e gas, ma anche quello dei carburanti. Molti settori, pertanto, rischiano di doversi fermare: l'autotrasporto, la pesca e l'agricoltura hanno già manifestato grande disappunto per la mancanza di interventi da parte del Governo". Per la Cgia, quindi, l'intervento "di ampia portata per calmierare i prezzi delle bollette a famiglie, imprese ed Amministrazioni pubbliche" annunciato dal premier Mario Draghi, è ancora "del tutto insufficiente a mitigare i rincari che, in particolar modo le imprese, subiranno in questi primi 3 mesi dell'anno".

"Abbiamo inteso tutti - conclude l'associazione - che nel medio periodo dovremo ridurre la dipendenza dall'estero, aumentare la produzione di gas italiano e proseguire sulla strada degli investimenti nelle fonti rinnovabili. Le imprese, tuttavia, necessitano di misure in grado di calmierare immediatamente il caro bollette: i 5-7 miliardi ipotizzati in questi giorni non sono sufficienti; pertanto non abbiamo alternative. O salviamo le aziende, recuperando le risorse attraverso un nuovo scostamento di bilancio, altrimenti molte saranno destinate a chiudere o, nella migliore delle ipotesi, a ridurre drasticamente gli organici".

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